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Nel Lazio subito ZLS e ZES

ZLS/ZES

consiglio lazio 350 260di Donato Galeone* - Dal reddito sociale per sopravvivere al lavoro produttivo per vivere. Consorzio unico del Lazio e Zona logistica semplificata

Sappiamo e rileggiamo che la Cassa per il Mezzogiorno venne soppressa e posta in liquidazione con DPR 6 agosto 1984 e sostituita - due anni dopo - dalla Agenzia per la Promozione e lo Sviluppo del Mezzogiorno (AGENSUD) istituita con legge 1° marzo 1986 n. 64 e soppressa con altra legge del 19 dicembre 1992 n.488 - decorrenza 1° maggio 1993 - lasciando al Ministero dell'Economia e delle Finanze il compito di coordinare e programmare l'azione dell'intervento pubblico nelle aree economiche meridionali e depresse del territorio nazionale.

In quel nuovo contesto di interventi si diffondeva nel Mezzogiorno, non escluso il basso Lazio, una strategia scarsamente produttiva e occupazionale fondata sulla “crescita locale con l'impiego occasionale delle risorse” e nell'ultimo decennio del '900 - con la fine dell'intervento straordinario pubblico nel Sud e la svalutazione della lira - anche la minima ripresa italiana favoriva, essenzialmente, il consolidato sistema industriale del Nord.

Nel terzo millennio, con l'ingresso dell'Italia nell'euro, quella minimale ripresa si arrestava e dalla fine del primo decennio del duemila, viviamo anche nelle aree del frusinate la stessa crisi del lavoro, nel contesto dell'economia italiana, già riscontrata nel secondo dopoguerra, sopratutto, nel Mezzogiorno e il basso Lazio con l'emigrazione.

Nel giugno scorso richiamavo su questo stesso giornale come e quanto il Governo nazionale – anche a fine anno 2015 – mentre annunciava il rilancio produttivo del Sud con la “de contribuzione sugli investimenti nel Mezzogiorno” riconfermava la “esclusione dagli incentivi per il Sud” tutta l'area del basso Lazio, con le province di Frosinone e Latina, dall'area meridionale della penisola e delle isole italiane.

Sia la SVIMEZ che leggendo i dati statistici periodici si rileva che “siamo agli stessi livelli di reddito e occupazione” tra giovani e meno giovani – quali crescenti emigranti italiani – residenti nella confinante Regione della Campania “ meno sviluppata ” e delle Regioni di Abruzzo e Molise riconosciute “ in transizione di sviluppo”.

Ma anche la recente clausola del 34% delle risorse ordinarie del bilancio dello Stato – introdotta a favore del Sud – esclude il basso Lazio ex area Cassa per Mezzogiorno.

Ogni intervento per il Sud - ormai - sarà destinato alle Regioni “meno sviluppate” della Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia ed alle Regioni “in transizione” di Sardegna, dell'Abruzzo e Molise, pur confinanti, il Lazio, sia con queste due Regioni che con la Campania a est e a sud con le “aree portuali di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia”.

Ecco, allora, che si impone - con la massima urgenza - l'accelerazione e la definizione dell'avviata iniziativa della Giunta Regionale Lazio promossa nell'ottobre 2018, peraltro, sollecitata anche con l'ordine del giorno – approvato esattamente un mese fa con voto unanime del Consiglio Regionale del Lazio - il 21 gennaio 2020 - che riguarda "l'istituzione della ZLS ( Zona Logistica Semplificata) nel territorio del Lazio e negli ambiti portuali di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia, seguendo le stesse procedure per la ZES (Zona Economica Speciale)".

Così come - da subito - il recente costituito Consorzio Unico del Lazio, sostitutivo dei cinque consorzi delle Aree di sviluppo industriale laziali, ovvero, le ASI del secolo scorso - definito il “più grande consorzio industriale d'Italia” - dovrà favorire insediamenti ad alta intensità di innovazione e ricerca; consolidare le attività imprenditoriali presenti; diffondere modelli di produzione circolare e ambientali sostenibili; divulgare interesse verso la promozione di investimenti rigenerativi nelle aree industriali dismesse, sia con il superamento delle crisi aziendali che con l'accrescimento delle specializzazioni territoriali delle imprese.

Mi permetto aggiungere - in sinergia con le istituende ZLS/ZES e il Consorzio Unico del Lazio - coinvolgendo i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro con l'Autorità Portuale nella definizione del “Piano di Sviluppo Strategico”obbligatorio - di prevedere una “pianificazione ragionevole dei tempi di inclusione lavorativa” nelle attività produttive e servizi, verso la massima occupazione qualificata mediante il graduale passaggio dal reddito sociale assistenziale, per sopravvivere, al dignitoso lavoro per vivere.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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Pubblicato in Lotte e Vertenze, Donato Galeone
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