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Lettera aperta del Prof. Giorgio Buonanno

Prof GiorgioBuonanno 350 minLa lettera aperta del prof. Giorgio Buonanno in cui precisa alcune problematiche relative alla gestione del contrasto alla diffusione del virus SARS-CoV-2 (COVID19).  riteniamo importante perché, sulla base di dati scientifici, espone le cause oggettive per le quali non si riesce a fermare la diffusione di questa pandemia.
La chiarezza scientifica esposta dal prof. Buonanno rende giustizia, dal nostro punto di vista,su tanta propaganda strumentale che diffonde paura e ci allontana da quelle pratiche sociali che hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella nostra società.

Lettera aperta del Prof. Giorgio Buonanno

Cassino, 27 marzo 2020

Un nuovo coronavirus umano in grado di causare la patologia della Sindrome Respiratoria Acuta Grave, il cui nome scientifico è SARS-CoV-2 (COVID19), è apparso a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019 per poi diffondersi rapidamente nel mondo, diventando, oggi, una pandemia globale. Altre pandemie si sono verificate nella storia recente e passata: ciò ci potrebbe far pensare di essere in grado di fronteggiare con più efficacia il virus rispetto al passato. Abbiamo, infatti, identificato rapidamente la sequenza genetica del virus e, di conseguenza, dato il via alla corsa per lo sviluppo di un vaccino protettivo. Conosciamo e condividiamo in tempo reale tutti i dati del contagio, avendo quasi l’illusione di poter localizzare il virus istante per istante e di seguirne il contagio nel mondo. Abbiamo messo in campo tutta la scienza e tutti gli strumenti necessari per combattere il virus. Ed allora perché non riusciamo a fermare il contagio con efficacia? La verità è che continuiamo a trascurare un aspetto critico: come si trasmette un virus.

Una persona può essere ritenuta una sorgente di particelle liquide emesse ogni volta che respira, parla, starnutisce, tossisce. La caratterizzazione di questo tipo di aerosol ha portato a distinguere due tipi di regioni: la regione in prossimità del soggetto (1-3 m), all’interno della quale ricadono per gravità le particelle più grandi, e quella più esterna, nella quale possono diffondere le particelle più piccole. Immediatamente a seguito dell’emissione delle goccioline, il loro contenuto liquido inizia ad evaporare ed alcune di esse diventano così piccole che restano più facilmente in aria anziché precipitare per gravitazione. Tali goccioline sono, quindi, libere di viaggiare nell'aria e trasportare il loro contenuto virale a distanza. Nel caso di un soggetto contagioso, ogni gocciolina potrà avere al centro come nucleo il virus e si disperderà in ambiente secondo le leggi della fisica.

Covid19 Evaporazionegoccioline min

Il frequente lavaggio delle mani e il mantenimento di una distanza di un metro sono considerati le principali precauzioni contro la diffusione dell'infezione. Ma queste azioni di contenimento del contagio hanno poca efficacia rispetto al trasporto a lunga distanza nell'aria.

È possibile che il virus SARS-CoV-2 si diffonda per via aerea? Il suo predecessore, il virus che ha causato l’epidemia SARS del 2003, noto come SARS-CoV-1, si è diffuso per via aerea. Questo è stato riportato in diversi studi scientifici, spiegando retrospettivamente il percorso di trasmissione nel complesso residenziale Amoy Gardens di Hong Kong (329 contagiati) e nell'ospedale Prince of Wales, nonché nelle strutture sanitarie di Toronto, in Canada, e negli aerei. Questi studi hanno concluso che la trasmissione per via aerea era la principale via di trasmissione nei casi investigati. Ma la trasmissione a “distanza” è stata dimostrata anche per altri virus, come il Norwalk (norovirus) e l’influenza A/H5N1. Esiste un unico documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che tratta della trasmissione su lunghe distanze del carico virale (Natural ventilation for infection control in health-care settings. 1-106, World Health Organization, 2009): considerando le molte somiglianze tra i due virus SARS (quello del 2003 e quello attuale) e le prove sul trasporto dei virus in generale, è molto probabile che il virus SARS-CoV-2 si diffonda anche per via aerea. In tal senso, stanno anche arrivando conferme “dell’aerosolizzazione” del coronavirus da studi di recente pubblicazione che hanno valutato la capacità di contagio del SARS-CoV-2 in aria. Pertanto, dovrebbero essere prese tutte lemprecauzioni possibili contro la trasmissione aerea, soprattutto negli ambienti chiusi dove una ventilazione non adeguata porterebbe a concentrazioni elevate del virus in aria, con rischi di contagio anche a distanze superiori ad un metro. In questo caso l’utilizzo di mascherine non è decisivo, dal momento che la loro capacità di filtrare particelle piccole come il coronavirus, è ridotta.

In Italia, che si è rivelato come uno dei principali punti caldi dell’epidemia a livello mondiale, la distanza di 1 metro tra le persone è imposta sul territorio nazionale, ma non si fa menzione al trasporto a lunga distanza. Con l’adozione delle misure di contenimento del governo, il rischio negli ambienti chiusi aperti al pubblico (farmacie, banche, supermercati, uffici postali) è diminuito per la minore co-presenza di persone e non per il distanziamento in sé. Dalle statistiche nazionali, sta emergendo un dato inquietante: il 10% dei contagiati sono operatori sanitari, esperti e dotati di dispositivi di protezione. Operatori che agiscono in ambienti chiusi ed in presenza di soggetti che emettono carico virale.

È difficile spiegare perché le autorità di sanità pubblica non considerino la rilevanza della trasmissione aerea del coronavirus, ma una possibile ragione potrebbe risiedere nella difficoltà di rilevare direttamente i virus dispersi nell’aria con le tecniche di misura oggi disponibili. Il fatto che non esistano metodi semplici per rilevare il virus nell'aria non significa che i virus non viaggino nell'aria. Oggi per la prima volta siamo in grado di prevedere con sofisticati modelli teorici quante “particelle virali” sono emesse da un malato di coronavirus, anche asintomatico, ed è quindi possibile valutare il rischio del contagio con le conseguenti azioni di contenimento. Queste valutazioni confermano la necessità di ventilare opportunamente i luoghi chiusi e permettono la gestione degli ambienti chiusi aperti al pubblico in modo da ridurre il rischio del contagio.
Questa lettera ha come obiettivo quello di evidenziare l'importanza della trasmissione aerea affinchè le autorità nazionali riconoscano la realtà della diffusione del virus nell'aria e raccomandino l'implementazione di adeguate misure di controllo per prevenire un'ulteriore diffusione del virus SARS-CoV-2.
Cordialmente

Giorgio Buonanno
Prof. ord. di Fisica Tecnica
Università di Cassino e del Lazio Meridionale Queensland University of Technology, Brisbane, Australia
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