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I 3 giorni del 1° Festival di Filosofia in Ciociaria

Restiamo umanidi Paola Bucciarelli - 1° festival di filosofia in Ciociaria: tre giorni di meraviglie.

Una settimana fa, venerdì 13 luglio 2018, è iniziato alle 17:00 presso il Castello dei Conti De Ceccano il I Festival di filosofia in Ciociaria dal titolo “ Restiamo umani”, che si è concluso nella serata di domenica 15 luglio 2018.
L’ingresso dell’affascinate maniero è apparso subito affollato da tante persone incuriosite dall’ iniziativa molto pubblicizzata nelle settimane precedenti.
Anche la corte principale della fortezza medievale, allestita per l’emozionante concerto serale, era piena di uomini e donne che ammiravano alcune delle opere della mostra d’arte contemporanea “Pesanti come coriandoli” curata da Roberto Gramiccia.
Mostra che ha raccolto molto successo nel corso dei tre giorni del Festival, insieme alla mostra fotografica "IO SONO" a cura di Ilaria Capogrossi e Luisa Ceccotti (2.0 Fotografi) allestita nelle sale interne del nobile palazzo di epoca medievale.
Alle 17.30, con una mezz'ora di ritardo, per dar modo ai tanti ospiti convenuti di registrarsi e di prendere posto nella sala grande del castello, dove si sono tenute tutte le lezioni, l’attrice Arianna Rossi ha aperto ufficialmente il Festival con una lettura recitata della poesia “La ginestra” di Giacomo Leopardi.
Poesia in cui il grande poeta italiano esprime tutto l’amore per quell’umanità che non si arrende di fronte alla dura legge dell’esistenza facendosi forte della solidarietà tra umani.

 

È toccato a Filippo Cannizzo, a nome dell’associazione R-Esistenze, promotrice dell’evento, salutare i convenuti e spiegare il tema del Festival e il nome scelto per esso.
Il tema dominante è stato quello della fragilità mentre “Restiamo umani” è il titolo che è stato accordato al I festival di filosofia in Ciociaria.
La fragilità come condizione essenziale dell’essere umano fin dal sua nascita.
Quindi, a partire da una riflessione sulla condizione esistenziale dell’uomo si è voluto analizzare la fragilità sociale che mai come in questo tempo è così evidente.
Lo scopo è stato quello di approfondire l’intreccio tra fragilità individuale e quella sociale, che può creare un unicum inscindibile, per provare a capire se nella natura stessa della fragilità può essere riposto il segreto del suo superamento.

Restare umani è un monito, in un mondo dove domina indifferenza e individualismo, ma anche, una speranza, nonostante tutto, nonostante una società pervasa da intolleranza, ingiustizie sociali, sofferenza,nonostante tutto qualcosa resiste e allora dobbiamo fargli spazio!
E l’unico modo, forse, a parte la dura condanna degli atteggiamenti che alimentano odio, razzismo, ingiustizie, è quello di creare momenti di confronto attorno ai temi che ci uniscono a filo unico, come è quello della fragilità. Ceccano CastelloContideCeccano una vista interna min

Dunque, il I Festival di filosofia in Ciociaria nasce come qualcosa che vuole durare nel tempo, non qualcosa di estemporaneo, vuole essere un progetto di lungo respiro in cui dare alle persone modo di riappropriarsi delle parole dell’esistente e cercare - perché no - di provare a cambiare la realtà. La filosofia, la parola ragionata che va al di là della disciplina scolastica e dell’ambito di studio di un’élite, torna ad essere come nell’antichità, strumento per comprendere il mondo.
Dopo la breve, ma intensa introduzione, le lezioni sono entrate nel vivo. Il programma ricco di interventi - 15 in totale - dalla mattina alla sera, è stato inframmezzato da tanti interventi musicali, teatrali e poetici.
Subito dopo la prima lezione, a cui hanno partecipato più di 100 persone, è stata la volta del primo spettacolo teatrale, messo in scena - al tramonto - dal gruppo artistico Acquasum Arte nel cortile più esterno del Castello dei Conti De Ceccano, quello che affaccia sulla valle del Sacco.
Uno spettacolo esclusivo in cui le voci, i gesti, i suoni dei due artisti si sono intrecciati in unicum che ha avvolto gli spettatori - tutti seduti in circolo - chiamati ad esperire l’elogio della fragilità.
Dopo cena è stata la volta dell’emozionante concerto tenuto da Federico Palladini e Marco Campasso, con l'intermezzo di Leonardo Massa e Alessandra Titocci, la voce e la chitarra di Gaia Masi.
Il buio della notte e la soffusa illuminazione del castello stracolmo di gente, fanno da cornice alla musica e alle parole di un cantautore, Fabrizio De Andrè, che della fragilità, della miseria umana, ha fatto numerosi affreschi nelle sue canzoni, invitando al contempo alla pietà e fraternità umana.

 

Sabato 14 luglio, alle 10:00 di mattina, la kermesse filosofica è ripresa con altre interessanti lezioni per lo più ruotanti intorno al tema della Resistenza.
Il momento più emozionante della giornata è stato alle 18:00, quando, nella sala grande, gremitissima, è entrata la partigiana Lidia Menapace testimone storica della lotta di Resistenza.
Le sue parole, il racconto appassionato della sua esperienza, la riflessione su tanti temi di tragica attualità hanno incantato il numeroso pubblico presente.
È stato un momento di dialogo generoso che ha arricchito tutte e tutti.
La serata si è conclusa con il meraviglioso spettacolo di Emanuele D'Agapiti e Matteo Colasanti, una rappresentazione che ha unito musica, poesia e teatro per ricordare e conoscere un intellettuale, Pier Paolo Pasolini, che può dire ancora tanto a questa Italia.
Tutto ciò è accaduto in un crescendo di persone che hanno deciso anche il terzo giorno di seguire la manifestazione culturale.
I convenuti, tra una lezione e l’altra, un intervento musicale, la declamazione di una poesia, di un’aforisma, hanno avuto modo di socializzare positivamente, di scambiare pensieri, riflessioni, emozioni.
È stato bellissimo osservare come persone che non si conoscevano affatto si siano scambiati contatti, abbiano deciso di pranzare e cenare assieme, per continuare i dialoghi instaurati nel corso dei vari interventi.
È la dimostrazione che se le persone vengono messe in grado di poter partecipare a una discussione pubblica senza distinzioni (di sesso, età, razza, nazionalità, istruzione, censo, partito politico) né limitazioni, si può costruire un nuovo e più ampio senso di cittadinanza.

La condizione per realizzare tale partecipazione è il profondo coinvolgimento dei singoli facendoli sentir parte di un collettivo umano.
Il Festival, conclusosi nella tarda serata di domenica 15 luglio con una drammatizzazione a cura dell’ associazione Cultores Artium che richiamava la tradizione locale, è andato oltre le più rosee aspettative che come organizzatori ci aspettavamo: mille presenze in tre giorni!
Non resta, come abbiamo già detto, di dare a tutti appuntamento alla prossima edizione nell’estate del 2019.

 

 

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Eccoci al 1° Festival della Filosofia in Ciociaria

Restiamo umanidi Nadeia De Gasperis - Nella splendida cornice del castello dei Conti di Ceccano, i prossimi 13-14 e 15 luglio, saranno numerosissimi gli eventi che animeranno il Primo Festival della filosofia ciociario, realizzato e promosso dall’associazione R-Esistenze.
Il ricco programma prevede un ciclo di lezioni che si svolgeranno ogni giorno dal mattino alla sera, mentre per tutta la durata della I Edizione del Festival di Filosofia in Ciociaria “Restiamo umani” saranno esposte, nei locali di svolgimento dell’evento:

-una mostra a cura di Roberto Gramiccia, dal titolo "PESANTI COME CORIANDOLI - Artisti per la fragilità"
-una mostra fotografica a cura di Ilaria Capogrossi e Luisa Ceccotti (2.0 Fotografi), dal titolo: “IO SONO”
Ma tra una lezione e un’altra, si avvicenderanno musica, teatro, cinema, tra gli altri: Amico fragile – spettacolo musicale di Federico Palladini (voce e chitarra) e Massimo Campasso (percussioni); Incursioni musicali di Gaia Masi, Leonardo Massa e Alessandra Titocci, lo spettacolo di Cultores Artium. E molto altro.

Il tema dominante del festival è la “FRAGILITA”. “Restiamo umani”, il titolo che è stato accordato all’evento, sembra lanciare un monito, in un mondo inferocito di indifferenza ed egocentrismo ma pare anche rimarcare la speranza “restiamo umani” nonostante tutto, nonostante una società pervasa da intolleranza, ingiustizie sociali, sofferenza, dove forse stiamo vivendo il massimo della contrazione dei diritti umani, nonostante tutto qualcosa resiste e allora parafrasando Calvino, in questo inferno, cerchiamo di capire cosa non è inferno e diamogli spazio e lasciamolo durare.
E l’unico modo, forse, a parte la dura condanna degli atteggiamenti che alimentano odio, razzismo, ingiustizie, l’unico modo, forse è quello di creare momenti di confronto attorno ai temi che ci uniscono a filo unico, come è quello della fragilità, la fragilità di una scuola che mai come oggi vive momenti di smarrimento, insieme al disagio del conflitto tra i suoi studenti e i suoi alunni, dove fare l’insegnante è diventato un mestiere “pericoloso” ed essere ragazzi costa più fatica che mai. Festival Filosofia programma

Una società dove le parole possono lapidare speranze e lo fanno con una ferocia che mai aveva viaggiato tanto velocemente come con l’uso dei social.
"Alcuni dicono che / quando è detta / la parola muore. /Io dico invece che/ proprio quel giorno / comincia a vivere" (Emily Dickinson : Silenzi: 1212)
Quest’uso capzioso e distorto della parola è anche quel che ci resta da oltre diciassette anni di degrado politico, che si è adagiato e ha incarnato la civiltà immagine/istante, senza futuro, senza fatica e senza criticità, come metodo di un abissale narcisismo. Il punto di riferimento, il parametro di ogni cosa è il proprio piccolo io, che diventa smisurato e ridicolo:

Tutto è competizione per dimostrare che ciascuno è il più bravo, il più furbo, salvo drogarsi per sfuggire al reale: troppa realtà l'uomo non la sopporta, diceva Aristotele. Ecco, le parole sono clave per imporsi.
Cosa hanno in comune Lidia Menapace, donna della resistenza, e Don Mario Arena capomafia del più grande romanzo di Leonardo Sciascia, la ragazza “fragile come il cristallo” di Manet, e l’indomito e folle hidalgo della Mancia? più facile rintracciare la vicinanza tra un fragile amico di De Andrè e un “povero cristo” di Pasolini, ma interessante sarà scoprire il disegno che il festival ci suggerisce per dimostrarci quanta forza nasca dalle donne della resistenza e quanto sia facile che la fragilità di un sistema che sembrava granitico come quello istituzionale e politico si sgretoli nelle mani di pochi “ominicchi e ququaraquà.

La fragilità declinata in ogni sua forma, come un liquido prende la forma del recipiente che lo contiene, la fragilità di una liquida società, prende la forma delle persone e così diventa forza e resistenza nelle donne partigiane, si sgretola nelle mani di uomini e donne senza scrupoli.
Inutile elencare nomi e animatori degli eventi, sono tanti, motivati e motivanti a districarsi tra i sottilissimi fili di una ragnatela sociale e umana che può essere debole e delicata se ognuno per se stesso ma può diventare matrice di resistenza se ognuno vive anche per l’altro. Una poesia di Alcide Cervi, uomo della Resistenza, ma sembra parlare di qualsiasi lotta possa dirsi “partigiana”.

“Il sole non nasce per una persona sola,
la notte non viene per uno solo.
Questa è la legge
e chi la capisce si toglie la fatica di pensare alla sua persona
perché anche lui non è nato per una persona sola”.

Non vi resta che partecipare alla prima edizione del festival della filosofia per perdervi e ritrovarvi umani tra gli umani nella suggestione delle parole, della poesia, della musica, dell’arte,

Come un’anomalia
Come una distrazione
Come un dovere”

Dirvi finalmente anime salve!

 

clicca sulla foto del programma per ingrandirlo

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