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Parlare di sindacato anche non volendo

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lavoroemascherina 390 minL’articolo “Sta Saltando l'alleanza tra capitalismo e democrazia” scritto il 15 maggio scorso da Ermisio Mazzocchi per questo giornale sta avviando una discussione che per ora s’incammina su Facebook  Fino ad ora i protagonisti sono, su fronti opposti, Angelino Loffredi, Ermisio Mazzocchi da un fronte e Davide della Rosa dall'altro.
Vi riportiamo integralmente le prime battute di questo confronto con l’invito a proseguire l’approfondimento del tema della ”ripartenza”.

La prima reazione all’articolo di Mazzocchi è di Loffredi

«Non posso limitarmi a mettere un mi piace. Troppo poco nei confronti di chi ha fatto un notevole sforzo di approfondimento della realtà storica ed economica. L'intervento di Mazzocchi ha un grande valore anche perché rompe con il servilismo di gran parte del ceto politico e giornalistico, pronto a seguire le dichiarazioni della grande industria, senza proporre un progetto alternativo. Condivido l'allarme riguardante la tenuta democratica. E' vero che niente si ripete ma negli anni 20 dell'altro secolo furono gli industriali e gli agrari a mettere in crisi lo stato liberale, abbandonare a loro destino Giolitti, Amendola ed altri liberali, favorire l'avvento di Mussolini e la costruzione del Regime.»

Segue questo post di Davide Della Rosa

«Pur avendo qualche anno di età e qualche pezzo di carta di titolo di studio, onestamente, non ho compreso granché dal tuo ragionamento. Pare stigmatizzare la Confindustria da una parte, dall'altra la cosiddetta "globalizzazione" come se quest'ultima fosse una condanna interplanetaria e non invece, un allargamento del mercato mondiale che pur tra luci e ombre, ha fatto uscire dalla miseria un paio di miliardi di persone. Si paventa un conflitto tra "classi" qualora Confindustria persistesse su queste posizioni antigovernative, dimenticando che il conflitto certo che ci sarà, ma solo perché mancherà il lavoro. A quel punto che faremo? Tutti con i sussidi di stato? A me è sembrato che il messaggio di Confindustria sia stato molto semplice: le risorse per la ripresa vanno concentrate su chi crea lavoro, sull'industria, sull'innovazione, sui nuovi mercati; tutto il resto è di contorno, ma il cuore del problema è li: se il motore non riparte li, siamo morti. Leggere in questo oscuri messaggi neo dispotici o antidemocratici ce ne vuole. Buona serata.»

Alberto Bianchi si rivolge a Della Rosa

«A Davide della Rosa vorrei sollevare due questioni.»

Ma le due questioni non sono ancora esplicitate

Angelino Loffredi decide di ampliare la sua argomentazione

«Davide Della Rosa è stato un mio compagno di partito negli anni Settanta. È stato anche sindacalista, confesso che a leggerlo oggi rimango veramente sorpreso per questa replica fatta alla ponderata nota di Ermisio Mazzocchi. Della Rosa infatti non commenta ma dà una risposta un po' istintiva, non riflettuta, forse anche un po' isterica. Io, che non sono un credente sono tentato a suggerirgli di seguire più seriamente Papa Francesco, il quale non mi sembra essere un bolscevico trinariciuto. Egli al contrario di quanto afferma Della Rosa, l'11 maggio ha detto al mondo di rivolgere l'attenzione "alle tante persone che soffrono perché hanno perso il lavoro e sia per tanta parte che non è stata riassunta a lavoro",
Anzi come non ricordare quanto disse nel giugno 2017 al Congresso della CISL nel giugno 2017 “La persona si realizza in pienezza quando diventa lavoratore o lavoratrice”. E sulla funzione e ruolo del sindacato disse: “Un sindacato per essere un buon sindacato deve rinascere ogni giorno nelle periferie per trasformare le pietre scartate dell'economia in pietre angolari. Il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato e ha dimenticato la natura sociale dell'economia e della impresa”.
Ermisio pone un problema serio non solo la ripresa immediata ma anche i timori di una tenuta della democrazia ma Della Rosa sembra vivere in un altro mondo preferisce accodarsi a Carlo Bonomi, Flavio Briatore, Oscar Farinetti ed al vario servitorame. Non si può stare dalla parte di chi rischia con il denaro degli altri facendolo passare per proprio. Se hanno delle qualità le mettano al servizio di tutti come vuole l'articolo 41 della Costituzione. Fino a quando i difesi da Della Rosa vorranno accrescere smisuratamente le distanze rispetto agli ultimi non potranno dare una prospettiva ai popoli della terra. Non sono questi industriali i salvatori del mondo.»

Aggiunge un breve considderazione anche Ignazio Mazzoli

«Complimenti. Questa di Loffredi mi sembra l'interpretazione giusta dello scritto di Mazzocchi. La condivido pienamente e penso che che Maurizio Landini ha di fronte un duro lavoro non solo nei confronti dei baldanzosi avversari, ma anche all'interno della Cgil per sradicare posizioni, che non me la sento di addebitare solo a Della Rosa. Se così fosse sarebbe poca cosa, purtroppo basta legge la sfiducia verso i sindacati, compresa la Cgil, per capire quanto siano diffuse posizioni servili come quella sostenuta nella critica ingiustificata all'articolo di Mazzocchi.»

 

 Chiude questo primo giro Ermisio Mazzocchi

«Il mio articolo e ne ho piacere, ha suscitato un dibattito che mi auguro possa proseguire e intensificarsi. Il problema che ho posto ha dimensioni incalcolabili e richiede un approccio meno superficiale, come è avvenuto da parte di qualche commentatore e più consono alla drammaticità della situazione italiana e internazionale. La replica di Della Rosa fatta a Loffredi, mi convince che occorre ancora di più e meglio insistere e approfondire le questioni poste. perché, se un sindacalista di scuola CGIL non arriva a comprendere quale sia la posta in gioco, vale a dire i valori del lavoro e della democrazia, significa che è passato con maggiore forza e convinzione un messaggio che ci riporta indietro quanto meno di un secolo. Loffredi è andato oltre il mio ragionamento e ha allargato l'orizzonte all'interessamento di personaggi come il Papa.

Se siamo a questo punto con un intervento eccezionale di Papa Francesco, vuole dire che a Della Rosa sfuggono i contenuti di una lotta sociale che non ha precedenti nella storia delle forze politiche e sindacali, ma che conserva i connotati del massimo profitto del capitale con il massimo sfruttamento. Il lavoro non è una variabile, è una costante dell'esistenza dell'uomo. Sulla gestione di questa costante si sono avute e si hanno le più feroci lotte, che della Rosa, colto sindacalista, avrà certamente studiato sulla storia del sindacato, tra sfruttati e sfruttatori. Oggi è divenuta globale. Della Rosa conoscerà certamente chi è il "padrone" di Amazzon, Googl, di Istituti di informatica, degli Istituti di ricerca, delle Agenzie spaziali, per non parlare del petrolio e arrivare all'acqua, per la quale nel mondo si combattono spaventose lotte.

Possiamo avere energie alternative al petrolio, per l'acqua, no. sarebbe bene non avventurarsi in semplicistiche e per nulla argomentate considerazioni su quanto sta avvenendo non nei confini del proprio Municipio, ma pensando agli 8 miliardi di persone che popolano il mondo. Non esiste un benefattore che ti porta il lavoro e casa, e bussa alla tua porta e ti offre il pane della pace e il lavoro per il tuo benessere. Lo scontro è tra chi vive e chi perisce, moralmente e fisicamente. Lo scontro è tra chi vuole avere il potere assoluto per "vivere" e chi si batte per non perire e sconfiggere questa sopraffazione. Consiglio a Della Rosa la lettura della storia del sindacato e seguire, visto che l'Università di Cassino ha ottimi docenti di storia moderna, le lezione sulla globalizzazione e sui valori della democrazia, rileggendo parola per parola ad alta voce la Costituzione della Repubblica Italiana.»

 

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