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Viterbo: Piattaforma per il rilancio del territorio

  • Scritto da  Istituzioni, Sindacti e Associazioni professionali viterbesi

 Per la ripresa e la rinascita

 Il documento è il risultato del lavoro avviato il luglio scorso da Istituzioni, Sindacati e Associaziuni professionali

loghiVT 390La pandemia che ha provocato numerose vittime, migliaia di contagi, devastato le nostre economie, deve essere vista come l’opportunità che ci porti a pensare un mondo inevitabilmente diverso ma auspicabilmente migliore. E renderlo migliore spetta a ognuno di noi.

Dobbiamo progettare un futuro che abbia come riferimento il Green Deal europeo, dove si immagina un’Europa più pulita e competitiva, basata su un piano d’azione per un’economia circolare. I prodotti, i servizi e i modelli imprenditoriali sostenibili costituiranno la norma e contemporaneamente dovranno evitare la produzione dei rifiuti. Andrà avviato un processo di progettazione di prodotti sostenibili, con la previsione di percentuali di materie riciclate e facilmente riciclabili al momento del loro disuso. La progettazione ecocompatibile dovrà applicarsi alla più ampia gamma possibile di prodotti. Un aspetto strategico dell’economia circolare dovrà essere appunto rappresentato dalla bioeconomia rigenerativa, in grado di rigenerarsi utilizzando risorse rinnovabili in modo durevole: solo così sarà circolare e sostenibile, utilizzando le risorse naturali con modalità compatibili con la loro resilienza e contribuendo alla loro rinnovabilità, mantenendo nel tempo la fertilità dei suoli e le altre condizioni ecologiche che consentono di rigenerarle.

Nell’ottica di rafforzamento del modello di economia circolare della nostra regione, possono essere formulate alcune proposte:
- Potenziamento della capacità impiantistica di recupero: recuperare le carenze sulla capacità di recupero di alcune tipologie di rifiuto, prima fra tutte la frazione organica.
- Accelerare gli iter autorizzativi per le attività di recupero (End of Waste). Si potrebbe, ad esempio, proporre una sorta di “fast track” per autorizzare gli impianti che recuperano materia, anche innovativi, sulla scorta di quanto fatto a livello nazionale con gli impianti necessari ad attuare il PNIEC
- Favorire l’acquisto delle materie prime seconde: aumentando le percentuali di recupero della materia, vi sarà un progressivo aumento delle materie prime seconde immesse sul mercato. Si potrebbero introdurre agevolazioni fiscali o prevedere il meccanismo del green public procurement
- Accompagnare la transizione economica delle imprese: supportare anche economicamente le imprese che intendono riconvertire i loro cicli produttivi e garantire una maggiore occupabilità, anche giovanile sul territorio, introducendo un meccanismo premiale verso le aziende che si avvalgono della formazione continua e favoriscono la crescita di lavoro stabile.
Le OO.SS. e le associazioni datoriali di Viterbo, basandosi su questa idea di sviluppo e conoscendo le criticità che hanno impedito alla nostra provincia di risollevarsi dopo la crisi economica degli ultimi anni, chiedono di focalizzare ogni tipo di risorsa su alcuni aspetti che potranno finalmente rilanciare il nostro territorio e garantire uno sviluppo di qualità, maggiore produttività per le imprese e incremento dell’occupazione.

Turismo: può offrire ampi margini di lavoro e progresso per il nostro territorio. Un turismo ecosostenibile, in armonia con l’ambiente, con la comunità e le culture locali, che trasformi i nostri luoghi e i suoi abitanti in beneficiari dello stesso. La città di Viterbo e la sua provincia possono diventare la meta di un viaggio grazie alle molte sue eccellenze come, per citarne alcune, il Palazzo Papale, il quartiere Medioevale più grande d’Europa, il parco archeologico di Vulci, le tombe etrusche di Tarquinia, Civita di Bagnoregio; oppure essere una tappa di un tour che comprenderebbe affascinanti realtà limitrofe come Orvieto, Pitigliano, Sorano e Civitavecchia: collaborando con le amministrazioni di queste cittadine si potrebbe offrire un menù che soddisferebbe il palato di ogni visitatore. Il nostro territorio è attraversato dalla via Francigena, un percorso che può essere ulteriormente rivalutato, sviluppato, integrato con vie ciclabili e strutture ricettive ecocompatibili. Siamo anche una provincia che possiede un tratto di costa marina (Montalto di Castro e Tarquinia) e lacustre (lago di Bolsena e lago di Vico) dalle grandi potenzialità, che va migliorato: è necessario lavorare affinché si soddisfino i criteri di qualità relativi ai parametri delle acque di balneazione e ai servizi offerti.

L’offerta turistica andrebbe resa più riconoscibile dall’esterno. A questo fine, sicuramente si avverte la necessità di una maggiore coerenza nella comunicazione turistica e non solo. Ad oggi esiste una possibilità importante di far convergere le attenzioni dei vari attori locali sull’unico marchio di qualità esistente e certificato per le vere eccellenze del territorio: il marchio Tuscia Viterbese, un marchio che sicuramente necessita di rilancio e di coagulare tutte le forza attorno a se; oggi conta circa 250 imprese certificate e controllate, un meccanismo rodato di gestione e controllo ed un minimo di budget annuale promozionale sempre presente. Questo marchio, coordinato con la sua articolazione turistica TusciaWelcome, se ben promosso e ben utilizzato da tutti, ha la capacità di assicurare una buona attrattività alla destinazione e ai suoi servizi.
Turismo vuol dire arte, archeologia, enogastronomia, cultura, natura, bioagricoltura, armonia con l’ambiente, con la comunità e le culture locali ecc., elementi che la nostra provincia possiede in quantità e di alta qualità! Vanno, però, ripensate in un’ottica eco-friendly, incentivate, promosse, connesse in un sistema integrato. Importante per la valorizzazione del territorio sarà a questo proposito riprendere e sviluppare il contratto delle acque al quale la provincia ha già dato un primo impulso.
Termalismo: è la carta in più che il nostro territorio può giocare rispetto alle provincie limitrofe; può attirare il turismo locale, romano innanzitutto, ma anche nazionale, quello su cui far leva nella fase di convivenza con la pandemia. Su questo punto auspichiamo un veloce e definitivo recupero delle ex terme INPS (altro capitolo infinito della nostra storia locale).

Industria: gli insediamenti industriali devono stare al passo con i tempi adattandosi ad un mondo in continua evoluzione. Servono interventi efficaci, flessibili e tempestivi che permettano alle aziende elevati standards di competitività. In tale ottica rivestono un ruolo vitale le infrastrutture digitali che devono essere affidabili, sicure ed economicamente sostenibili. Ovviamente grande importanza è assunta anche dalle infrastrutture materiali a cui abbiamo dedicato un capitolo a parte. Nel nostro territorio è presente il distretto industriale di Civita Castellana: una realtà produttiva caratterizzata da piccole e medie imprese del settore ceramico dislocate in 8 comuni. Sono operative 35 aziende di arredo bagno e due laboratori di ricerca per un complesso di circa 2000 lavoratori. Aziende che hanno investito in modo rilevante in tecnologia, design, ricerca e sostenibilità: elementi con i quali è stata affrontata la crisi del 2008. Oggi la situazione richiede ulteriori sforzi. Gli interventi auspicabili potrebbero riguardare:
- Innalzamento credito d’imposta per la sostituzione dei vecchi wc con apparecchi di nuova generazione, con scarico intorno ai 3/6 litri d’acqua (norma UNI EN 997); ciò comporterebbe elevati benefici relativi al risparmio d’acqua potabile in quanto, attualmente, la stragrande maggioranza dei sanitari installati nei bagni italiani, utilizza uno scarico medio di acqua ben superiore (10 - 12 litri) a quello dei vasi attualmente prodotti. Importante sarebbe l’estensione, tra gli interventi di riqualificazione energetica ammessi al superbonus introdotto dal Decreto Rilancio, anche alle spese per la fornitura e posa in opera di dispositivi finalizzati al risparmio idrico. Si calcola che, attualmente, il consumo di acqua giornaliero di una famiglia media di tre persone è pari a 700 litri ed oltre il 40% (280 litri) è relativo all’uso sanitario. La risorsa idrica non è infinita e in Italia non c’è distinzione tra acqua sanitaria e potabile: considerando quanto sopra, quindi, una sana e attenta ottimizzazione degli impianti darebbe importanti benefici. Altri vantaggi deriverebbero dalla minore energia necessaria al sollevamento dell’acqua, alla minore spesa per la depurazione delle acque, al minor uso degli additivi legati alla depurazione, alla minore spesa legata alla manutenzione degli impianti; inoltre, si ridurrebbero anche le emissioni di co2 legate ai processi sopra descritti.
- sostegno economico all’export: per la partecipazione a fiere di rilevanza internazionale sia all’estero che in Italia
- incentivi per l’adozione di piattaforme digitali che possano sopperire in questa fase all’impossibilità di effettuare meeting in presenza, consentendo la presentazione dei prodotti in modalità “virtuale”
- interventi per il sostegno ed il mantenimento delle filiere

Alcune delle linee di intervento indicate ben si adattano a supportare anche le altre attività industriali esistenti nel territorio che, per competenze e specializzazione rappresentano delle eccellenze; tra questi, ad esempio, le attività riconducibili al settore del tessile, dell’abbigliamento e dell’agroalimentare.
Queste come altre attività vanno sostenute nel mantenimento delle filiere e delle specializzazioni create, convogliando sul territorio gli strumenti più idonei che in questa fase saranno introdotti per sostenere la ripresa del tessuto produttivo.
Un capitolo a parte merita l’industria dell’edilizia che da un lato costituisce uno dei settori caratterizzanti il territorio ed al tempo stesso rappresenta una di quelle attività dalla cui ripresa beneficiano in maniera importante numerosi settori economici. I provvedimenti oggi esistenti costituiscono dei pilastri importanti ai quali ancorare la ripresa – rigenerazione urbana, superbonus 110%, agevolazioni sulle ristrutturazioni, decreto semplificazione - sarà importante agire da un lato affinché tali incentivi diventino strutturali in maniera tale da poter garantire una continuità degli interventi ed una capacità di programmazione, al tempo stesso tutti i soggetti a vario titolo preposti all’attuazione dei provvedimenti sono chiamati con senso di responsabilità a porre in essere le azioni necessarie.

Artigianato: le attività artigianali e delle PMI produttive presenti nel territorio di Viterbo svolgono un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo economico locale. Un’importante tradizione manifatturiera che ha saputo innovarsi con i nuovi saperi e le nuove tecnologie, che ha saputo trasformarsi in artigianato digitale, che ha avuto la visione di aprirsi a nuovi mercati, conservando le sue radici. L’elemento critico su cui intervenire rimane la formazione; si lamenta un livello di preparazione non ben allineato con le esigenze del lavoro e del mercato. L’innovazione è il terreno su cui si gioca la sfida del futuro, sfida che si può vincere solo se ci sono figure professionali preparate in grado di coglierla e valorizzarla. Una scuola di alta formazione finalizzata ad intervenire nell’evoluzione digitale del settore è ciò che riteniamo essere indispensabile (fondi FSE).

Infrastrutture: completamento della Orte-Civitavecchia non più rinviabile, corridoio formidabile tra il Tirreno e l’Adriatico, congiunzione fondamentale tra il porto di Civitavecchia e l’autostrada principale del paese. Raddoppio del collegamento ferroviario tra Viterbo e Roma, non solo fino a Bracciano ma per l’intera tratta: oltre a velocizzare il collegamento con la Capitale, permetterebbe ai viterbesi di risparmiare tempo e denaro (evitando di recarsi alla stazione di Orte), decongestionare il traffico ed inquinare molto meno. A tal proposito, è doveroso rafforzare il servizio pubblico con investimenti volti al miglioramento dei servizi intermodali e all’ammodernamento delle flotte per lo sviluppo di una mobilità sempre più integrata e sostenibile. Sfruttamento dell’Interporto di Orte: infrastruttura che si estende su un'area di 320.000 mq, nodo logistico sul principale crocevia ferroviario e stradale nord-sud ed est-ovest del Centro Italia, con posizionamento sull'asse del Corridoio Europeo TEN-T 5 Helsinki-La Valletta; valutare la possibilità di riattivare, in conformità con quanto previsto dalla Legge 128 del 09/08/2017 relativa all’istituzione di ferrovie turistiche, la tratta ferroviaria Civitavecchia – Capranica – Orte per lo sviluppo di un progetto che possa valorizzare in chiave turistica il territorio attraversato, con l’utilizzo anche di mezzi rotabili storici e turistici adibiti a percorrere la linea riattivata.Agricoltura: sostenere le produzioni autoctone, promuoverle, incentivarle, mantenere la biodiversità vegetale (processi che potrebbero vedere coinvolta anche la prestigiosa facoltà di agraria di Viterbo); dar modo ai giovani di avvicinarsi a questo mondo, di cambiarlo e svilupparlo, con modalità e tecnologie oggi disponibili, alimentando la filiera locale, a km zero. Valorizzare il capitale umano e sociale di agricoltori, silvicoltori e altri attori dell'economia rurale; diffondere e istruire sull’utilizzo di tecnologie digitali preservando comunque le conoscenze tradizionali. Evitare l’inserimento di coltivazioni estranee al territorio che richiederebbero un uso massiccio di sostanze chimiche che impatterebbero in modo irreversibile sull’ambiente. Rilanciare, infine, la rete territoriale per il lavoro di qualità in agricolture, prevista dalla L.199/2016, istituita nella provincia di Viterbo, allo scopo di contrastare il caporalato, il grave sfruttamento dei lavoratori e la concorrenza sleale tra le aziende.

Centri storici: una cattiva politica culturale ha fatto sì che il fulcro commerciale – economico di Viterbo, in particolare, ma di tutti i centri storici delle nostre città in generale, si spostasse dal centro verso la periferia disperdendo risorse senza alcuna progettazione seria e provocando un triste depauperamento del centro storico. Le periferie devono vivere e svilupparsi, necessitano di un potenziamento delle infrastrutture, adatto al numero degli abitanti che vi abitano. Questo giusto processo non deve avvenire alternativamente alla rivalutazione dei quartieri storici del centro. Bisogna riportare gli uffici, amministrativi e privati, le attività artigianali di qualità e le attività commerciali al “centro” della politica, nel “centro” delle città; dove si favorisca una circolazione del traffico sostenibile prevedendo parcheggi fuori le mura, per i non residenti, con servizi navette. Vanno poi recuperati tutti gli spazi e gli edifici in disuso e semiabbandonati convertendoli in luoghi d’arte, musica, teatro, laboratori, convegni, cinema e musei e destinandoli in primis alle realtà più serie e di eccellenza; creare un centro commerciale naturale, all’aperto, fatto di tante piccole attività caratteristiche del luogo: le famose botteghe di mestiere. Tutto ciò potrebbe portare alla costituzione di start up, cooperative e gruppi di lavoro che coinvolgano positivamente anche l’università della Tuscia con tutte le sue facoltà. Ovviamente, tutte le eventuali ristrutturazioni e/o nuove costruzioni in tutto il territorio, oltre che rispettare le più recenti normative antinquinamento, avere una qualificazione energetica ottimale, dovranno essere all’avanguardia per quanto riguarda la classificazione antisismica, visto anche le ultime attività telluriche che si sono verificate in alcune zone della provincia. A tal proposito si potrebbero prevedere incentivi locali che si possano sommare a quelli previsti a livello nazionale.

Università: la presenza di un’università contribuisce allo sviluppo sociale, economico e culturale di un territorio, perché stimola lo sviluppo di nuove idee e opportunità; il ruolo dell’Università può essere letto e interpretato sotto molteplici aspetti:
- In primis, essa costituisce il luogo privilegiato di creazione e diffusione del sapere e di formazione di “capitale umano” ad elevata specializzazione. A tal proposito, occorre attrarre studenti qualificati nella regione dove gli atenei sono localizzati, producendo così laureati altamente competenti che dalle università si sposteranno poi alle imprese del territorio. La nostra Università merita dunque forti investimenti per incrementare ulteriormente l’offerta formativa ed attrarre ancora più giovani provenienti da altre realtà, per consolidare ulteriormente il proprio ruolo nel panorama nazionale.
- In secondo luogo, contribuendo allo sviluppo sociale, economico e culturale del territorio in cui opera, l’Ateneo funge da “potenziamento urbano”; l’effetto della presenza non è infatti confinato all’interno dell’Accademia ma ha un’influenza più ampia sulla società e sull’economia del territorio.

Perché ci sia una valorizzazione reciproca sono però necessari un lavoro ed un percorso in questa direzione. Università e città devono fondersi all’interno del territorio, pur nel rispetto delle rispettive identità. Tema centrale è quello di potenziare l’interazione, a livello giovanile, della comunità universitaria con il resto della comunità cittadina e con il tessuto imprenditoriale locale e non. È fondamentale che venga ulteriormente valorizzata una stretta connessione fra Università e sviluppo territoriale, al quale gli atenei forniscono innovazione e conoscenza, favorendo veri e propri network multifunzionali e multidisciplinari della ricerca e l’inserimento dei neo laureati nelle aziende del territorio; gli studenti non sono meri frequentatori dell’Ateneo ma “consumatori” e fruitori dei servizi cittadini quali ostelli ed alloggi universitari, mense e tavole calde e più in grande dei luoghi di ritrovo studenteschi e non.

E’ ovvio che attuare un piano di sviluppo così importante richiede ingenti risorse di derivazione pubblica e di partnership pubblico-privato, fondi di garanzia regionali e nazionali, svincolo temporaneo dal patto di stabilità, politiche europee dal forte spirito finalmente solidale (Mes, Eurobond / recovery fund). Fondamentale sarebbe anche sviluppare un piano straordinario regionale che possa basarsi su risorse da destinare alle piccole e medie imprese e ai loro indotti e su una possibile rimodulazione delle imposte locali. Questo nella consapevolezza che la collaborazione di alcune imprese con l’Università della Tuscia sta già dando risultati importanti per lo sviluppo di un’economia circolare che deve diventare un terreno sul quale misurarsi con sempre maggiore determinazione.

 

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 fonte Tusciaweb.eu

 

 

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