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Rientro a scuola: quanti problemi!

Interviste. Insegnanti alla riapertura delle scuole

Rossana Germani intervista la docente Laura Cerroni che insegna in provincia di Frosinone

studenti 390 minPer avere un parere sull’imminente riapertura della scuola, con tutte le conseguenze che potrà comportare, sentiamo cos’ha da dirci Laura Cerrone, un'insegnante di una scuola secondaria di primo grado nel Lazio (ragazzi da 10 a 13 anni, mediamente).

Come vede la riapertura della scuola? Crede che sia un'azione necessaria e responsabile nonostante i contagi stiano tornando ad aumentare?
“Sì, credo sia indispensabile riaprire la scuola, ma si dovrebbe riaprire in sicurezza e con ciò intendo in strutture adeguate con un adeguato numero di docenti e personale Ata. Comprendo la difficoltà di adeguare gli edifici in pochi mesi, ma la Scuola ha bisogno di fondi per l’edilizia e per i docenti da moltissimi anni, soprattutto dal 2010, quando il governo Berlusconi diede un colpo quasi mortale alla scuola”.

Pensa che le misure di distanziamento e i banchi monoposto siano sufficienti a garantire una scuola sicura?
“Non credo, finché non si investirà sulla scuola, banchi e tablet sono solo specchietti per le allodole. Non dimentichiamo che il Ministro Fioramonti si è dimesso a dicembre dopo l’approvazione delle legge di bilancio per protestare contro i mancati investimenti. La nostra nazione non investe sulla scuola, che viene considerata sempre di più un parcheggio per i ragazzi e un ammortizzatore sociale. Ormai è oggetto di studi la campagna denigratoria contro la classe docente, una delle peggio retribuite d’Europa, considerata addirittura una casta”.

Quali misure di prevenzione ed adattamento sono state adottate dalla sua scuola?
“Tutte quelle possibili, distanziamento, banchi monoposto, orari adeguati e speciali corsi di formazione per il personale Ata, per gli insegnanti e i “Responsabili Covid”, docenti che hanno avuto l’onere di essere responsabili di tutte le procedure”.

Come pensate di riuscire a gestire il distanziamento e l'uso regolare delle mascherine?
“La nostra speranza è che i bambini e i ragazzi abbiano già introiettato le principali direttive, dopo tutti questi mesi trascorsi in famiglia. La famiglia è la prima agenzia educativa e, soprattutto in questo momento, sarebbe necessario che i ragazzi avessero appreso l’importanza del rispetto delle regole. Dal canto nostro, metteremo a disposizione tutte le competenze relazionali e la nostra professionalità per far vivere ai ragazzi questa emergenza come un’occasione di crescita”.

Qual è lo stato d'animo di un insegnante che si ritroverà a gestire una situazione cosi diversa da quello che sarebbe il suo vero lavoro cioè insegnare? Che ripercussioni avrà tutto questo sulla didattica?
“La maggior parte dei colleghi è profondamente preoccupata. Tutte le indicazioni si incentrano sul rispetto delle misure preventive e delle procedure e su una 'essenzializzazione dei contenuti', cioè in un impoverimento delle conoscenze, già viste come un residuo del passato rispetto alle 'mirabolanti competenze', ma questo apre un discorso molto ampio sulla didattica."

Avrete, immagino, già fatto modifiche al vostro usuale metodo di insegnamento: tutte le attività, i lavori di gruppo non potranno più essere fatti come prima. Sarà un metodo di ripiego o innovativo?
"Credo che in questo caso la specificità della professione del docente viene fuori: ogni classe, gruppo, ragazzo è completamente diverso dall’altro e non esiste un metodo buono per tutto o migliore di un altro. Ogni docente, come sempre, deciderà, nel ventaglio dei suoi strumenti personali e professionali, quello più adeguato al contesto. Il contesto può mutare improvvisamente, un lutto, un giovane amore, genitori che discutono, rendono le nostre lezioni sempre mutevoli e diverse. Anche la lezione più strutturata e preparata perde significato davanti a un allievo che piange per amore: in quel caso, ci viene d’aiuto la letteratura e la forza del gruppo. Per fortuna lavorare con i ragazzi ci rende 'forzatamente' creativi”.

Come si è trovata ad affrontare la DAD? I suoi alunni come l'hanno vissuta?
“Le nuove tecnologie sono state preziose per non perdere la relazione con gli allievi e mantenere con loro un contatto. I ragazzi hanno interagito con i professori in modo continuo, hanno sentito, forse per la prima volta, il bisogno della scuola e di una guida adulta, oltre i genitori. Spesso hanno confidato le loro paure, la loro difficoltà e noi professori abbiamo utilizzato tutti i mezzi possibili: WhatsApp, Zoom, Classroom e le telefonate per stare loro vicino. Io appartengo ad una generazione che ha imparato a usare e tecnologie da adulta, frequentando l’università, quindi ne vedo le immense potenzialità per la conoscenza, ma anche il pericolo. I ragazzi dopo un paio di mesi erano stanchi, non solo delle continue problematiche di connessione che rendono difficilissimo stare on line, ma proprio per la modalità così asettica e distante”.

Crede che la DAD sia da utilizzare solo in situazioni di pericolo epidemiologico o si potrebbe pensare ad un cambiamento valido ed alternativo di "fare scuola" anche in un futuro tranquillo quando ci saremo lasciati alle spalle questo virus?
“Ritengo che la DAD possa affiancarsi agli altri strumenti di lavoro dei docenti, ma è impossibile pensare ad una sostituzione della scuola in presenza. Filosofi, psicologi, sociologi ne hanno già diffusamente parlato: l’empatia, la solidarietà civica, la capacità di comprendere e gestire le emozioni e la stessa capacità logica possono essere apprese solo stando in gruppo e relazionandosi quotidianamente dall’Altro da sé. I nativi digitali spesso non distinguono il vero dal falso, non hanno sviluppato adeguate capacità relazionali, perché tutto è mediato dallo schermo, dal quale esce un flusso continuo di informazioni parcellizzate e pubblicità mascherata da video di YouTube. Per questo ritengo fondamentale rivendicare la dignità e la necessità di una Scuola che formi veramente teste libere e pensanti, una scuola pubblica e libera, non una scuola azienda”.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

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