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La centrale 118 sarà a Latina: che significa per il frusinate?

  • Scritto da  Daniele Riggi

ambulanza 350 260 mindi Daniele Riggi - Spostamento della centrale 118 a Latina: la nostra provincia perde altre professionalità a disposizione del territorio.

La notizia dello spostamento della centrale operativa del 118 di Frosinone a Latina costituisce, secondo la mia modesta opinione, un fatto molto grave. Perché grave? Perché non si tratta di un “accorpamento” finalizzato a risparmiare delle risorse da mettere a disposizione per altri servizi, ma dell'ennesima cessione sottobanco di un pezzo di “sovranità” della nostra provincia.

Avrei potuto accettare la decisione di prevedere un dirigente unico anziché due, dato che queste figure percepiscono stipendi elevati, questa sì che poteva essere una “spending review” intelligente! Purtroppo, però, bisogna constatare che si tratta ben altro, si tratta cioè di allontanare dal nostro territorio degli infermieri qualificati e con un monte ore di esperienze operative veramente consistente.

Potranno questi infermieri qualificati riconvertirsi facilmente in un nuovo ruolo operativo nel caso in cui non accettassero di trasferirsi a Latina? L'ASL nel corso degli anni ha scelto di “specializzarli” nel campo della ricezione delle emergenze, invece di adottare una politica di “alternanza” o “turnazione” degli infermieri tra la sede operativa e i veicoli su strada del 118. Questi operatori, ad oggi, hanno maturato un'enorme conoscenza del servizio, delle caratteristiche del territorio e delle emergenze che caratterizzano la nostra provincia, perché non possono continuare a metterla a disposizione del nostro territorio?

Oramai non mi sorprendo più di quello che sta accadendo, perché è chiaro che la nostra classe politica è totalmente subordinata alle logiche romane e nazionali. Il problema è che per difendere certe “filiere clientelari” che hanno bisogno di essere continuamente foraggiate la nostra classe politica ha dovuto sacrificare questo territorio e le sue risorse, dai servizi pubblici fino al tessuto produttivo. Un territorio sconquassato e lacerato, lottizzato da una politica famelica che punta solo a spartirsi i servizi pubblici dei comuni e gli enti intermedi senza avere una visione progettuale del territorio a lungo termine. Il caso della sanità è quello più emblematico: sono cambiate le amministrazioni regionali ma non è cambiata la politica sanitaria sul territorio, che tende, oramai inesorbilmente, verso la privatizzazione selvaggia.

Lo smantellamento dei servizi sanitari costringe da anni i cittadini ciociari a una migrazione forzata verso il territorio di Roma e le province limitrofe. A cosa serve parlare di rilancio del turismo e del tessuto produttivo in Ciociaria se poi nella nostra terra non ci sono più servizi adeguati? Chi vorrebbe trasferirsi o semplicemente fare il turista in un territorio dove i trasporti, la sanità e i servizi di ricezione sono spesso assenti o ridotti al lumicino? Bisogna cominciare ad abbandonare il linguaggio del politicamente corretto e dire chiaramente che la classe politica provinciale negli ultimi vent'anni ha sistematicamente tradito il nostro territorio, vendendo le risorse locali per assicurarsi posizioni di rendita politica.

Se il centro–sinistra vuole ripartire deve tagliare definitivamente il cordone ombelicale con certi modi di fare politica; dopo l'ascesa inarrestabile delle forze populiste la sinistra non può più rimandare una seria riflessione sulla necessità di una gestione etica del partito e dei rapporti al suo interno. In politica la forma è sostanza, e un partito che si fonda su logiche clientelari e verticistiche, dove gli unici valori da perseguire sono la fedeltà a un “capo”, e il mantenimento di interessi di “corrente”, non può essere allo stesso tempo un partito etico, che fonda la sua azione politica su ideali e valori condivisi.

 

 

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