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"Destre al 40%, cifra intollerabile per la nostra Toscana. Dovevamo farcela"

  • Scritto da  Luigi Mannelli

Opinioni sul voto

Una valutazione da Firenze sul voto per la Regione Toscana. Con sollievo, ma tanto impegno

di Luigi Mannelli*
Firenze 350 minCome a gennaio per l’Emilia Romagna, anche in Toscana è fallita la spallata delle destre.
In questi ultimi anni città come Arezzo, Siena, Pisa, Pistoia e, in tempi diversi, Livorno e Prato sono state sconfitte cocenti per la sinistra, spesso non solo divisa ma anche lacerata; per dire che le destre avevano fatto qualche breccia.

Con questa tornata elettorale, dopo la riconquista di Prato e Livorno, sembra che anche a Pisa si possa aprire un cambiamento.
Le destre, comunque, si attestano intorno ad un 40%, cifra intollerabile per la nostra Regione, terra di arte e cultura, con un solido ancoraggio democratico e sociale.
Il buon governi di 50 anni messo a repentaglio!

D’obbligo citare il modello sanità dove, seppure con qualche tentennamento, ha retto la preminenza pubblica; modello profondamente diverso e non subalterno alla sanità privata della Lombardia, dove lo smantellamento della sanità territoriale, ha determinato la strage del Covid, con gravissime responsabilità della Giunta Fontana.
In genere, anche nel mondo, governi di destra non hanno retto di fronte alla pandemia.
Che fare ?

I sondaggi che davano Giani sotto di un punto e mezzo, quasi due, hanno determinato un sussulto di orgoglio supportato da un intenso lavoro organizzativo, anche spontaneo, insieme ad una certa presa del voto disgiunto. Per questa volta è andata bene: scampato pericolo, ma occorre ben altro.

Ora si pongono profondi motivi di seria riflessione a sinistra.
Le candidature non possono essere frutto di alchimie tra pochi, nemmeno liste di appoggio scaturite da non si sa dove; bisogna tornare ad una costruzione in grado di presentare il meglio della società, della cultura, delle professioni e del lavoro; bisogna tornare a ricostruire forti alleanze politiche e sociali.

Il tessuto sociale, sindacale e, soprattutto, politico deve capire questa fondamentale importanza.
Intanto si cominci a tessere un rapporto di aggregazione a sinistra; difficile superare divisioni e lacerazioni degli ultimi decenni ma, prima o poi, bisognerà iniziare.

Un Governo che affronti le questioni cruciali e, cito un po’ alla rinfusa, una riforma fiscale basata sull’equità che ponga fine al danno dell’evasione fiscale e consenta di recuperare le risorse per il grande debito pubblico e per gli investimenti; osando, anche, di colpire le grandi rendite e i grandi patrimoni.

Il rafforzamento della sanità pubblica; della ricerca e della pubblica istruzione che fornisca ai giovani una cultura in grado di dare gli anticorpi contro modelli di violenza e arroganza razzista, e fascista, una formazione dei futuri cittadini e lavoratori aperti ai valori fondamentali della convivenza e alta formazione professionale e scientifica.

Un piano economico con la centralità di un piano industriale in grado di ampliare la base produttiva,
con attenzione ai temi ambientali e climatici, per una prospettiva di vita dignitosa per i futuri cittadini; quindi il superamento di ogni forma di precariato.

Una legge seria sull’immigrazione, dovere etico ma anche sociale ed economico di un Paese di forte emigrazione dei nostri padri e dei nostri nonni.
Un attenzione di solidarietà per i più deboli e a tutte le marginalità.

Un disegno compiuto di riforma dello Stato che non significhi manomissione della nostra Carta Costituzionale; un più incisivo contributo per cambiare questa Europa.

Una ripresa di attenzione alla questione morale, per la sconfitta della corruzione e della criminalità organizzata, senza le quali tutto il Paese e, in particolare, il Meridione non potranno avere la possibilità di uno sviluppo equilibrato.

Sul piano politico ci compete seriamente un ancoraggio profondo alle matrici di una sinistra che sembra avere smarrito la propria storia, la presenza organizzata, valori e principi costitutivi.

 

*Presidente del Circolo L'Affratellamento
Nota:
Sottolineo il contributo, forte e consapevole, di Firenze dove le liste di Giani hanno avuto il 60,35 contro il 29,67 delle destre della Susy; sembra anche che si possa riconquistare il comune di Cascina che l'aveva eletta sindaco. Aspettiamo anche questo risultato che ci restituisce la cittadina dove aveva sede una scuola di partito del PCI.

 

 

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