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Si legge poco e non si capisce la letteratura

Perché in Italia si legge così poco e come vendere libri 350 mindi Nadeia De Gasperis - Leggere per essere cittadini più consapevoli. Corre veloce nel web, veicolato da una informazione altrettanto veloce quanto superficiale, la notizia dell’indagine OCSE che ci rimanda un quadro dei nostri ragazzi, definiti incapaci di interpretare un testo e corre veloce l’interpretazione stessa della notizia, “si legge poco”, “i ragazzi non capiscono la letteratura”, “gli insegnanti non sanno fare il loro mestiere”, ma i problemi sono altri e piuttosto che stare a sorprenderci sarebbe il caso di correre subito ai ripari.

Non parla di interpretazione letteraria tout court, l’indagine, ma della comprensione di un testo affinchè i dati inscritti in esso siano utili alla risoluzione di un problema, a una analisi critica, a estrapolare notizie utili in un altro campo di applicazione.
In una intervista a un noto storico medievale, Alessandro Barbero, proprio in occasione della fiera del libro di Roma, lo stesso risponde, incalzato sul tema, di non farla tanto tragica, che anche lui in fondo, certi testi non riesce proprio a capirli.

In principio ho valutato un po’ superficiale questa lettura dello stato delle cose ma poi ho compreso la sua provocazione e che la vittimizzazione dei ragazzi e delle loro abilità non ci porterà da nessuna parte se il problema, confermato che esista, fatta ferma la serietà dei test ocse, non venga preso in seria considerazione.
In fondo la ricerca ci restituisce i dati attuali dopo 10 anni, risalgono infatti al 2009 le ultime indagini svolte sullo stesso argomento, ma lo fa con nuovi metodi, calandosi nel contesto in cui i ragazzi vivono e cioè a stretta connessione con il web. Le novità nel quadro di riferimento sono state messe in atto dando ai ragazzi la ricerca di un testo nel web per estrapolarne informazioni necessarie al loro lavoro, saperle inserire in contesti più ampi e verificarne l’attendibilità.

Ma, i dati 2009 sono peggiorati perché non potevano esserci miglioramenti visto che non sono state messe in atto misure compensative organiche dall’ultima rilevazione.
La novità sta nel fatto che ci sia stato un calo più evidente nella macro regione del nord est, ma il 28% dei ragazzi italiani non raggiunge il livello minimo di competenza nella lettura, insomma dati sommari al di sotto della media dei Paesi OCSE.
È sorprendente proprio vedere come un format a loro così congeniale come il web non fosse utilizzato nel modo sperato, questi infatti si ponevano con un atteggiamento poco critico a ciò che era in rete, e nemmeno a dirlo, poco scolastico.

Il fatto è che dal 2009 hanno registrato un peggioramento anche in aree geograficamente più avvantaggiate che finora avevano mostrato risultati superiori alla media.
Nei professionali la situazione è drammatica rispetto a quella dei licei, una specie di segregazione culturale avviene soprattutto nelle scuole del sud, dove i ragazzi vengono raggruppati per ceto sociale o abilità, nulla di più sbagliato per insegnare l’inclusione e non sono per nulla utili alla didattica.
Un uso superiore della lettura poi, in un Paese che si dica legga di più, è anche uno più superficiale, ai tempi della comunicazione veloce e facile, tanto che non scriviamo neppure più messaggi ma ci scambiamo brevi vocali, perfino quelli, criptati dalla velocità e dalla fretta.

Bisognava cambiare le pratiche didattiche nove anni fa, non c’è stata alcuna presa di coscienza da parte dei decisori politici
Bisogna insegnare a interpretare qualsiasi testo, che sia giornalistico, scientifico, letterario, per saperne verificare l’attendibilità, declinarlo nella quotidianità, riflettere, rielaborare le informazioni per formare cittadine/i più consapevoli, nell’era delle fake news, concentrarsi sui ragazzi e la loro formazione, e non sulla aziendalizzazione delle scuole, ma forse semplicemente questo stato di cose fa comodo alla politica, è più gestibile e soggiogabile, questo oggi come nove anni fa.

 

 

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