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Per una politica di sinistra la vera sfida è il lavoro

macaluso diegobianchi 390 mindi Nadeia De Gasperis - Tutt’altro che propaganda politica quella che Emanuele Macaluso, 94 anni, storico dirigente del PCI, ci ha riservato in una intervista di Diego Bianchi durante la trasmissione Propaganda Live di LA7.

Un discorso da trasmettere a reti unificate, a ricordarci quale sia la missione della politica, in particolare della politica che si dica di sinistra, per chi, come Macaluso sostiene “oggi, in tanti, rinnegano di essere stati comunisti, ma io no, io lo sono stato” e lo ribadisce con l’enfasi di una parolaccia che però ci restituisce il senso civico e politico di quella appartenenza e anche l’indignazione per chi quel senso lo ha relegato nell’oblio.

Il PCI, sostiene sia finito con Berlinguer, nonostante i tentativi successivi, nonostante lui sia rimasto fino ai tempi del PDS.
Oggi la politica di sinistra dovrebbe trovare il coraggio delle sue scelte, anche quando sono impopolari, la vera sfida è il lavoro, prima di tutto quello degli immigrati ai quali restituire una dignità del lavoro. Lo dice con rammarico anche verso i sindacati, che dovrebbero avere al loro interno giovani immigrati che lavorano, perché ce ne sono, non solo quelli alla mercè del capolarato. Lo dice uno che ha fatto il dirigente della Camera del Lavoro di Caltanissetta nel ’47 e a 23 anni, dopo Portella della Ginestra, è stato segretario regionale della CGIL, dove è stato 12 anni.
Bisogna dare agli immigrati forza contrattuale!

Lui che sull’Unità scrisse un articolo dal titolo “sì, sono migliorista!” perché nella sua carriera politica ha sempre lottato per migliorare le condizioni dei lavoratori, quando le prime leghe di braccianti, in Emilia e in Sicilia, si chiamavano “leghe di migliorismo”.
Ma come sappiamo, in effetti, nonostante gli immigrati ci aiutino, con la loro presenza, e la loro forza lavoro, a tenere ancora in piedi una economia claudicante, l’unico sindacalista che oggi conosciamo è Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale della USB, impegnato nella lotta per i diritti dei braccianti.

Invece, come giustamente sostiene Macaluso, questi ragazzi dovrebbero avere ruoli decisivi nella società civile, e quale società è più rappresentativa se non quella del lavoro?!7

Ma la sinistra, cosiddetta, oggi si crogiola di una vittoria appena scampata al giogo delle destre, sebbene sia una vittoria molto importante. L’Emilia non ha combattuto una destra così becera con una battaglia politico-culturale. È vero che ha vinto la buona amministrazione ma non ha aggiornato e adeguato quelli che sono i valori culturali e politici della sinistra. E se la destra può contendere in una regione come l’Emilia, il fatto è inaudito. Il PD, poi è un partito ambiguo che non ha mai il coraggio di dirsi di sinistra e allora la battaglia politica su quali valori, se non sull’uguaglianza e sui diritti, sulla questione sociale, può farsi?

È riemersa in maniera terribile la questione meridionale, con giovani che emigrano per lavoro. In Calabria, poi, che ha un passato di destra, dove c’è stata una destra “qualunquista”, semi-fascista, che conquistò i comuni di Palermo, Catania e Messina, ci vorrebbe una sinistra davvero innovativa. Poi ci sono i partiti “senza tessera”, che sono niente altro che movimenti, c’è chi si vanta dei suoi 1%, in questo caso fa i nomi di Renzi e Calenda, che rappresentano non più di se stessi, una combriccola di amici, “non serve mica fare un partito per dire la propria, basta che fai una dichiarazione”.

Macaluso dice di non potersi sentire se non alla sinistra del PD. Non è capace, questa “sinistra” di fare scelte precise, come quella di cancellare i decreti sicurezza e non stare lì a far finta di decidere se rivedere, aggiustare…

Macaluso è l’ultimo ad essere stato eletto nella direzione del PCI, quando segretario era Togliatti, con nomi come Natta, Longo, Alicata, Amendola, Pajetta, Berlinguer, lui che, siciliano, era entrato nel partito clandestinamente, ma questi sono dettagli che probabilmente non serve ricordare ai lettori del nostro giornale.

 

 

 

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