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Covid 19. Basta con polemiche inutili e strumentali

 Sanità. Voci dal Territorio

L’informazione, tutta insieme, vorrà realizzare un impegno così importante?

di Ignazio Mazzoli
sanità ilmedico350 26016 novembre 2020. Regna la confusione e l’inconsapevolezza. RaiNews diffonde la notizia che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del Sindacato Medici italiani decretando lo stop delle cure a casa da parte di medici di famiglia (MMG). Per i giudici "l'affidamento ai medici di medicina generale del compito di assistenza domiciliare ai malati Covid" risulta in contrasto con la normativa emergenziale.

Incredibile e difficile da capire. Incredibile che un sindacato dei medici faccia ricorso avverso una decisione presa nel pieno di un’emergenza mondiale caratterizzata da milioni di contagiati e milioni di morti. Giuramento d’Ippocrate che fine hai fatto?
Cristina Patrizi, Responsabile Regionale Area Convenzionata del Sindacato Medici Italiani del Lazio sostiene che la sentenza coglie un circostanza «I medici per mesi sono stati lasciati soli ad assistere tutta la popolazione ed anche i pazienti Covid e sospetti covid,... Ciò ha esposto medici e cittadini ad un rischio epidemiologico ed infettivo del quale qualcuno dovrà rispondere!».

Difficile da capire che il Tar del Lazio abbia parzialmente accolto un ricorso proposto dal Sindacato dei Medici Italiani contro alcuni provvedimenti della Regione Lazio sentenziando che «... per legge dovrebbe spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca)».

Difficile da capire l’esultanza dell’Ordine dei medici: «Bene la pronuncia del Tar ...ribadisce ciò che la legge già prevede: l'assistenza domiciliare è compito delle Unità speciali Usca; se queste non ci sono o sono insufficienti, è un inadempienza delle Regioni». Lo afferma all'Ansa il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli. Ma che razza di disputa è questa? e intanto i pazienti che fine fanno?

La Regione Lazio, ovviamente, ricorre al Consiglio di Stato perché «nella regione vi sono oltre 60 mila persone in isolamento domiciliare ed è tecnicamente impossibile gestirle unicamente con le USCA-R», sottolinea l'Unità di crisi regionale.

La Regione Lazio, guidata da Nicola Zingaretti, ha tante responsabilità, anche molto serie nello smantellamento della Sanità pubblica a favore di quella privata favorita in tutti i modi e con tanti denari. Da queste colonne ne abbiamo parlato con dati di fatto a lungo. Ricordiamo la ridondanza di modelli per l’erogazione sanitaria, che avrebbero dovuto assicurarci prestazioni direttamente sul territorio, quali: AMBUFEST, Case della Salute, PAT (Presidio Ambulatoriale Territoriale) e Guardia Medica. Dove sono e come sono state messi al servizio della lotta alla pandemia?

Ma questa contestazione, ora, non può far parte del dialogo odierno. Mentre giustamente inneggiamo alla generosità ed al coraggio di medici e infermieri in corsia, nelle prima fase e oggi (vedi un giorno in P.Soccorso) dobbiamo registrare, disapprovandole, contestazioni all’ordinanza Z00065 della Regione Lazio.

Sulle colpe torneremo dopo, in seguito, magari dopo l’arrivo del vaccino, adesso sconfiggiamo il contagio e occupiamoci dell’assistenza ai malati Covid 19. Ogni altro comportamento è inutile, o solo strumentale. Utilizzare il Covid per primeggiare, si, è inutile oltre che immorale. Gli errori si devono correggere se ci sono, non debbono servire per gridare al fallo. Non ci sono arbitri che danno le punizioni, ci sono solo persone come noi che muoiono. O questo ancora non è chiaro?

Qui preme sottolineare che c’è una esigenza da soddisfare, che in parte trova già una risposta nell’ordinanza della Regione Lazio Z00065, già citata: il contagio ancora cresce nella sua diffusione. [Bollettino da romatoday.it del 16 novembre 2020: su quasi 20 mila tamponi nel Lazio (2735 in meno rispetto quelli esaminati domenica), si registrano 2407 casi positivi in più (-205), 34 decessi (+13) e 412 guariti. Nelle province del Lazio 555 casi così suddivisi i nuovi casi secondo le Asl: a Latina i nuovi casi sono 245, a Frosinone 69, a Viterbo 156 e a Rieti 85. I decessi sono stati 9]
Non vogliamo sostituirci agli specialisti. Già sono troppi i sapruconi e i tuttologi. Ma qualche domanda per toglierci dei dubbi vogliamo porla alle Istituzioni ed agli esperti.
La carenza di luoghi dove ricoverare e curare, la mancanza di personale sanitario sono una realtà Come si può agire? E’ utile moltiplicare i punti di intervento per snellire le procedure e salvare più' vite. Nella realtà territoriale italiana ci sono almeno due decisioni che si potrebbero prendere, se non siamo troppo superficiali. Ci affidiamo all’osservazione e all’ascolto di chi ci circonda e vive le nostre stesse ansie: perché non riaprire gli ospedali chiusi anziché organizzare la degenza negli Hotel? Bene la riapertura di quello di Anagni e Pontecorvo (nel Frusinate), ma ce ne sono anche altri ancora ben dotati di attrezzature perché non si utilizzano di nuovo a partire dal Forlanini? Perché non impegnare come avviene anche in Francia la straordinaria rete presente su tutto il territorio nazionale dei medici di famiglia per accertare e prevenire?

Il punto 7 dell'ormai famosa ordinanza Z00065 della Regione Lazio dispone «in linea con quanto previsto dall’ACN per i rapporti con i MMG e i PLS in termini di rafforzamento del servizio di indagine epidemiologica con il tracciamento dei contatti (contact tracing), l’accertamento per l’identificazione rapida dei focolai, l’isolamento dei casi e l’applicazione delle misure di quarantena, nelle more della sottoscrizione dell’accordo integrativo regionale:
- i MMG e i PLS procedono all’esecuzione dei test antigenici presso i propri studi, le sedi messe a disposizione dalle Aziende sanitarie o presso altre sedi all’uopo individuate in raccordo con i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL…»

Ohi! ohi! La contestazione è alle stelle. In una riunione on line che seguivo ho sentito anche questa strabiliante affermazione: "fare i tamponi è una dequalificazione della nostra professionalità". Non mi pare in sintonia con il giuramento di Ippocrate.

Il medico di famiglia, il “dottore” per eccellenza, una delle figure più care e rassicuranti, per milioni di bambini e di anziani di tutto il mondo, si fa casta? Per umana paura o solo per pretendere compensi ad hoc per prestazioni anticovid? Perchè, invece, nel rendersi disponibili non richiedono protezione nel loro lavoro e strumenti indispensabili?

Non si può sostenere, oggi, questa contestazione, solo di principio, dell’ordinanza Z00065 della Regione Lazio. Non basta, inoltre, che le Istituzioni richiamino semplicemente la popolazione alla responsabilità. E’ vero che l’arrivo del vaccino sembra ormai prossimo, ma c’è una questione che anche ora non si deve dimenticare: che cosa rassicura o può rassicurare chi ha paura o si sente smarrito?

Sapere se sta bene. Se è in condizione di fronteggiare il contagio. Come si può accertare questa condizione? L’interrogazione del proprio medico è fondamentale.

Però!…Basta dire se non hai la febbre non ti preoccupare? Vi pare mai possibile? Significa spedire la persona preoccupata al laboratorio privato dove il suo diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, si va a comprare al costo variabile dai 20 ai 60 euro, secondo dove capita.

Ci sono alcune cose da fare subito: per esempio le due che abbiamo indicato, ma anche sanificazione regolare di strade e ambienti pubblici. La paura e lo smarrimento sono a un punto assai elevato. Ormai è sfiducia generalizzata, in molti casi. La peggiore delle condizioni per agire e per governare.
Per ora la rabbia si traduce in sfoghi verbali. Qualcuno sostiene che sfogarsi fa bene, non so a cosa, ma, primo non risolve i problemi e poi diventa qualcosa di incontrollabile.
Abbiamo saputo delle pagliacciate di chi in Calabria ha imitato l’epopea elettorale di Salvini in Emilia e Romagna suonando i campanelli dei politici. Abbiamo letto i proclami populisti del Piemonte che chiedono solo medici italiani. Non sono cose serie. Non hanno una qualsivoglia utilità.
"Lavoriamo per evitare un lockdown generalizzato”. Sentiamo ripetere da chi ci governa. Ma che parola d’ordine è? Se è necessario, lo attuino, magari limitato o limitatissimo nel tempo, lasciando i grandi profeti di sciagure (i grossi imprenditori) a minacciare ferro e fuoco dai loro lussuosi rifugi – sicuramente anticovid - sulle Alpi o in altri paradisi nel mondo. L’importante che eroghino i ristori previsti presto e integralmente.

Oggi dobbiamo EVITARE ogni forma di psicosi. E’ fondamentale se si vuole governare saggiamente e avere la collaborazione di tutti.
E, l’informazione ce la deve mettere tutta la sua straordinaria potenza, se unita, in questo virtuoso impegno.

 

aggiornato il 19 novembre 2020, ore 08.03

 

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