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La scuola li salverà, ma chi salverà la scuola?

formazione scuola 350 260Arianna Rossi* - “Solo un esercito di professori da sostenere può cambiare la sorte di questa città” così Roberto Saviano ha commentato l’ennesimo episodio di aggressione nei confronti di un minore da parte di una baby gang, episodio che va ad aggiungersi a quello di qualche settimana fa quando la sera della Vigilia di Natale, il diciassettenne Arturo venne accoltellato nei pressi della metropolitana di Napoli.
Il 15 gennaio 2018 Arturo ha fatto ritorno a scuola dove ad attenderlo festosi ed impazienti c’erano tutti i suoi compagni ma soprattutto i suoi professori, coloro che gli hanno fatto da spalla in questa faticosa ripresa. Perché in fondo è questo che un insegnante deve fare, deve aiutare i propri alunni a rimettersi in piedi, portarli sulle proprie spalle quando questi non sono in grado di camminare, indicargli la strada da percorrere quando essa è nascosta ai loro occhi.

Ma cos’è oggi un insegnante? Chi è oggi l’insegnante?
E’ una persona che può essere descritta con due semplici e terribili parole: provvisorietà e smarrimento.
I nostri governi, i nostri ministri dell’istruzione con le loro decisioni e le loro riforme delle riforme hanno fatto sì che andasse perduto il cuore pulsante della scuola: i ragazzi.
Hanno spento i loro cervelli e il loro entusiasmo, sostituendo la voglia di imparare e di condividere con un manuale su come diventare dei perfetti lavoratori, quando la scuola era proprio il rifugio da quel mondo degli adulti che li spaventava, l’isola che non c’è per i Peter pan che non avevano fretta di crescere. Ora invece la lancetta del tempo sembra scorrere più velocemente, gli adolescenti, bombardati da immagini mediatiche su quella realtà contemporanea che fino a poco tempo fa si poteva solo sussurrare, sono diventati dei mini boss camorristi offuscati dal delirio di potenza, che cercano di dimostrare la loro crescita puntando la pistola contro i loro coetanei, prendendoli a pugni, mutilando viso e corpo, martoriando gli elementi propri di quella fanciullezza che vogliono nascondere.

Quello che manca loro sono gli strumenti per scindere ciò che è reale da ciò che non lo è, i mezzi per valutare e provare a capire il mondo che li circonda ma purtroppo sono venuti meno coloro che offrivano tutto ciò: gli insegnanti. Automi i cui cervelli sono stati atrofizzati da uno stato che non riconosce il loro valore, la loro importanza e i loro meriti, che non ha saputo fare altro se non inserirli in una lunga e cigolante catena di montaggio destinata alla produzione di soli mestieranti.
Ma forse l’obiettivo dei potenti è proprio quello di ridurre il popolo ad un gregge di pecore belanti, il cui destino sarà quello di essere sbranato dai lupi famelici, con i cani da pastore anestetizzati nella loro stessa natura, che non potranno fare altro che guardare il sacrificio consumarsi sotto i loro occhi perché come la storia insegna, è più facile governare una massa non pensante che milioni di teste con un cervello funzionante.

Eppure oggi 17 gennaio 2018 dopo l’aggressione a Gaetano, quindicenne aggredito a Chiaiano, centinaia di ragazzi sono scesi in piazza a manifestare contro la violenza; gli striscioni recitavano “SIAMO TUTTI DEGLI ARTURO”, proprio così perché Arturo è il bambino che corre tra le braccia della mamma dopo il primo giorno di asilo, Arturo è la bambina preoccupata per la verifica di matematica, Arturo è il ragazzo che tiene la mano ad una sua compagna alla fermata dell’autobus, Arturo è il diciottenne spaventato per l’esame di maturità...Arturo è la stella che illumina quel mondo scolastico fatto non solo di numeri e parole ma di un materiale molto più raro e prezioso: l’unione.
Solo la scuola può salvarsi da se stessa, non edificandosi sulle riforme e sui programmi ministeriali ma facendo forza sulle persone che la vivono alunni, professori e genitori, uniti da quella passione che si cerca di spegnere in ogni modo e da quell’uguaglianza che oggi è difficile da riconoscere ma soprattutto da accettare.

*Dottoressa in Filosofia, già studentessa del Liceo Scientifico di Ceccano.

 
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