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Per costrure una identità ci vuole coraggio

  • Scritto da  Toni Pironi

Analisi Opinioni Dibattito

Il percorso di rinnovamento deve essere connotato da maggiore coraggio

di Toni Pironi
BANDIERE PD 350 260Destra e sinistra, tra identità e coraggio

In un recente articolo su ‘La Repubblica’ Piero Ignazi si è espresso sull’attualità delle categorie politiche tradizionali. Si è chiesto, rispondendosi affermativamente, se destra e sinistra fossero ancora luoghi abitatabili dal sentimento politico dei nostri giorni e se ancor oggi orientassero le scelte dei cittadini nel momento elettorale.

La sua analisi, è bene rilevarlo, non è sorretta da particolare rigore scientifico ma si poggia sulla capacità di lettura dello stesso Ignazi sui fatti della storia.
Sgombro subito il campo: concordo con lui. Destra e sinistra non sono affatto categorie superate. Hanno oggi senso come sempre accaduto da almeno due secoli nella società occidentale pur se in questo lasso di tempo si sono riempite di contenuto, di valori e di obiettivi che sono notevolmente cambiati.

Entrambe queste categorie hanno avuto, accompagnando la storia, fasi più moderate e fasi di più acceso protagonismo arrivando a sfociare in un rivoluzionarismo che ha interessato ambo i poli. Sempre sono state accusate di essere superate e non più in grado di leggere l’esistente e questo stigma ha colpito durissimo dopo il 1989. Dopo il 1989 è sembrato tutto chiaro. Destra e sinistra andavano seppellite nel cimitero della storia per interpretare la quale occorreva posizionarsi al centro, in ossequio ad un mantra che confondeva dibattito con conflitto. Cosi ovviamente non è. Il dibattito non è conflitto perché non tende a distruggere l’opposto la cui eliminazione, anzi, equivale alla propria morte. Si è, ontologicamente, sempre in relazione a qualcosa di altro; mai in termini assoluti. E’ il centro che non ammette dibattito, convinto come è che in quella posizione risieda la verità o la soluzione (nel senso di scioglimento) di ogni conflitto.

Da qualche anno si assiste ad un ritorno delle categorie di destra e sinistra sulla scena della politica. E’ stata la destra a compiere il primo scatto in avanti. Pur in assenza di una teorizzazione compiuta un vento di destra ha soffiato forte nel mondo occidentale alle prese con i primi scricchiolii del paradigma della globalizzazione. Lo ha fatto alzando (per citare nuovamente Ignazi) la bandiera della tradizione e della conservazione e si è costruita una identità.

E’ questa la parola chiave: identità.
Tralasciando il modo in cui (nel mondo, in Europa, in Italia) lo ha fatto, è indubbio che la destra si è dotata di una propria identità, comunicando con forza un messaggio e dei valori che hanno fatto breccia.
Credo sia tempo che anche a sinistra ci si attrezzi. E non per andare con il moschetto sulle barricate ma per indossare un paio di scarpe comode e camminare per strada uscendo dal palazzo. Costruire una identità, in ogni caso, non è opera da affidare ad un social media manager ma ad una comunità che avverte la necessità di cambiamento, il valore (sempre secondo Ignazi) che più connatura la sinistra. E il cambiamento è necessario oggi per uscire dalle secche in cui le tante fragilità sociali, che la pandemia ha fatto emergere con drammatica violenza, ci hanno precipitato.

Esso, però, si nutre di coraggio e questo adesso è richiesto alla sinistra. Per venire all’Italia e alle cose di casa nostra: non so se occorra una classe dirigente nuova. Quello che mi pare chiaro è che occorre alimentare il nostro agire con più coraggio e guardare al cambiamento come ad una opportunità. Lo impongono i grandi temi planetari, in primis l’ambiente. Un fronte sul quale il cambiamento, di paradigma economico soprattutto, non è una opzione. E’ una necessità. Ma lo impone anche il tema della protezione sociale che richiede una capacità di fare da contraltare ad una polarizzazione della ricchezza che non può essere più affrontata affidandosi alla capacità di autoregolamentazione del mercato globale. Tutti i temi sono negoziabili ma per negoziare occorre avere una offerta. Chiara e comunicabile. A Roma come a Frosinone.

Chi scrive milita nel Partito Democratico e partecipa, non sottraendosi, al processo di evoluzione dello stesso.
Gli ultimi mesi, ancorché dominati dall’emergenza sanitaria in corso, hanno fatto registrare importanti novità a livello locale. C’è un trentenne alla guida del partito in provincia e questo è un fatto che non può passare inosservato, se è vero che l’età non è fattore secondario se si cerca il cambiamento.

Va altresi rilevato che, a parere di chi scrive, i primi passi di questo percorso potevano essere connotati da maggiore coraggio. L’assenza di un dibattito, pur complesso e difficile in piena pandemia, nella fase congressuale ha negato alla platea degli iscritti e degli elettori la possibilità di conoscere nel dettaglio i temi cardine di questa nuova fase. I successivi momenti di definizione degli organi del partito, inoltre, sono ancora apparsi troppo legati ad una dimensione tattica che poco si sposa con il coraggio. Più che il primo momento di una nuova fase è sembrato l’ultimo di un vecchio corso.
Ma questo poco importa. Il tempo della politica è il presente se non il futuro e c’è tempo per essere coraggiosi.
Ne abbiamo tutti bisogno.

 

 

 

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