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PCI. Riflettiamo sui ricordi e su di noi

PCI CENTANNI

PCI. Un grande, indimenticabile partito. Nel frusinate avremmo potuto fare di più? Forse si

conversazione 350 minAngelino Loffredi, in questo 2021, compirà 80 anni il 2 luglio prosimo. La sua memoria ricchissima di dati e avvenimeti ed il suo intelletto assai brillante mi hanno spinto ad una conversazione con lui. Che c'è di meglio, ho pensato, che ricostrure fatti e giudizi fra due vecchi che hanno condiviso tante esperienze importanti e spesso difficili di vita politica?

 

  1. Ricordi di lotte
  2. Ricordi dal PCI
  3. Le nostre scelte
  4. Un deficit?

Ripensare le lotte di ieri

Da dove partire? Dalla stagione che abbiamo vissuto direttamente e personalmente. Una esperienza molto recente mi ha suggerito il filo conduttore: le lotte dei discoccupati per il lavoro. I ricordi vicini della Vertenza Frusinate mi appaiono ottimi suggeritori. E, mi lampeggia la loro richiesta di documentare lo stato delle aziende sorte nell'Area industriale della provincia di Frosinone. Era il novembre del 2016 quando facemmo quella ricognizione. Iniziammo il giro partendo sull'asse attrezzato dell'ASI, dall’estremità posta in territorio di Anagni attenti a non finire nelle buche, voragini, del sistema viario di quel consorzio e filmammo alcune decine di stabilimenti chiusi, ormai da tanti anni.
Che ne è stato di questa industrializzazione che esplose negli anni '70 del secolo scorso? La prima risposta che si affaccia alla mente è: un fallimento. Ma è troppo facile, specialmente se guardiamo alla lunga teoria di opifici inattivi, e semplicistica, preferisco invece riflettere sulla complessità di tale industrializzazione, all’insieme del processo, alle speranze che alimentò, alle forze che lo guidarono, a chi si oppose e più in generale ai rapporti di forza fra le diverse visioni in campo.

Giro la domada a Loffredi. Che cosa ne resta oggi? Solo quella che una volta era semplicemente la Fiat di Piedimonte Svalledelsaccoallariscossa 350 min. Germano o per ulteriore semplificazione la Fiat di Cassino ed oggi si chiama Stellantis (FCA - Gruppo PSA) dove si produce in questa provincia? C'è una imprenditoria locale nata e cresciuta qui sul territorio?

“Ecco queste domande, anche se vengono fatte al termine di un lungo ciclo, possono costituire uno snodo centrale per una discussione che merita di essere avviata, corredata da fonti, documenti, prese di posizione tali da costituire un coerente e chiaro filo di discussione non solo fra noi due ma in particolar modo con chi voglia partecipare ed arricchire una non più rinviabile serena discussione".

D’accordo. Per collegarci alle scelte che furono fatte ed avviare una impegnativa discussione quale potrebbe essere il momento più importante dal quale partire?

«Penso che uno sovrasti tutti gli altri: l’apertura del casello autostradale che collega Frosinone con Roma e con Capua, nel giugno del 1962. È questa realizzazione che apre la pagina dell’ industrializzazione nella nostra provincia. All’indomani di questa opera nascono nuove idee, sollecitate da una continua ricerca sulle vocazioni produttive del nostro territorio. E’ l’undici ottobre del 1963 quando si insedia l’assemblea del Consorzio per il Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco. Nasce cosi lo strumento che porterà avanti operativamente la politica industriale della nostra zona. È una giornata memorabile, perché essa rappresenta il crocevia fra due epoche. Al Consorzio aderiscono i Comuni di Frosinone, Ceccano, Ferentino, Veroli, Patrica, Supino e l’Amministrazione Provinciale di Frosinone. Ne fanno parte con propri rappresentanti anche la Camera di Commercio e l’ISVEIMER. L’ idea del Consorzio è dell’ingegnere Armando Vona, Sindaco di Frosinone. Proprio perché ne è l’ideatore e il principale animatore ne diventa, nell’aprile del 1964, il primo Presidente.
Il territorio interessato al processo di industrializzazione è di 400 ettari. E un’area compresa in larghezza fra l’autostrada del Sole e il fiume Sacco ed in lunghezza fra il bosco Faito e le sorgenti di Mola dei Frati, presso il confine di Ferentino. È dunque un’entità geografica omogenea.»

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Rocordi dal PCI

Visto che è aperta e vivace la discussione sul centenario della nascita del PCI, secondo te che ricordi ci ha lasciato il PCI provinciale in merito ad alcune questioni legate allo sviluppo della realtà del Frusinate? E proprio per questo puoi spiegare meglio quando dici che l’autostrada “rappresenta il crocevia fra due epoche”?

«Le epoche di riferimento sono quelle caratterizzate dalle grandi lotte contadine, aventi al centro il superamento dei vari contratti agrari, di colonia e contro il Patto Verolano e per la proprietà della terra a chi la lavora. Sono periodi che vanno dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversano gli anni 50 e arrivano fino all’approvazione delle leggi 327 del 1963 e della legge 607 del 1966 riguardanti l’affrancazione delle terre. Sono iniziative portate avanti con continuità, con grande spirito unitario, che coinvolgono anche le Istituzioni (Convegno promosso dalla Provincia di Frosinone, nel giugno del 1960).
Da una memoria elaborata dall’Alleanza contadini predisposta all’indomani dell’approvazione della legge 607 risulta che in provincia di Frosinone la superficie interessata a questo trasferimento era così ripartita: 40.000 ettari condotti in enfiteusi, 10.000 a colonia perpetua, 16.0000 condotti a colonia migliorataria ultratrentennale.
In questo periodo esiste una dualità di iniziative fra l’Alleanza Contadini ed il PCI. Sono lotte che ai protagonisti creano unabuonascuolasiamonoi 350 260 coscienza di classe, determinano la formazione di nuclei dirigenti, oltre che l’aumento di voti al PCI nelle elezioni politiche del 1963 e del 1968. Merita di essere ricordato inoltre che è Angelo Compagnoni l’animatore e l’organizzatore di tali lotte, oltre che l’anello di congiunzione fra l’Alleanza Contadini e il PCI. È importante sapere che l’estensione ed il radicamento del movimento non contribuì ad accrescere solo l’influenza di tali organizzazioni, ma anche il peso di Gerardo Gaibisso e della Coltivatori diretti dall’interno della stessa Democrazia Cristiana. L’altra epoca è quella della nascente industrializzazione su cui dovremo discutere.»

Quali sono stati gli aspetti che meritano di essere evidenziati? Le due epoche ebbero momenti di connessione?

«A tale riguardo esistono importanti aspetti da evidenziare. Il primo riguarda la mancanza di una nuova e adeguata politica agraria all’indomani della legge 607 del 1966. Nel periodo successivo le organizzazioni contadine furono impegnate solamente al passaggio della proprietà della terra dai concedenti ai contadini. Fu un periodo di grandi soddisfazioni ma i fatti successivi hanno dimostrato che non bastava diventare proprietari della terra. Tale conquista non doveva essere considerata un punto di arrivo, il terminale di una gloriosa storia, ma invece precostituire l’avvio di una seconda fase. Era necessario mantenere attivo il movimento, dotarlo di una nuova elaborazione che avesse forza e volontà per chiedere un’adeguata politica agraria: interventi per moderne attrezzature, concimi, mangimi, individuare forme di cooperazione, una politica di trasformazione dei prodotti (industrializzare l’agricoltura) stabilire rapporti con le Istituzioni, mantenere e sollecitare iniziative dei partiti di riferimento.»

Quindi l’affrancazione non portò ad una crescita, ad uno sviluppo della produzione agricola nel territorio, non pose le basi per un ulteriore sviluppo?

«Potrei rispondere che tutto questo non avvenne, ma il fatto più sconcertante è che non abbiamo a disposizione dati significativi riguardanti l’ammontare complessivo della superficie affrancata nel Frusinate ed in Italia, il numero dei contadini coinvolti e l’entità dei miglioramenti apportati successivamente nelle culture affrancate.»

Possibile ?

«Io non le ho trovate. Lo stesso Angelo Compagnoni nel suo libro ”Il Riscatto” pubblicato nel 1997, dopo 30 anni dalle leggi riguardanti l’affrancazione, riporta con un grande efficacia documentale le vicende, le lotte, i dibattiti accaduti nel periodo 1944-1966 ma non evidenzia momenti e sviluppi successivi.»

Come dobbiamo considerare questo limite?, certamente con un occhio critico o autocritico.

«Senza assumere ora atteggiamenti certamente facili, con il senno del poi, precisiamo che se ci fu un limite, e certamente ci fu, non riguardò solamente l’Alleanza Contadini e il PCI ma anche la Coltivatori Diretti e le Istituzioni. Più che cercare facili bersagli da colpevolizzare mi sembra molto più importante evidenziare che tale mancata seconda fase si determina nel 1967-1968-1969 proprio nel momento in cui il processo d’industrializzazione è in pieno decollo.»

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Le nostre scelte

Ripercorriamo almeno un decennio con Angelino Loffredi, con il quale abbiamo collaborato nella direzione della federazione di quel partito. Angelino, allora Consigliere provinciale, ha vissuto il dibattito svolto in quell'Assemblea in particolare negli anni '70, prima di diventare sindaco di Ceccano. Palazzo Gramsci fu la sede istituzionale che sola ospitò la discussione e la elaborazione di una parte delle politiche di sviluppo economico della nostra realtà. Ma fu davvero la sede delle scelte? Le lotte della classe operaia nell’autunno caldo del 1969 sicuramente costrinsero i governanti italiani dell’epoca a farsi carico delle politiche di occupazione e operaie. Un grande evento in cui il PCI svolse un ruolo protagonista.

«Proseguiamo nella descrizione del succedersi degli avvenimenti: con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 maggio 1969 veniva riconosciuta la trasformazione da Nucleo ad Area. L’ importanza non era dovuta al cambiamento della denominazione ma a qualcosa di più corposo e sostanziale. Non riguardava più, infatti, solamente l’iniziale adesione di 6 Amministrazioni comunali, ma la presenza di 36 Comuni, con tutto quello che di nuovo questo allargamento rappresentava. L’Area veniva articolata in cinque agglomerati: quelli di ANAGNI, FROSINONE-CECCANO, SORA-ISOLA, CASSINO-PONTECORVO, CEPRANO. Si estendeva in prospettiva la superficie d’intervento e aumentavano le zone dove era previsto lo sviluppo industriale. Gran parte della Provincia oramai era coinvolta da questo grande fenomeno. Il 1969 mantiene, come l’anno precedente, il ritmo elevato degli insediamenti industriali ma in particolar modo è da ricordare come l’anno in cui si viene a sapere che la Fiat ha intenzione di creare un nuovo stabilimento nel Cassinate. Notizie imprecise, è vero, ma che anticipano un evento che sarà dirompente. Merita ancora di essere precisato che nell’interno di quello che oramai si deve chiamare «ex nucleo» la situazione alla fine del 1969 è la seguente: 25 industrie in funzione che occupano 6.000 addetti. Ma è ancora più significativo riportare che 17 industrie sono in costruzione con una previsione di occupazione di 1.500 addetti. Inoltre, sonoa schiena curva sui campi 350 min programmate 52 industrie per altre 7.000 unità lavorative.
E’ il momento delle grandi attese e delle speranze. Si afferma il mito dell’industrializzazione, della modernità. E’ un pensiero vincente che non trova oppositori e nemmeno si evidenzia qualche dubbio.
Anche nella nostra provincia si manifesta quello che viene chiamato autunno caldo. Proseguiva la stagione della battaglia contro le gabbie salariale e per le pensioni. È un fenomeno che rompe la narcotizzazione perche spesso avvengono scioperi e si costituiscono Commissioni interne. Nel gennaio 1970 a Frosinone il PCI tiene la prima Conferenza operaia per esaminare la situazione scaturita dalle nuove realtà e stabilire nuovi contatti. Nel marzo del 1970 a ridosso dell’arrivo della FIAT la federazione del PCI di Frosinone organizza una iniziativa a Cassino. Costituiscono le prime risposte ad una situazione che vede una crescita disordinata, senza regole non influenzata dal movimento operaio e dalle proposte del PCI. A giugno si tengono le elezioni per i Consigli Regionali a statuto ordinario.
Senza entrare nel merito di tutti questi passaggi ed avvenimenti una sintesi può essere rilevata. Nel momento stesso in cui il movimento contadino non mostra segnali di presenza e proposta, la crescita industriale è eccezionale. Tale situazione sarà determinante nel dibattito e negli avvenimenti successivi.»

Quali linee si confrontarono?

«Prima di arrivare a parlare di confronto vero e proprio è necessario tenere conto di alcuni momenti che lo precostituiscono. Da questo punto di vista ne colgo l’avvio nella riunione del Comitato Federale PCI del 9 gennaio 1971. All’indomani dell’elezione a segretario di Ignazio Mazzoli vengono presi provvedimenti organizzativi riguardanti l’Alleanza contadini, la CGIL e per lo stesso partito. Con nettezza il nuovo segretario pone l’obbiettivo che il partito dovrà essere un partito di operai e non più di contadini ma più in generale costituisce il tentativo per fronteggiare il mito dell’industrialismo e lo strapotere democristiano nella politica delle assunzioni. Sempre nel 1971 il PCI tiene Conferenze operaie ad Isola del Liri per esaminare la condizione dei cartai e in autunno con ad Anagni con Fernando di Giulio. A Ceccano si avvia una politica per la difesa dell’ambiente contro le porcilaie e per il risanamento del Sacco. Lo strumento è costituito dalla Tenda Rossa
L’attenzione verso l’industrializzazione e il rapporto che il partito comunista deve tenere con essa, dunque, diventano continui e centrali. Viene posto inoltre l’obbiettivo della creazione di organizzazioni di partito nell’interno delle fabbriche e con il passare del tempo si ottengono anche dei risultati ( Fiat, Videocolor, Enel ecc). In questi anni per il PCI diventano chiari i limiti, ma sono anche sempre più crescenti i momenti di presenza, di proposta e legame con i cittadini, che vedono il rafforzamento del tessuto democratico con l'arrivo di CNA, Confesercenti e Lega delle Cooperative..»

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Un deficit di elaborazione

Tu ha scritto dei libri, mi pare 14, è corretto? E, poi in una lunga intervista in video, rilasciata a Paolo Iafrate di "Oltre l'Occidente”, ricostruisci alcuni passaggi fondamentali. Ce ne parli anche qui?

La linea del nostro partito sosteneva la necessità di saldare l'industrializzazione allo sviluppo dell'agricoltura. Non avvenne. Perché?

«Si, questo tema in quel periodo faceva parte della linea politica ma non fu vincente anche perché come è stato indicato non esisteva un movimento contadino che spingesse in tale direzione. Un momento di vero e proprio confronto, comunque, lo avemmo in Consiglio Provinciale nella seduta del 3 maggio 1973. L’ordine del giorno era impegnativo “Assetto territoriale regionale e provinciale ed i problemi ad esso connessi”
In tale seduta, legata anche all’approvazione del Piano Regolatore dell’Area Industriale da parte della Regione Lazio, sostenevamo d’accordo con il PSI, il PRI e la Regione Lazio, la riduzione di 1.000 ettari da destinare all’industria a favore dell’agricoltura e di interventi ad essa collegati. Ma non ci limitammo solo a questo perché ponemmo la necessità che lo sviluppo industriale non avesse una linea verticale ma anche orizzontale supportato da assetti viari che dal Tirreno arrivassero all’Adriatico, a cominciare dalla realizzazione della Sora-Frosinone. Chiedevamo interventi per modernizzare l’agricoltura con una moderna politica di trasformazione e conservazione dei prodotti e la realizzazione del Mercato ortofrutticolo a Fondi. L’istituzione delle università di Cassino, Tor Vergata e della Tuscia. La nascita di comparto elettronico sulla Tiburtina. Ilzonaindustriale 390 min potenziamento dell’ospedale di Cassino. Inoltre con forza chiedevamo di scongiurare l’inurbamento attorno alla Fiat, richiesto dalla Fiat. Al contrario noi chiedevamo una politica per il trasporto pubblico attraverso un Consorzio Regionale e una politica a favore della casa per evitare nuove emigrazioni dalla Val Comino verso Cassino.
Mentre noi proponevamo questa politica, spingendo ad utilizzare lo strumento della programmazione, la Dc, d’accordo con il PSDI si accontentava di far approvare un ordine del giorno in cui si chiedeva alla Regione di mantenere nel Piano Regolatore dell’Area Industriale i 1000 ettari da destinare all’industria. Quel giorno le nostre posizioni venivano battute ma esse oramai costituivano la spina dorsale delle proposte del partito. Esse venivano portate nel territorio e costituivano il nucleo centrale della nostra iniziativa. Permisero di ottenere positivi risultati elettorali nel 1975. In Consiglio Provinciale passammo da 6 a otto consiglieri. In quel periodo le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL elaborano la ”Vertenza Lazio”, una piattaforma che rappresentava il punto alto di una elaborazione che innovava la proposta e stabiliva un buon rapporto con le Istituzioni. Nel febbraio del 1976 l’Amministrazione provinciale, su richiesta del Gruppo PCI indiceva la Conferenza per l’occupazione, e di cui il sottoscritto fu il relatore che si concludeva con un documento unitario. A giugno le elezioni nazionali dimostrarono che anche nella nostra provincia il partito aveva consenso e poteva porre le basi per il governo del paese. Nel 1978 l’assassinio di Moro riportò indietro gli assetti politici. Ma questa è un’altra, più inquietante storia.»

 

Esisteva una linea di politica agraria che consentisse questa relazione produttiva fra agricoltura e industria? Qual era la superficie coltivabile e come si caratterizzava per produzioni di trasformazione? Dopo la ricostruzione di Loffredi queste domande sono destinate a restare senza risposte, ma sostanzialmente resistono a sollecitare ulteriori approfondimenti. Primo dovremmo dare una risposta ad una curiosità: Oggi diremmo che la nostra posizione era un po' velleitaria? Forse si, ma a pensarci bene sembra piuttosto una linea disarmata ad affrontare, quello che nella conversazione è stato chiamato, il "mito della industrializzazione" infinita.
Dopo 50 anni, nel frusinate, ci sono produzioni orticole estese anche se purtroppo lungo il Sacco che è un fiume inguaribilmente inquinato, ma anche esperimenti produttivi molto aggiornati, ne cito uno per tutti: la riscoperta di grani antichi per produrre antiche farine che sembrano godere di una grande fortuna.
Erano tutte ipotesi impensabili o impraticabili? Cosa è cambiato e perché? Ancora altre domande in cerca di risposte che andranno trovate. Capire cosa è successo e gli errori che si sono fatti è indispensabile per tutti coloro che vogliono davvero cambiare l'oggi con le sue ingiustizie, diseguaglianze e disagi sociali.

 

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