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Dialogo e alleanze per cambiare: unico antidoto allo sfascio

Analisi e opinioni

Come andare avanti, anche ricordando

di Ermisio Mazzocchi.

AugustoPinochet 360 minL’11 settembre 1973 Salvatore Allende, socialista, Presidente del Cile venne assassinato.

Il golpe fascista di Augusto Pinochet era riuscito.

La coalizione di Unità popolare, vinte le elezioni, si era impegnata in un’opera di progresso della società cilena, che fu stroncata dai militari. Il golpe dell’esercito cileno, segretamente appoggiato dalla CIA e dall’amministrazione del presidente degli USA Richard Nixon, instaurò una brutale dittatura durata 17 anni.

Un’esperienza che indusse molti a riconsiderare le modalità delle alleanze e le capacità di non soggiacere a azioni reazionarie. La storia non si ripete, ma certamente induce a riflessioni e a considerazioni che possono a oggi avere una valenza in rapporto alle esigenze di creare condizioni favorevoli ad alleanze solide ed efficaci.

I nuovi caratteri delle criticità, prodotti dalla globalizzazione e in ultimo quelli del covid-19, impongono una reimpostazione della questione democratica nel nostro Paese, che non è solo limitata a esso, ma sono interessate altre nazioni.

La peculiarità del sistema democratico italiano consiste nella salvaguardia degli equilibri istituzionali e politici e allo stesso tempo impedisce tentazioni autoritarie e consente di sconfiggere i pericoli per la democrazia. E’ evidente che la pluralità delle culture storiche presenti nel nostro paese garantisce la possibilità di una composizione di alleanze con un impegno comune per il risanamento e il rinnovamento della vita pubblica e del Paese, oggi più che mai necessari per gli effetti della globalizzazione e del covid-19. I protagonisti di questo processo sono i partiti e lo devono essere in particolare i partiti della sinistra, i progressisti, i democratici, gli antifascisti.

Allo stato attuale il principale fautore di questo nuovo processo dovrebbe essere il Partito Democratico.

Non possiamo non rilevare che si è molto deteriorata la formazione dei partiti, spesso di dubbia composizione democratica, più soggetti a un leaderismo deleterio e a formule mediatiche di scarsa affidabilità. Questo nulla toglie all’impegno di ricercare strade per attivare aperture al contributo delle forze culturali e ideali, delle molteplici energie sociali, dei movimenti che esprimono i nuovi orientamenti e i nuovi bisogni che maturano nella società.

Spesso questa necessità non viene percepita da partiti della sinistra e dalle forze progressiste, privi spesso di una elaborazione culturale, ideale e se si vuole anche teorica, e che dovrebbe essere sempre e comunque fortemente immersa nella realtà sociale ed economica.

Sembra di assistere alla mancanza di un orientamento di questi partiti, in particolare del PD, orientamento capace di valorizzare movimenti, correnti culturali e sociali, espressioni delle diverse articolazioni della comunità. Si potrebbe estendere questa necessità a quelle forze che potrebbero, di fronte a una prospettiva di difesa della democrazia e della Costituzione repubblica, accogliere tutte le istanze e collaborare per una ricostruzione del Paese.

Spetta al Partito Democratico come forza maggioritaria nello schieramento progressista e di sinistra, esplorare vie di associazione e, se si vuole, di alleanze tra le forze democratiche. Deve maturare la necessità di un dialogo costruttivo che riporti al centro del confronto una consistente politica della alleanze e una condivisa valutazione del rapporto tra sviluppo economico e trasformazione sociale.

L’Ulivo di Prodi fu un tentativo che rispondeva a una logica di alleanze molto variegata e di diversa tradizione culturale e ideale. Conosciamo i motivi che portarono alla conclusione di quella esperienza, di cui una delle cause fu  probabilmente la debolezza del PDS che non ebbe la forza di portare a un alto livello il consenso della grande maggioranza del paese e di essere collante delle diverse espressioni politiche che componevano quelle alleanza.

Irripetibile quella fase storica, ma dalle differenze e dalle analogie oggi si può trarre motivo di approfondimento per definire meglio la composizione delle alleanze, stabilire delle convergenze di forze per uscire dalla emergenza e affrontare le nuove sfide della competizione globale.

Se ad Allende mancò una borghesia che mediasse la sua politica di cambio della struttura della società e attutisse i colpi di una destra totalitaria e antidemocratica e a Prodi un partito capace di catalizzare e supportare la sua politica riformista, il Partito Democratico oggi può, data la diversa situazione politica e culturale, stabilire delle strategie per la creazione di ampie alleanze democratiche e antifasciste, soppesando attentamente lo stato dei rapporti delle forze esistenti.

Bisogna approdare a una nuova analisi concreta delle forze in campo, delle dinamiche sociali, delle condizioni strutturali dei partiti e dei movimenti. Un cammino non facile per la complessità della società italiana con le sue stratificazioni sociali e una articolazione politica complessa, ma indispensabile in quanto il problema delle alleanze è decisivo per l’affermazione della democrazia e la sconfitta della destra fascista e sovranista.

Oggi è una questione vitale la definizione di un progetto e di una strategia per le alleanze, in cui il PD, ma non solo esso, debba svolgere un ruolo decisivo sempre più ampio possibile per realizzare quelle riforme necessarie a modernizzare il Paese e a creare condizioni di uno sviluppo sociale ed economico.

Se il campo di alleanze si restringe. diventa difficile avviare un processo di rinascita e di ricostruzione del Paese. Questa convergenza, non schematica e non ridotta a una gestione di breve durata, deve essere orientata verso obiettivi che offrono concretamente ai cittadini, nelle loro diverse collocazioni sociali, la certezza di prospettive che garantiscano e migliorino il loro livello di esistenza in un diverso sviluppo economico e sociale più giusto ed egualitario.

Il Partito Democratico ha bisogno urgentemente di determinare una sua evoluzione culturale e strategica nelle definizione delle alleanze, sufficiente a garantire la difesa e il progresso della democrazia e a battere il blocco di centrodestra.

Non si può in ogni caso pensare di sfuggire all’esistenza di forze, come il Movimento 5Stelle, oscillante e dai forti connotati populistici, vario e mutevole e che raccoglie sotto la sua influenza una larga parte di cittadini di diversa provenienza sociale. I suoi mutamenti sono determinati sia dalla sua “dialettica” interna sia dal modo in cui si sviluppano gli avvenimenti nel paese e nelle forze politiche.

Si pensi alla vicenda di Conte 1 e di Conte 2: la pressione di forze democratiche dal PD al PSI e di altri, l’incalzare dell’emergenza covid-9, la crisi economica pregressa rispetto alla pandemia, l’esigenza di ricucire i rapporti con l’UE, hanno portato allo sfaldarsi della coalizione di centrodestra e ad abbandonare la linea e le prospettive di quella alleanza.

Rispetto a questo nuovo scenario, incalzare lo stesso Movimento 5S per un serrato dialogo su basi programmatiche e su quelle della democrazia, favorirebbe la modifica di quegli aspetti populistici e di posizioni rigide per giungere a proposte costruttive utili all’intera comunità.

Il compito del PD è quello di agire in modo che prevalgano le tendenze che riconoscono la necessità di un dialogo costruttivo e di una intesa tra forze convergenti su un progetto comune per la crescita del Paese. Non sarà né facile né semplice, ma è l’unico percorso politico per evitare di cedere al richiamo di una destra illiberale e pericolosa.

Occorre, soprattutto da parte del Partito Democratico, intensificare una politica di consenso ampia e radicata nella società italiana, che si traduca in un allargamento della forza elettorale e quindi della crescita della rappresentanza istituzionale.

Le resistenze  saranno forti e le opposizioni minacciose. La sinistra e le forze più genuinamente democratiche si devono assumere la responsabilità di respingere questi tentativi, ma non limitarsi a essi. Serve, in particolare da parte del PD, suscitare intorno ai valori democratici, alla salvaguardia dei diritti e delle uguaglianze, un vasto movimento sociale e culturale.

Una politica di alleanze deve essere perseguita con il coinvolgimento di ampi strati della popolazione ed essere quotidianamente messa in atto nel territorio dalle piccole alle grandi città e nei diversi livelli istituzionali dai comuni alle regioni. Sono processi indispensabili per evitare scelte verticistiche e autoreferenziali e per, invece, far camminare la partecipazione dei cittadini, coscienti e attivi, convinti del ruolo determinante che loro hanno per consolidare un processo rigenerativo della politica italiana.

Consapevoli dei mutamenti sempre più celeri dello status sociale dei singoli, portatori di domande urgenti, le forze democratiche devono costruire alleanze per una efficace politica volta a rafforzare la democrazia e ad assicurare al popolo italiano un rinascita nel segno del progresso.

                                                                                                                              Ermisio Mazzocchi

Settembre 2020
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