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Gli errori della 'buona scuola'

Cristofari studentidi Paola Bucciarelli - Qualche giorno fa, nell’ambito di un dibattito a Reggio Emilia in cui era presente la Ministra Fedeli, la Ministra ha dovuto ammettere che degli errori con il mondo della scuola sono stati fatti, se tutto il mondo della scuola è arrabbiato con il governo e con il partito democratico.
In effetti, la Ministra Fedeli ha ragione, peccato che pur avendolo capito, non fa nulla per rimediare, ma, anzi, alimenta il forte disagio che il mondo della scuola ha covato e cova nei confronti delle politiche sulla scuola messe in atto dalla legge 107 in poi.
Il primo errore, è a mio avviso, le troppe agende aperte sul fronte scuola: continui cambiamenti, annunci di cambiamenti che provocano solo confusione e ansie, tra l’altro enfatizzate anche da dibattiti mediatici superficiali e di poco spessore.
Da ormai un decennio ogni ministro dell’istruzione ha la sua ricetta per riformare la scuola, invece, la scuola ha bisogno di cambiare certamente, ma avendo il tempo necessario perché il cambiamento possa avvenire nella scuola e non sulla scuola.
Il problema è che da tempo non si ascolta più chi la scuola la fa ogni giorno, tutti gli pseudo cambiamenti avvengono calandoli dall’alto e questo non fa altro che alimentare malcontento, senso di ingiustizia, di impotenza fra tutti coloro che operano nella scuola.
La cosiddetta buona scuola non è sfuggita a questa regola: errori e criticità che erano stati evidenziati fin dall’inizio, stanno ora emergendo man mano che se ne vede l’attuazione.
Vediamone alcuni: si era detto di voler eliminare il precariato, bene, non solo ciò non è avvenuto, ma si sono messi in ruolo migliaia di persone solo in base ad una sentenza della Corte di Giustizia europea,che minacciava di sanzionare l’Italia con una multa colossale, se non avesse messo in ruolo persone che lavoravano da più di 36 mesi su posti vacanti e disponibili.
Inoltre,invece di capire,studiare e analizzare chi andava stabilizzato e chi no, si è deciso di stabilizzare chiunque fosse nelle graduatorie cosiddette ad esaurimento (gae) e il risultato è stato che le gae non sono state affatto svuotate, soprattutto in determinate classi concorso (diritto ed economia,storia e filosofia, storia dell’arte, scienze naturali,tecnologia delle costruzioni), che si è stabilizzato anche chi non aveva mai messo piede in un’aula, in virtù di un mero requisito anagrafico che aveva permesso ad alcuni di stare in queste graduatorie. Ad aggravare la situazione,questa operazione di massiccia immissione in ruolo è stata affidata ad un algoritmo informatico che ha catapultato gente del sud nel profondo nord, persone con più punti in graduatoria costrette ad allontanarsi da casa, mentre chi aveva meno punti si è ritrovato nella scuola sotto casa.
Si è precarizzata tutta la classe docente creando un organico cosiddetto dell’autonomia che ha spinto i docenti a competere in maniera iper individualista per vedere riconosciuto il proprio ruolo (docente di ambito,di scuola,di potenziamento...) e il proprio salario (bonus premiale).
Con la cosiddetta buona scuola si è pensato a burocratizzare il lavoro dei docenti, invece che a stimolare i docenti ad innovare la didattica.
Sono stati sprecati migliaia di euro con la card docente da 500 euro che, tra l’altro, non si capisce per quale motivo non sia concessa anche ai docenti precari e al personale Ata (tecnico amministrativo-ausiliare) visto che la formazione e l’aggiornamento dovrebbero essere un diritto di tutti.
Altri migliaia e migliaia di euro sono stati sperperati nel concedere i bonus premiali con criteri spesso discutibili e poco trasparenti.
Mi chiedo, non si potevano investire tutti questi soldi aumentando gli stipendi (i più bassi in Europa) dei docenti? Lasciare liberi i docenti di scegliere quale formazione fare per aggiornarsi? Troppo liberale? Almeno,si poteva pensare di legare la formazione e l’aggiornamento dei docenti a quell’esperienze maturate nell’ambito accademico o nell’ ambito di enti ed istituzione il cui valore sia riconosciuto a livello nazionale ed europeo?
Altri denari pubblici spesi per la scuola hanno finito solo per finanziare progetti e progettini dalla dubbia qualità immettendo le singole scuole in una schizofrenia progettuale che vede soltanto perdere ore di didattica, aumentare carichi di lavoro e burocratici, senza nessun ritorno in termini di didattica alternativa o quantomeno di sviluppo del territorio.
Quindi, si’, sono stati fatti degli investimenti nel settore dell’istruzione ma sono stati pochi e soprattutto sbagliati
Per rimediare bisogna puntare a fare degli investimenti che sono di tipo economico, ma prima di tutto umano: non si può avere una scuola di qualità che sia motore di libertà, di uguaglianza sostanziale, senza pensare di risolvere la questione del precariato che umilia e demotiva tantissimi docenti giovani e non più giovani.

 

 Pubblicato anche su L'Inchiesta quotidiano del 22 settembre 2017
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