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La Costituzione italiana antidoto all'indifferenza

L’indifferenza fu quanto di meglio il fascismo potesse sperare per avvelenare e logorare il tessuto sociale del Paese

AntonioGramsci 9dic2017 350 260di Tania Castelli - Quando il fascismo prese il potere nel nostro Paese, circa un secolo fa, una certa parte degli italiani cercò di approfittarne per favorire i propri interessi economici.
Altri, contrari, tentarono di contestarlo ma vennero repressi violentemente.
Quanti non si sottomisero, vennero arrestati, confinati, ed alcuni anche torturati e uccisi.
E poi ci furono gli indifferenti.

L’indifferenza fu quanto di meglio il fascismo potesse sperare per avvelenare e logorare il tessuto sociale del Paese, invadendone ogni spazio e struttura, trasformando così una società di solidali, inseriti in un collettivo pacifico e libero, in un insieme di divisi ed antagonisti, spaventati e sottomessi.
Più della debolezza, più della propaganda, più del male stesso insito nei principi fondanti della dittatura fascista, l’indifferenza fece il male peggiore. La dittatura affondò i suoi artigli su di una massa popolare, in gran parte povera ed ignorante, resa non più critica dalla martellante propaganda, dalla repressione e dall’illusione di riscatto economico e sociale.

Nel 1917, prima ancora della fine della “grande guerra” ed in anticipo sugli eventi che ufficialmente portarono il fascismo al potere, Antonio Gramsci scriveva uno dei suoi testi più appassionati, “Odio gli indifferenti”, in cui esprimeva il principio di vita come partecipazione e quindi coinvolgimento personale e diretto negli avvenimenti sociali e politici, definendone la responsabilità individuale.
Quanto mai attuali e profetiche furono le sue parole nel trentennio successivo: ”l’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera.”

L’Italia fascista, divisiva, discriminante e razzista si lanciò nell’avventura dell’imperialismo colonialista, si macchiò dell’abominio delle leggi razziali e della deportazione e nell’illusoria convinzione di poter vincere una guerra lampo.
Le conseguenze furono devastanti, affidate alla storia così come le responsabilità.
Responsabilità mitigate, per il nostro Paese, dall’opera e dal sacrificio dei dissidenti e dei Partigiani grazie ai quali gli alleati riuscirono poi a “liberare” la Nazione.

Partendo, infatti, dai grandi scioperi operai che dal marzo del ’43 per un anno intero infiammarono il comparto industriale italiano del centro nord, passando dagli atti di sabotaggio, fino ad arrivare alla nascita, a Roma nel settembre del ’43, del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) un esercito clandestino di Partigiani con cui l’Italia lottò per la propria liberazione.
Famose furono le insurrezioni popolari di molte città come Milano, Napoli, Matera ed eroiche e spesso suicide le azioni di molti italiani che si sacrificarono per salvare la vita di ebrei, partigiani, dissidenti ed in seguito militari anglo americani.

Nel settembre del 1945 si arrivò alla fine dei combattimenti e l’Italia cominciò la difficile opera di guarigione dal male di quel ventennio, oltre che di vera e propria costruzione della Repubblica, istituita finalmente nel giugno del ’46 con referendum popolare.

costituzione de nicola de gasperi 350x260Ma il vero antidoto alla tossica pozione del fascismo arrivò il 1° gennaio 1948, quando entrò in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana.
Essa venne concepita e strutturata, dalla eterogenea Assemblea Costituente, sì come fonte giuridica e legislativa del nascente Stato Repubblicano ma anche e soprattutto come scudo a protezione della Democrazia e delle sue Istituzioni da qualsiasi tentativo di instaurare dittature, oltre che dal ritorno del fascismo in particolare, mettendo a disposizione delle generazioni future gli strumenti con cui impedire le disuguaglianze e le discriminazioni, abbattere ogni impedimento alla realizzazione dell’individuo, promuovere la crescita culturale e sociale nel segno di paritari ed ugualitari opportunità, diritti/doveri, libertà fondamentali e dignità perché ognuno possa essere membro operoso e produttivo della società.

Il tutto attraverso la partecipazione alla vita sociale e politica del Paese, venendo chiamati a farlo mediante ogni suo aspetto e partecipando al processo democratico.
Si trattò di un documento dai principi e dai risvolti rivoluzionari per l’epoca, che anticipava di molto i tempi e si prefiggeva la costruzione di un “mondo migliore” attraverso i cittadini di uno Stato, inteso non solo come insieme di Apparati ed Istituzioni Pubbliche ma, soprattutto, come collettività di cittadine e cittadini consapevoli e partecipi della vita del Paese.

Fu talmente all’avanguardia che nel dicembre del ’48 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si ispirò ad essa quando scrisse e promulgò la Carta Universale dei Diritti Umani ed ancora oggi la nostra Carta Costituzionale viene studiata in molte Università estere ed è stata di ispirazione nella nascita successiva e nella stesura della Costituzione di altri Paesi.

E dopo 72 anni, alcune riforme e per fortuna non molti tentativi di scalfirne l’efficacia, rimane tutt’ora il migliore antidoto al veleno dell’indifferenza, poiché pone ognuno di noi dinanzi ai propri doveri e responsabilità verso la comunità sociale proprio sancendo i diritti, i doveri e le libertà individuali con le quali ci ha decretati cittadini e legati gli uni agli altri con un invisibile ma tenace filo intessuto di responsabilità personali e collettive.

I principi fondamentali su cui si basò l’Assemblea Costituente di uguaglianza, libertà e progresso hanno posto ciascun membro della nostra società al centro del processo democratico nelle scelte elettorali di rappresentanza politica ma, al tempo stesso, lo hanno reso artefice di ogni aspetto della vita nel nostro Paese, proprio grazie al riconoscimento delle libertà e dei diritti individuali, dai quali scaturiscono poi i doveri e le responsabilità.

In questo modo si riuscì a riallacciare anche il tessuto sociale devastato da 20 anni di disuguaglianze e discriminazioni, dalla povertà, dall’ignoranza e dagli orrori della guerra, e che tiene ancora unita la nostra collettività.
Un sistema legislativo e giuridico da adeguare via via ai nuovi aspetti della vita moderna e del progresso, ma assolutamente da difendere, perché ogni nuovo tassello della società venga inserito in un contesto basato saldamente sui suoi principi fondamentali e sulla solidarietà reciproca, esattamente come speravano i nostri Padri Fondatori che tanti anni fa, in mezzo alle macerie di una Nazione distrutta, sognavano un futuro migliore non per se stessi ma per le generazioni a venire, liberandoli innanzitutto dal veleno dell’indifferenza.

 Pubblicato sul n° 4 del CiesseMagazine per Sardine Creative
Tania Castelli fa parte della redazione di CiesseMagazine

 

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