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Cosa serve per un vero cambiamento?

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Conte Zingaretti Di Maio storia di una crisi di governo di 22mezza estate22 mindi Ivano Alteri - Com’era prevedibile, entrambe i partiti della maggioranza di governo, M5S e Pd, scendono nei sondaggi. Era prevedibile per ragioni evidenti, anzi, appariscenti: i rispettivi elettorati si sono reciprocamente insultati per lungo tempo, i rispettivi gruppi dirigenti non sono stati da meno; c’è Renzi sulla loro destra col mandato precipuo di “impedire che si faccia” il cambiamento e, notoriamente, con la forza parlamentare per riuscirvi; si è consentito a Salvini, per un anno e mezzo, di gonfiare il petto e il consenso sulla questione migranti, lasciandolo seminare diffidenza e odio (aporofobico, come dice Papa Francesco); il M5S è un partito ancora strutturando, il Pd, ahinoi, pervicacemente ancora destrutturando (e lasciamo stare il resto sulla sinistra)… In un tale contesto, i sondaggi non potevano che registrare una discesa del consenso, almeno nell’immediato.

A tutto questo bisogna aggiungere, ancor più grave, che non si intravvede ancora all’orizzonte quella “visione” richiesta accoratamente da Beppe Grillo (non un politico!...) a tutti i protagonisti potenziali del vero Cambiamento, invitandoli a lasciar stare le sterili discussioni su “punti e posti” del programma e della squadra di governo. Ma quella visione che non c’è ancora sarebbe l’unico vero antidoto al veleno che le due parti, dal vertice alla base, si sono somministrate appassionatamente per anni; e i cittadini, soprattutto quelli più accorti e partecipanti, ne hanno assoluto bisogno per sapere cosa fare, per non stare alla finestra a guardare passivamente ciò che accade, per sostenere attivamente, invece, un’azione di governo che non porterà ad alcun cambiamento, se loro stessi non ne saranno la cifra originale. La partecipazione non è un orpello, essi pensano, ma il carattere peculiare di una politica nuova, la vera politica del Cambiamento. Senza quella visione coinvolgente, quindi, temiamo che o l’un partito eliminerà l’altro, o, molto più probabilmente, entrambe si estingueranno elettoralmente e politicamente, inghiottiti dal buco nero di un fallimento cosmico.

Per uscire da questa micidiale trappola autocostruita, essi potrebbero partire, intanto, constatando e riconoscendo di non aver meritato in alcun modo questa gigantesca opportunità, essendo essa tutto “merito” di Salvini; che quel loro rapporto conflittuale era “innaturale”, artificioso, strumentale, personalistico, prerazionale, impolitico, infondato nella condizione materiale, visto che gli elettorati dei due partiti, tra un insulto e l’altro, dicevano di volere la stessa cosa e i rispettivi partiti dicevano di volerli rappresentare; che Renzi non è il gigante di cui parla la sua tifoseria, ma solo un inserviente d’alto rango con il mandato d’impedire il cambiamento in direzione di una politica popolare, e che la figura che si vede giganteggiare è, in realtà, solo l’ombra di un uomo morbosamente ambizioso proiettata sulle pareti della caverna.

A seguire, essi dovrebbero fornire finalmente quella “visione” illuminata di Cambiamento che gli italiani aspettano da decenni. Essa dovrebbe consistere, chiaramente e nettamente, in una politica Popolare come l’Italia non ha mai visto nei secoli, sin dalle sue origini risorgimentali; tanto che, fino ad ora, ogni volta che si è parlato di riforme si è sentito il bisogno di aggiungere “anche a costo di essere impopolari”, come se l’impopolarità fosse una manifestazione di coraggio e radicalità riformista. Al contrario, d’ora in poi si dovrebbe sentire il bisogno di affermare che le riforme o sono popolari o non sono, e anzi che tutto ciò che non è popolare è conservazione, altro che cambiamento!

Popolare, diciamo, non popolaresco, né tanto meno populista. Il ché, tradotto in partica, significa: ampio e profondo coinvolgimento dei cittadini nelle scelte, tutela del Lavoro sotto ogni sua espressione storica, volontà d’acciaio, coraggio fino al confine della temerarietà e, soprattutto, incrollabile determinazione a conseguire lo scopo, anche fino all’estremo sacrificio del sé individuale e collettivo. Mandando ruvidamente i sondaggi alla malora.

E tutto questo, non dovrebbe solo sembrare, ma anche essere. E tutto questo, non dovrebbe solo essere, ma anche sembrare.

Frosinone 30 settembre 2019

 

 

 

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