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A proposito di "coronavirus"

Fatti e paure

MERS Coronavirus is on a Serious Rampage minIl nostro Paese, l’Italia, è allertato. Alcuni organi di informazione come repubblica.it hanno una cronaca di aggiornamento ora per ora, le televisioni sono diventate monotematiche intorno alle vicende del corona virus.

Al momento in cui scrivo si è a conoscenza di 152 contagi e di 4 vittime. Tuttavia, siamo il terzo paese al mondo per il contagio, dopo Cina e Corea del sud. Non ci sono margini o motivi per alcuna sottovalutazione anche se i nostri numeri nulla hanno a che vedere con quelli cinesi. Attenzione, vigilanza, informazione e segnalazione sono un obbligo per tutti nel rispetto del decreto legge approvato sabato sera dal Consiglio dei ministri che ha definito alcune misure di contenimento del nuovo coronavirus. Si tratta di misure importanti, rigorose e sicuramente efficienti.

Il decreto prevede soprattutto l’isolamento per 11 comuni, dieci in Lombardia e uno in Veneto: alle circa 50mila persone che ci vivono «non sarà consentito l’ingresso e l’allontanamento». L’isolamento sarà controllato dalle forze dell’ordine locali, con cui si potranno concordare eventuali deroghe. 2 casi sul litorale romano, ma tutto si svolge in un clima di collaborazione e sinergie fra governo e comunità locali di ogni colore politico.

Il decreto dà anche maggiori poteri ai ministri competenti per bloccare alcuni eventi nelle zone vicine ai focolai. Il ministro dello Sport, per esempio, ha potuto disporre di rinviare anche alcune manifestazioni sportive previste. Altre misure sono in via di definizione in base all’evolversi della situazione. Evoluzione che potrebbe anche essere positiva. Perché non augurarselo? Il grande timore del contagio in Africa, continente dalle deboli strutture sanitarie, è stato preso in considerazione dall’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) che sta predisponendo presidi in quell’area con il contributo generoso di tutto il mondo.
Insomma, nessuno sta fermo e la consapevolezza sembra ampia e determinata.

In questo quadro insieme allarmante, ma sotto controllo, UNOeTRE.it ha pubblicato, proprio sabato sera, un garbato e motivato invito a non avere paura, a firma del dottore Antonio Colasanti, collaboratore del nostro giornale di cui cura la rubrica del venerdì: “SaluteBenessere”. Il titolo del pezzo è proprio questo: ”Coronavirus, non abbiate paura, dice il dottor Colasanti”.

Il giorno dopo sulla pagina Facebook di unoetre.it abbiamo trovato un "commento" (?) a due voci, un protagonista con una spalla che si affrettavano a definire fake news il contenuto dell’articolo. È di moda dire fake news, basterebbe dire contiene falsità, ma non sarebbe moderno. Nulla di illegittimo, nulla di male se ci si fosse presa la briga di argomentare, vista la serietà e l’importanza del tema in questione e, prima ancora, se si fosse cercato di capire lo scritto del dottor Colasanti. Ma, invece, il commento a due voci si avviava con un “vaffa”, anche se scritto con puntini sospensivi, all’autore ed a questo giornale. Alcuni lettori di Ceccano hanno informato la Redazione dell’alto titolo di studio di chi aveva svolto la parte del protagonista. Bene. Neppure una laurea autorizza il turpiloquio, anzi è un’aggravante perché non esime dal dover capire cosa vuole dire, chi scrive. Abbiamo cancellato il commento non pertinente e insultante che così si è portato dietro anche il dialogo con la spalla. Il turpiloquio, pure sulle pagine di Facebook di unoetre.it non è consentito. Lo stile salviniano non è gradito ai nostri lettori.

Ci sono almeno due ragioni al di là dell’irrispettoso turpiloquio, che voglio affrontare.

La prima. L'incoraggiamento dell'articolo è ancorato ad una constatazione storica innegabile e incontrovertibile. Non è giustificato farsi prendere dalla paura perché oggi abbiamo a disposizione l'antibiotico scoperto da Fleming nel 1928 e i cortisonici scoperti da Kendall nel 1950. Quindi la pandemia universale mortale che uccise più di 100 milioni a cavallo tra il 1918 e 1920 ci fu perché non si avevano le armi per contrastare l'infezione. Questo non significa prendere nella più assoluta considerazione le paure diffuse, ma è legittimo il tentativo di evitare il panico indicando che ci sono molti strumenti di difesa a nostra diposizione oggi, che stanno dando risultati incoraggianti, anche se chiediamo risultati più definitivi in Cina, innanzitutto, ma anche nel resto del mondo e qui da noi? L'antibiotico ha il suo valore e innegabile resta la sua funzione anche se bisogna imparare sempre di più a limitarne l’uso alle sole prescrizioni mediche. L'abuso gli fa perdere efficacia. Gli interventio terapeutici comunque nel 2020 sono molti. Penchè non fidarsi?  Tutto questo è precdeuto da una constatzione diffusa ormai da giornali e Ministero della sanità: «il virus è diffuso a livello globale nella popolazione umana e questi ceppi contribuiscono a circa un terzo delle comuni infezioni da raffreddore nell'uomo e solo nei casi piu gravi possono provocare polmonite e bronchiolite, sopratutto negli anziani, nei bambini e nei pazienti con difese immunitarie basse. Oltre a malattie respiratorie possono causare anche malattie enteriche e neurologiche».

Dov’è la falsità o se si preferisce la fake news?

Incoraggiare, evitare il panico, da sempre i suoi frutti. La paura, gli insulti non hanno mai guarito nessuno. Il panico collettivo favorisce solo le speculazioni commerciali come l’assalto ai supermercati, il rialzo folle dei prezzi dei disinfettanti e delle mascherine (nella maggior parte dei casi, inutili).
Per qualcuno il “cacateteve addosso” dovrebbe essere la regola. In quanti ricordano nel film “Tosca” del regista Luigi Magni, come gli sgherri della polizia pontificia lo gridavano ai cittadini?
Poi come non capire che il “non abbiate paura” è rivolto a chi è sano e non deve temere perché oggi ci sono strumenti e condizioni per essere curati? Inoltre si sta lavorando per un vaccino, anche grazie alle scienziate italiane dello Spallanzani, che potrebbe giungere in un futuro assai vicino.

Il dottor Colasanti ha voluto aggiungere un suo consiglio, a chi sta bene, per irrobustire le sue difese. Oltre a tutte le raccomandate misure d’igiene, sappiate, dice, che ci sono prodotti naturali per armare meglio il nostro organismo, infatti scrive “aumentare le difese immunitarie”. Da nessuna parte nell’articolo si legge di sostituire i protocolli dell’Istituto Superiore di Sanità. Chi legge questo, fa un’operazione in malafede.

Un’ultima questione di etica giornalistica che l’ingiuriatore vorrebbe insegnare. Dovrebbe farsi dire da quella che abbiamo chiamato la sua spalla, che abbiamo ospitato su questo giornale un suo articolo, dal contenuto molto opinabile per la nostra Redazione. Ma l’abbiamo pubblicato integralmente. Per conto di UNOetRE.it Angelino Loffredi lo ha commentato in quanto primo, non ha trovato qualcosa che abbia a che fare con questioni scientifiche o metodologiche a fronte della dichiarazione “in soli sei mesi è stato rimosso il 30% di impattante“. E in secondo luogo, sottolineando che «vorrei vedere raggiungere risultati positivi, aldilà di una scelta non fatta, credo comunque sia doveroso che i cittadini vengano messi al corrente su: a) - le dimensioni della superficie interessata alla sperimentazione; b) - la proprietà (pubblica o privata?); c) - la natura del terreno; d) - il tipo di coltivazione utilizzato e le professionalità impegnate; e) - l’indice di avvelenamento del terreno prima della sperimentazione e dopo; f) - il giudizio dato dall’Arpa e da altri Istituti scientifici circa i risultati ottenuti».

Nessuna risposta è mai arrivata. Noi argomentiamo sempre. È uno stile di lavoro che l'autore di “presunti commenti” fuori luogo non può capire se si affida al turpiloquio e alle battute.
Questo, accaduto in una domenica di febbraio del 2020, mi pare proprio una manifestazione di crisi di civismo o forse, meglio, di civiltà.

 

 

 

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