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Fiume Sacco, una "risorsa imprescindibile per Ceccano"

  • Scritto da  Antonio Ciotoli

S.Maria a Fiumedi Antonio Ciotoli, già Sindaco di Ceccano - Gli eventi e le argomentazioni che hanno come finalità la tutela del fiume Sacco, come anche la sua valorizzazione, sono da sempre molto sentite per la cittadinanza ceccanese.

Aldo Papetti definiva il nostro fiume come una “risorsa imprescindibile per Ceccano”, unica città della provincia di Frosinone ad essere attraversata interamente, nel cuore come nelle periferie, dal corso del fiume.

Come non ricordare la mobilitazione di protesta degli anni 70 della comunità con la celebre Tenda Rossa che portò alla visita nella città dell’allora Ministro Biondi e da cui scaturirono le prime attività di rifacimento delle sponde ripariali.

Successivamente, negli anno 80, arrivarono le prime azioni a tutela dell’ambiente e della salubrità del territorio, con la realizzazione del depuratore Asi, la cui ubicazione ancora oggi forse è discutibile ma, con il senno di poi, è facile immaginare cosa altro ancora sarebbe di queste terre stato se non fosse stato mai messo in opera.

Il preambolo è giusto per chiarire a chi avesse ancora la faccia tosta di sollevare dubbi che i problemi ambientali, connessi al Fiume Sacco e anche diversi che negli anni si sono manifestati nel territorio ceccanese, sono problemi noti, spesso nati ed affrontati anche nel passato e talvolta anche con esito positivo. Ricordo la chiusura della porcilaia, il diniego fermo all’impianto di compostaggio , chilometri e chilometri di nuova rete fognaria, il lancio della raccolta differenziata.

C’è poca conoscenza oggi invece, da parte di questa classe di amministratori che si dice nuova e diversa -e a ragione veramente diversa dal passato- della realtà “Ceccano”, della sua storia, delle sue evidenze in termini di criticità ambientali, delle cause che hanno determinato gli scenari attuali come anche quanto di importante sia comunque stato fatto. Questa scarsa conoscenza si spande anche negli altri Comuni ciociari della Valle del Sacco.

Quello che per decreto della Presidenza dei Ministri nel 2005 fu dichiarato a ragione un vero e proprio disastro ambinetale, sembra si sia perso nei cassetti del populismo.

Asfissia di pesci;
Analisi delle acque e carotaggi dei terreni;
Convegni e iniziative cui partecipano attivante anche le più altre cariche territoriali, tra cui Procuratori della Repubblica, Sindaci, Presidenti della Provincia;
Morte improvvisa di greggi e mucche con contaminazione pesante del Rio la Mola ad Anagni.
Ceccano, benché irrimediabilmente compromessa dall’inquinamento, prima esclusa e poi inserita nell’area emergenziale solo a valle di un braccio di ferro che è durato mesi tra l’Amministrazione comunale di allora di Ceccano, con l’ausilio dei Comuni limitrofi, e gli Enti superiori;
Caratterizzazioni ulteriori, controlli epidemiologici sulla popolazione, accertamento della presenza del beta-esaclorocicloesano nel sangue dei nostri concittadini;
Aziende agricole in ginocchio per anni, terreni interdetti;
Il Sin Fiume Sacco.

Tutto questo oggi sembra essere stato dimenticato, come se non fosse mai accaduto. Dimenticato in favore di una ricorsa alla schiumata più grossa, come se decenni di inquinamento e di battaglie possano essere cancellate e surclassate dall’individuazione di uno scarico responsabile di sversamento da tensioattivi.

Precisiamo: nobile attività quella di continuare a perseguire -e se possibile sempre con maggiore incisività gli inquinatori- ma cercare identificare nella schiuma di oggi la causa dell’inquinamento del nostro prezioso fiume Sacco è come voler diagnosticare un raffreddore ad un malato termine e dunque cerare di curarlo e guarirlo per questo.

Negli anni delle lotte, delle denunce – giornaliere e tutte archiviate- dell’impegno amministrativo che ha contraddistinto senza se e senza ma il passato, c’era rapporti giornalieri con la ASL, con gli uffici commissariali regionali. Erano anni di ordinanze di interdizione, c’erano i controlli giornalieri della Polizia Municipale ben oltre i confini territoriali, c’erano Protocolli di Intesa con le altre Amministrazioni vicine, c’erano giornate e nottate intere di analisi e trattative sulle azioni da ottenere a tutela del territorio.

Oggi niente: isolamento amministrativo e politico della Città e del suo territorio, inerzia e scarsa consapevolezza dei nostri rappresentanti politici e amministrativi e ancora inesorabilmente terreni inquinati e prodotti della terra usciti fuori da qualsiasi controllo, che riaprono le porte alla nostra catena alimentare a tutti gli inquinanti di oggi, che sono però drammaticamente gli stessi accertati da ben 14 anni fa, nero su bianco.

Quel che è peggio è che anche le azioni a tutela della salute di noi cittadini ella valle sono state dimenticate, forse non più ritenute utili? forse non più sostenute dai nostri amministratori? È una domanda che non potrà avere una risposta quand’anche chi dovrebbe governare i territori non ne conoscono la loro storia e dunque anche le esigenze.

Per questo ricolgo al mio Sindaco , della città di Ceccano, un incontro immediato con la ASL in merito, per avere informazioni e per veder garantito il diritto alla salute dei suoi cittadini in questi mesi di programmazione delle attività di bonifica connesse al SIN Valle del Sacco.

Successivamente alla mia esperienza di Sindaco di Ceccano, sebbene alla guida di un Ente intermedio, mi feci carico di una progettazione intercomunale rivolto alla regione Lazio, che vedeva tra le priorità anche la salvaguardia della Valle del Sacco.

Timide risposte da altri Comuni, nessuna attenzione da parte dell’Amministrazione comunale di ceccano.

Quali sono oggi realmente le amministrazione che hanno una idea di piano di risanamento della aree contaminate da avanzare alle Enti centrali?

Quali sono le amministrazioni che pungolano gli Enti centrali Regione e Ministero sullo stato di avanzamento del SIN e delle attività connesse?

Quali sono le amministrazioni della Valle del Sacco che davanti all’acronimo β-HCH (β-esaclorocicloesano) non si stupiscono come si trovassero di fronte a chissà quale novità.

Ecco queste sono le ulteriori amare e inequivocabili cause dell’attuale situazione di stasi che colpisce duro Ceccano la Valle intera e i suoi cittadini. Cause tutte ciociare queste, ingiustificabili e che agevolano senza dubbio l’inerzia e il gioco di rimpalli delle Amministrazioni regionali e centrali.

 

 

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