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Democrazia delegata e democrazia diretta

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 Analisi, Opinioni, Dibattiti

 Il problema della rappresentanza politica degli interessi e dei territori

di Ivano Alteri
Votareepartecipare 380 minNei giorni scorsi si è appresa la notizia che la provincia di Frosinone, a seguito della riduzione dei parlamentari e della conseguente ridefinizione in corso dei collegi a livello nazionale, rischia di perderne due, a danno della rappresentanza politica del territorio e dei suoi cittadini. E immediatamente si sono innalzati gli alti lai delle forze politiche tradizionali per questa amputazione democratica che il territorio subirebbe.

In questo modo, però, si sovverte il nesso di causa-effetto e si mistifica la realtà: non è la riduzione dei parlamentari che causa la mancanza di rappresentanza politica di gran parte dei cittadini (non solo a Frosinone), ma, al contrario, è la mancanza di rappresentanza politica, seguita alla degenerazione dei partiti, ad aver indotto il popolo alla riduzione dei parlamentari, per una sorta di vendetta contro il ceto politico. È una vendetta ben misera, è vero, e fa il paio con quella del famigerato marito che per far dispetto alla moglie ecc.; ma tale è la sequenza storica e logica dei fatti, e da qui bisognerebbe partire.

Invece, assistiamo all’ennesima fuga dalle responsabilità, ed anzi al vile tentativo di scaricare sugli altri, gli odiati grillini, le responsabilità proprie. Non pare, perciò, essere questa la giusta via per il ravvedimento.

Al contrario, ciò che occorrerebbe, in nome della verità e della volontà di superare il problema, sarebbe porre due premesse necessarie alla discussione.

La prima. Ammettere la responsabilità di aver trasformato i partiti in comitati elettorali per le carriere personali di alcuni, in strumento per l’occupazione di lucrosi posti istituzionali e di sottogoverno, di posizioni privilegiate per camarille affaristiche; di avere così violato lo spirito della Costituzione laddove, invece, essa attribuisce ai partiti la funzione di connessione tra società e istituzioni, per consentire ai cittadini di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In poche parole, di aver trasformato i partiti da luoghi fruibili dai cittadini in strumenti contendibili dagli ambiziosi, da bene comune in bene privato. Se si partisse da qui, si manderebbe l’inequivocabile segnale di avere la stoffa per assumere responsabilità, di aver compreso la vera natura del problema, e di essere quindi in grado di affrontarlo.

La seconda. Riconoscere che il vero nodo della questione è il rapporto tra democrazia delegata e democrazia diretta, e, soprattutto, che esso non avviene fra termini antagonisti ma complementari. Infatti, sarebbe opportuno, a mio parere, considerare, da una parte, che sono mature nella società le condizioni perché i cittadini partecipino con maggiore intensità e frequenza agli affari pubblici; ma, dall’altra, che ciò non avvenga a scapito delle prerogative della politica e del suo ceto operativo, bensì proprio a tutela di quelle dall’aggressione di poteri altri, che si presentano ormai esorbitanti e minacciosi per lo stesso sistema democratico (le vicende relative alla proprietà e gestione dell’acqua a livello planetario ne siano l’esempio plastico). In questo quadro, i partiti dovrebbero comunque tornare a svolgere quel ruolo previsto espressamente dalla Costituzione, non venendo meno la necessità di sintesi dei diversi interessi contrapposti, necessaria alla definizione dell’interesse generale (che non è la mera sommatoria di quelli individuali); e non venendo meno neanche la necessità di ridare alla politica una visione di lungo termine sulle prospettive del mondo.

Attualmente, in proposito, sembrano essere ancora latenti le due parti contrapposte, ancorché già dotate di vocianti tifoserie. La prima, quella dei sostenitori della democrazia delegata attraverso i partiti, avrebbe l’opportunità di valorizzare compiutamente l’esperienza empirica maturata nel Novecento con i partiti di massa; la seconda, quella dei sostenitori della democrazia diretta, di riportare in auge, e ad un livello superiore, quella modalità antica di partecipazione individuale alla cosa pubblica che ha designato in origine il nome stesso di democrazia. Ma entrambe hanno il grave torto, come si accennava, di rendere antagonista ciò che dovrebbe e potrebbe essere complementare.

Insomma, il problema della rappresentanza politica degli interessi e dei territori è senz’altro centrale; ma se la discussione si riduce ad un lamento per la perdita di posti in Parlamento sembra trattarsi piuttosto di rimostranze per leso interesse di casta.

Frosinone 17 dicembre 2020
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