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Ma che fine ha fatto Stephen Kevin Bannon?

Stephen K. Bannon 350 mindi Antonella Necci - Stephen Kevin Bannon è un manager, produttore a Hollywood, stratega della campagna prima e poi consigliere capo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il 18 agosto 2017 Bannon è stato scaricato da Trump per le sue posizioni troppo radicali e populiste.

Bannon è nato il 27 novembre 1953 a Norfolk, in Virginia da una famiglia cattolico irlandese di stampo democratico. Ha studiato alla Virginia Tech e alla Georgetown University e conseguito un M.B.A. con lode presso la Harvard Business School. Bannon è stato ufficiale della Marina degli Stati Uniti, in servizio sul cacciatorpediniere Paul F. Foster e assistente speciale al Pentagono.

Ha lavorato poi alla banca d'affari Goldman Sachs come investment banker nel dipartimento Mergers & Acquisitions per poi fondare nel 1990 una banca d'investimento specializzata nei media. Dopo la vendita di Bannon & Co. è diventato un produttore esecutivo di Hollywood (tra i film prodotti un documentario che osanna Sarah Palin, uno su Ronald Reagan e l'ultimo su Hillary Clinton "Clinton Cash").

Dal 2007 fino al 2011, Bannon è stato presidente e CEO di Affinity Media e American Vantage Media Corporation. Ha guidato per 4 anni fino ad agosto 2016 il sito Breitbart News apertamente «alt-right», cioè che si ispira al movimento legato all'ideologia della destra radicale, suprematista e antisemita. Da qui ha condotto la campagna elettorale a favore di Donald Trump per reclutare simpatizzanti tra il popolo bianco contrario al multiculturalismo, all'immigrazione e a favore dell'uso dei civili delle armi.

Nel 2015 la rivista Medialite l'ha inserito tra le venti persone più influenti nel campo dei media americani. Con il socio Peter Schweizer (politico e scrittore) ha fondato il Government Accountability Institute un'associzione non profit che pubblica libri e agisce contro l'establishment politico che ha come scopo "l'indagine la denuncia del capitalismo clientelare e della corruzione nel governo".

E' stato sposato tre volte e ha tre figlie, in passato è stato accusato del reato di violenza domestica e di antisemitismo dalla seconda moglie.

Ma che fine ha fatto Stephen Kevin Bannon, decaduta l'ambizione di creare una scuola sovranista nel cuore della certosa di Trisulti, sostenuto, tra gli altri, da un politico ex Dc come Rocco Buttiglione, facente parte del CDO dell'associazione no profit che aveva avuto il benestare ad agire dal ministro Dario Franceschini nel 2018? (Franceschini ha di recente revocato la concessione dopo essere stato nominato nuovamente ministro dei Beni culturali. Va ricordato però che lo stesso Franceschini rese la concessione attiva poco prima di perdere il suddetto ministero, durante il governo Renzi, a febbraio 2018).
Le ultime notizie vedono Bannon tentare la scalata per acquistare il Telegraph, noto quotidiano della destra Inglese, per 100 milioni di sterline.
E non è che la stampa inglese ci vada tanto per il sottile nel porre in rilievo come tale azione possa determinare la fine dello storico quotidiano britannico.

“Nelle mani di Steve Bannon, credo che sarebbe la fine del Telegraph” twitta Alan Rusbringer, ex direttore del Guardian, “e qualsiasi cosa si pensi del Telegraph, sarebbe una cattiva notizia”.

Steve Bannon, già fondatore di Breitbart, ex braccio destro di Donald Trump e dichiarato sostenitore dei governi populisti nel mondo, ha confermato al Times che sta cercando di mettere su un consorzio che possa rilevare la storica testata della destra britannica.

I fratelli Barclay hanno deciso di venderlo per 100 milioni di sterline, dopo averlo pagato nel 2004 oltre 660 milioni. La crisi del quotidiano è però fortissima sia a livello di tiratura che di profitti.
Bannon ha spiegato al Sunday Times di voler fare del Telegraph “una voce globale del populismo trumpiano”.

Da qualsiasi punto si guardi questo personaggio, ciò che più allarma non è tanto il suo acume nel fare affari sulle disgrazie altrui, quanto la quantità di persone fintamente perbene pronte ad aiutarlo. Da una parte fondano una associazione umanitaria no profit con sede in prossimità del Vaticano, per entrare indisturbati dentro ad una Certosa come quella di Trisulti che crolla a pezzi per mancanza di fondi oltre che di monaci.
Dall'altra l'individuo cerca di creare una cordata finanziaria per mettere mano su un quotidiano storico e che, nonostante sia di destra, è di certo più illuminato di tanti Trumpiani seguaci di Bannon.
Segno più che limpido che il sovranismo non è una mera opinione, ma vive e vegeta in molti animi pronto a balzare fuori e a mangiare il prossimo più sprovveduto. Con il sorriso di mite uomo di chiesa sulle labbra.

 

 

 

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