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Dire NO non basta

Riportare i partiti alla loro funzione istituzionale

referendum taglio parlamentari no 370 minIvano Alteri - A proposito del referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020, per confermare o meno la riduzione del numero dei parlamentari previsto in Costituzione, occorre fare una premessa, necessaria per rispetto della verità e dell’intelligenza delle persone: i proponenti hanno avuto, e in certa misura continuano ad avere, ottime ragioni per osteggiare un ceto politico che negli ultimi decenni ha mostrato con tutti i mezzi la sua propria lontananza dal corpo dei rappresentati. Quella lontananza, in termini politici, si traduce in un tradimento: coloro che dovevano rappresentare non hanno rappresentato.

Detto così potrebbe sembrare poco, ma immaginate un muratore incaricato e pagato per costruire case, che non ne costruisce; un medico incaricato e pagato per curare, che invece non cura; un insegnante incaricato d’insegnare che non insegna… e a questo, però, aggiungete che la mancata rappresentanza politica, per cattiva volontà o per inettitudine, non è una mancanza qualsiasi. Se a fronte di un muratore, di un medico, di un insegnante che non fanno il loro mestiere ne discende che non abbiamo una casa, le cure o l’insegnamento, se è il politico a non fare il suo mestiere vengono a mancare tutte le cose insieme; ossia, l’intera esistenza delle persone ne è compromessa. E non serve fare esempi, per dimostrare questo; basta guardarsi intorno e notare tutti i disastri economici, sociali, culturali, ambientali, materiali che appestano la vita di uomini e donne, giovani, vecchi e bambini.

Quindi, la mancanza di rappresentanza politica da parte di chi dovrebbe garantirla è un delitto senza possibilità di espiazione, sia commesso per accidente o, ancor peggio, deliberatamente (come è legittimo, almeno, sospettare). È giustificata, allora, quella rabbia dei cittadini più avveduti, nei confronti loro? È difficile non rispondere Sì. Ma a questi stessi cittadini, giunti a questo punto cruciale, occorre anche ricordare che la rabbia cieca non produce buoni frutti; e sarebbe opportuno che si ponessero, qui ed ora, una domanda fondamentale: ridurre il numero dei parlamentari risolve il problema della mancata rappresentanza politica dei cittadini? E qui è difficile non rispondere No; anzi, l’aggrava.

Ma allora i fautori della riduzione dei parlamentari dovrebbero prendere atto, e non sarebbe ancora troppo tardi, che il Sì al referendum non è la risposta giusta alla più che legittima domanda di rappresentanza. D’altra parte, però, anche gli avversari dell’ipotesi di riduzione dei parlamentari dovrebbero prendere atto che il loro No non sarebbe la risposta giusta a quella domanda, potendo constatare che neanche l’attuale numero dei parlamentari ha garantito quella necessaria rappresentanza politica.

I semplici Sì e No, quindi, sono entrambi risposte sbagliate. Rispondere Sì è sbagliato, perché aggrava ulteriormente il problema; rispondere No è sbagliato, perché non basta a ridare rappresentanza e può dare persino l’illusione che il problema sia stato risolto.

L’unica risposta giusta, alla luce di questo discorso, è un No consapevole della propria insufficienza, di dover andare ben oltre, e giungere ad una conclusione ineludibile: l’unico modo per ridare rappresentanza politica al “99%” dei cittadini è ridare ai partiti la funzione che la Costituzione ha loro assegnato, di tramite tra la società e le istituzioni democratiche. E l’unico modo per far questo è ricreare la partecipazione politica al loro interno.

Girarci intorno, è una disastrosa perdita di tempo per i cittadini e un affare inestimabile per i politicanti e il sistema parassitario che spesso effettivamente rappresentano.

Frosinone 11 agosto
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