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Il taglio dei parlamentari. Una cortina fumogena

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 Referendum

Votare senza farsi confondere dal tourbillon del contingente, dell'immediato

Referendumdi Aldo Pirone
Ieri sera, a “Accordi e Disaccordi”, il buon Bersani, rivolgendosi ai “No sinceri” nel referendum sul taglio del numero dei parlamentari, ha detto che il voto negativo sarebbe “lo schiaffo più antiparlamentare alla prova dei fatti che io ricordi”.

E perché? Fu “antiparlamentare” il No che affossò la riforma berlusconiana del 2006 e quella renziana del 2016? Non era prevista anche là la riduzione del numero dei parlamentari votata dal parlamento? Il No di oggi sarebbe uno schiaffo solo perché alla quarta votazione anche Leu e Pd hanno votato Sì? E che fine hanno fatto gli altri impegni che dovevano essere realizzati (legge elettorale proporzionale ecc.) e che soli giustificarono quel Sì? Non c’è bisogno di arrampicarsi sugli specchi per motivare il proprio Sì al taglio. Rifacendoci alla categoria bersaniana della sincerità, bisogna osservare che anche tra i Sì ci sono parecchi "insinceri" che si sono adeguati opportunisticamente a quella posizione.

Motivazioni diverse e opposte esistono fra i No e fra i Sì: esagerazioni, falsi storici, stravolgimenti propagandistici, fake news strampalate. Nel Sì prevale un’impostazione demagogica e populistica a trazione prevalentemente grillina ma anche salviniana e meloniana, sebbene ultimamente con il freno a mano tirato, nonostante i distinguo del Pd; nel No, accanto a una motivazione strettamente costituzionale e antipopulista, ne è cresciuta un’altra di origine opposta assolutamente opportunistica volta a dare al No un significato antigovernativo. Cosa, per altro, un po’ campata in aria, perché in parlamento il Sì al taglio, alla fine, è stato pressoché di tutti i partiti o quasi.

Sarebbero proprio da vedersi Salvini e Meloni protesi a intestarsi il No dopo aver detto tante volte, e fino all’ultimo, Sì. A costoro del “Sì insincero” - insincero rispetto al Sì con motivazioni aliene dal populismo - non importa un fico secco della Costituzione, com’è noto, mentre a tanti del “No insincero”, soprattutto annidati nelle redazioni dei cosiddetti “giornaloni”, la Carta fondamentale può essere anche stravolta per fini di potere, come ai tempi del referendum Renzi quando essi si schierarono a suo favore con articolesse che trasudavano servilismo.

Non è la prima volta che accade che su scelte importanti per la vita istituzionale del paese le insincerità, gli opportunismi, i calcoli di potere a breve termine si mischino, nell’uno e nell’altro schieramento, con motivazioni diverse ed opposte. L’importante è che non ci si faccia confondere dal tourbillon del contingente, legando a ciò la propria scelta, soprattutto se in ballo ci sono revisioni importanti della Costituzione che riguarderanno gli anni a venire. E quindi ognuno valuti serenamente il suo voto in base alla propria coscienza e cultura costituzionale. Con la consapevolezza che gli sbreghi inferti alla nostra democrazia sono già stati dati (autonomie regionali come pezze a colori, leggi elettorali vergognose che affossano la sovranità popolare, partititi personali divenuti carrozzoni informi ecc.) e che il taglio al numero dei parlamentari può essere oggettivamente l’ennesima coltre fumogena volta a farli dimenticare o nascondere.

Ma la campagna referendaria è stata punteggiata, tra tante cacofonie, anche da garrule risa. Sono scoppiate fragorose quando Renzi si è rifiutato di esplicitare il suo voto con il pretesto di non voler “personalizzare” il referendum. Come se stesse ancora al 2016. Crede ancora “il Bomba” di essere l’alfa e l’omega della situazione. Le risa, poi, sono diventate inarrestabili con tanto di lacrime al ciglio quando ha detto di lasciare “libertà di voto” ai suoi. La stessa cosa l’ha ripetuta anche patron Silvio suo mentore storico. Ambedue nicchiano per il “No insincero”, ma non lo dicono esplicitamente perché non si sa mai. Si limitano a farlo presagire. Intanto “lasciano libertà” ai propri elettori, come i Papi o i principi feudali che dispensavano i sudditi da alcuni obblighi ecclesiastici o da alcune servitù della gleba. Questi bambocci credono non di avere consensi, per altro ridotti al lumicino, ma di possederli come si possedeva lo ius primae noctis in epoca feudale.

Una democrazia se vuole tornare a essere seria non può non liberarsi di costoro e di tutti gli altri ciarlatani che occupano la scena politica nazionale.

Al di là del Sì e del No.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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