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Mazzocchi: "Ora un'area vasta Sora-Cassino-mare"

  • Scritto da  L'Inchiesta quotidiano

e.mazzocchi 350 260da L'Inchiesta, 6 agosto 2019 - Negli ultimi tempi si sono avute proposte e sollecitazioni, come l'area vasta di Unindustria, la richiesta di Unificazione delle camere di Commercio, la stessa CGIL è unificata tra Latina e Frosinone, per trovare percorsi di un equo ruolo dei diversi territori della regione Lazio. Quali potrebbero essere i futuri scenari?

C'è un problema di fondo, che non è ancora risolto. L’area vasta proposta dell’Unindustria e accolta da alcune amministrazioni, su cui il PD è d'accordo, rappresenta una indicazione che punta a rivedere il rapporto tra le diverse realtà regionali e avere una visibilità qualificata. La questione aperta è il rapporto con Roma, da cui deriva la condizione dell’intera regione. Credo che questo sia il punto centrale e vitale di una politica innovativa. Dobbiamo puntare ad avere una regione di Roma con una suddivisione per aree affini, quindi ognuno è parte integrante della regione. Rivedere tutto l’assetto istituzionale territoriale per riequilibrare i rapporti tra Roma e il resto delle provincie, su gli esempi di Parigi e di Berlino. Una scelta difficile, che rompe gli schemi tradizionali, ma necessaria, in cui è insito l'organizzazione di una nuova gerarchia di poteri istituzionali e politici. Un nodo da sciogliere, non più rinviabile.

 

E' evidente che si tratta di una riforma dei fondamenti della stessa regione, i cui processi ritiene che siano già in una fase avanzata?

Per rimanere alla provincia, è indubbio che è in atto una mutazione degli assetti territoriali e dei rapporti economici e si vanno sempre più affinando omogeneità territoriali. Nell'area meridionale della provincia sono in essere processi di integrazione con quella a sud di Latina. Significativo è la disponibilità, dichiarata di recente della Regione, all'ampliamento della Formia - Cassino. Si pone la domanda come governare questo processo, in cui il Pd sia protagonista e forza propulsiva di un processo ineluttabile. Credo che il PD debba pensare a una area del Lazio meridionale nell'asse Sora - Gaeta il cui epicentro è Cassino, ridisegnando una sua funzione organizzativa e politica che lo porti a costituire una sua struttura di area del Lazio meridionale per essere motore della sua identità territoriale e delle sue direttrici per il consolidamento e lo sviluppo.

 

Ritiene Cassino il fulcro di un processo che potrebbe cambiare profondamente gli assetti territoriali, istituzionali e politici?

Lo è già di fatto, è nelle cose. Non credo che la vittoria di Enzo Salera e del centrosinistra sia unicamente circoscrivibile a una condanna del precedente governo di centrodestra. C'è la speranza e credo anche la convinzione degli stessi cittadini, ma anche delle forze imprenditoriali, sindacali, dell'associazionismo e delle professioni, che oggi sia giunto il momento che Cassino assuma un ruolo più avanzato di riferimento di tutto il Lazio meridionale. Centro motore di un nuovo processo di sviluppo. L'integrazione economica, favorita da infrastrutture valide, ma da potenziare, tra le realtà territoriali da Sora, passando per la Val di Comino, fino a Gaeta, la stessa Università, che naturalmente guarda a orizzonti più ampi, ma è un elemento catalizzatore di interessi e non a caso è denominata "Lazio Meridionale", l'espansione di settori della finanza e dell'imprenditoria della media e piccola impresa in questo ampio territorio, le diverse realtà municipali confinanti della Campania e del Molise gravitano su questa area, sono tutti elementi che devono trovare un "assemblaggio" politico-isituzionale", il cui compito è affidato alla capacità del Sindaco e dell'amministrazione di centrosinistra, progressista, inclusiva, di esercitare questa funzione nell'interesse di tutte le popolazioni di questo territorio meridionale del Lazio. Potrebbe essere una vasta area in cui Cassino è il fulcro essenziale e decisivo.

Un progetto ambizioso che ha bisogno di un partito convinto per attivare un cambio di questa portata, che deve coinvolgere diversi soggetti politici e istituzionali.

Il PD non può più limitarsi a rilevare una condizione giusta e diffusa dei diritti dei cittadini se vuole essere convincente. Abbiamo bisogno di una capacità di elaborare e offrire una proposta complessiva di sviluppo, spalmata su i quattro punti di riferimento Anagni-Frosinone-Sora-Cassino, che prospetti una strategia dei contenuti per risolvere i più gravi problemi, prima di tutto il lavoro. Quello del Lazio meridionale sarebbe un progetto che modifica lo status quo in funzione di una valorizzazione delle potenzialità di questo territorio, che hanno bisogno di riferimenti e di coordinamento. I benefici sarebbero per tutta la regione e si potrebbe sostenere una competizione globale, con una possibilità di usufruire del sostegno dell'UE. Solo così sarà possibile pensare a una reale crescita di questi territori e della regione. Sarebbe opportuno che il PD con una sua specifica iniziativa verifichi in un confronto aperto le possibilità e le disponibilità per concretizzare una proposta di simile portata innovativa.

 

Un compito che dovrebbe esercitare il PD con nuove modalità e contenuti politici-programmatici. Sarà possibile?

Questi obiettivi sono raggiungibili se il PD risolve le sue carenze strutturali quali il funzionamento degli organismi dirigenti - vedremo cosa ci dirà il nuovo Statuto in fase di elaborazione - come sedi di confronto politico e spesso non lo sono, il rapporto tra le diverse articolazioni organizzative spesso carenti, se non assenti e inoltre, di grande importanza se non prioritario, sistemi e forme di un rapporto con la realtà sociale organizzata e le categorie di vario genere. Se non si costruisce questa rete, prevale un leaderismo asfittico e di scarso valore. E non ci possiamo affidare a qualche sporadico convegno. Resta fondamentale ricostruire legami con la società in forme aperte, disponibili al dialogo con modalità che sono necessarie rispetto alle modificazioni sociali ed economiche. La "Costituzione delle idee" sarà uno strumento utile per raggiungere questi obiettivi.

 

I primi mesi di questo anno sono stati turbolenti e pieni di avvenimenti che hanno inciso nel paese. Cosa se ne deve ricavare?

Alcuni avvenimenti hanno segnato un nuovo scenario della politica italiana. Credo che siano evidenti almeno due elementi che contraddistinguono questo periodo. La dimostrata incapacità del governo Lega/5S per incompetenza, perenne litigiosità, arroganza, spostando il terreno dello scontro al di là dei confini della democrazia. Rimangono irrisolti i problemi di fondo quali il lavoro e l’ambiente. L’altro elemento, che si è affermato in questi ultimo periodo, è un cambio di passo del PD che riprende, anche se stentatamente, consenso elettorale e allo stesso tempo rivolge le sue energie per definire al meglio i contenuti della sua proposta politica. Certamente è un inizio di avvio di un nuovo percorso aperto dalla segreteria Zingaretti, che denuncia la “feudalizzazione correntizia” – si badi bene, non la cancellazione delle aree di diversa sensibilità ideale e culturale, ma il loro uso strumentale e autoreferenziale – e si pone obiettivi per una strategia politica di alternativa a questo governo, lo sfasciacarrozze di questo paese. C’è molto da lavorare.

 

Il centrodestra tenta di riorganizzarsi e la Lega mantiene saldamente il suo potere. Come porsi di fronte a questo fronte che sembra compatto?

Il cedimento di FI produce un riposizionamento dei suoi dirigenti, in particolare verso FdI con l'intento di arrivare a una alleanza con la Lega per costituire una concentrazione delle forze di destra. Basta vedere quanto sta avvenendo in questa provincia. La parte debole di questo schieramento sono i 5S, schiacciati e impotenti rispetto a questo nuovo orizzonte della politica della destra italiana. L'opposizione del Pd e di tutte le forze democratiche deve essere durissima e ferma, perché la posta in gioco è la democrazia.

Questo schieramento di forze democratico ha bisogno di creare alleanze, in cui il PD è centrale per la sua realizzazione. Quali alleanze e come costruirle?

Il PD è stato chiaro, come ha ribadito Zingaretti, su nessuna alleanza con il partito 5S. E questo non ce lo dobbiamo ripetere all'infinito. Per il PD deve essere prioritario costruire nel paese, tra le sue parti più vive e interessate dall’associazionismo alle aree ambientali, ai settori produttivi del paese, e anche tra quella parte di elettorato disilluso di 5S, una aggregazione e un consenso che ribalti l’attuale situazione. Le alleanze sono efficaci e sono possibili se sono il prodotto di un sostegno ampio e il più diversificato possibile della società italiana, aprendo un confronto a tutto campo, mirato a individuare e a intervenire su questioni essenziali per il paese, come il Mezzogiorno. Bisogna invertire la tendenza a destra, contrapponendo a uno spostamento a destra di quelle forze che lo hanno generato, uno spostamento reale di quanti sono delusi nelle loro aspettative dalle inadempienze di questo governo, mirando alla concretezza della capacità di dare una risposta ai problemi.

 

Lega e 5S sono fortemente presenti in questo territorio, con sette parlamentari. Bisogna fare i conti con questa realtà. In che modo?

Lega e 5S sono maggioritari nella provincia di Frosinone e sono parte della stessa maggioranza che governa il paese, rilevando che non ci accorgiamo della incisività nel territorio dei loro rappresentanti istituzionali. Sintomatico è la mancata risposta al sindaco Salera, che sollecitava, interessando anche i deputati di questo territorio, il governo per la FCA. Ne prendiamo atto. Al PD spetta denunciare queste assenze e allo stesso tempo deve rafforzare, anche in questa provincia, una prospettiva politica del cambiamento. La petizione popolare lanciata dal PD per chiedere le dimissioni di Salvini è un atto dovuto per difendere la Costituzione. Un modo per smascherare l'inconcludenza e la pericolosità di questo governo. Una prospettiva che inevitabilmente ci conduce direttamente al problema del partito. Alla sua capacità di organizzare e dirigere forze disposte a realizzare una alternativa di governo. Ritornare a essere un punto di riferimento di forze progressiste e della sinistra in un campo aperto in cui gettare i semi della rinascita del paese.

 

Tutto ciò impone scelte chiare, soprattutto da parte del PD, che non esce da una stagione politica del tutto soddisfacente.

Con chiarezza il PD deve affrontare la prospettiva politica e consolidare i suoi contenuti. Il che impone una revisione della capacità del PD di essere protagonista di un ampio movimento politico per una nuova direzione politica del paese e aprire un processo per una alta egemonia politica. Non possiamo pensare di dichiarare che il PD debba essere sul territorio senza definire su cosa e per cosa dobbiamo essere sul territorio. Per farlo occorre avere una presenza diretta e continuativa con le realtà territoriali. Significa avere progetti come risultato di un lavoro di tessitura con le diverse espressioni territoriali. La domanda che dobbiamo porci è se nel paese, come del resto anche in questa provincia, si va delineando questo obiettivo con una maggiore credibilità e convinzione. Credo che non abbiamo sufficientemente superato questo ostacolo. Se avviamo una nuova fase del PD su queste basi, sarà possibile ottenere consenso e lavorare per ridare fiducia al paese.

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