fbpx

Cosa accade quando il sé individuale si concepisce come il non plus ultra?

papa francesco indignato 350 260di Ivano Alteri - Le tristi vicende che hanno coinvolto la Chiesa in questi anni, per ultime e più vicine quelle dell’ex abate di Montecassino Pietro Vittorelli, trasmettono un’amarezza opprimente a tutti noi, ma, immaginiamo, ancor più ai credenti. Personalmente abbiamo conosciuto il dispiacere di essere traditi nella politica, ed è dura; non conosciamo, però, quel che si prova ad esserlo nella fede religiosa, non avendone il dono, ma deve essere durissima. E allora forse vale la pena provare a gettare uno sguardo, da non credenti, alla condizione del credente, che spesso ignoriamo o travisiamo; per arricchire noi stessi di una sensibilità che forse ci manca, e confortare lui o lei con almeno un poco di umana comprensione, date le amare circostanze.

Spesso, giudichiamo i credenti come degli sciocchi, delle persone che sottomettono la ragione al “talento” di una credenza cieca e indolente, acritica e passiva, buia e inerte. Siamo figli di un tempo che assume la ragione come unica guida dell’esistenza, deificandola nella primazia della scienza e della tecnica celebrate nel rito tecnologico; rendendola così molto simile, paradossalmente, ad una qualsiasi altra credenza. Per questa via, altresì, si arriva immancabilmente a misconoscere quelle “ragioni del cuore che la Ragione non conosce” - il loro valore e funzione nella esistenza umana - all’interno delle quali vanno a collocarsi senz’altro anche i fatti di fede.

Il tradimento da parte di un “sacerdote”

Per maligna ironia della sorte, quindi, il nostro giudizio iper-razionale tende a relegare il credente tra le fila dei figli di un dio minore; degni, più che della nostra compassione, del nostro compatimento. Se poi questa tendenza di fondo riceve supporto dai comportamenti di eminenti personalità della Chiesa – cioè dei “sacerdoti” stessi di quella fede – il non credente ha buon gioco nel perseverare spensieratamente nella sua derisione, e il credente può restare travolto dal ridicolo, molto più di chiunque altro venga colto a farsi prendere per il naso in altri campi dell’esistenza. Il tradimento da parte di un “sacerdote”, perciò, procura tanto più male alle coscienze dei fedeli da essere quasi imperdonabile, se non fosse per la misericordia di quello stesso dio di cui egli si è fatto beffe.

Il dolore che ne deriva, tuttavia, quasi mai costituisce, per il credente, motivo di abbandono della fede, costituendo, invece, occasione per la maturazione della persona, la via ontologica per eccellenza per ogni buon cattolico. Ma produce una grave interruzione della trasmissione culturale, di riversamento della fede in quelle giovani generazioni non ancora coinvolte; come trasmetter loro, infatti, una fede tanto bistrattata? Ma cosa può accadere, ci chiediamo noi, quando si smette di coltivare la facoltà del credere?

Un danno all’intera concezione della vita associata

Checché se ne pensi, a nostro parere il danno che ne deriva è grande, e non riguarda soltanto le chiese e rispettivi fedeli, ma l’intera concezione della vita associata. In ultima istanza, infatti, il fenomeno della fede consiste in quella capacità individuale, religiosa e non, di concepire qualcosa più grande di sé, sia esso un dio, una comunità, un’idea. Essa è perciò la conditio sine qua non affinché le inevitabili rinunce individuali, necessarie allo svolgersi della vita associata, si tramutino in quel desiderio di trascendenza su cui la vita associata si fonda e da cui trae alimento. Cosa accade alle singole esistenze e a quella collettiva quando, invece, il sé individuale giunge a concepirsi come il non plus ultra? Ed esiste qualcosa di più efficace di una fede religiosa, capace come essa di produrre quella trasformazione ed avviare quel processo indispensabile alla nascita del pur minimo senso di comunità?

Le parole fede, fiducia, fedeltà, affetto, affidamento, infatti, ci dicono tutte di un legame con altro da sé, con il quale ogni individuo si avvia a farsi comunità; ma senza il quale l’altro viene invece svilito a cosa e strumento. Siamo sicuri, allora, che il dolore procurato dai traditori della fede riguardi soltanto chi crede? Siamo proprio sicuri, noi non credenti, che debellando la fede religiosa costruiremmo uomini e donne migliori, capaci di meglio costituirsi in comunità, di meglio convivere? E, quali che siano le risposte, non sarebbero anch’esse un mero atto di fede?

Frosinone 19 novembre 2015

 

 

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici