fbpx
Menu
A+ A A-

Auschwitz libico e un dittatore camuffato

nave Eleonore di Mission LifeLine 350 mindi Antonella Necci - La nave Mare Jonio che ha lasciato il porto di Licata nei giorni scorsi ha soccorso nella mattinata del 28 agosto oltre 100 persone a nord delle coste libiche. Tra i migranti in fuga dalla Libia ci sono 22 bambini al di sotto dei dieci anni di età e almeno otto donne in stato di gravidanza. La nave italiana che ha soccorso i naufraghi è ora in attesa di un porto sicuro. E le altri navi delle Ong si preparano a nuovi salvataggi dopo il naufragio di ieri in cui sono state accertate 37 vittime, tra queste un’intera famiglia.

Ci sono ventidue bambini al di sotto dei dieci anni di età, altri sei minori e 26 donne di cui almeno otto in stato di gravidanza tra le circa cento persone soccorse questa mattina dalla nave Mare Jonio di Mediterranea. L’equipaggio è riuscito a individuare il gommone alla deriva, sovraffollato e con un tubolare già sgonfio attraverso il radar di bordo. Il soccorso è avvenuto a 70 miglia a Nord di Misurata.

«Le persone sono tutte al sicuro a bordo con noi, ci sono casi di ipotermia e alcune di loro hanno segni evidenti dei maltrattamenti e delle torture subite in Libia. Fuggono tutte dall'inferno», scrive Mediterranea che ha comunicato di aver contattato il Centro di Coordinamento Marittimo Italiano MRCC a salvataggio in corso e che ha risposto di«riferirsi alle autorità libiche».

Mediterranea così come avvenuto già in altre occasioni ha risposto: «Abbiamo replicato che sarebbe impossibile per noi riferirci alla forza di un paese in guerra civile dove si consumano tutti i giorni torture e trattamenti inumani e degradanti, rispetto alla sorte delle persone soccorse, ora a bordo di una nave battente bandiera italiana, e la cui sicurezza e incolumità ricade sotto la nostra responsabilità. Abbiamo reiterato pertanto all'Italia la richiesta di istruzioni compatibili col diritto internazionale del mare e dei diritti umani».

Alle 8.35 di questa mattina la nave MareJonio ha completato il salvataggio di circa cento persone tra cui 26 donne di cui almeno 8 incinte, 22 bambini di meno di 10 anni e almeno altri 6 minori.
Nei giorni scorsi Mediterranea aveva anche raccontato di essere stata sorvolata da un aereo militare portoghese della missione Eunavfor Med.
Il soccorso di Mediterranea segue il naufragio avvenuto ieri davanti le coste libiche dove 37 persone sono morte, tra cui molte donne e bambini. Tra le vittime anche un’intera famiglia composta da madre, padre e figlio come riferisce il team di Medici Senza Frontiere presente in Libia: «Per loro era troppo tardi i nostri medici non potevano fare altro che aiutare le autorità fornendo sacche per il corpo.»
Rimangono in attesa a 12 miglia da Malta i 101 migranti salvati della nave Eleonore di Mission LifeLine, mentre le navi delle altre due Ong Open Arms e Sea Watch sono al momento sotto sequestro nei porti siciliani di Porto Empedocle e Licata da dove è ripartita la Mare Jonio. In direzione della zona Sar Libica si sta avvicinando anche la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea- Eye che era attraccata nel porto spagnolo di Castellon. Ha fatto rientro invece a Marsiglia per un cambio equipaggio e rifornimento la nave Ocean Viking di Sos Méditerranée.

C'è dunque chi ancora si dichiara palesemente ostile a quanto sta accadendo e sempre pronto ad andare a nuove elezioni per gettare il paese nel baratro più profondo camuffandosi da uomo del popolo.

Salvini si presenta come il povero che odia i ricchi. Ma non è il suo passato nei Comunisti Padani a parlare, ma una ben più accorta strategia comunicativa: Carola Rackete è una “ricca comunista tedesca”, Richard Gere un “ricco attore [che] viene in Italia a fare il fenomeno buonista”, Saviano un “ricco ‘intellettuale’ amico dei clandestini”, Balotelli “un ricco e viziato giocatore“. Scagliarsi contro “chi ha i soldi” è parte del suo core business, che cerca di convincerci che l’ex vicepremier è uno di noi, un uomo semplice, uno del popolo.

Solo, in lotta contro i poteri forti e le élite, questa entità non meglio definita per cui un ricercatore che campa con un assegno di ricerca da mille euro al mese è ricco e quindi deprecabile tanto quanto un dirigente di banca tedesco. È una strategia semplice ma efficace, quella di prendersela con le élite e la finanza: orchestrare dall’alto e monopolizzare il conflitto tra le classi, che un tempo era l’asso nella manica della sinistra e che oggi abbiamo rimosso. Inoltre additando un nemico nebuloso da immaginario massonico: chi sono queste élite?

Salvini si rivolge all’operaio che non arriva alla fine del mese per dirgli che in fondo lui non gli è tanto dissimile, capisce il suo disagio, il loro stile di vita è lo stesso: i veri nemici sono “i ricchi”, Gad Lerner, Michela Murgia, J-Ax, non gli imprenditori che sfruttano i dipendenti o le multinazionali che si inventano di tutto per trasformare il lavoro in volontariato.

Quello che sfugge a molti, e quello su cui pochi hanno avuto il coraggio di attaccare Salvini in questi mesi, è che l’ex ministro dell’Interno è parte integrante non solo di quelle élite da cui tanto si allontana, ma anche da quel mondo delle banche, dell’alta finanza e dello “zero virgola” a cui imputa tutti i mali del mondo, giusto quando non c’è un’imbarcazione di qualche Ong da prendere di mira.

Da quando Salvini ha assunto la segreteria del partito, la Lega ha abbracciato la linea nazionalista ma soprattutto ha deciso di tagliare i ponti con la vecchia dirigenza Bossi, macchiata dal caso dei famosi 49 milioni. Secondo i giudici, i rimborsi elettorali ricevuti dal partito tra il 2008 e il 2010 sono stati utilizzati in modo illecito dalla famiglia Bossi e, anche se una recente sentenza della Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito (ma per quest’ultimo resta la condanna per appropriazione indebita), si continua a procedere con la confisca di tale importo “ovunque e presso chiunque custodito”. Nonostante Salvini abbia sempre affermato che il partito si sostiene grazie alle vendite di “una birra o una salamella” e di essere totalmente estraneo a questa vicenda, i movimenti monetari particolari della Lega sembra si siano avuti anche dopo la sua elezione a segretario del Carroccio.

Secondo un’inchiesta de L’Espresso e un’indagine della procura di Genova, alcuni di questi milioni sarebbero finiti nelle casse di sei piccole società italiane domiciliate nello studio del commercialista della Lega Alberto Di Rubba e controllate da una holding del Lussemburgo, la Ivad Sarl di cui, trattandosi di una fiduciaria, è impossibile risalire al proprietario. Anche l’Uif, l’ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia, sta indagando su queste transazioni sospette verso il Lussemburgo, di fatto confermando l’ipotesi de L’Espresso secondo cui parte dei 49 milioni sarebbe stata riciclata nel Granducato. Si tratta inoltre di transazioni molto recenti, che mettono in dubbio la completa estraneità di Salvini dal mondo dei “signori della finanza”.
La Lega quindi non è nuova ai giochi di mano che smentiscono il suo indirizzo sovranista o, per meglio dire, nazionalista. Ora che alla pista lussemburghese si aggiunge quella dei fondi russi, è difficile continuare a credere alla favola dell’onesto cittadino Salvini, al lavoro anche a Ferragosto per perseguire esclusivamente gli interessi degli italiani. Questi intrighi internazionali rendono davvero poco credibile l’immagine della Lega come partito a fianco delle “persone perbene” e ancora meno quella di Salvini “uomo qualunque”.

Che Salvini sia ricco, non è un mistero né un problema di per sé. È inutile (e anacronistico) rimpiangere l’epoca in cui i primi ministri si facevano prestare i cappotti, ed è ingenuo pensare che la destra si distingua per pauperismo dai famosi “comunisti col Rolex” o dagli ormai proverbiali maglioncini di cachemire di Bertinotti. Siamo tutti consapevoli che i politici abbiano degli stipendi ben al di sopra di quelli di un semplice impiegato. A ottobre 2018, Salvini dichiarava un reddito di 13.228 euro, a cui si deve però aggiungere quello proveniente dalla sua attività di europarlamentare, relativo al 2017: circa 100mila euro. Ma ci sono altri dettagli più interessanti di queste cifre, come quelli delle partecipazioni societarie: Salvini, oltre a possedere 3mila azioni in tre grossi nomi del settore energetico, A2A, Enel e Acea, ne ha altrettante in BG Selection, una Sicav di Banca Generali. Quest’ultima società ha però sede a Lussemburgo, il paradiso fiscale europeo, dove i cosiddetti fondi “estero-vestiti” o round trip – fondi esteri istituiti da intermediari italiani – godono di grossi vantaggi fiscali che non avrebbero nel nostro Paese. Nulla di illecito, ma è impossibile non notare l’ipocrisia di chi tra i suoi nemici ideologici continua a evocare quell’ “alta finanza” di cui è capitale simbolica il Lussemburgo, patria, tra l’altro, dell’odiatissimo Juncker. Quindi che Salvini sia ricco non è un problema di per sé ma lo diventa nel momento in cui l’ex vicepremier e il suo partito si fingono totalmente estranei a queste dinamiche. Inoltre, non pare una mossa molto sovranista foraggiare queste società con sede a Lussemburgo che, di fatto, non pagano le tasse in Italia.

A duecento chilometri di distanza dal Lussemburgo si trova l’altro luogo che dimostra l’ipocrisia della retorica pauperista di Salvini: Bruxelles. L’ex vicepremier ha seduto al Parlamento europeo dal 2004 fino alla sua nomina al governo Conte. Seduto si fa per dire, dato che i colleghi hanno visto più spesso una sedia vuota: nel 2016 Marco Bentivogli, segretario generale della Fim, lo definì “il più grande assenteista di Bruxelles”, appellativo che secondo il tribunale di Milano non costituisce diffamazione visto che Salvini ha partecipato solo al 18% delle riunioni della Commissione sul commercio internazionale di cui faceva parte. Nel 2014, il deputato belga Marc Tarabella l’aveva addirittura definito “fannullone”. Come aveva spiegato a The Vision l’ex eurodeputata Elly Schlein, Salvini si presentava spesso a Strasburgo – dove vengono registrate le presenze – e poco nella sede belga, dove però si svolge il lavoro vero dei parlamentari: negoziati e riunioni. Questo non gli ha impedito di incassare ogni mese lo stipendio per l‘impegno profuso: 8.757,70 euro lordi al mese, ai quali si aggiungono l’indennità per le spese generali di 4.513 euro al mese e i rimborsi per le spese di viaggio, 320 euro al giorno.
Uno stipendio di tutto rispetto per una persona che è entrata nel consiglio comunale di Milano a 20 anni e a 46 si è trovato vicepremier e ministro dell’Interno senza aver mai svolto altre professioni che non fossero quella del politico. Quando nel 2014 l’eurodeputato Davide Vecchi scrisse su un blog de Il Fatto Quotidiano che Salvini non aveva mai lavorato, e fu querelato dall’ex vicepremier, il giudice accolse la richiesta di archiviazione del pm dicendo che: “Salvini non ha potuto dimostrare di aver fatto ‘qualcosa’ al di fuori della Lega”Stiamo quindi parlando di una persona molto più ricca e molto più privilegiata dell’elettore italiano con cui tenta, riuscendoci, di immedesimarsi. Eppure, pur non avendo mai avuto alcun problema a sbarcare il lunario, Salvini se la prende con chi si è guadagnato i propri soldi e che oggi, per merito e capacità, ha migliorato la propria condizione economica, millantando attici a New York, yacht, Rolex e tutte quelle cose che scatenano invidia sociale e odio di classe nell’italiano medio. Curioso anche che questo processo sociale sia cominciato con l’adorazione per un miliardario come Silvio Berlusconi, che ha aperto la strada alla contrapposizione popolo-élite e che non a caso ancora nel 2018 ha trovato nel Carroccio l’alleato ideale. Il meccanismo è leggermente diverso: aspirazionale per il Cavaliere, identificativo per Salvini. Ma si tratta comunque di due ricchi che fanno gli interessi dei ricchi, fingendo di interessarsi a quelli della gente.

Salvini è quanto di più distante dal popolo possa esserci: non conosce l’incertezza del non riuscire ad arrivare alla fine del mese, la fatica del precariato, la rinuncia alle vacanze per pagare le bollette. Non conosce la dignità di chi ogni mese lavora per portarsi a casa lo stipendio. Salvini è un ricco privilegiato, e nessuno avrebbe niente da ridire se non facesse di tutto per convincerci del contrario. Per lui vengono prima gli italiani. Ma solo se bianchi e ricchi.
E via i negri che annegano nel mare che li separa dalla Libia perché così può vincere le elezioni.
Anche grazie agli Italiani che in lui si riconoscono.

28 agosto 2019


fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/intv-medico-migranti-santon-cbe8cfbe-9138-4a43-bbcb-fd5235357783.html

Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici