fbpx
Menu
A+ A A-

Sì, certo i Dem…e il penta-leghismo allora?

Parlamento vuoto 350 mindi Fausto Pellecchia - Lo spettacolo offerto dalle forze di sinistra che vorrebbero (dovrebbero) opporsi al governo giallo-verde, è particolarmente deprimente, per non dire disperante.

Archiviata ignominiosamente la generosa iniziativa di Tomaso Montanari e Anna Falcone al teatro Brancaccio nel giugno del 2017, la galassia dei movimenti e di partiti che avrebbero dovuto dar corpo e gambe a quel progetto si è di nuovo lasciata inghiottire dal buco nero di personalismi e di capziosi distinguo. L’intensità della forza centrifuga che li ha dissolti, ha prodotto il “dis-astro” attuale: letteralmente: la scomparsa degli astri sostituita dalla luce fatua di una costellazione di stelle morte. Questo esito non discende tuttavia solo da errori di visione strategica o dal mancato rinnovamento dei gruppi dirigenti, ma da una più radicale crisi di cultura politica della sinistra. Infatti neppure la gravità dell’attuale situazione politica, caratterizzata dall’ingrossarsi minaccioso dell’ondata nazional-populista che, mentre fa strame dei più elementari principi di democrazia, sembra in grado di scuoterla.

Dinanzi a questo estremo pericolo, la cornucopia di movimenti e partitini che pretendono di collocarsi alla sinistra del PD rappresenta un chiaro sintomo non soltanto di miopia e di debolezza, quanto piuttosto una forma obliqua di connivenza e di favoreggiamento dell’avanzata della destra cripto-fascista. Un universo di nano-particelle e di movimenti browniani, formato da una serie di vortici a protezione e sostegno di un piccolo leader (un “minuscolo padre”) che coltiva la meschina ambizione di un seggio istituzionale qualsivoglia per ottenere un po’ di spazio nelle cronache dei media nazionali. I risultati delle inchieste in proposito oscillano tra le 13 e le 16 sigle di gruppuscoli sedicenti comunisti, con percentuali di consenso decimali o centesimali, raccolte a pelle di leopardo solo in alcune regioni, ma regolarmente dotate di un apparato di fantomatici organismi dirigenti. Ad essi sembra che tra breve voglia aggiungersi anche il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, con la fondazione di un ennesimo partitino antisistema. Naturalmente, nonostante l’estrema somiglianza delle velleità programmatiche e strategiche di questo caleidoscopio di sigle, ciascuna custodisce gelosamente la propria separatezza. Tutti questi raggruppamenti, infatti, decisi a praticare fino in fondo la fissione politica del bosone di Higgs, si contendono l’oscar della purezza e della radicalità ideologica, rimproverando ai loro diretti competitor pretestuosi sintomi di cedimento alle derive centriste del PD. Quest’ultimo, del resto, dopo l’esiziale stagione del renzismo, si prepara ad affrontare il suo congresso con lo stesso meccanismo che ne ha decretato la rovina: la deregulation delle elezioni primarie del segretario - come fosse un concorso per la selezione di una miss- con una mezza dozzina di candidati in rappresentanza delle varie anime – o piuttosto delle varie cordate- del partito. E mentre tutti – anche quelli che furono stetti collaboratori di Matteo Renzi- giurano sulla necessità di superare il renzismo e di inaugurare una fase nuova, le proposte avanzate alla vigilia del confronto, non solo non contengono alcun cenno significativo di autocritica, ma si limitano a ritinteggiare con nuovi slogan la tartufesca formula del “cambiamento nella continuità”.

Queste diverse forme di nichilismo autodistruttivo fanno da sfondo e da stimolo alle virate autoritarie del governo a trazione fascio-leghista, alimentato e amplificato dal mimetismo demagogico con il quale i pentastellati cercano di dissimulare l’inconsistenza e la disarmante imperizia del loro ceto politico. L’ultimo episodio inquietante è costituito dalle dichiarazioni dei capi, Di Maio e di Battista, dopo l’assoluzione della sindaca Virginia Raggi. I dioscuri grillini (uno dei quali, com’è noto, è vice-presidente del consiglio dei ministri) vi hanno colto l’occasione per sferrare un attacco furibondo- non, si badi, alla Procura di Roma che ha iniziato il procedimento ma- all’informazione non-allineata, rea di aver raccontato l’inchiesta e il processo sul caso Marra, senza schierarsi pregiudizialmente con la sindaca di Roma. Per questo i giornalisti sarebbero, per Di Battista,“"i veri colpevoli, pennivendoli e puttane", mentre Di Maio li ha definiti "infimi sciacalli", promettendo di vendicarsi con leggi punitive per gli editori.

La conclusione allarmante da trarre potrebbe essere espressa parafrasando il manifesto politico del marchese de Sade: “Italiani, ancora uno sforzo se volete essere nazi-populisti”. Se la politica del PD -almeno a partire dal governo Monti- è stata costellata di errori e di gravi cedimenti al neoliberismo dell’establishment, il governo giallo-verde rappresenta i punto estremo di caduta della medesima parabola. Si potrebbe persino parafrasare a rovescio il leit motiv autoassolutorio che circola nell’opinione pubblica filogovernativa: “Sì, certo, il Pd, ma il pentaleghismo allora?”

Eppure, basterebbe prendere spunto dal rinnovamento della sinistra in alcuni paesi europei per trarre ispirazione sulla linea politica necessaria per invertire la rotta che ci porterà al naufragio. Si pensi alla Spagna e ai buoni risultati ottenuti dai socialisti di Sanchez e da Podemos; al Portogallo con l’alleanza tra il partito socialista, le due formazioni della sinistra radicale, il Bloco de Esquerda e la Coalizione democratica unitaria (Cdu), composta da comunisti e verdi; o ancora più significativamente al Labour di Corbyn, che ben lungi dall’essersi frantumato nel pulviscolo settario che costituisce l’attuale Aventino della sinistra italiana, hanno dato vita a una linea politica inequivocabilmente progressista e democratica. Certo, il Labour di Corbyn ha ben poco a che vedere con quello di Tony Blair. Ma non v’è stato bisogno di alcuna scissione: è bastato un radicale cambiamento di linea e di visione strategica all’altezza delle trasformazioni epocali del XXI secolo. Quale insegnamento trarne per l’Italia?

Intanto il PD- partito per il quale non ho mai votato- faccia un congresso vero, confrontandosi non sui nomi dei capicordata, ma su mozioni programmatiche contrapposte, individuando 5 o 6 priorità per il Paese: ad esempio, diritto al lavoro per una drastica riduzione del precariato e della disoccupazione [a proposito, che fine ha fatto la sacrosanta rivendicazione di una riduzione dell’orario di lavoro?]; consolidamento-estensione di politiche del welfare; politica di alleanze internazionali per la riforma democratica dell’eurozona; integrazione dell’immigrazione extraeuropea in un quadro normativo europeo, sistema di investimenti per frenare il dissesto idrogeologico, ecc. Alternative di linea programmatica e non volti di candidati, l’uno fotocopia sbiadita dell’altro, che si confrontano in primarie farlocche, chiamando al voto truppe cammellate reclutate per strada all’ultimo momento.

Per i partiti alla sinistra del PD, il percorso è assolutamente analogo: si avvii un processo federativo dei movimenti e delle formazioni di ispirazione socialista ed ecologista, disposti ad aderire ad un manifesto progettuale “realistico”, con pochi punti qualificanti, formulati nella prospettiva di governo possibile della complessità contemporanea, e non congelati nella conservazione superstiziosa di ideologie semplificatrici con pretese onnicomprensive. Il manifesto in questione non va infatti pensato come le tavole mosaiche della legge, ricevute in excelsis et in aeternum, ma come principi fondanti che si incarnino in programmi a medio termine, perché il mondo attuale – come si dovrebbe aver finalmente compreso- è attraversato da trasformazioni continue, che eccedono (pre-) visioni panoramiche. Hic Rhodus, hic salta; questa è la Rodi del cambiamento, qui ed ora spicca il tuo salto che segni la svolta .

Altrimenti, dum Romae loquitur, Seguntum expugnatur: mentre la sinistra della chiacchiera – nei salotti o negli scantinati di Roma e fuori di Roma - si divide in mille borghi periferici, il nazional-populismo si impadronisce della Sagunto della nostra democrazia.

 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici