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La lotta al precariato passa dal contratto

scuola lavoratori precari statali tre anni 350 260di Paola Bucciarelli - Qualche settimana fa su Il Manifesto c’era un articolo in cui l’autrice si chiedeva quanto ancora il mondo della scuola fosse disposto a sopportare la legge 107 e tutte le sue nefaste conseguenze, quando sarebbe arrivato il momento di dire basta!
Come ha detto un mio collega, al vasto e variegato movimento della scuola manca un momento comune, un obiettivo comune, questo momento è arrivato: il rinnovo contrattuale.

Il contratto è il momento in cui tutte le lamentele possono trovare una convergenza, il momento in cui dare coesione alle tante battaglie portate avanti in questi anni, forse un po’ troppo stancamente!
La lotta per ottenere degli aumenti che sblocchino l’impasse in cui è il settore da ormai molti anni, che possa giustificare gli enormi carichi di lavoro, che ci possa avvicinare anche solo lontanamente agli altri paesi europei (l’Italia continua ad essere fanalino di coda in Europa in materia di spesa per l’ istruzione), che ridia dignità a tutta la categoria, e’ quella sul precariato.
L’equiparazione dei diritti tra personale a tempo determinato e di ruolo è fondamentale, non è un caso che la discussione tra Aran (agenzia per la rappresentanza negoziale della pubblica amministrazione) e sindacati si sia arenata proprio su questo punto.

Il contratto è il luogo dove la questione precariato deve essere posta.

Il precariato, infatti, non è stato risolto dalla legge 107, ne’ dal caotico concorso 2016 e, di sicuro, verrà aggravato dai prossimi percorsi di reclutamento e formazione: il cosiddetto concorso transitorio(riguarderà coloro che sono in seconda fascia) e il Fit (formazione iniziale tirocinio).
Perché’ affermo ciò? Per il semplice fatto che il Miur continua a fare provvedimenti casuali e caotici che aumentano solo il contenzioso giudiziario senza risolvere la precarietà, ma rafforzandola.

Qualche esempio

Facciamo qualche esempio: hanno provato a svuotare le GAE (graduatorie ad esaurimento), ma, non guardando alla specificità delle singole classi di concorso, hanno frettolosamente riempito le scuole di docenti, che molte volte non hanno nessuna attinenza con gli indirizzi delle scuole a cui sono stati assegnati,inoltre, molte classi di concorso son ben lungi dall’ essere esaurite.
Questo provvedimento ha portato ad una saturazione di posti, che non non ha permesso in molte classi di concorso di assegnare ai vincitori del concorso scuola 2016 né cattedre l’ anno scorso né tantomeno quest’anno e, per alcuni, nemmeno nel vincolo triennale.

Il Ministero ha emanato nel 2016 un concorso, che per migliaia di docenti abilitati e’ risultata una ulteriore beffa: bocciature a go go, perché non essendoci i posti, che pur erano stati banditi, viste le recenti assunzioni e gli esuberi, l’unica soluzione era non permettere che questi docenti vincessero il concorso per poi rivendicare in sede giudiziaria il ruolo.
Ora la Ministra, i tecnici del Ministero, devono capire che e’ necessario valutare la situazione delle singole classi di concorso, apportando le necessarie modifiche lì dove possibile .

 

In questi giorni sono usciti diversi articoli in cui si fa notare come la maggior parte delle 85 mila supplenze dell’ anno scolastico 2017/2018 andranno a finire ai supplenti collocati nelle graduatorie di istituto. Ora ciò non è vero in assoluto, perché, a fronte di migliaia di posti vacanti in molte regioni, soprattutto del nord, molti supplenti rimarranno a casa in quanto si trovano in cdc che non hanno posto, invece, se si riformasse la loro classe di concorso, potrebbero non solo insegnare, ma innalzare la qualità della didattica, e’ il caso dei posti di matematica alle medie che potrebbero benissimo essere assegnati a chi è in seconda fascia per matematica applicata o matematica e fisica alle superiori, per non parlare dei docenti di storia e filosofia e, di quelli di geografia, che se solo ricevessero i posti dei bienni dei licei, potrebbero essere tutti assunti.

Quindi...

La questione numero uno da risolvere è il precariato, anche perché, sui precari, pende la spada di Damocle del comma 131 della legge 107 noto come tetto dei 36 mesi agli incarichi a tempo determinato: tutti coloro che a partire dal 1 settembre 2016 (ma il Miur non ha ben chiarito data e soprattutto su quali posti si applicherà’) avranno insegnato su posto vacante/disponibile non potranno essere più assunti.Questo comporterà che dovranno essere assunti con contratto a tempo determinato supplenti che sono dietro i primi, creando una situazione a dir poco kafkiana!

 
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