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Ai “più cattolici del Papa”

Cè chi vorrebbe che la ruota della storia girasse all'indietro?

papafrancesco stringemani 350 260 mindi Ivano Alteri - Vi sono i “più realisti del Re”, ma anche i “più cattolici del Papa”. Continuano così le aggressioni a Papa Bergoglio, a cura di chi l’accusa di essere comunista, di minare i valori “tradizionali” della Chiesa, di essere un traditore; proprio a lui che, più di altri e contrariamente a più di tanti altri, sembra l’eco secolare delle parole apprese da ognuno di noi al catechismo, quelle di Gesù di Nazaret.

Ma Papa Bergoglio non è comunista. Lo ha dimostrato ampiamente, quando nella sua patria e all’interno della sua Chiesa molti lo erano, obiettivamente, e codificavano le proprie convinzioni persino in teologie, per la liberazione dei loro popoli.

Ma Papa Bergoglio non mina i valori “tradizionali” della Chiesa, poiché ripete, passo passo, le parole di Gesù di Nazaret, che di quella tradizione è niente meno che l’indiscutibile e insostituibile fondatore.

Ma Papa Bergoglio non è un traditore, poiché ama, palesemente e incondizionatamente, la sua Chiesa, dal primo all’ultimo fedele, dal primo all’ultimo "prossimo", dal primo all’ultimo essere vivente.
Molto banalmente, i “più cattolici del Papa” vorrebbero che Bergoglio non piacesse a noi, non credenti, e soprattutto “comunisti”. A sentire questa parola, i “più cattolici del Papa” inorridiscono, e delirano nel sonno malato di chi deve dar retta ad una miriade di coscienze scisse.

Vorrebbero che Papa Bergoglio continuasse nella “tradizione” costantiniana della Chiesa di allearsi col potere dei forti, contro i deboli. Ma Costantino era un imperatore, un politico, di quelli disposti a baciare crocifissi ed altro per detenere e mantenere il potere sugli uomini e le donne. Quella “tradizione” è esattamente l’origine del tradimento degli Ultimi.

Secondo loro, la religione dovrebbe servire a tenere buoni i più per mantenere i privilegi dei pochi; ma questo significherebbe dare fondatezza all’accusa di essere “l’oppio dei popoli”. Il cattolicesimo, invece, ha saputo sottrarsi progressivamente a questa accusa (più che fondata per i pregressi millenni); Papa Bergoglio arriva ben ultimo in questo processo; persino Ratzinger lo ha preceduto, e i “più cattolici del Papa” ne avrebbero la prova se solo leggessero i suoi “Gesù di Nazaret”.

Già a partire dalle encicliche sociali di fine Ottocento e inizi Novecento (e quelle che seguirono, fino alla “Laudato Sì” dello stesso Bergoglio), La Chiesa Cattolica ha iniziato a sottoporre a severa critica l’intera sua storia, compiendo il suo percorso di consapevolizzazione, a nostro parere, con l’affermazione di Giovanni Paolo II a proposito del comunismo come “male necessario”; necessario a cosa? Necessario, pensiamo noi, a ricordare ai cristiani (e soprattutto alla sua forma meglio organizzata storicamente, ossia la Chiesa Cattolica) che il Cristianesimo è la prima religione della storia ad aver posto gli “ultimi” nel seno della Divinità; e che la sua alleanza secolare, invece, con tutti i poteri temporali che hanno attraversato la storia, rappresenta, essa sì, un lampante e atroce tradimento del Gesù e del Cristo; e quindi degli “ultimi”, che Egli ha amato fino all’estremo sacrificio della Croce.

Papa Bergoglio non è un comunista, non è contro la “tradizione”, non è un traditore, ma ha il torto di piacere anche ai non credenti, anche ai comunisti; per questo ci eravamo ripromessi di non parlarne più: per risparmiargli tanto odio a causa nostra. Ma sentiamo il dovere di tornare a farlo, per far sapere, a lui e ai suoi amorevoli fedeli, che la sua predicazione pastorale ha grande valore anche nelle coscienze di chi è distante dall’approccio religioso alla vita, di chi al “credo” preferisce il “penso”, di chi alla parola Dio mette un apostrofo e la fa diventare D’io.

Frosinone 10 maggio 2020
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