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La crisi di goveno fra amici e un po' in romanesco

politicaalbar mindi Antonella Necci - All’osteria del Bivio, dove Roma parla come magna. «Vedrai: a Roma Matteo Salvini infrocia, ce sbatterà er muso»

Il tentativo di collegare il movimento grillino con gli stati maggiori della Roma che conta: era il compito che Virginia Raggi avrebbe dovuto portare a termine.
«Lasciali fa', ma'ndo vanno?, alla fine 'nfroceranno, come 'aa Raggi, vedrai (trad.: “ci sbatteranno il muso”, ndr)». All'osteria del Bivio la saggezza non è ancora sopraffatta. «Ti ricordi quando la sindaca è andata a Finocchio? Voleva conoscere l'impianto di Rocca Cencia, il Tmb dell'Ama. Eravamo a giugno del 2016. Tutti i giornali hanno scritto che l'avrebbero accompagnata i vigili urbani: ette credo, sennò quando l'avrebbe trovato?». Dai non esagerare... «Nessuna esagerazione. Virginia non ne sapeva niente che c'erano altre Rome oltre il palazzo di Giustizia, piazzale Clodio, il quartiere degli avvocati. E nemmeno lo immaginava. Non dico che credesse fossero chiacchiere ma poco ci manca».

«La verità è che all'elezzioni, i 5stelle jhanno confezionato un polpettone e a lei è toccato mandarlo giù. Casaleggio l'aveva detto a tutto er partito che era necessario costruì un rapporto co quelli che de Roma conoscono pure i tombini, quelli che i congegni li costruiscono non per studiarli, ma per utilizzarli. Così è venuta fori Virginia. Ma c'hai presente da dove? Dallo studio legale dell'avvocato Pieremilio Sammarco, quello a suo tempo associato con Cesare Previti. La cosa che nessuno ha messo in evidenza – escluso Marco Lillo, sul Fatto quotidiano –, è che la sindaca ha fatto pratica direttamente con Previti, dal 2003 alla fine del 2006. Ma ha “dimenticato” (Lillo scrive “nascosto”, ndr) di annotarlo sul curriculum».

Ora che Virginia Raggi è in difficoltà Sammarco potrebbe rientrare nel gioco, al vertice dell'Ama si dice. «Secondo me le rivelazioni di Lorenzo Bagnacani riportate dall'Espresso hanno mandato tutto a monte» (lasciamo stare se le date non coincidono).
Chi dovevano eleggere i 5 stelle allora? «Escluso Di Battista, che nun capisco perché non s'è candidato, Roma c'aveva bisogno... che so, d'un tipo come la Taverna, una borgatara sfrontata, senza pudore. Oppure della sua nemica, Roberta Lombardi, una che la politica si direbbe l'abbia studiata già alle elementari. Senti, me devi crede: della Raggi era mejo pure Marcello De Vito, lui lo sapeva già da prima come devi tenè er volante 'nmezzo ar traffico del Campidojo».

Come sarebbe? «Sarebbe a dì che Roma è lo specchio dell'Italia, ognuno tira dalla parte sua, ognuno prova a rimedià in proprio, sia persona che partito. L'esempio so i professionisti, quelli che, 'na volta entrati nel giro delle assegnazioni e degli incarichi, se so sistemati, loro e i loro figli: a vita».

E così, invece, adesso arriva Matteo Salvini... «Seeeee, lui soooo crede, ah, ah, ah». Ar prossimo giro, se non fanno stronzate, se troveranno insieme Nicola Zingaretti e la Lombardi. Hanno fatto le prove, la grillina ha impedito alla destra di far fuori Zinga dalla Regione (condizioni e numeri c'erano tutti, ndr). Tutti e due guardano ar Campidojo come laboratorio delle future alleanze, coi 5stelle sganciati dalla Lega. Secondo me andrà così, e l'accordo tra Pd e 5stelle sconfiggerà Salvini.
«Pure se non fosse, lo vojo vede' il leghista governà Roma. Prendi la storia degli zingari. La Raggi ha tentato di smantellare i campi, sistemando le famije rom in case “normali”, i regazzini che vanno a scola eccetera. Finora non c'è riuscita. Perché il ministro degli Interni dice che i campi vanno chiusi ma non smove paja pe fallo. Hai visto come a Torre Maura i suoi amichetti hanno impedito che i rom venissero sistemati? E lui zitto, senza profferire verbo? A quella tizia, a quell'esagitata che urlava “je dovemo dà foco”, mica s'è accostato, mica ja detto che così non ci si comporta, mica ha detto a quelli di Casapound che non dovevano aizza' quel casino. Invece ha detto che siccome non davano fastidio, potevano rimane' nel palazzone occupato a via Napoleone III.
D'altronde famme capi': tu chai chiaro per quanto tempo ancora i 5 stelle continueranno a esse forza d’opposizione stando al governo?».

 

Parole che oggi suonano profetiche, riportate in una pseudointervista su The Globalist da Tommaso Verga il 20 aprile 2019.
Ecco che i nodi sono giunti al pettine per entrambi i partiti che hanno formato per più di un anno il cosiddetto “governo gialloverde”.
Per questa fase post crisi la stampa ha coniato il termine di possibile governo “giallorosso”, non si sa perché visto che di rosso Renzi e compagni hanno solo la cravatta. A volte.
Niente è rimasto dell'animo di sinistra che notoriamente dovrebbe essere riconosciuta dal colore del PCI e della sua bandiera. Nessuno di quella sinistra si trova dentro al Pd. Se vi si trova è camuffato in attesa di tempi migliori. Qualcuno è transitato dentro a LEU e cerca di aggregarsi al PD per ritornare a vivere. O per perdere i già pochi voti acquisiti con difficoltà. Qualcuno con idee da definirsi di sinistra, del resto, si trova inspiegabilmente anche dentro al M5S e proprio al governo.

In queste ore Zingaretti sta provando a tenere banco, dettando regole che M5S non potrà accettare, perché troppo radicali e fuori dal loro statuto. Il punto più gravoso per i 5S è la non continuità con il governo precedente.
La più gravosa perché in fondo al 5S Matteo Salvini piace. La pensa come loro e ha il coraggio di ostentare quello che loro non saranno mai, perché sono un movimento nato da un comico dagli ideali conservatori come Beppe Grillo. E a Grillo devono obbedire. Sempre. Quindi i punti in comune diventano due. Come ha detto Giorgetti ieri, la Lega ha una sola mente e un solo leader. E di certo non stava parlando di sé stesso.

Il PD, al contrario ha galli che cantano ovunque. È il limite positivo della democrazia. Puoi dire ciò che pensi. Tutti rispettano tutti. Zingaretti nemmeno si sogna di zittire Renzi, pur sapendo che è la sua spina nel fianco. Renzi fa dispettucci, ma ha quasi capito che è meglio se sta buono e da parte ancora per qualche altro secolo o il partito rischia l'estinzione e, alle prossime elezioni, i livelli di Fratelli d'Italia.
Anzi, forse qualcosa in meno. Meglio non provare per credere.
Infine il PD, sia pure con i tanti limiti, si presenta come forza riformista. Anzi si vanta delle tante riforme messe a segno in quattro anni di governo. Di queste riforme il M5S è spesso stato la nota discorde, l'opposizione nuda e pura, la critica socialmente feroce.
Come del resto la Lega. Terzo punto comune. Le possibilità che si giunga ad un “accordicchio” tra M5S e PD, perché le elezioni anticipate regalerebbero il paese di nuovo alla destra resuscitando Berlusconi? Sono molto vicine allo zero. Ma più si andrà avanti e più saranno vicine anche allo zero termico. Del resto, se ci fosse stato un dialogo, lo si sarebbe avuto già all'indomani delle elezioni del 2014, con un team di politici di sinistra quali Pierluigi Bersani ed Enrico Letta. Prima del renzismo.

21 agosto 2019

 

 

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