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Salvini e la memoria corta delle italiane e degli italiani

MatteoCover 350 mindi Antonella Necci - Matteo Salvini. Una vita in vacanza - Bagnanti di tutta Italia non si capacitano di come Matteo Salvini, fino a ieri descritto come un genio, abbia potuto trasformarsi in una sorta di Fantozzi della politica in grado solo di rimediare figure barbine.

Va bene che siamo un Paese afflitto da una cronica mancanza di memoria, ma prima di passare un anno intero a descriverlo come un sublime stratega, forse qualcuno si sarebbe potuto ricordare di quando nel 2009, alla presentazione delle liste per le elezioni provinciali di Milano, un Matteo Salvini già ultratrentenne e dunque ampiamente adulto, propose l’istituzione di “carrozze della metropolitana per soli milanesi”. Milano si era appena aggiudicata Expo, avviandosi a (ri)diventare la città internazionale apprezzata oggi, ma lo Stratega pensava bene di puntare tutto su un ritorno al campanilismo dei primi anni ’90, costringendo gli alleati - incluso l’allora premier Berlusconi - a chiedere scusa.

Oppure, si sarebbe potuto tenere presente l’atteggiamento tenuto dal Richelieu del Papeete in occasione delle Comunali 2016, solo tre anni fa, quando il Nostro ricopriva già il ruolo di segretario della Lega. Dopo il primo turno, a Milano, il semisconosciuto Stefano Parisi era riuscito a scioccare anche la Madonnina, portandosi a un solo punto percentuale dall’iperfavorito Beppe Sala. Per la sinistra si trattava di uno psicodramma: perdere Milano, con tutto quello che Milano rappresenta per il Paese sia a livello economico che simbolico, sarebbe stato un colpo mortale.

E mentre alti papaveri locali del PD andavano a caccia, su Facebook, delle simpatie degli elettori dei Cinque Stelle – in una piccola anticipazione dell’oggi –, invece che appoggiare Parisi pancia a terra, il Grande Stratega rimaneva freddo, come del resto aveva fatto per tutta una campagna elettorale dove aveva apertamente remato contro. Inutile dire come andarono le cose al ballottaggio.

Per non parlare di quello che, nella stessa tornata, accadde in quel di Varese, dove la Lega, per la prima volta sotto la giurisdizione di Matteo Salvini, prendeva per la prima volta, nella sua storica culla, una sonora pernacchia dagli elettori.

A beneficio di tutti quei bagnanti che si sono fatti selfie con il grande stratega di noantri e che lo voteranno alle prossime elezioni perché fanno parte della folla oceanica che lo adora, ricordiamo di quando, nel 2014, il” Baciatore di Crocifissi” in terra Calabria e di ‘ndrangheta, scendeva in piazza insieme alla transessuale Efe Bal – che parlando di lui diceva “Matteo a letto è un animale feroce” - per chiedere la legalizzazione della prostituzione: non esattamente un tema in cima all’agenda del Forum mondiale della Famiglia.

Cosa sia accaduto negli ultimi tre anni è storia di noi tutti e non più fatto regionale o nota di colore locale.

Matteo Salvini ha cavalcato quel momento in cui l’immigrazione – il fenomeno culturale e politico più rilevante di questo secolo - ha smesso di essere trattata come una questione politica per diventare esclusivamente materia ideologica, quel momento in cui un dibattito serissimo è stato svilito oltre ogni misura, fino a diventare una farsa di pupi siciliani.
A Salvini non è parso vero di poter salire su un palco finalmente alla sua altezza e di prendersi la scena giorno dopo giorno a colpi di slogan senza vergogna.

Altro che Stratega, la carriera politica di Matteo Salvini, fino a tre anni fa, è sempre stata del tutto coerente con le batoste alla ragionier Ugo Fantozzi.

Un processo che non solo non è stato contrastato da nessuno ma che è stato addirittura favorito: già, perchè trasformare l’Egidio Calloni leghista nel Pericolo Pubblico Numero Uno non è servito solo a lui, ma anche a chi ne ha approfittato per saltare sul palco insieme a lui, utilizzando una retorica opposta nei contenuti, ma identica nella sostanza.

Da quel buontempone di Chef Rubio in giù, c’è una lista lunghissima di gente che dalla Guerra Santa a Salvini ha tratto enorme visibilità personale e decine di migliaia di followers nuovi di zecca, da tradurre poi in un pubblico a cui vendere libri, programmi tv o spettacoli teatrali.
Prova ne sia che mentre ogni sparata di Salvini veniva e viene riproposta allo sfinimento dall’esercito di Uomini Buonissimi sinceramente preoccupati per il futuro della democrazia, il primo anniversario della morte di Soumalia Sacko, l’eroico sindacalista dei braccianti della Piana di Gioia Tauro ucciso barbaramente con un colpo di fucile alla testa, è passato sotto silenzio, e del destino dei migranti, dall’attimo successivo allo sbarco a Lampedusa in poi, a tutti i bagnini dell’accoglienza continua a non fregare assolutamente nulla, meno che mai a quei politici in bikini rosa shocking che vogliono essere ricordati solo per le riforme.

Forse Salvini riuscirà, in qualche modo, a salvarsi da se stesso e a sopravvivere alla crisi da lui stesso innescata, proprio come Fantozzi, dopo essersi spacciato come “Azzurro” di sci, riusciva a sopravvivere alla discesa a pelle di leone.

Il problema vero è quando impareremo noi a salvarci da noi stessi e dai pupazzi di ogni colore che noi stessi ci creiamo.
Quando riusciremo a salvarci dai nuovi e vecchi eroi da selfie che la politica nostrana ci riserva. Da mai abbattuti rottamatori che proprio non ci speravano più di riprendersi i riflettori dopo che l'Italia e gli italiani avevano capito che distruggere un partito non era proprio proficuo per un Paese alla stregua dell’anarchia.
Quando ci salveremo da politici che in crisi narcisistiche postano selfie in spiaggia per non far credere di essere degli emeriti sfigati?
Già, perché la politica italiana è composta da una marea di sfigati che esiste solo se si immortala sorridente. Esiste non già per uno straccio di idea o di para-pensiero riformista. Esiste su una foto, perché la foto li può avvicinare a quell'immagine che il loro ego suggerisce, ma che la realtà impietosamente non gli riconosce.
Ecco, Salvini, con il suo senso istituzionale inesistente, con il suo bipolarismo da curare, con il suo accattare voti senza dare in cambio alcuna risposta, con la sua perenne vita in vacanza, sta facendo rinascere ciò che nessuno voleva che rinascesse.

E non ci sta facendo guarire dalla nostra innata, portentosa capacità di trasformare in miti dei semplici mitomani.

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