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Colleferro: Regione e Comune dicano se vogliono chiudere l’ospedale

  • Scritto da  Gabriella Collacchi e Ina Camilli

 

Colleferro DifendiamoOspedale 350 260Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Il L.P. Delfino di Colleferro è tra i 5 ospedali della ASLRM5 “che non dispongono di risorse fondamentali che pure non riguardano le alte specialità ma la cura di patologie comuni e che rappresentano le principali cause di mortalità. Basti pensare all’assenza sul territorio di stroke unit, radioterapia e risonanza magnetica, utilizzabili in urgenza”, denuncia la stessa Azienda nell’ultimo Rapporto annuale.

Il punto nevralgico dell’ospedale di Colleferro, dopo il graduale depotenziamento/chiusura di numerosi servizi, è la grave carenza di personale – medici, infermieri, tecnici, OSS, ausiliari – il quale si trova ad affrontare, stanco e senza prospettive, turni massacranti, ore di lavoro straordinario, con risorse scarse e pochi mezzi, tra tante difficoltà e rischi professionali, legati al carico di lavoro e allo stress, di cui potrebbero trovarsi a rispondere legalmente.

Le conseguenze di turni notturni coperti ormai da mesi da personale proveniente da altri ospedali (come avviene di norma), le pagano anche i pazienti, affidati a medici che, non essendo del reparto, non hanno conoscenza di ogni specifica problematica dei ricoverati.

Persi i 4 reparti materno-infantili nel 2015, senza che ci sia stato un afflato da parte del Comune di Colleferro per garantire all’intero comprensorio – estremamente gravato da patologie legate all’inquinamento ambientale - i servizi sostitutivi, di cui si era fatto garante, l’ospedale cittadino oggi è in forte declino.

L’obiettivo, si teme, sia quello di portare il personale e l’attività ospedaliera sotto la soglia prevista dalla legge per avviarlo ad un punto di non ritorno.

Lo dimostrerebbero la mancanza di un piano assunzionale e il ricorso costante agli ordini di servizi adottati di volta in volta per far fronte alle emergenze, come per l’attività della sala operatoria. Le sedute sono state ripristinate solo per un mese ma rischiano di essere ridotte alle emergenze per mancanza di personale, di anestesisti, di medici reperibili post intervento, di sangue dal Centro trasfusionale.

Si continua da anni con l’assegnazione temporanea di personale per fronteggiare le necessità dei vari reparti, segno evidente che persiste la mancanza di volontà di assumere e permettere così all’ospedale di essere operativo.

Sui problemi gestionali interni all’ospedale di Colleferro va ribadito che non sono state richieste con forza misure per il riordino organizzativo e provvedimenti di programmazione e pianificazione, che avrebbero messo in sicurezza il qualificato lavoro del personale - allo stremo delle proprie possibilità - e consentito di rilanciare l’attività sanitaria.

Sul piano amministrativo, arriviamo a domani, 15 ottobre, quando la Commissione regionale Sanità voterà (a favore) il parere sulla nomina del dott. Santonocito, a Direttore generale della ASLRM 5, nomina che farà cessare il commissariamento del dott. Quintavalle. La sua reggenza è stata sicuramente caratterizzata da uno stile e uno spirito nuovo, collaborativo e aperto, soprattutto se confrontato con il comportamento dei suoi predecessori, ma in quasi 2 anni l’ospedale ha continuato a perdere efficienza e potenzialità.

Nel complesso, le macro problematiche gestionali ed organizzative non sono state minimamente affrontate, secondo la ferma volontà della Regione Lazio, a cui il Comune di Colleferro, come gli altri del distretto, non si è contrapposto.

Con l’insediamento del nuovo Direttore generale, il Comitato chiederà un incontro al dott. Santonocito sulle prospettive future dell’ospedale di Colleferro e sull’Atto aziendale, pubblicato ad agosto c.a., di cui non abbiamo informazioni corrette e verificate. Chiederemo di conoscere quali vantaggi si prevedono per Colleferro dal Polo Unico con Palestrina e dalla nascita dei due Poli ospedalieri (Tivoli, Monterotondo, Subiaco e Colleferro, Palestrina).

Negli ultimi mesi il Comitato ha rappresentato alla Direzione generale la situazione del mancato pagamento degli emolumenti agli addetti alla centrale termica dell’ospedale e segnalato gli inconvenienti connessi alla disattivazione del centralino – sostituito da un disco risponditore - a cui abbiamo ricevuto una mera risposta formale.

Restiamo contrari alla sua dismissione: confermiamo che tale attività doveva essere riassegnata agli operatori e denunciamo che la tecnologia in uso (scelta alcuni anni fa in aggiunta al funzionamento del centralino) non è stata aggiornata ed è inadeguata a svolgere correttamente il servizio, assicurato solo per poche opzioni fisse. Si tratta di una limitazione molto grave, poiché l’ospedale può essere allertato per le emergenze di aziende locali ad elevato rischio industriale, assoggettate alla Seveso II.

Nell’incontro dell'11 marzo scorso con il dott. Quintavalle, il Comitato ha lamentato l’assurda decisione della ASLRM5 di bloccare le prenotazione delle liste di attesa per la diabetologia fino a dicembre 2019, chiusura (avvenuta) che il Commissario aveva escluso, rassicurandoci.

Negli ultimi 4 anni, le carenze si sono aggravate in tutti i reparti. Innanzitutto per la decisione spietata e fredda della politica sanitaria regionale di non sostenere l’ospedale di Colleferro, privandolo delle misure indispensabili al suo ordinario funzionamento. In secondo luogo si sono lasciati parcheggiati in un binario morto una serie di decisioni che, non affrontandole, si sono risolte per inerzia.

Tra queste rientrerebbe l’improbabile riassegnazione di una assistente sociale, funzione molto importante all’interno dell’ospedale, e chiediamo alla Direzione generale di provvedere.

Risulta soppressa l’apertura dell’ufficio cartelle cliniche al pubblico, senza che ne sia stata data comunicazione all’utenza.

Se non si interverrà immediatamente, con il pretesto della mancanza di personale, anche la Direzione sanitaria, dopo i 4 reparti neonatali, potrebbe essere trasferita dal 1 gennaio 2020 a Palestrina. E’ questo che vogliono i nostri Amministratori?

Si vuole continuare a compromettere la struttura amministrativa interna, trasferendo presso l’ospedale di Tivoli l’ufficio pensioni, sorte che potrebbe toccare anche all’ufficio del personale.

Le ripercussioni di questo clima di smobilitazione si colgono davanti lo sportello del CUP, dove è difficile trovare la fila, come accadeva precedentemente. Il messaggio è arrivato agli utenti che sempre più spesso scelgono altre strutture, spesso private, accollandosi un doppio costo.

Solo alcuni giorni fa è stata richiesta dal Comune di Colleferro la convocazione dell’Assemblea dei Sindaci, una mossa tardiva, che dimostra come l’intenzione fosse quella di perdere tempo prezioso, mentre alla Pisana sono stati ripartiti ben 170 milioni di € per le strutture e le politiche sanitarie, da cui Colleferro è escluso!

Da anni chiediamo all’Amministrazione comunale un incontro, maggiore informazione e più trasparenza nei processi decisionali, che sono la base del rapporto cittadino-Istituzioni pubbliche. Lo chiediamo per dimostrare a tutti che i nostri Rappresentanti sono capaci di essere attenti alle aspettative degli utenti e responsabili del proprio operato, ma finora è stato solo un flatus vocis.

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difessa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Il Comitato Libero“A difesa dell'ospedale di Colleferro”

Coordinamento territoriale - cell 349055850 - 3337767884

 

 

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