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Il chirurgo pazzo

C'è tanta confusione, ma si può diradare?

referendum elezioni scheda 350 260Nelle ultime settimane, la propaganda referendaria che si concluderà con il voto del 20 e 21 di questo settembre, presenta nuovi elementi di confusione che non aiutano chi vuole votare con “scienza e coscienza”.

Circolano su Facebook post e video, segnalati, che sostanzialmente sono anonimi, perché si potrebbero attribuire solo a chi li pubblica, ma in realtà a loro volta o li hanno condivisi o sono passivi ricettori di amici o amiche che li hanno postati sui loro diari, ma i veri autori non si conoscono*.
Il primo ad apparire è stato un video ben organizzato dove un distinto signore illustra le ragioni per non votare SI. Discorsivo e garbato questo signore illustra come verrebbero distorti alcuni articoli della nostra Costituzione se vincesse il SI. Alla fine, conclude che sarebbe tanta la confusione che conviene decidere di votare NO. Se si guarda e riguarda bene il video all'inizio, quando viene mostrato il quesito referendario si può vedere che contiene il riferimento al capitolo 5° della Costituzione, mentre il quesito del 20 e 21 settembre prossimi è il seguente «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?», e l’elettore dovrà apporre una X sul Si o sul NO. Quindi questo video è del 2016 per il referendum del 4 dicembre di quell'anno.

Il post che gira da qualche giorno e che io considero più recente, tenta un’operazione più raffinata. Presenta il ripensamento di un presunto votante del SI con un argomento accattivante (solo l’dea di ripensamento): «Ero intenzionato a votare SI, la possibilità di mandare a casa una buona parte di questi parassiti è davvero irresistibile. Circa 200 parassiti in meno! Una casta sgretolata! Quale migliore occasione per mandarli a casa, finalmente? ... Poi, però, ho pensato: questi grillini fessi non sono, di sicuro hanno celato un tranello...allora ho deciso di scaricare da internet l'intero testo costituzionale che andremo a votare il 20 settembre e ops....che cosa scopro????!!! I grillini/pidioti ci avevano preparato una bella trappola! Cari amici, votando SI al referendum non solo chiediamo la riduzione dei parlamentari ma andremo a modificare anche le funzioni, le competenze e le modalità di elezioni di questi.» E qui casca l’asino perché per sostenere il suo argomento cita due articoli della costituzione che nulla c’entrano, il 10 e il 39.» Infatti, all’art. 10 della nostra Costituzione si parla di “stranieri e diritto d’asilo” ed al 39 si parla “dell’organizzazione dei sindacati!” come mi ha rammentato puntualmente una nostra lettrice.

Trovo questi metodi di propaganda inaccettabili, meschini e offensivi. Come gli autori potevano pensare di non venire tanati? Quasi sicuramente la esistenza di questi pezzi di propaganda trova ragione nel voler creare confusione, tanta confusione quanto basta a rifiutarsi di andare a votare.
Si badi bene, questo referendum non rientra fra quelli che hanno necessità di raggiungere un quorum per essere validi, quindi anche una bassa partecipazione al voto ne consente la validità e crea la circostanza che una piccola frazione di voti può far vincere un’opzione o l’altra in barba a tanti sondaggi.
Quindi andiamo a votare. Sapendo cosa scegliere.

Io voto NO.
Primo perché, per rispetto della nostra Costituzione e delle Istituzioni che ha definito non credo che siano piene di mangiapane a ufo o parassiti. I limiti di cui soffrono le nostre assemblee elettive non stanno in quel pugno di eletti che non meritano di occupare posti di responsabilità. Esse sono di gran lunga meno delle persone serie che credono nel lavoro che debbono svolgere in quelle assemblee.

 

Secondo. Credo che dovremmo tutti chiederci: in quale momento avviene il taglio dei parlamentari? Ma è questa la circostanza storica per fare questa operazione? E, a nulla vale citare, come fanno molti in questi giorni, i tentativi abortiti di discussione di diverse Commissioni del Parlamento negli anni trascorsi, che hanno esaminato la questione. È bene precisare ancora una volta che l’esame affrontato da quelle Commissioni non è mai stato quello, semplicemente, di un taglio dei parlamentari, ma invece avrebbero dovuto trovare soluzioni che assicurassero meglio rappresentanza unita all’efficienza ed alla produttività del lavoro parlamentare. Quindi quelle Commissioni hanno lavorato per una riforma più ampia e ben più complessa di un ”taglio”. Almeno sapessimo verso quale riforma elettorale si va! Perché l’attuale legge non è utilizzabile.

Ci riempiamo la bocca di crisi della democrazia e come la curiamo, riducendo gli istituti di rappresentanza? Così confondiamo cause ed effetti. Non modificare la costituzione e le sue istituzioni, ma correggere il modo di essere dei partiti che con il loro comportamenti generano sfiducia e distacco fra popolo e poteri. È il risultato dell’attacco ai partiti di massa dotati di vivace democrazia interna.
Sono d’accordo con Aldo Pirone che sul nostro giornale scrive «la causa (della crisi della democrazia ndr) è lo squagliamento dei partiti, divenuti raccogliticci contenitori di personale politico mediocre cui hanno unito pezzi di vecchio clientelismo sociale. Sono loro la causa principale della disaffezione al voto del 40% e oltre dell’elettorato. Con tutte le differenze non secondarie fra quelli di una destra vociante e sgangherata, populista e xenofoba, razzista e rancorosa, e quelli di una sinistra slavata, non populista ma neanche popolare, incapace di rialzare la schiena e, soprattutto, la mente.» Neppure cito l'argomento del risparmio già cancella to dal dibattito dato che sin tratta dello 0,007% dell'intera spesa pubblica.  C'è altro che pesa ben di più.

L’esperienza dell’abolizione delle Provincie le province nulla insegna? Anche queste persero le loro assemblee originarie, nel loro caso quelle elette con voto popolare universale e oggi sono governate (?) da asfittiche rappresentanze selezionate dei Consigli comunali secondo maggioranze e minoranze già definite. Anche allora si disse che così facendo avremmo risparmiato. Gli apparati provinciali sono tutti lì, si è solo accentrato il potere di alcune decisioni nelle mani di pochissimi. Neppure, quindi, cito l'argomento del risparmio già cancellato dal dibattito dato che si tratta dello 0,007% dell'intera spesa pubblica.  C'è altro che pesa ben di più.
A chi strumentalizza la campagna referendaria del 2016 vorrei ricordare che il voto del 4 dicembre disse che la Costituzione non si “toccava” e quindi le Province andavano ripristinate come previsto originariamente; invece è tutto ‘o ccuntrario. La riduzione delle rappresentanze elettive è una esigenza che hanno i poteri finanziari e dei grandi monopoli internazionali per imporre le loro scelte (si ricordi l’attacco alle Costituzioni nate dalla seconda guerra mondiale soprattutto in Europa).

 

Terzo e non ultimo per ora. Altro si può certamente dire.
È fuorviante sostenere il voto al SI dicendo che sono aumentate le sedi di rappresentanza: Parlamento Europeo, Regioni. Che c’entrano con il taglio dei membri del Parlamento italiano? Sono livelli diversi con compiti e funzioni diverse. Il Covid 19 ci ha offerto l’opportunità di capire quanto sia complesso, difficile e a volte ingovernabile il rapporto con le Regioni e non parlo solo di quelle governate delle “bravate” di Fontana e di De Luca, mi fermo qui. Occorre, davvero, un Parlamento sede degli umori di tutto il Paese.

C’è in questo profilo della rappresentanza una aspetto che si vuole ignorare e che ritengo fondamentale: chi mi rappresenta? L’elettore ha diritto a scegliere chi elegge. È una connessione personale anche con l’Istituzione, è un legame concreto e non astratto con l’Assemblea elettiva, è il filo che dà la scossa dell’umanità della politica e la fa sembrare vicina e pulita. Ridateci le preferenze!
Ho sentito alcune dichiarazioni in queste ore: "cominciamo a riformare con il SI". Il quesito referendario è tanto parziale che non consente di essere considerato un punto di partenza. Un SI tanto per cominciare? Ma scherziamo e come fare il gioco del “chirurgo pazzo”: ‘ndo cojo cojo.

Voto NO, invece, per poter affrontare le discussioni future nelle migliori condizioni di rappresentanza. No in un’assemblea di yes man.

 

*pubblicati tra fine agosto e primi giorni di settembre 2020 (link e testo sono conservati)

Aggiornato 10 settembre 2020 ore 9,00

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