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La riduzione dei parlamentari e la democrazia

 

Importante è il come viene esercitata la delega o il mandato a rappresentare

di Donato Galeone
partecipazione 350 minRileggendo il recente articolo di Ivano Alteri - in molte parti condivisibile - mi permetto aggiungere che ogni opinione sulla “democrazia delegata e democrazia diretta” è discutibile oltre che praticabile - essenzialmente - per concorrere a quantificare sia la rappresentanza politica dei cittadini e sia quella sindacale e sociale dei lavoratori pur differenziata: quella politica irrinunciabile nel potere di governare e quella della rappresentanza sindacale in un sistema democratico.

Per la rappresentanza sindacale dei lavoratori resta coerente l'ambito indicativo e complessivo della nostra Costituzione con - anche - l'articolo 39 entro cui va inserito sia il “principio della solidarietà” specificamente enunciato nell'articolo 2, quale motrice o motore di altre disposizioni costituzionali, sia l'altro principio nel secondo comma dell'articolo 3 che indica e impegna la “promozione della eguaglianza sostanziale” partecipando alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Ed è in tale contesto costituzionale che viene indicato alle organizzazioni sindacali di rendersi strumento di “partecipazione” per la loro parte di rappresentatività, oltre che di tutela dei diretti interessi economici dei lavoratori.

Sappiamo - lo richiama anche Ivano Alteri - che la gestione del potere nei sistemi democratici moderni viene ed è esercitata attraverso i “meccanismi della rappresentanza”. Come dire che, le decisioni sono assunte non da tutti ma semplicemente - a parte i casi di democrazia diretta - da quelle persone designate (di regola seguendo procedure elettorali) per svolgere specifici compiti mediante la forma della “democrazia rappresentativa” da esercitare in un rapporto tra “rappresentante delegato e rappresentati” e, cioè, i cittadini di un territorio: l'eletto al Parlamento in un rapporto dei cittadini elettori con il Deputato o il Senatore del proprio territorio, condividendo proposte e azioni economiche-sociali verso la costruzione di una politica nazionale a dimensione europea.

Ed è proprio il rapporto tra i cittadini e il Parlamentare - Deputato o Senatore - dovrebbe essere rappresentato, al più alto livello, nella nostra democrazia.

Penso che resterà fermo ed essenziale oltre che rafforzato quel rapporto o dialogo innanzi richiamato tra “eletti ed elettori” pur prescindendo dalla riduzione dei seggi parlamentari (da 630 a 400 Deputati e da 315 a 200 Senatori e nella circoscrizione estera da 12 a 4 Deputati e da 6 a 4 Senatori).

Appare evidente quanto problematico - anche a mio avviso - il solo parametro del numero di abitanti (un Deputato eletto su 151.200 abitanti e un Senatore eletto ogni 302.420 abitanti). Quel solo parametro potrebbe ridurre a zero la rappresentanza politica di vaste aree territoriali scarsamente abitate a vantaggio di centri urbani ampiamente rappresentati. Si escluderebbero dal dialogo sociale e dai collegamenti politici quei cittadini di aree interne, marginalizzandoli come persone, dalla democrazia rappresentativa.

Così come il ridurre soltanto il numero dei circa mille Parlamentari, passando dal secondo Paese (escluso il Regno Unito) all'ultimo posto con 400 Deputati (la Francia con 577 e la Germania con 709) non appare - si dice - sufficiente per rendere più efficiente l'istituzione parlamentare nella sua struttura e nell'assunzione di decisioni.

E' conseguente, quindi, che la riduzione dei Parlamentari - pur inserita in una organica revisione della Costituzione - continua e continuerà ad alimentare confronti e dibattiti tra diverse proposte e di formali adeguamenti della Costituzione ai cambiamenti del numero dei seggi sia a Montecitorio che a Palazzo Madama e suoi riflessi territoriali sulla “rappresentanza democratica”.

Commentando le riflessioni di Ivano Alteri e convenendo che la “democrazia delegata e la democrazia diretta” - esercitata da cittadini verso persone candidabili ed elette - hanno un ruolo centrale nell'esercizio della democrazia politica dei cittadini - aggiungo io – che parimenti per i lavoratori nell'esercizio della democrazia economica di rappresentanza sindacale nelle attività produttive di beni e servizi.

Ho scritto che non appare di primaria importanza - ripeto - soltanto il ridotto numero della rappresentanza parlamentare quanto è certamente essenziale “il come” tanto la rappresentanza delegata (proposta dai partiti) o la rappresentanza diretta (proposta da civiche o da comitati elettorali) - se eletta - deve esercitare la delega o il mandato richiesto e ottenuto dai cittadini, rispondendo periodicamente “quando, dove e con chi” condurre l'impegno di rappresentanza.

E' vero, ho aggiunto, che sempre più tanto l'individualismo quanto l'indifferenza sovrasta la umana esigenza di apertura ai tempi correnti nel riconoscerci solidali per “fronteggiare uniti l'attacco/difesa alla salute e al lavoro” quali diritti costituzionali. Ma è anche vero che queste aperture circoscritte, da estendere, sono atti e iniziative che comportano anche” fratture” tra quelle componenti tradizionali presenti e forti, economicamente e finanziariamente, nella nostra società.

Da osservare e riconoscere, sottolineo a conclusione del mio commento di Ivano, che nel contempo “l'evoluzione democratica dei corpi intermedi o crescenti formazioni intermedie” (partiti, sindacati e associazioni) - nelle rispettive autonomie e loro diversità dei ruoli e culture - hanno favorito le trasformazioni economiche e sociali. I corpi intermedi della democrazia contribuiscono, con innovazioni, sia nel modo nuovo di produrre beni e servizi che nella redistribuzione dei redditi da contrattare e partecipare nei risultati.

Importanza, quindi, più che determinante per la democrazia - sia ieri che oggi - non solo nelle quantità delle persone eleggibili ed elette ma “sul come” viene esercitata la delega o il mandato a rappresentare sia nelle sedi istituzionali (Comuni, Provincia, Regione, Parlamento nazionale ed europeo) che in ogni luogo di lavoro e territorio.

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