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Cara Europa è l'ora di diventare adulta...

UE UCRAINA MONDO

..con autonomo senso critico per avere un ruolo nel modo di oggi

di Ermisio Mazzocchi
bruxelles parlamento europeoL'incremento della spesa militare dei paesi dell'Unione Europea sulla base di una decisone condivisa (Versailles 10-11 marzo 2022) della NATO per portare al 2% del PIL il riarmo militare, appare come una dichiarazione bellicosa e non ha nulla a che fare con il conflitto Russia - Ucraina. Emergono chiaramente da questa scelta una logica di riarmo e uno spirito bellicista dietro i quali si muovono interessi enormi dell'industria militare e si favoriscono privilegi finanziari.
L'UE non ha mai colmato il vuoto di una costituzione di una difesa comune che presuppone la formazione di un unico esercito.
Il suo programma di difesa complessivo per sostenere lo sviluppo e la ricerca dei sistemi militari prevede un budget di quasi 8 miliardi di euro (Fondo europeo per la difesa) per il periodo 2021 - 2027 che serve a preparare l'Azione di ricerca della difesa con 90 milioni di euro destinati dall'UE a 18 progetti di ricerca e con 500 milioni di euro per lo sviluppo dei prodotti e delle tecnologie di difesa.
Un totale di quasi 600 milioni di euro che sono andati a finanziare anche società private impegnate nel commercio di armi e di tecnologie. Il 68,4% dei fondi a sostegno dell'industria militare è andato all'Italia, Germania, Francia e Spagna. Tra i principali beneficiari l'italiana Leonardo - fabbrica di armi - di cui il nostro Stato è il principale azionista e che ha ricevuto fino a oggi (marzo 2022) come finanziamenti per la difesa ben 28,7 milioni di euro.

L'UE ha come obiettivo diventare una potenza militare globale con adeguati fondi e precisi programmi. Di fatto il risultato sarà l'aumento delle esportazioni di armi europee che alimenterà la corsa globale agli armamenti e che inevitabilmente porterà a più guerre, maggiori distruzioni, perdita di vite umane e massicce emigrazioni.
L'instabilità politica, un riordino territoriale non sono le sole cause dei conflitti.
Oggi più che nel passato sono molteplici i fattori che producono questa accelerazione alla corsa agli armamenti.

La nostra vita è messa in pericolo dall'inquinamento globale, dai cambiamenti climatici, (negli ultimi 20 anni inondazioni e siccità hanno colpito oltre tre miliardi di persone), dalla desertificazione di immense aree del pianeta (nel mondo, ogni ora vanno persi 1300 ettari di terra coltivabile, a causa di siccità e desertificazione e oltre il 75% della superficie terrestre è già degradata e nell'Unione Europea l'8% del territorio, interessante 13 Stati, è a rischio desertificazione, inoltre in Italia è a rischio è il 20% della superficie totale), dal prosciugamento delle acque, da nuove e pericolose epidemie.

Questi processi degradanti del pianeta in un quadro più complesso delle profonde criticità ambientali, agroalimentari e energetiche potrebbero esse causa di conflitti, di guerre, di golpe, di una emigrazione incontrollabile.
La corsa alle armi, pertanto, sarebbe giustificata anche per far fronte alle nuove necessità prodotte dalle alterazioni climatiche e dal controllo delle risorse del pianeta e per tutelare gli interessi economici e geostrategici globali.

In questa logica va collocato il conflitto russo-ucraino per il quale l'UE, a oggi, non ha trovato la sua unità se non per interventi sanzionatori e di solidarietà, di aiuti militari e umanitari.
Ogni singolo Stato membro dell'UE ha percorso individualmente il sentiero del riarmo allineandosi alle richieste della NATO (il famoso 2%) i cui obiettivi e interessi coincidono con quelli degli USA.
La Germania ha adottato l'aumento del 2% del PIL per "la preparazione dello strumento militare del Paese" e istituisce un fondo di 100 miliardi di euro destinati a rafforzare le capacità di difesa.
Non da meno è la Francia che ritiene il potenziamento delle forze armate "storico e necessario" e approva il 2%. Circa 24 miliardi di sterline sono stati investiti dal'Inghilterra, che lancia il più grande piano di finanziamenti militari dalla fine della guerra fredda.
Su questa stessa impostazione sono l'Australia con un aumento del 40% delle spese militari, preoccupata della presenza cinese nell'Indo-Pacifico; la Polonia con circa 13 miliardi per mettere in guardia la Russia (prima del conflitto) dal condurre azioni ostili nell'Europa dell'est; la Svezia con un aumento del 40%, ritenendo la Russia la sua minaccia più insidiosa; la Grecia con oltre 15 miliardi di spesa; il Belgio con 14 miliardi.

Tutti i 30 paesi aderenti alla Nato hanno applicato l'aumento del 2% del PIL per il riarmo militare del proprio paese.
La Camera dei deputati ha approvato, il 16 marzo del 2022, l'ordine del giorno che impegna il Governo ad aumentare le spese per la Difesa verso il traguardo del 2% del PIL secondo quanto richiesto dalla NATO.
Il che significa passare dai 68 milioni attuali ai 104 milioni al giorno e dai 25 ai 38 miliardi ogni anno.
Questo è solo l'ultimo atto di una serie di scelte compiute negli anni precedenti per il finanziamento militare.

Nel 2021 il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha sottoposto all'approvazione del parlamento 18 programmi di riarmo per un valore di 11 miliardi di euro e un onere previsto di 23 miliardi di euro. Nello stesso anno egli emana la "Direttiva per la politica della Difesa" in cui afferma che l'Italia "deve disporre di uno strumento militare in grado di esprimere le capacità militari evolute di cui il Paese necessita per tutelare i propri interessi nazionali volte al consolidamento del vantaggio tecnologico e, quindi, della competitività dell'industria nazionale del settore". Il che vuol dire favorire l'industria degli armamenti.
Siamo in presenza di una vera e propria escalation militare dell'UE. Il che non toglie che essa rinunci alla sottomissione della protezione americana e quindi ad avere una sua autonomia militare con un esercito comune.

Si presenta pertanto nuovamente il tema di una difesa comune europea e la creazione di una forza militare autonoma che potrebbe decidere di essere connessa con la Nato, ma indipendente nelle sue scelte e senza ricorrere alla protezione americana.
Il riarmo di queste dimensioni e un'Europa che incrementa poderosamente i suoi arsenali militari sono un potenziale pericolo di conflitti che inseguono logiche di interessi delle singole nazioni.
Oggi l'UE è apparentemente unita perché ognuno ha pensato come meglio poteva arricchire il suo armamentario bellico.
Ciascuno dei 30 Stati dell'UE ha le sue forze armate organizzate secondo propri criteri ed esigenze nazionali. In definitiva essa si presenta frammentata e pertanto priva di una rilevante politica sul piano internazionale.
Un risultato inevitabile per l'assenza di una unitaria politica di difesa e di quella estera dell'UE che potrebbero giustificare la costituzione di un unico esercito e avvalersi di quanto ciascun Stato impiega nel finanziare un proprio esercito.
Altrimenti il rischio è quello di andare in ordine sparso e non si capirebbe quali sarebbero i motivi di questo dispiego di denaro per il riarmo.

La guerra russo - ucraina ha solo scoperto il coperchio di una pentola in ebollizione e ha offerto agli Stati europei il pretesto per rafforzare al massimo la propria potenza di "fuoco" e aprire una nuova era dei rapporti di forza nel mondo.
L'orizzonte è fosco non solo per l'evoluzione e la durata della guerra in Ucraina di cui non conosciamo né quali saranno gli esiti né quali saranno le condizioni di pace, ma anche per quello che si prospetta con i futuri mutamenti geopolitici nel mondo.

In tali mutamenti la Russia non è la protagonista assoluta.
Essa fa parte dello scacchiere internazionale dove si gioca la partita per il controllo delle materie prime e delle risorse energetiche del pianeta, i cui giocatori sono USA e Cina con in mezzo l'UE.
Il gioco significa controllare i paesi produttori di materie essenziali allo sviluppo delle tecnologie più avanzate.
Esse sono, per citare le più importanti, il cobalto, essenziale per i nostri dispositivi elettronici, le cui maggiori riserve sono nel Congo, dove spesso lavorano bambini pagati tre dollari al giorno e anche meno in condizioni di schiavitù e le cui le miniere appartengono ad aziende cinesi; il litio che si trova in abbondanza nel Nevada, indispensabile per le batterie elettriche fondamentali per la transizione energetica; il silicio necessario per la produzione di pannelli solari, le cui fabbriche sono in gran parte in possesso dei cinesi; l'alluminio che trova un sempre più largo utilizzo e la cui produzione è per un decimo nelle mani dei russi; il nichel, utile per le batterie elettriche, i cui principali produttori sono l'Indonesia e l'Australia

Queste materie, a cui se ne possono aggiungere delle altre, muovono gli interessi di molti paesi e il loro possesso può determinare conflitti.
E' pertanto necessario garantire la stabilità con l'obiettivo della pace e della cooperazione, garantita da equilibri economici.
Le armi non possono assolvere a questo compito, anzi determinano squilibri e ingiustizie, oltre a stragi e sofferenze. La guerra è da bandire come lo sono le spese militari perché si entra in una logica di pensiero di diffidenza bellicosa, di battaglia armata.
La spesa militare nel mondo nel 2020 è stata di 2.000 miliardi di dollari e ha avuto il solo scopo di costringere i popoli ad avere il fiato sospeso per il timore di una guerra nucleare.
Questa sarebbe l'ultima per i suoi effetti distruttivi e devastanti. Non potrebbe essercene un'altra.
La tragedia ucraina, per la cui fine è necessario arrivare subito al cessate il fuoco, non deve costituire strumento di pressione e di speculazione per trasferire risorse pubbliche dalla transizione ecologica e dalla spesa sociale alla spesa militare.
Si deve aprire in tutto il mondo un fronte ampio di grandi movimenti di pace.

Alle nuove generazioni, che devono essere protagoniste della pace, non possiamo lasciare e consegnare il "fucile".
Dobbiamo loro fornire dei valori, strumenti necessari, per costruire un mondo di serena convivenza e di solidarietà e perché non siano in balia dei "pazzi" come dice Papa Francesco.
Siamo all'inizio di un nuovo secolo che si è presentato con molte incognite ed è travagliato da ingiustizie, disuguaglianze, guerre e conflitti.
Dipenderà dalla volontà degli uomini renderlo sicuro e pacifico.

26 marzo 2022

 

 

 

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