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La Consulta boccia una parte della 'Buona scuola'

Insegnanti tagliati 350 260 mindi Paola Bucciarelli - La Consulta boccia una parte della “Buona scuola” e il Miur lavora per licenziare i precari

I prof. di ruolo possono partecipare al nuovo concorso

I giudici della Corte Costituzionale con la sentenza n. 251 del 6 dicembre 2017 hanno sonoramente bocciato una parte della “buona scuola”: quella che esclude i docenti già assunti a tempo indeterminato dalla partecipazione a nuovi concorsi pubblici (nei prossimi mesi ne sono previsti tre).
I docenti di ruolo possono partecipare ai concorsi a cattedra per insegnare in altro ruolo o altra classe di concorso.
Il diritto deriva direttamente dalla Costituzione, secondo la quale per coprire i ruoli del pubblico impiego lo stato deve selezionare i migliori e la selezione deve necessariamente essere il più ampia possibile, senza limitazioni di sorta.
Invece, nel comma 110 dell'articolo 1 della legge 107/2015, che la Corte costituzionale ha espunto dall'ordinamento, era affermato che “...Ai concorsi pubblici per titoli ed esami non può comunque partecipare il personale docente ed educativo già assunto su posti e cattedre con contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato nelle scuole statali”.
Per esempio, il docente di ruolo nella scuola primaria non poteva partecipare al concorso per un posto di ruolo nella scuola secondaria e viceversa, il docente di scuola secondaria non poteva accedere ai concorsi per altre classi di concorso. Ad esempio: il docente di lettere di ruolo alle medie non poteva partecipare al concorso per insegnare lettere alle superiori o altra disciplina sia alle medie che alle superiori.
La questione era stata sollevata dal Tar del Lazio al quale si erano rivolti due professori di ruolo.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ( MIUR) si è difeso affermando che la ratio delle norme che prevedono la restrizione della platea concorsuale sarebbe quella di agevolare il riassorbimento del precariato impedendo ai docenti di ruolo di coprire posti e cattedre che sarebbero destinati a tale riassorbimento attraverso i concorsi.
Mentre per i docenti di ruolo resterebbe aperto il canale della mobilità professionale (passaggi di ruolo e passaggi di cattedra) al quale si accede a domanda degli interessati.
Però, per la Consulta, «la ratio dell'esclusione in esame non può essere ravvisata nella finalità di assorbimento del precariato». Secondo la Corte Costituzionale, infatti, «se è pur vero che non sono equiparabili, ai fini dell'interesse alla partecipazione al concorso, le posizioni dei docenti precari della scuola statale rispetto a quella dei docenti assunti a tempo indeterminato, tuttavia tale considerazione non rileva nel caso in esame». Ciò perché «l'obiettivo del tempestivo assorbimento del precariato è adeguatamente perseguito dal piano straordinario di assunzioni» previsto dalla stessa legge, che esclude appunto il personale già assunto a tempo indeterminato, mentre la norma impugnata ha a che fare con il sistema di reclutamento «a regime», quindi superata l'emergenza.

I prof. precari e abilitati rischiano il licenziamento

In realtà, come ho già scritto più volte, il Ministero dell’Istruzione cerca in ogni modo di non assumere docenti nuovi.
Ciò risulta evidente anche nella bocciatura del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione alla bozza di decreto sulle procedure e i criteri per le modalità di verifica degli standard professionali in itinere e finale del personale docente, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 59. Il provvedimento, la cui approvazione è agli sgoccioli, regola l'ultimo anno del percorso di formazione iniziale e tirocinio (Fit ).
I docenti che non supereranno la valutazione finale, al termine del terzo anno del Fit previsto dalla legge 107/2015, saranno licenziati e perderanno il diritto a rimanere nelle graduatorie in cui risultavano inseriti prima di essere ammessi al Fit.
Il MIUR ha ritenuto di non accogliere la proposta della ripetibilità del terzo anno Fit perché ciò sarebbe in contrasto con quanto disposto dal comma 5, dell'articolo 17 del decreto legislativo 59/2017. Tale disposizione, infatti, prevede che «l'ammissione al citato percorso comporta la cancellazione da tutte le graduatorie di merito regionali, nonché da tutte le graduatorie ad esaurimento e di istituto».
La normativa attuale prevede già la cancellazione dalle graduatorie di merito e/o a esaurimento all'atto dell'assunzione a tempo indeterminato, ma l'ordinamento, prima della legge 107/2015, prevedeva una serie di garanzie per il neoassunto, tra cui anche la possibilità di ripetere l'anno di prova almeno una volta in caso di valutazione negativa. Cosa che con il nuovo corso non sarà più possibile.
Il MIUR non si accontenta solo di non assumere il docente in ruolo, vuole che gli attuali docenti precari vengano licenziati e mai più riassunti: il MIUR ha previsto che i docenti che svolgeranno il terzo anno del Fit, prima ancora di sapere se abbiano superato la valutazione finale, vengano cancellati anche dalle graduatorie d’ istituto.

Il caos dei 24 crediti

La volontà del MIUR di sbarrare l’accesso all’ insegnamento nella scuola pubblica agli aspiranti docenti si vede anche da un altro provvedimento: al prossimo concorso per laureati potranno partecipare solo quelli che hanno conseguito altri 24 crediti in materie antro-psico-pedagogiche.
Secondo il decreto del MIUR, i laureati che vorranno partecipare al prossimo concorso per insegnare e che non hanno esperienza di insegnamento, devono sostenere degli esami aggiuntivi: chi si è già laureato e deve integrare gli esami, potrà farlo pagando al massimo 500 euro. Chi si sta laureando potrà effettuare gli esami aggiuntivi gratuitamente. Il tutto in tempi strettissimi, visto che il bando è previsto per il 2018. Oltre ai tempi molto ristretti, gli aspiranti docenti devono vedersela con il caos generato dalle università che non attivano i percorsi per acquisire questi 24 crediti, che danno risposte contrastanti su come acquisirli o certificare quelli che già si possiedono. In tutto ciò le università private che, fiutato il business, spadroneggiano!
Ecco il caos in cui sono finiti migliaia di laureati intenzionati a tentare il corso-concorso promesso dal Ministero, laureati che, se per qualsiasi motivo non riuscissero a fare il concorso, a vincerlo, a sostenere i tre anni di formazione e tirocinio, avranno “acquistato” crediti che non gli serviranno a niente, non sono abilitanti, non daranno diritto a punteggi in graduatoria. Avranno solo buttato soldi!

 
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