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FCA: quello che accade è responsabilità delle politiche di Governo

Renzi Marchionne mindi Ignazio Mazzoli - “…il tuo contratto per il momento cessa. Ci aggiorniamo per ulteriori novità…” Questo era il titolo di un articolo de L’Inchiesta del 2 novembre scorso a firma di Rita Cacciami. La forma della comunicazione sintetizza bene il sogno realizzato dell’imprenditore privato nel rapporto con il lavoratore. Come, quando e chi voglio, perché qui comando io.
“..e ‘l modo ancor m’offende”, Dante Alighieri fece dire a Francesca da Rimini quando fu uccisa da Gianciotto, in modo repentino senza se e senza ma, a causa del suo amore.
Il comportamento della FCA di Marchionne ci fa evocare questo ricordi scolastici, ma qui c’è di più, molto di più. E la poesia non c’entra in alcun modo.
Scrive Luciano Granieri in uno dei suoi quotidiani, innumerevoli post: «Quanto accaduto allo stabilimento FCA di Cassino, in merito alla mancata stabilizzazione di 530 Lavoratori è l’epilogo e il fallimento delle riforme sul Lavoro targate “Marchionne – Renzi – PD».
Un giudizio tagliente, ma non superficiale né tantomeno gratuitamente rabbioso. Già una risposta si trova nella domanda: Cosa Significa Precariato? Si chiede “Possibile Frosinone” in un suo comunicato: «Basta guardare quello che sta accadendo allo stabilimento FCA di Piedimonte San Germano dove 750 lavoratori della FCA si vedono in queste ore scadere il proprio contratto a tempo determinato» … queste persone sono trattate «esclusivamente come un fattore produttivo numerico, come delle macchine animate che possono essere accese o spente alla bisogna».

Questo è PRECARIATO

Cos’è? Un temporale improvviso? Una maledizione divina per i troppi peccati degli umani? Un imprevedibile terremoto?
Il precariato è una precisa scelta del padronato e della finanza mondiale avallata dai governi loro amici. Il precariato è quell’esercito di donne e uomini che pur di lavorare accettano qualunque occupazione a qualunque retribuzione e senza diritti garantiti; costituisce insieme ai disoccupati quell’enorme risorsa umana che permette di tenere bassi i salari come chi comanda vuole, lasciandosi le mani libere di assumere e licenziare a proprio piacimento.
La subalternità all'imprenditore privato l’abbiamo sentita teorizzare anche qui nella nostra provincia quando fra il 2014 e il 2015, nella bellissima aula magna del liceo di Ferentino l’Assessora regionale Lucia Valente venne ad illustrare le mirabolanti prospettive del progetto “Garanzia Giovani” iniziando con il dire che le istituzioni debbono rendersi conto delle esigenze degli imprenditori privati, che si è tradotto in taglio di salari e diritti per chi ci mette il lavoro. E nonostante questo, anche "Garanzia Giovani" si è rivelata ai giorni nostri un fallimento completo ovunque in Italia.

Ma torniamo alla vicenda FCA che si è svolta fra inchini e ossequi del potere nazionale e regionale, ciechi di fronte ad ogni avvertimento. Era il 24 novembre 2016 quando Rifondazione comunista frusinate invitava «i lavoratori a non piegare la testa davanti ai padroni perché l’entrante produzione della Giulia non sarebbe decollata e cassafca pomigliano 350 260 integrazione e precarietà sarebbero rimaste uniche prospettive certe». Nello stabilimento FCA di Piedimonte si consumava ancora una volta la messinscena degli annunci. L’esultanza irradiata dal Quirinale e da Palazzo Chigi per l’avvio della produzione della Giulia Alfa Romeo è subito smentita da una «dichiarazione di 1763 esuberi su 3800 dipendenti: orario tagliato, stipendi ridotti per tutti. Non basta, le linee sono sottoutilizzate producendo soltanto 100 vetture al giorno anziché le 480 potenzialmente realizzabili»; dice ancora Rifondazione.

Erano tutti avvisati

In epoca più recente la Cisl in un comunicato dell’8 luglio ’17 ricorda che «Ai Lavoratori oggi si chiede efficienza ed efficacia ed è la stessa che come Sindacato dei Lavoratori pretendiamo e chiediamo ad Enti e Istituzioni, soprattutto per chi è impegnato, a pieno titolo, al miglioramento delle condizioni di chi lavora».
Sono solo alcune citazioni che in queste ore vengono alla mente, ma ce ne sono tante altre sollecitate dai numerosi comunicati anche di chi mai si è occupato del lavoro dipendente. La credibilità non si recupera con un po’ di ammuina sotto le elezioni. E qui non siamo di fronte soltanto ad un problema elettorale, ma siamo di fronte a come si governa un popolo intero.
Il 9 lug 17 alla festa della Cgil di Cassino si denunciavano chiusure e riaperture; bonus fiscali per assunzioni; contratti interinali anziché a tempo indeterminato cercando di mettere subito al centro il «lavoro che non c'è nel Lazio» e si ricordava che «bisogna riprogettare il territorio in cui tutti devono fare il proprio mestiere».
Ci suona come una dura critica alla Regione Lazio, intanto e alla maggioranza che la governa. Anche in questa occasione, dalla Giunta regionale nè una parola né, peggio, alcun intervento. Ma, ormai, le critiche non sono più sufficienti se non si dà vita ad un movimento di riscatto sociale ed economico. C'è una coltre di disimpegno e di cinismo che bisogna rimuovere senza incertezze.

Di parole se ne sono dette troppe e a vuoto. Una perla per tutte le altre che si potrebbero richiamare: era il 1° agosto (?) 2013, (poco dopo l’insediamento della attuale maggioranza ndr) il presidente Nicola Zingaretti, scrisse una lettera all’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per chiedere la disponibilità ad un incontro urgente con l’azienda nel quale poter ricevere maggiori informazioni sulle scelte strategiche che Fiat intende attuare, «a partire dal mantenimento e dal rilancio dello stabilimento di Cassino come più volte annunciato dall’azienda stessa». Molti giornali, per non dire tutti, ne parlarono.
C’è qualcuno che sa dire se quell’incontro urgente si è mai svolto e se si di cosa si è parlato? Non si possono assicurare 3,5 milioni di euro per le infrastrutture dell’area FCA di Cassino, impiegare più di due anni per erogarli e soprattutto senza negoziare assunzioni e diritti dei lavoratori.
Ma certo questo potere politico che scrive e approva le leggi come il Jobs Act ubbidendo solo ai voleri degli imprenditori privati non può ascoltare quella che da queste colonne abbiamo chiamato il nostro territorio la "questione meridionale del Lazio", dove si “deve ricostruire l’unità sociale che è stata distrutta”.
A chi si risveglia solo ora, meno male, ricordiamo un avvertimento ed una ammonizione: che «l’obiettivo è unire le persone non le sigle» trovando soluzioni utili ad un popolo intero e non facendo denunce non credibili da parte da chi è responsabile del disastro senza farsi la benché minima autocritica.

3 nov ‘17

 
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