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Religione e Politica, si influenzano ancora?

 Il didattito aperto da Ivano Alteri

 Molto vasto è, nel mondo, il panorama delle religioni che influenzano istituzioni statuali e politichedi gopverno, ma...

Raffaello scuola di Atene 390 minAlleanze e conflitti tra politica e religione hanno scandito da millenni la storia dell'umanità.
La fede e il credo religioso fanno parte della sfera personale di ogni individuo e ne hanno condizionato anche comportamenti e scelte sociali, economiche e politiche.
Non sarei per una esclusiva considerazione della religione cristiana e della sua struttura organizzativa.
Il panorama delle religioni, che hanno una forte influenza sui comportamenti dei popoli e sulle strutture organizzative dello Stato, è molto vasto.

Il Cristianesimo con 2,2 miliardi di fedeli pari al 31,5% in rapporto alla popolazione mondiale, fa parte delle religioni Abramitiche ed è la religione più diffusa al mondo.

«Cristiano» e «cattolico» non sono sinonimi. In Italia è convenzione usarli come parole di uguale significato, poiché storicamente la stragrande maggioranza dei cristiani sono cattolici.
Ma è un uso improprio e bisogna utilizzare una terminologia più corretta.

La storia del cristianesimo è costellata di numerose divisioni che hanno dato vita a tanti “rami” nell’unica famiglia dei credenti in Gesù. Ci sono tre tipologie di comunità cristiane: quella Ortodossa, (260 milioni di fedeli, di cui solo 100 in Russia e 24 milioni in Grecia) il Cattolicesimo Romano (1.313 milioni di fedeli) e il Protestantesimo (suddiviso in diverse Chiese). Ogni sezione prevede credenze differenti, così come preghiere, liturgie e tradizioni.

L'Islam con 1,6 miliardi di fedeli, (22,3%) è stato fondato nel 610 d.C. dal profeta Maometto ed è una religione monoteista che, nei Paesi dove è particolarmente diffusa, non fa differenze tra culto e vita civile. Anche la vita politica è regolata dalla dottrina.

L'Induismo con 1 miliardo di fedeli, (13,9%) è la più antica religione al mondo e quasi la totalità della popolazione Indù vive nell'Asia del Sud oppure in India. L'aspetto interessante di questa religione è che non esiste nessun fondatore e quindi è nata dalla elaborazione e dalla fusione di antichi culti.

Il Buddhismo con 376 milioni di fedeli (5,2%) è stato fondato nel 600 a.C. da , che è conosciuto anche come "il Buddha".

L'Ebraismo con 14 milioni di fedeli (0,20%), nato nel 1300 a.C., è una delle religioni più antiche del mondo. Con il termine Ebraismo non si indica solo una religione ma anche uno stile di vita e una tradizione culturale a cui fa riferimento il popolo ebraico, presente in varie comunità in tutto il mondo.

Come si può rilevare ogni religione ha una sua funzione nella vita sociale, economica, politica e culturale e determina in maniera rilevante la storia dei popoli.

Non vedo perciò come la religione cristiana debba avere un primato per il solo fatto che abbia più seguaci e si è diffusa nei paesi un tempo più industrialmente avanzati.

E' inevitabile che il processo storico con peculiarità proprie per ogni paese, si è interfacciato con la questione religiosa.

Una particolarità che ha riguardato i paesi europei in cui il cristianesimo, che fu attraversato da aspri e sanguinosi conflitti, con residui ancora oggi presenti, riscontrabili nelle vicende irlandesi, è la religione prevalente.

Ed è bene che si sia distinta nei paesi democratici la religiosità dalla laicità dello Stato. Nella Costituzione italiana non è imposta nessuna religione, ma si riconosce come diritto la libertà di credo e di religione.

Una faticosa conquista del principio di tolleranza, di libertà religiosa e di laicità dello Stato.

Max Weber già un secolo fa affermò che la laicizzazione della politica è dovuta alla sua de-sacralizzazione.

E' famosa la frase di Cristo aveva: "Date a Cesare quel che è di Cesare. A Dio quel che è di Dio".
La presenza del cristianesimo ha permesso che il potere politico sia privato della sacralità che è invece riservata al trascendente.

Si è definita per opera del cristianesimo una separazione di norme concorrenti, quelle morali e quelle positive e una diversità di giudizio nelle azioni umane come quelle del peccato e il reato, come la disubbidienza alle leggi morali e alle leggi dello Stato.

Si è costituita una differenza netta tra il giudizio di Dio e il giudizio degli uomini, la giustizia divina e la giustizia umana.

Questa fondamentale differenza tra la sfera religiosa e quella civile non è stata, tuttavia, pacifica e lineare, ma ha dato luogo a molti conflitti.

Le modificazioni avvenute nella società italiana, ma direi anche in quella europea, hanno portato la Chiesa ad aggiornare la sua funzione nella società a iniziare dal Concilio Vaticano Secondo per arrivare a Papa Francesco.
«Mentre la solidarietà è il principio di pianificazione sociale che permette ai diseguali di diventare eguali, la fraternità è quello che consente agli eguali di essere persone diverse» afferma Bergoglio.
Il riconoscimento della fratellanza cambia la prospettiva e diventa un forte messaggio politico. Tutti siamo fratelli, e quindi tutti siamo cittadini con uguali diritti e doveri.
Si apre un orizzonte con questa impostazione e nel suo insieme l'intera Enciclica che porta a ritenere la religione come possibile interlocutore per migliorare la società e a considerare che le religioni, non solo quella cristiana, possano rappresentare una forte componente per la tutela dei diritti e delle liberta.
E in questi casi non mancano figure di prestigio che si prodigarono par la difesa dei diritti. Mahatma Ghandi, Martini Luther King, ShirinEbadi dimostrarono che si può fare, anzi si deve fare delle religioni uno strumento per raggiungere una maggiore integrazione ai fini del consolidamento e rafforzamento di essi.
Oggi si può considerare Papa Francesco per il suo coraggio nel costruire una Nuova Chiesa un riferimento del cattolicesimo cristiano e la sua ultima elaborazione rappresenta, senza dubbio la più avanzata delle sue precedenti Encicliche.
Il messaggio di Bergoglio è tanto più efficace quanto più è incisivo nella realtà della globalizzazione e della integrazione multiculturale e multireligiosa.

Questo comporta l’apertura di una fase nuova nei rapporti tra la Chiesa e il potere politico.

I partiti cattolici sono stati fra il XIX e il XX secolo gli intermediari fra la Chiesa e il potere politico attraverso il condizionamento diretto del potere e in qualche caso la conquista di esso.

Oggi questa correlazione subisce dei cambiamenti in relazione ai sistemi politici che si ispirano alle posizione liberiste, che ne determinano il ridimensionamento delle mediazioni partitiche tradizionali, se non addirittura, spesso, una loro dissoluzione.

Si delinea, venuta meno la mediazione partitica, in modo sempre più marcato, un diretto intervento della Chiesa, e dei suoi stessi vertici nello scenario politico, un percorso per raggiungere obiettivi che si ritengono rilevanti e di valore universale.

Su questa nuova dimensione la sinistra, nella cui natura convivono diverse culture laiche e cristiane, deve assumere una sua autonoma configurazione politica

La sinistra italiana, come quella di altri paesi europei, ha perso la sua capacità di cogliere i mutamenti epocali della comunità inerte, incapace di dialogo e confronto e di assolvere alla sua funzione di rinnovamento.

La sinistra del XIX e XX secolo sembra aver concluso il suo ciclo storico come forza che si era posta in alternativa al sistema capitalistico di quei secoli e aveva impresso movimenti rivoluzionari talvolta armati e talvolta pacifici.

Essa, tuttavia, conserva ancora oggi, per sua tradizione, quei valori indispensabili a dare dignità agli uomini e necessari per rinnovare la sua capacità di incidere nella società in cui opera.

Non sarei per un parallelismo tra quanto fatto da Papa Francesco e quello che dovrebbe fare la sinistra.

Esso ci porterebbe fuori strada nella ricerca di costruire una nuova sinistra; ci farebbe commettere l'errore di entrare in una logica di contrapposizione e di sovrapposizione. Non sono adottabili né l'una né l'altra.

Si deve pensare una sinistra capace di comporre una nuova cultura rispetto ai problemi della globalizzazione e a quelli della società italiana in continua trasformazione.

In Italia questo non è avvenuto e quanto avrebbero perseguire, anche nell'azione di governo, i partiti che si richiamano alla sinistra, non si è realizzato.

E' impossibile immaginare un futuro senza un vigoroso apporto di nuove energie morali a una democrazia che rischia di chiudersi nella pura logica degli interessi costituiti.

Serve, quindi, rigenerare la sinistra per innescare processi di rivoluzione in grado di modificare a suo vantaggio i rapporti tra le forze dello sfruttamento di un liberalismo letale e quelle di progresso, giustizia sociale, diritti.

La convinzione che oggi è questo l'obiettivo vero e necessario, è piuttosto diffusa sia per la tradizione democratica che per le aspirazioni, non sopite, a condizioni di vita migliori.

Una sinistra ritrovata e rinnovata può svolgere un ruolo fecondo di crescita della vita sociale e di un rinvigorimento della democrazia.


Ermisio Mazzocchi
21 ottobre 2020

 

Bibliografia. Il testo trae spunto da molte lettura fra cui in modo particolare meritano di essere citate le seguenti:
1) Davide Hum: Dialoghi sulla religione naturale
2) G. Rousseau: Contratto sociale e L'Emilio
3) Benedetto Spinosa: Trattato teologico
4) Soeren Kierkegaard: Il concetto dell'angoscia
5) Bertrand Russell: Perché non sono cristiano
6) Giuseppe Barzaghi (n. 1956) filosofo e teologo
7) Giuseppe Colombo (n. 1950) Accademico - Università Cattolica.. Studi sulla filosofia cristiana
8) Il rasoio di Occam (principio di parsimonia - metodo di analisi) opera del filosofo e frate francescano Guglielmo di Occam (XIV secolo)

 

 

 

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