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“Guardare tutti verso domani, non verso oggi”

opinioni 350 260di Daniela Mastracci - Cosa penso di D’Alema? Bersani? Pisapia? Cosa penso dell’esperienza del Brancaccio? L’idea è che prima o poi all’interno del PD rovesceranno i rapporti di forza? Che qualche esperto uomo politico capisca che Renzi porterebbe tutti a sbattere? E che perciò non conviene più stargli dietro? Quindi lo abbandonerebbero al suo personale fallimento politico e raddrizzerebbero il PD verso posizioni che lo risolleverebbero?
Io non so cosa accada dentro al PD. Non potrei esprimere né pregiudiziali verso questa speranzosa visione, né potrei sostenerla. Dico che il PD, esattamente come altri partiti di centro e di destra, non sono entro il mio orizzonte di pensiero. Sono qualcosa che non mi riguarda, perché ne avverto una distanza che me li rende estranei.
Detto questo, riservo le mie attenzioni e riflessioni al mio partito, Sinistra Italiana e, a quei partiti che sento affini per radicale critica antiliberista. Credo che il punto di convergenza stia qui.

Che mondo vogliamo?

Quale mondo vorremmo? Un mondo dove siano equità in distribuzione della ricchezza, in giustizia, amore per la cultura, attenzione e cura del paesaggio e dell’ambiente, pieno diritto alla salute, libertà di essere e poter essere. Ovvero un mondo ove al centro vi fosse il Valore essere umano. Ove non si rincorresse più il profitto, a scapito dell’essere umano e del mondo in cui tutti abitiamo. Ove non si metta a valore (cioè a costi e ricavi - ndr) tutti e tutti.
Questo mondo con l’uomo al centro è però esattamente l’opposto del mondo che stiamo vivendo: ciò che vale per questo mondo è il profitto, il denaro, le posizioni sociali di prestigio perché rese tali dalla ricchezza, dalla capacità economica. Se libertà c’è in questo mondo contemporaneo, è la libertà dei flussi finanziari che hanno assoggettato tutto al loro dominio. E’ una politica che li asseconda e che rende sempre più deboli i suoi avversari perché non ne vuole impaccio: ad essi, capitali finanziari, occorre lavoro, ma questo deve essere povero e ricattabile, pena una diminuzione dei profitti, perché appunto se ne richiederebbe la redistribuzione. Ciò che conta è invece l’accumulazione indiscussa, rispetto alla quale l’essere umano povero è strumento.
Quando sento le punte altissime ove si spinge l’accumulazione, in pochissime mani, nel contesto largo dell’intero mondo, io inorridisco: a me sembra una piramide indegna. Ove al vertice troviamo una manciata di uomini e mano a mano che scendiamo migliaia, milioni, miliardi di essere umani poveri che, qual vertice, sono costretti a tenere in piedi. Non rassomiglia forse alle piramidi sociali con cui vengono esemplificate le società antiche? Tutti i libri di storia sono pieni di queste piramidi. Oggi non è uguale a ieri se guardiamo da questa angolazione?

Occorre un rovesciamento

Allora cosa occorre se non un rovesciamento? Una battaglia contro tale ingiustizia? Allora le mezze misure, i posizionamenti, le rendite di posizione, le paure di non posizionarsi e perciò di restare fuori dai giochi, mi appaiono come ridicole. Un gesticolare e azzuffarsi per una briciola, e forse nemmeno quella.
Una volta ho scritto una riflessione sulla capacità di vedere le cose umane dall’alto, come da una sorta di scala che si alzi al di sopra delle nuvole e ancora più su: non sembrano ridicoli gli uomini visti da lassù? Si affannano per cosucce piccole piccole, ma non vedono all’orizzonte l’approssimarsi di uno tsunami che li polverizzerà tutti. Il loro sguardo fermo su piccole cosucce non permette loro di alzarlo a guardare oltre, a guardare le conseguenze nefaste che certe meschinità porteranno. Ecco, io vorrei che la politica guardasse fin laggiù, avesse il coraggio di non essere più di questo o quel politico, più di questo o quell’altro posticino assicurato, e vedesse oltre l’immediato presente.
E se la politica riuscisse a guardare oltre l’immediato presente forse capirebbe che sigle e siglette sono piccinerie che, anziché impattare i drammi, spostano attenzione ed energie, che andrebbero spese per vedere il problema e tentarne una coraggiosa soluzione.
Allora vedrei con favore l’unità della sinistra se portasse in quella direzione: tutti dovremmo avere il coraggio di andare oltre le posizioni che oggi abbiamo, chi ce le ha, e guardare tutti verso domani, non verso oggi. Interroghiamoci sulle conseguenze di lungo periodo, non soltanto su quelle di oggi e immediato domani. Interroghiamoci sul mondo che stiamo per lasciare. Su quello che stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti. Se non facciamo così, non solo perderemo le elezioni, ma saremo complici delle ingiustizie perché non avremmo il necessario coraggio di affrontarle: occorre un radicale pensiero e altrettanto radicale agire, di contro e in faccia alle diseguaglianze che hanno prodotto una piramide che va rovesciata. A partire ciascuno dal proprio Paese. Ma poi con lo sguardo aperto e rivolto a tutti gli altri Paesi. La concentrazione della ricchezza e l’assoggettamento ad essa della politica vanno combattuti, e gli indugi, i piccoli timori elettoralistici, la ricorsa alle sommatorie di modestissime percentuali, ostacola questa battaglia.

"Vorrei punti di convergenza politica di lungo periodo"

Allora io auspicherei che la si smettesse di pensare a Tizio o a Caio, a chi dice cosa, oggi. Auspicherei che ci si sedesse attorno ad un tavolo (Sinistra Italiana, Possibile, Prc, Pci –ma dovrebbero almeno loro saper essere una cosa sola- associazioni, comitati, centri sociali, vertenze, cittadini pronti al servizio politico e chiunque senta di potercisi sedere) e a questo tavolo uscissero punti di convergenza politica di lungo periodo. Forse le mediazioni sono il sale della politica, però circoscrivere il terreno delle mediazioni stesse cosa è? Non è già mediazione politica?
Ecco, di quel terreno io non vedo essere parte quelle forze che stanno tentennando tra centro e destra, perché ritengo che quella piramide non vogliano combatterla, ma ne siano avvinti, tutto sommato facendone parte, a diverso titolo e misura, ma facendone parte.
E questo lo si vede se andiamo a scandagliare le classi sciali di appartenenza: non sono la parte debole e chi sta dalla parte debole, ma sono dalla parte forte del sistema, tesi quindi a mantenere deboli i deboli, a scacciarli, a eliminarli dalla visuale, ma mantenerli in vita perché servono così come sono.
(credo che la Flat tax possa essere un chiaro esempio di quali interessi voglia farsi portavoce l’attuale pd)
Se voglio abbattere un sistema iniquo e ingiusto, devo dire chiaro a me stessa, in primis, e a chi mi è vicino in questa battaglia, devo dire con chi sto e perché. Devo prendere una parte e portare avanti la battaglia in cui credo. Essa sarà frutto di mediazioni che ho già elaborato. E devo cercare chi, queste mediazioni altrettanto come me, le abbia già elaborate. C’è stato tempo per elaborarle, perciò tentarle adesso è già tardivo, a mio parere.

 
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