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'...corpi di morti, più eloquenti dei vivi'

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Nadeia De Gasperis - Parafrasando Bob Dylan, “Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

Questo è il pensiero che mi evoca la lettura degli scritti che pubblichiamo di seguito.
I ragazzi del III B del Liceo Classico Simoncelli di Sora, sono stati invitati dall’insegnante di lettere, Paola Serra, alla lettura del libro di Cristina Cattaneo, "Naufraghi senza volto". Il libro racconta, attraverso il vissuto della sua autrice, medico legale, il tentativo di dare una identità ai “senza nome”, coloro che disperatamente cercano di raggiungere i nostri Paesi su barconi fatiscenti.

I loro corpi, dimenticati da tutti, sono perfino più eloquenti dei vivi, sottolinea l’autrice, e testimoniano la violenza e l’indifferenza dei nostri tempi. Se nel 2019 si può ancora “morire di speranza”, i ragazzi del Simoncelli ci ricordano, leggendo le loro riflessioni, che di speranza si può ancora “vivere”.

 

Vi lasciamo alla lettura dei loro pensieri, scaturiti da un passo in particolare, quello del ragazzo venuto dal Mali, che veste un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e francese. In tanti ci siamo chiesti se non fosse un modo per dimostrare al mondo di essere una persona in gamba. Ma non è forse il momento che sia questo mondo a dimostrare qualcosa a un ragazzo in cerca di una nuova possibilità!?
Buona lettura  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Catallo
  2. Costantini
  3. Petricca
  4. Tersigni

Uno dei tanti 
di Agnese Catallo - Immigrazione: un argomento “scomodo”, che negli ultimi anni è entrato a far parte sempre più della nostra realtà apparentemente perfetta, ma che in verità ha radici antichissime. Anche noi italiani un tempo, non troppo distante, siamo stati immigranti, e i desideri e le speranze che ardevano nei nostri semplici cuori erano gli stessi di quelli che animano le popolazioni provenienti dal continente Africano. Ma allora perché tutto ciò che sappiamo fare, è accrescere questo clima di pura e totale indifferenza che ormai ci caratterizza? Perché non riusciamo più a comprendere e a condividere il sogno di una vita migliore? Perché pur di non compromettere la falsa armonia della nostra società, preferiamo far morire migliaia di persone in quel gigante blu che tanto amiamo? Il mare, già nell’antica Grecia, era considerato fonte non solo di energia e vita, ma anche di pericoli immensurabili e morte, come illustra ad esempio “Antologia Palatina”, una raccolta di epigrammi attribuiti a una cinquantina di poeti greci.

“Mare dal cupo rumore, Acqua di mare bella e terribile 250h min
perché hai rovesciato nel fondo Teleutagora,
che navigava su una navicella
con il suo povero carico?
Perché hai scagliato su di lui
le tue onde ingiuste?
Dovunque sia, ora è pianto
privo di vita su qualche spiaggia
di aironi, e gabbiani divoratori di pesci”

È proprio a causa di quelle ingiuste onde che, sempre più frequentemente, alcuni pescherecci trovano impigliati nelle loro reti corpi innocenti, come quello di un ragazzo del Mali di appena 14 anni, il cui nome appartiene ormai a loro. La tragica vicenda ci viene descritta ne “Naufragi senza nome” dal medico legale Cristina Cattaneo, la quale ci informa di come durante l’autopsia abbia trovano cucito nelle tasche del giovane maliano un consunto pezzo di carta. Ma non si trattava di qualcosa di poco conto, o almeno non lo era per il suo proprietario, bensì di una pagella, una pagella a cui molti aspirano. Dove dobbiamo ancora arrivare prima di comprendere che ciò è una follia? Che nessun bambino dovrebbe dimostrare di essere “degno” della nostra società? Che non possiamo scegliere in base alle capacità chi accogliere o meno?
Ma questa, è solo una delle storie negate che galleggiano in fondo al mare. Chissà cosa sarebbe diventato questo ragazzo da grande, e chissà cosa sarebbero diventanti tutti gli altri. Chissà quante “perle rare” abbiamo perduto. E chissà come sono buie e profonde, proprio come il mare, le coscienze di chi per soldi, per pigrizia, o per qualunque altro motivo che prima o poi risulterà vano, sono di quelli che permettono tutto ciò.

Agnese Catallo, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora 
(per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

“Naufraghi senza volto”
Allegra Costantini - La drammatica storia del ragazzino morto in seguito ad affogamento all’età di appena quattordici anni, narrata da Cristina Cattaneo nel libro “Naufraghi senza volto”, è così ingiusta e spietata da rendermi incapace di tradurre in parole ciò che provo davvero. Le morti di migliaia di profughi che attraversano un “mare pieno di coccodrilli” sono purtroppo all’ordine del giorno, e non per questo devono passare inosservate ogni giorno di più, anzi. Queste persone cercano di sfuggire alla miseria e alla morte, non dimentichiamolo.immigrati dietro le reti 350 260

In particolare, la storia di questo ragazzino del Mali è davvero toccante, questo ragazzino che portava con sé la sua pagella per avere qualcosa che attestasse la sua bravura, il suo valore, il suo amore per lo studio, la sua entusiasta volontà di darsi da fare, tale da cucirla nella tasca. Era la cosa più preziosa che possedeva, sicuramente sperava e sognava di vedersi riconosciuta la possibilità di restare in Europa, di continuare a crescere e a studiare qui. E invece tutto è svanito nel nulla.

La storia di questo ragazzo, quasi mio coetaneo, mi richiama alla mente quella di un piccolo profugo siriano, trovato in riva al mare, a faccia in giù, abbandonato alla morte. Per non parlare di altri due ragazzi, restati senza identità, senza un “volto”, di cui uno portava nella sua tasca un sacchetto in cui aveva riposto un po’ della terra del suo paese, ove, chissà, aveva magari lasciato gli affetti e i ricordi più cari; l’altro invece aveva in tasca la sua tessera della biblioteca.

Mi viene anche in mente il caso di Enaiatollah Akbari, più fortunato di questi altri bambini, perché le sue terribili vicende sono riuscite a concludersi e ad approdare con lui in Europa e, assieme, ricordo le significative parole di Fabio Geda: “Una volta ho letto che la scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. È così. E la speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento”.

La terribile e commovente storia del ragazzino malese non può che straziare il cuore dei più sensibili, ma forse, per la sua gravità, è in grado di toccare perfino coloro che dimostrano di essere indifferenti di fronte alla più impietosa violazione dei diritti umani, o coloro che magri fingono di non sapere come stiano davvero le cose, cosa stia accadendo in questo momento nel mondo.

Allegra Costantini Classe IIIB, liceo classico Vincenzo Simoncelli  (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Voglio sapere chi sei
di Gaia Petricca - Forse ti chiami Luca. O Marco. Mattia. Lorenzo. Chissà. Chissà se preferisci il gelato, la pizza o giocare con i tuoi amici, chissà se da dove vieni si può giocare senza pensare continuamente a cosa accadrà domani, senza avere paura. Forse in paesi come il tuo non sei né Marco, né Mattia, forse non hai un nome e progetti sicuri. Sai solo che vuoi scappare e vuoi scappare lontano, sei stanco, stanco di non dormire tranquillo, stanco dei tuoi sogni troppo spesso strapMigranti sulla nave Diciotti 350 260 minpati via da mani più grandi, interessi più convenienti, sorrisi falsi e continue ipocrisie. E così hai deciso di prenderli, i tuoi sogni, di prenderli e portarli con te.

Hai deciso di essere qualcuno, di avere un nome, di essere un ragazzo bravo a scuola; magari hai pensato che avrebbero scelto il ragazzo più intelligente e lo avrebbero salvato, magari avresti voluto tenere i tuoi sogni stretti ancora per un po’, i tuoi sogni a dire al mondo chi sei.

Quasi li posso vedere quei sogni, scivolano giù e si mischiano alle tonalità del mare, scivolano giù e si confondono con le onde. Posso vederlo il tuo dieci ad inglese, puoi vederlo anche tu. Afferrali i tuoi ideali, finché sei in tempo, afferrali e tienili stretti, perché non potranno scapparti più.

Gaia Petricca, III°B Liceo Classico V. Simoncelli, Sora (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Una pagella, tesoro per sperare
di Matteo Tersigni - La storia di questo ragazzo mi ha colpito profondamente, non soltanto per il suo drammatico esito ma anche per la profonda speranza che egli aveva nel raggiungere l’Europa e ricominciare lì una nuova vita; e questo grazie alla sua pagella scolastica, un tesoro il cui valore può essere compreso sosaluti festosida untaxidel mare 350 260lo da chi sa cosa significa vivere in un paese dove lo studio non è un diritto scontato.

Il ragazzo ha, contro ogni odio o pregiudizio, custodito con attenzione quella che noi reputiamo un non sempre gradito foglio di carta, ma che lui considera un simbolo di inestimabile valore: una semplice ma eloquente prova di come questi giovani strappati alla loro casa e, spesso, alla loro famiglia desiderino crearsi un futuro più di chiunque altro ragazzo “fortunato” sulla Terra, proprio per ricostruire quel presente così difficile e per poter lasciare ai figli un mondo migliore, quello che loro non hanno mai avuto.

La missione di cui si era fatto portavoce il giovane naufrago vuole dimostrarci che queste persone hanno bisogno di noi poiché, purtroppo, la determinazione non basta e solo un concreto aiuto da parte nostra, non in quanto Europei, ma esseri umani, può fare la differenza. Oggi a noi che siamo ormai abituati ad assistere a queste tragedie sul mare importa sempre meno della morte di queste persone e, anzi, proviamo diffidenza e paura verso coloro che sani e salvi raggiungono l’Europa.

Dobbiamo abbandonare i nostri assurdi pregiudizi e luoghi comuni e capire che ragazzi, come il povero naufrago, vengono da noi dimostrandoci, attraverso i loro preziosi sforzi, che hanno bisogno del nostro aiuto; la nostra tanto contestata accoglienza non deve essere passiva ma concreta e fare dell’impegno scolastico di questi ragazzi il seme di un mondo più evoluto e solidale.
Tersigni Matteo IIIB Liceo classico “V. Simoncelli”

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