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2020: per la ripresa riconoscere dignità al lavoro

La grande sfida del 2020 per la dignita' del lavoro

mattarella con mascherina 380 minDonato Galeone* - La Festa della Repubblica – a 74 anni dal 1946 – con i messaggi e gli appelli del nostro Presidente Sergio Mattarella, sia dai Giardini del Quirinale che dalla Piazza di Codogno in Lombardia, ha richiamato la “unità nazionale che viene prima della politica”. Affermazione di “altissimo valore” per noi italiani ed europei – lavoratori e cittadini – perché solo in noi tutti la “coscienza morale è sempre presente nell'intimo della persona e ci dice di compiere il bene ed evitare i male”.
Il Presidente ha aggiunto – testualmente – che “occorre pianificare investimenti e interventi di medio e lungo periodo, che consentano di dare prospettiva alla ripresa del Paese”.

Un segnale, anzi un sollecito, responsabile e concreto a fronte di una grave crisi in corso – di salute umana ed economica – consapevoli ragionevolmente che non potrà risolversi a breve scadenza conoscendo, non da oggi, le contraddizioni e le precarietà delle strutture pubbliche locali oltre la fatica costante verso quel cambio di passo sulle scelte politiche e sociali di Bruxelles, peraltro, pur essendo tra i Paesi fondatori dell'Unione Europea.

Non dobbiamo dimenticare - lo sappiamo tutti - che già in ottobre 2019 la previsione del nostro PIL (Prodotto Interno Lordo) veniva stimato verso una “crescita zero” nonostante la modestissima ripresa italiana iniziata soltanto nel 2014 con un tasso di crescita medio/anno del PIL tanto nell'aera settentrionale dello 1,2% quanto nell'area meridionale di appena lo 0,80% medio/anno, differenziato marcatamente tra le stesse regioni del Mezzogiorno. Da aggiungere la emigrazione giovanile dal sud verso il nord e l'estero che - secondo i dati Swimez - negli ultimi sedici anni è stata di oltre un milione di residenti di cui un quinto di giovani laureati.

Questa realtà sociale disagiata ed economica nazionale di scarsa crescita che ha preceduto la epidemia o pandemia da noi conosciuta e diffusasi nel primo trimestre 2020 - penso e ne siamo certi - doveva essere anche conosciuta dal neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi che dovrebbe dirci “cosa deve fare, subito, la industria italiana sia come riprendere territorialmente, ristrutturandosi, per riaffrontare la concorrenza internazionale e sia come contribuire nella costruzione di una politica industriale italiana e del lavoro contrattato e partecipato”.

Osservo e in tanti consideriamo che non può essere gradita una “faccia feroce confindustriale” - come dice Prodi - denigrando la politica che, con il Governo “rischia di fare più danni della epidemia“ pur precisando che “parlava di ceto politico molto concentrato sull'emergenza, giustamente, ma con zero visione e zero strategie su dove dobbiamo andare”.

Ma il Presidente Mattarella ci aveva detto il 2 giugno di “andare avanti uniti” per battere ogni logica distruttiva e di morte – non solo – per ciò che riguarda il nostro Paese, ma nella dimensione europea e mondiale, consapevoli che il 2020 ci ha obbligati con la “serratura e confinamento in casa” di pensare - insieme e consapevolmente - “dove dobbiamo andare” sia verso doveri e diritti di tutte le persone che di tutti i popoli, considerando la “strutturale precarietà umana che dell'uomo stesso, costretto a procurarsi e produrre tutto” ( Kant nell'opuscolo “Idee per una una storia universale”). E Tommaso d'Aquino, santo, scriveva nella “Summa Teologica” e con chiarezza quali sono le risorse fondamentali umane e che “l'uomo possiede la ragione e la mano che è l'organo degli organi, e mediante questi due mezzi può proporre strumenti in infiniti modi e per infiniti scopi”.
Queste citazioni, per me e non solo nel 2020, conducono a riflettere sul “valore del lavoro per ogni persona e per tutti i popoli” osservando, sempre, che il corso della storia è contrassegnato da trasformazioni e da esaltanti conquiste del lavoro ma, anche, dallo sfruttamento di tanti lavoratori e da tante offese alla loro dignità.

E il 2020 - a mio avviso - lancia a tutti noi una “nuova grande sfida in campo sociale e del lavoro” che presenta una duplice dimensione: oggettiva e soggettiva.
Il lavoro, in senso oggettivo, comprenderà l'insieme delle necessarie risorse e degli strumenti di cui l'uomo si serve per riprendere o intraprendere nuove attività mentre il “lavoro soggetto è l'agire dell'uomo” e, conseguentemente, è la persona il metro della dignità del lavoro.

Ecco perché il lavoro non può essere ridotto a “merce” - secondo una logica materialistica della vita - oppure a semplice “forza lavoro”.
La dimensione “soggettiva del lavoro” deve essere, sempre, preminente su squella oggettiva dell'intraprendere o del riprendere le attività produttive di beni e servizi.
E' questa la grande sfida del 2020 – da dopo il 3 giugno – che non potrà non mirare verso “il lavoro che è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro” (Laborem Exercens).

Nella crisi che il mondo vive e la nuova sfida che lo attenderà in questi prossimi anni non può non mettere al “centro il lavoro con le future occupazioni” valorizzando aggiornate relazioni e rapporti digitali e tecnologiche di un nuovo “capitalismo informazionale” così come lo descrive il sociologo spagnolo Manuel Castells.

Si tratterebbe di nuove forme di organizzazione economica che irradia potere e genera nuove relazioni di “organizzazione delle relazioni sociali” e notevoli riflessi sui livelli qualificati professionalmente considerando, peraltro, che già nel nostro Paese - a fine anno 2019 - si indicavano in più di un milione i posti di lavoro scoperti in mancanza di persone adatte a coprirli.
Si prevede, in tempi non lontani, che le imprese innovative - intendendo cogliere i benefici della flessibilità contrattata e non la precarietà e vogliono praticare l'idea di nuova occupazione - devono considerare, essenzialmente, che la tipologia di quel lavoro può essere misurata non più in ore e né con l'orario d'ufficio o con il tempo trascorso sul posto di lavoro. Deve essere definito, sostanzialmente, quello che fai (mansione professionale) e in quali condizioni operative e contrattuali si può fare, tanto in sicurezza ambientale quanto da compensare in partecipazione equa integrata e collegata ai risultati produttivi.

Ad oggi siamo, ancora, ad un “livello di difesa del lavoro con la ripresa delle attività produttive” (Decreto Rilancio in discussione parlamentare con i 266 articoli distribuiti in oltre 300 pagine) al quale dovrebbe seguire l'annunciato Decreto Rinascita o la Proposta Programmata Economica di Crescita e Lavoro entro cui il Governo e il Parlamento dovrebbero accogliere l'appello di Mattarella del 2 giugno, volutamente da me richiamato: “pianificare interventi di medio e lungo periodo” così come il Governo dovrà – in questi giorni - accogliere la richiesta della CGIL,CISL,UIL verso la condivisione di un “protocollo d'intesa con la partecipazione di tutte le forze sociali e produttive per la crescita e un nuovo sviluppo del Paese”.

E tra le sei priorità indicate dai sindacati dei lavoratori con la lettera al Governo - di ieri 5 giugno - per sollecitare il dove “dobbiamo andare” che Confindustria con Carlo Bonomi chiedeva alla politica e al Governo, ecco la testuale proposta responsabile di CGIL,CISL,UIL: “definire una politica industriale e di sviluppo eco sostenibile, anche con l'utilizzo delle risorse messe a disposizione dell'Unione Europea per un nuovo modello di sviluppo che individui i settori e le attività strategiche per la crescita del Mezzogiorno e del Paese e per una occupazione stabilile e di qualità”.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 6 giugno 2020

 

 

 

 

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Mobilità in deroga: assicurare erogazione completa di tutto il 2020

Regione sollecita il MInistero del Lavoro su richiesta di Vertenza Frusinate

vertenza frusinate definitivodi Luigi Carlini - Giovedì 28 maggio 2020 una piccola delegazione di Vertenza frusinate si è incontrata con le sigle sindacali CGIL CISL UIL e Ugl per fare il punto della situazione.

L'incontro è stato spiegato ampiamente dal giornalista di UNOeTRE.it Valentino Bettinelli a seguito di Vertenza frusinate.
Finito l'incontro ci siamo promessi di risentirci con il sindacato fra qualche settimana circa è prontamente questa mattina Vertenza scrive al sindacato per avere notizie sugli sviluppi.

Il sindacato non tutto ha risposto, (evidentemente come è stato sempre detto, i disoccupati hanno tempi diversi da "altri") mentre i disoccupati hanno bisogno di rassicurazioni da chi dovrebbe stare sempre al loro fianco, sono invece visti come disturbatori. Vorrei ricordare che noi disoccupati stiamo usufruendo del diritto alla mobilita in deroga faticosamente conquistata e nessuno ci sta regalando niente.

Comunque chi ha risposto ha detto questo:
«Questa mattina il ministero ha dato il nulla osta alla Regione e materialmente la regione comincerà a fare le determine, le quali verranno inviate all'INPS regionale e poi all'INPS territoriale». Si invitano i disoccupati nei prossimi giorni a vedere le proprie Determine sul BUR della Regione.

Purtroppo tutti questi passaggi amministrativi e burocratici li pagheranno I disoccupati perché sono senza reddito dal 2 gennaio 2020, ricordandovi sempre che entro il 15 giugno 2020 la regione, governo e parti sociali si incontreranno di nuovo per reperire il denaro necessario a chiudere la mobilità in deroga per 12 mesi.

Questa piccola nota sotto, è la risposta alla mail che Vertenza Frusinate ha mandato all'assessore il 19 maggio 2020
«necessario poter assicurare a tutti i 1175 lavoratori in mobilità la prosecuzione degli ammortizzatori sociali in deroga. Per questo abbiamo inviato anche una richiesta specifica al Ministero del Lavoro e all’Inps affinché sia garantita, con qualsiasi modalità, la copertura economica e l'erogazione delle liquidità per gli ulteriori 6 mesi del 2020 e comunque capaci di agganciare il sostegno al reddito al 2021″.»

Tutto questo è positivo sulla carta però bisogna vedere se si trasformerà in realtà.

 

 

 

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Un Primo Maggio per riflettere

Primo maggio tra passato, presente e futuro

FCACassino 390 minPrimo maggio, festa dei lavoratori. Sono alcuni anni che in Italia celebriamo questa importante data in tono minore e la ragione sta nel fatto che i lavoratori sono sempre di meno e spesso anche dequalificati e sottopagati.

Il concerto di San Giovanni in Roma, da diversi anni a questa parte, ha sostituito i grandi raduni sindacali in cui i lavoratori scendevano in piazza attorno alle loro bandiere e ai loro leader.
Quest’anno nemmeno quello a causa della terribile pandemia che ha colpito l’Italia.
E’ un momento difficile, ma come la storia ci insegna è in questi momenti che il popolo italiano esprime il meglio di sé. Lo è stato nel passato, lo sarà anche oggi.

La globalizzazione e politiche industriali e del lavoro poco lungimiranti dei nostri governanti, hanno determinato un impoverimento diffuso e conseguentemente un debito pubblico difficile da sostenere.
L’Europa, che dovrebbe essere il centro motore dello sviluppo economico e sociale, si è in realtà dimostrata molto di più che matrigna.
I cosiddetti talk show televisivi teleguidano quotidianamente i temi da discutere e su cui far “dividere” gli italiani.
Europa si, Europa no; MES si MES no. Quasi mai si va al cuore del problema.

L’Europa di oggi è ben lontana da come l’avevano disegnata e sognata i padri fondatori.
Il suo assetto statuale non è né federale, né confederale.
Non ha nemmeno una “Costituzione”.
A rifiutarla fu proprio l’Olanda, il paese che oggi detta la linea contro gli aiuti all’Italia.

L’Europa come è oggi altro non è che una entità regolata da un trattato tra Stati con un regolamento interno di “governance” che funziona con i metodi tipici delle banche d’affari.
Il cosiddetto MES detto anche “fondo salva Stati” ha uno status giuridico in base al quale i suoi membri del direttivo e i funzionari addetti godono di immunità giuridica!
E’ il cappio al collo che le economie più forti esercitano su quelle più deboli.
L’esempio della Grecia ne è un esempio.
In un momento di grave crisi anziché aiutarla, fu chiamata e obbligata a fare scelte di politica economica e sociale lacrime e sangue soprattutto per le categorie più deboli. Non è bastato.
Il risultato finale è stato che i centri nevralgici della economia greca sono passati di mano e ora sono controllati dai tedeschi.
E’ questo il futuro che ci aspetta?

Dipende dagli italiani e soprattutto dai lavoratori e le sue rappresentanze sindacali uniche a poter mettere in piedi una potenza di fuoco all’altezza della situazione soprattutto per la lotta alla corruzione che nel nostro paese vale diversi punti di PIL.
L’economia del dopo corona virus in Italia dovrà sopportare, più degli altri paesi, le conseguenze cui siamo messi di fronte. Al debito già pesante, dobbiamo aggiungere gli ulteriori debiti per far ripartire l’apparato produttivo del Paese.
Tutto il denaro di cui si parla in televisione non ci viene ovviamente regalato e per poterlo ripagare abbiamo bisogno di produrre e produrre molto, più di quanto si possa immaginare.

E qui torna il tema del lavoro.

Per troppo tempo si è pensato, sbagliando, che la ricchezza veniva dalla finanza.
Oggi riscopriamo il valore del lavoro come elemento essenziale dello sviluppo economico e della promozione umana.
Non è mai troppo tardi!

Nel 1945, dopo una guerra che aveva flagellato l’Italia e il suo apparato produttivo, Giuseppe Di Vittorio, il grande dirigente sindacale cresciuto nelle lotte bracciantili in terra di Puglia, si espresse con queste parole: «oggi la classe operaia e tutto il popolo lavoratore devono rendersi responsabili direttamente dell’andamento della produzione dopo il fallimento delle vecchie classi dirigenti, ed è per questo che il movimento sindacale deve spezzare tutti i tentativi reazionari per far crollare l’industria italiana o venderla allo straniero. L’incremento della produzione, che permette di conservare all’Italia la sua industria, è in stretta connessione con la creazione e il funzionamento di organismi atti a realizzare questo importante obiettivo».

Anche oggi, nelle mutate condizioni, siamo di fronte a un “dopoguerra”.
Anche oggi dobbiamo riconsiderare le nostre politiche industriali rimettendo al centro il tema del lavoro e della piena occupazione.
In questa grande opera, per certi aspetti titanica, il sindacato può e deve giocare un ruolo di primo piano se non altro perché esso è nato, vive e sopravvivrà sempre coniugando in modo stretto il nesso democrazia – sviluppo economico e sociale.

IL 2020 è anche un anno importante per la Camera del Lavoro di Cassino; il prossimo 25 luglio saranno cento anni dalla sua nascita.
Cento anni di lotte contro la miseria, per la pace e per la democrazia.
Gli snodi fondamentali dell’attività della Camera del Lavoro di Cassino hanno a che fare con due periodi fondamentali. Il primo dopoguerra (prima guerra mondiale) con le grandi lotte per l’affrancazione delle terre.

In questo caso le classi dirigenti dell’epoca mancarono all’appuntamento con la storia e migliaia di cittadini del cassinate furono costretti a trovare lavoro all’estero.
Il secondo dopoguerra (seconda guerra mondiale) con le grandi lotte per la ricostruzione, per il lavoro, la pace e la democrazia.

Giuseppe Di Vittorio di questa grande stagione fu ispiratore e sostenitore di prima fila.
I grandi “scioperi a rovescio” costituirono non solo nuove ed originali forme di lotta, ma anche l’introduzione di una scala di valori nuovi di cui i lavoratori si fecero orgogliosi portatori.
Negli anni ’70 grazie al combinato disposto delle lotte dei lavoratori del nord sull’onda dell’unità sindacale e dei “consigli di fabbrica” e della lungimiranza politica dei ministri Giacomo Mancini e Carlo Donat - Cattin, fu posta una pietra miliare per lo sviluppo economico del territorio con la realizzazione del complesso Fiat.

Nel 1975 su richiesta delle organizzazioni sindacali di Cassino, prontamente accolta dal Presidente della Regione, per la prima volta nella storia il Consiglio regionale del Lazio si riunì in seduta straordinaria a Cassino.
Fu in questa occasione che furono decisi diversi provvedimenti in campo sanitario, abitativo e di infrastrutture territoriali atte a sostenere il processo di sviluppo industriale.
Anche oggi ci accingiamo a vivere un nuovo dopoguerra.
Una Italia nuova, al riparo dalla corruzione a dalla burocrazia soffocante, valori etici, politici ed economici nuovi.
Un percorso virtuoso che il sindacato e i lavoratori italiani sapranno sicuramente intraprendere.

Il primo maggio di quest’anno sia utile non solo a festeggiare, ma anche a riflettere sul futuro del nuovo dopoguerra che ci aspetta.
Il Lazio Meridionale, ne siamo sicuri, ancora una volta saprà rispettare i suoi impegni con la storia.
E ancora una volta sarà decisivo il sindacato dei lavoratori in accordo con le forze politiche ed istituzionali del territorio.

Cassino 29 aprile 2020

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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Primo Maggio 2020

1° maggio 2020, festa internazionale dei lavoratori.

1 maggio 400 mindi Ermisio Mazzocchi - Oggi essa con l'emergenza sanitaria ed economica, prodotta dal coronavirus, ha un valore simbolico superiore e diverso rispetto al passato.

Una dimensione delle sofferenze e delle criticità imprevedibili, di portata globale, richiede una gestione della futura ripresa con una impostazione completamente innovativa.
La questione lavoro balza subito in primo piano, minacciata da licenziamenti e una contrazione della produttività.
E' il punto focale su cui si riversa una nuova dimensione del modello produttivo e diverse modalità di sviluppo.
Questo comporta una nuova e più marcata composizione del mercato del lavoro e una maggiore concentrazione di interessi finanziari e di profitto economico.

Un pericolo reale che porterebbe, senza interventi e regole di salvaguardia, a un arretramento dei rapporti all'interno della domanda e dell'offerta del lavoro, che ricadrebbe sui lavoratori e sulle lavoratrici, e soprattutto sui giovani.

Gli interventi pubblici a sostegno dell'economia e del lavoro risultano essenziale e vitali.
Questo significa presentare un progetto di sviluppo del Paese secondo uno schema del newdeal, che eviti di essere sottoposto alle necessità delle multinazionali e dei settori decisivi nella struttura produttiva del Paese, che potrebbero perseguire obiettivi rivolti più salvaguardare i loro privilegi che non gli interessi dell'intera comunità.
Le conseguenze sull'occupazione potrebbero essere durissime e le prospettive incerte.

Usciti dal tunnel dell'emergenza e avviata la fase 3, si presenta uno scenario inedito di tutto il sistema produttivo, non più riconducibile a condizioni conosciute nel passato.
Se modifiche non saranno messe in atto, cambierà l'approccio al lavoro, con una probabile, non auspicata, contrazione dell'occupazione. E sarà inevitabile una conflittualità sociale senza pari rispetto al passato.

Gli interessi del capitale di un mercato liberista e le rivendicazioni e le garanzie del mondo del lavoro, saltati, causa virus, gli equilibri faticosamente raggiunti, anche se permanevano contrasti e divergenze, comporteranno una inevitabile frattura e una più evidente conflittualità.

I segnali che appaiono, anche se non molto evidenti, ci dicono che si va in questa direzione, come è facile dedurre dalle stesse dichiarazione del presidente della Confindustria, dalle martellanti informazioni fornite dai mezzi di comunicazioni concentrati nelle mani del mondo imprenditoriale, e dalla insinuante e subdola campagna della destra e dei suoi fiancheggiatori, volta presentarci un paese buono, il Nord, e un paese cattivo, il Sud.

Deve essere, altrettanto chiaro che questi comportamenti sono la tipica espressione di un contesto socio economico che già prima del virus aveva sostenuto politiche che non assicuravano livelli occupazionali soddisfacenti e garanzie dei diritti dei lavoratori.

Una crisi che aggredisce la salute e la vita delle persone, generando un calo consistente della produzione dei beni materiali e immateriali, a differenza delle crisi del sistema sociale - economico finora conosciute, si sviluppa simultaneamente nel sistema economico dal lato dell’offerta e dal lato della domanda.

Non saranno utilizzabili per fare fronte a una crisi pesante e aggressiva le tradizionali manovre monetarie e finanziarie. Tanto più che gli interventi finanziari del Governo e dell'UE, rivolti a fronteggiare le criticità e a sostenere politiche di intervento contingente, non garantiscono una spinta all'economia reale e non delineano una diversa qualità dello sviluppo del Paese.
Non è sufficiente un piano di emergenza con il pensiero rivolto a fare quello che si faceva prima del virus.

Per alcuni, compresa la destra, "aprire subito tutto", ha in sé proprio l'idea di non cambiare nulla, ma anzi porre condizioni più gravose per la parte più esposta, ossia i lavoratori e per quella dei più deboli.
Fronteggiare o meglio ribaltare questa impostazione impone alle forze democratiche e a quelle sindacali una scelta molto chiara e credibile, capace di mettere in campo un movimento di energie, forze, di uomini e donne, di giovani, per contrastare una politica liberistica e una deriva populista e nazionalista.
Serve un piano di programmazione di tutto l'assetto produttivo, che punti a salvaguardare lavoro e diritti costituzionali.

Un progetto di ricostruzione e rinascita che metta al centro il lavoro vale a dire i lavoratori, rivolto all'occupazione, ai livelli retributivi, alla dignità, alla sicurezza, sino a una rimodulazione dei servizi, sanità, scuola, trasporti.
Il lavoro protagonista delle dinamiche sociali, concentrato su uno sviluppo sostenibile e di progresso.
Un nuovo modello di sviluppo che, realizzando una redistribuzione della ricchezza, non sia a danno dei ceti medi, né all'impresa, ma colpisca la rendita e l'evasione disonesta e favorisca la crescita e l'equità.
Questo è il campo su cui si confronteranno, credo in modo aspro e si scontreranno le diverse aspettativi, o se si vuole, le diverse realtà i cui interessi non coincidono né convergono.

Si tratterrà di inedite e inesplorate sfide che la sinistra dovrà sostenere per affermare i suoi valori di eguaglianza, solidarietà, di diritti sociali.
Il PD, una delle forze più robuste dell'insieme della sinistra italiana ed europea, dovrà avere la capacità di combattere il liberismo speculativo e di sfruttamento, che elabori una cultura di governo dei nuovi processi con una necessaria altezza intellettuale e morale.

Deve, il PD, farsi carico di spazzare via indecisioni, equilibrismi, prudenze e porsi come forza determinante e coraggiosa, combattiva per sconfiggere le tendenze di un liberismo feroce e della cultura di nuova destra italiana ed europea.
Un obiettivo che richiede un partito, con uomini e donne a tutti i livelli di direzione politica, che sia in grado di suscitare un vasto movimento di forze e di interessi comuni per riaffermare valori universali del lavoro e della dignità umana.
Occorrono segnali forti che tardano ad arrivare, quale quello di una Conferenza di tutti i partiti europei della sinistra, volta a ridare un ruolo al PSE e a coordinare le strategie di una europea unita sul lavoro.
L'UE non prevede tutele europee, uniformi livelli salariali e retributivi e il dopo virus permetterà che si accrescano le divisioni e la competizione tra i lavoratori, alimentate dalla sovranità del mercato e dalle finalità globali del profitto.
La sinistra europea e italiana, lo stesso PD devono ricostruire una nuova egemonia cultura con i valori che si vogliono ricordare e festeggiare in questo 1 Maggio.
Ermisio Mazzocchi

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PD Ceccano. 25 aprile 2020

 25 aprile 2020: un video di Elisa Tiberia e un ricordo di Luigi Mastrogiacomo

25aprile20 Ceccano 390 min

Circolo Guido Rossa - Aspettando il 25 Aprile ricordiamo il nostro concittadino Luigi Matrogiacomo, trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine il 24 Marzo del 1944.
Quattro anni dopo, nel 1948 la Città di Ceccano dedicò al suo ricordo la targa nella piazza del Municipio, che recita "Gloria eterna al Concittadino Martire della Libertà"
e ancora, nel 1979 l'intitolazione di Scuola in suo onore.
La storia che segue è estratta dal Libro "Il dolore della Memoria" di Lucia Fabi e Angelino Loffredi:

Il 24 marzo 1944 Luigi Mastrogiacomo, nativo di Ceccano e dipendente del Ministero delle finanze, veniva trucidato dai nazisti alle Fosse Ardeatine. E’ la rappresaglia scattata contro 335 patrioti, ebrei e inermi cittadini, in seguito all’attentato effettuato il giorno precedente dai partigiani romani a via Rasella, in cui trovarono la morte 33 soldati del Rgt di polizia tedesco Bozen.

La famiglia di Mastrogiacomo per molti anni ha sempre dichiarato che, nell’eccidio, il proprio congiunto sia stato coinvolto per caso, ma tale ipotesi la rimettiamo in discussione sia se consideriamo che il questore Caruso, nel fare l’elenco dei cinquanta da uccidere, lo inserisce al 32° posto dal punto di vista della pericolosità, sia se leggiamo il rapporto di Pietro Koch al generale Maeltzer comandante della piazza di Roma avente come oggetto: “ Scoperta una radio clandestina, in collegamento con la V armata Clark ( recupero radio, cifrati,, valori, marconista, informatore)” poiché si evince il ruolo di Mastrogiacomo nell’attività di informatore sulle operazioni degli alleati. Il tenente Pietro Kock, noto cacciatore e torturatore di partigiani, entrando nello specifico scriveva: «Si fece poi un appostamento all’ufficiale di PS che si sapeva avrebbe dovuto trasportare l’apparecchio radio. Egli giungeva sul posto in motocicletta e, mentre si trovava a prendere contatto con la persona che aveva l’apparecchio in consegna, veniva dopo il drammatico colloquio fermato un certo Mastrogiacomo Luigi custode del barcone del Ministero delle finanze».

Massimiliano Griner nel libro “La banda Kock” scrive «Sarà infatti Bonocore a tradire Giglio, avvertendo Koch che avrebbe potuto catturarlo non appena avesse ritirato la radiotrasmittente, appunto localizzata in quei giorni nel barcone del Dopolavoro del Ministero della Finanze, ancorato nelle vicinanze di Ponte Risorgimento. Cosa che avverrà puntualmente il mattino successivo, quando verranno arrestati sia Giglio con il suo attendente Giovanni Scottu, sia Luigi Mastrogiacomo, custode del barcone, e saranno sequestrati sia l’apparecchio radiotrasmittente, di costruzione americana ( Indianapolis) sia il cifrario usato nelle trasmissioni clandestine».

L’ufficiale al quale fa riferimento Kock è il tenente ausiliario P.S. Maurizio Giglio che manteneva i contatti radio con il “Regno del sud”. Sia Giglio che Mastrogiacomo vengono arrestati il 17 marzo. Il tenente Giglio fu sottoposto a tortura, in sei interrogatori consecutivi, dagli uomini della banda Kock che cercavano Peter Tompkins, capo dei servizi segreti americani in Italia. Giglio quando venne consegnato ai tedeschi per essere ucciso alle Fosse Ardeatine, non era nelle condizioni di reggersi in piedi.

A ricordo del sacrificio di Luigi Mastrogiacomo, l’amministrazione comunale di Ceccano, il 24 marzo 1948, appose un targa su Piazza Municipio. Il 24 aprile 1979 a suo nome veniva intitolata la scuola elementare. I ciociari trucidati alle Ardeatine furono: Giovanni Ballina e Ambrogio Pettorini di Ferentino, quest’ultimo appartenente alla formazione partigiana di Supino , Celestino Frasca di Veroli, Raffaele Milano e Domenico Iaforti di Sora, Antonio Roazzi, di Serrone, Domenico Ricci di Paliano, partigiano nel quartiere Centocelle di Roma, Ilario Canacci e Gastone de Nicolò, nati a Roma ma vissuti ad Alatri. [...]

 

 

Il video di Elisa Tiberia

 

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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In Sicilia SI nel Lazio NO. Perché?

vertfrus 350 260Agenda per i disoccupati

Luigi Carlini: Dopo l'assemblea del giorno 11/02/2020 e il Sit-in sotto la prefettura il giorno 14 /02/2020 il sindacato ci aveva assicurato che ci avrebbe portato a Roma sotto la Regione Lazio a manifestare  e il Presidente della Provincia di Frosinone ha dichiarato che una delegazione di Vertenza frusinate poteva partecipare all'incontro con l'assessore, (INCONTRO FORTEMENTE SOLLECITATO DA NOI DI VERTENZA FRUSINATE) purtroppo non sono state mantenute  le promesse, cosa c'è da nascondere? 

- Forse vi dobbiamo ricordare perché siamo nati, qualcuno di voi aveva affermato nel 2016 che la mobilità non esisteva più?

- Vi dobbiamo ricordare anche che il 9 maggio 2017 quando Vertenza è stata ricevuta al Ministero ed anche il sindacato era stato invitato ed invece non si presentò?

- Ancora un fatto, il 2 ottobre 2019 mentre facevamo il volantinaggio a Veroli abbiamo incontrato l'assessore al lavoro del Lazio Claudio Di Berardino e alla specifica domanda "assessore, noi vogliamo essere trattati come tutte le aree di crisi complessa d'Italia, ossia 12 mesi di mobilità per tutti," in riferimento ai mesi persi, lui rimase perplesso, si girò verso le segretarie al suo fianco per capire se quello che dicevamo era vero e le segretarie lo confermarono.

Vertenza Frusinate ha mandato questo promemoria  al sindacato in occasione dell'incontro con l'assessore al lavoro Il giorno 21/02/2020: Dichiarazione di Di Berardino

Claudio Di Berardino rilasciò il 12 dicembre 2019: «In merito alle aree di crisi industriale complessa, c’è inoltre la necessità di prevedere un loro rifinanziamento per il 2020 introducendo un emendamento alla Legge di Bilancio che consenta il sostegno agli ammortizzatori sociali nelle Aree di crisi complessa, nonché a disporre di risorse sufficienti per la mobilità in deroga per 12 mesi».
Vertenza Frusinate prontamente scrisse all'assessore Di Berardino ricordandogli i mesi da recuperare per tutti, sia nel 2018, che nel 2019. S'è persa la memoria di tutto questo?

In Sicilia è tutt'altro suono, Si faccia come in Sicilia

REGIONE SICILIA: “No a decurtazione della mobilità in deroga nell’area di crisi complessa”. E, i sindacati, il 28 gennaio 2020, chiedono il decreto al ministero. I sindacati spingono affinché il ministero emetta un decreto di deroga alla decurtazione degli importi per la mobilità in deroga.

Così chiediamo anche noi, qui in provinciadi Frosinone


Vertenza Frusinate

 

 

 

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Fondi mobilità in deroga 2020, se ne parlerà il 21 febbraio

vertfrus 350 260Agenda per i disoccupati

Luigi Carlini: Provincia di Frosinone. Mobilità in deroga, la mancanza di fondi in un vertice in Regione.
Queste sono le dichiarazioni del presidente della Provincia di Frosinone.

Dell’inadeguatezza dei fondi stanziati per soddisfare i pagamenti dei lavoratori della mobilità in deroga 2020 se ne parlerà in Regione Lazio il prossimo 21 febbraio.
E’ il risultato finora raggiunto dai disoccupati interessati, Comitato Vertenza Frosinone, da due giorni in assemblea “dietro le porte” delle istituzioni per sollecitare la presa in carico del problema.

E alla fine, il presidente dell’Amministrazione Provinciale Pompeo ha comunicato che venerdì prossimo alle 10, nella sede dell’assessorato regionale al lavoro si terrà un vertice con una delegazione degli interessati e i Sindacati.

A non far dormire sonni tranquilli ai disoccupati rientranti nell’Area di Crisi Industriale Complessa, è lo stanziamento finanziario del governo, 10 milioni di euro per tutte le aree complesse di Lazio, Sardegna e Sicilia.

Troppo pochi, visto che, per quanto riguarda l’Area di Crisi Complessa di Frosinone il denaro coprirebbe più o meno un quadrimestre del 2020.

Si spera, quindi, che nella prossima Finanziaria vengano previste altre somme e che anche la Regione Lazio faccia la sua parte per arrivare almeno fino al 31 dicembre 2020.

Vertenza Frusinate

 

 

 

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Le Pensioni nel 2020

pensioni minime aumentano 2 ridimensionato min«L’indicizzazione delle pensioni è da tempo oggetto di restrizione da parte del Governo: gli Esecutivi che si sono susseguiti in questi anni, infatti, hanno in più di un’occasione previsto un sistema meno vantaggioso per i pensionati riducendo il tasso di indicizzazione per gli assegni superiori ad un determinato importo.

Se si vanno a considerare i blocchi operati negli ultimi 9 anni, infatti, ne risulta che su una pensione di circa 1.500,00€ lordi mensili non sono stati riconosciuti circa 74,03€ al mese. Moltiplicato su tredici mensilità l’anno ne risulta che al pensionato non sono stati riconosciuti più di 1.000,00€, poco meno di quanto spettante da cedolino. Peggio ancora è andato a chi ha una pensione di 1.900,00€ lordi mensili: più di 1.300,00€ l’anno in meno negli ultimi 9 anni, una situazione su cui i sindacati non sono più disposti a tacere.

E considerando che il blocco della rivalutazione, come anticipato, andrà avanti almeno fino al 2021, il potere d’acquisto continuerà a diminuire. Ecco perché ha avuto luogo un incontro tra sindacati e Ministero del Lavoro con il quale si cercherà di trovare un accordo per il dopo 2021, quando - secondo le parti sociali - pensioni e variazioni dell’indice dei prezzi dovranno proseguire parallelamente. (Antonio Cosenza da money.it)»

Ad oggi la situazione prevede questa rivalutazione delle pensioni 2020 secondo i dati ufficiali INPS.

L'INPS chiarisce le modalità di applicazione delle rivalutazioni 2020 per le pensioni di dipendenti e autonomi
12 dicembre 2019
Con la circolare 147 del 2019, l’INPS fornisce dettagli e chiarimenti sulla rivalutazione definitiva delle pensioni erogate nel 2019 e sulla rivalutazione che verrà applicata sui trattamenti pensionistici nel corso del prossimo anno. Si tratta di una circolare esplicativa, che in qualche modo “accompagna” il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze dello scorso 15 novembre.

Confermate le percentuali di rivalutazione del 2019, fissate definitivamente all’1,9%. Si tratta dello tesso valore stabilito lo scorso anno dal Ministero e, quindi, non ci sarà alcun conguaglio di fine anno a favore dei pensionati. Le notizie più interessanti, però, riguardano le percentuali di rivalutazione del 2020 e le modalità con le quali verrà applicata alle varie fasce di reddito.

Qual è la percentuale di rivalutazione delle pensioni 2020?

L’Istituto di previdenza conferma che la percentuale di rivalutazione delle pensioni 2020 è dello 0,4% rispetto ai valori medi 2019. Come sempre, nel corso dell’anno verrà effettuata una valutazione se la percentuale calcolata è congrua con l’aumento del costo della vita e, nel caso, verrà effettuato un conguaglio.

Come verrà applicata la percentuale di rivalutazione alle pensioni nel 2020?

Nella circolare INPS vengono specificate le modalità con le quali la rivalutazione verrà applicata alle varie fasce di reddito individuate dallo stesso Istituto di previdenza. Innanzitutto, l’INPS individua in 515,07 euro l’importo minimo della pensione lavoratori dipendenti e autonomi per il 2020. Si tratta di un valore molto importante, perché utilizzato per calcolare le modalità di applicazione della rivalutazione.

In particolare, nel 2020 le pensioni erogate dall’INPS saranno rivalutate nella maniera che segue:

• 100% della rivalutazione per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a tre volte il minimo del 2020;
• 97% della rivalutazione (0,36%) per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a quattro volte il minimo del 2020;
• 77% della rivalutazione (0,308%) per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a cinque volte il minimo del 2020;
• 52% della rivalutazione (0,208%) per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a sei volte il minimo del 2020;
• 47% della rivalutazione (0,188%) per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a otto volte il minimo del 2020;
• 45% della rivalutazione (0,18%) per i trattamenti pensionistici dal valore pari o inferiore a nove volte il minimo del 2020;
• 40% della rivalutazione (0,16%) per i trattamenti pensionistici il cui valore è superiore a nove volte il minimo del 2020.

Quando saranno pagate le pensioni nel 2020?

Nella stessa circolare sono specificate anche le date di pagamento delle pensioni nel 2020. La data può variare a seconda che l’accredito venga fatto su conto corrente postale o bancario.

• Gennaio 2020: venerdì 3;
• Febbraio 2020: sabato 1° per accredito su conto postale, lunedì 3 per accredito su conto bancario;
• Marzo 2020: lunedì 2;
• Aprile 2020: mercoledì 1°;
• Maggio 2020: sabato 2 per accredito su conto postale, lunedì 4 per accredito su conto bancario;
• Giugno 2020: lunedì 1°;
• Luglio: mercoledì 1°;
• Agosto: sabato 1° per accredito su conto postale, lunedì 3 per accredito su conto bancario;
• Settembre: martedì 1°;
• Ottobre: giovedì 1°;
• Novembre: lunedì 1°;
• Dicembre: martedì 1°.

Ecco i mini-aumenti e altre novità del 2020.

Rivalutazione piena fino a 1.539 euro
L’aumento dello 0,4% scatterà per le pensioni di importo fino a 1.539,03 euro lordi mensili.
Pensione di vecchiaia a 67 anni nel 2021, l'età non sale.
Pensioni, tredicesima più ricca con il bonus di fine anno.
Riscatto laurea agevolato.

 

 

 

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Disoccupati cosa ci aspetta nel 2020?

assembleadiVertFrusinate 7ott19 350 minLuigi Carlini - Anno nuovo, nuovi improrogabili impegni.
Noi disoccupati di Vertenza Frusinate abbiamo maturato nelle lotte affrontate e per quelle ancora da affrontare, la consapevolezza di metterci in gioco, come sempre, con la nostra faccia.
D’altronde non abbiamo altre alternative. Ripartiamo perciò dalle Dichiarazioni che l'assessore al lavoro del Lazio, Claudio Di Berardino rilasciò il 12 dicembre 2019: «In merito alle aree di crisi industriale complessa, c’è inoltre la necessità di prevedere un loro rifinanziamento per il 2020, introducendo un emendamento alla Legge di Bilancio che consenta il sostegno agli ammortizzatori sociali nelle Aree di crisi complessa, nonché a disporre di risorse sufficienti per la mobilità in deroga per 12 mesi».

Vertenza Frusinate prontamente ha scritto all'assessore Di Berardino ricordandogli i mesi da recuperare per tutti, sia nel 2018, che nel 2019 perché oltre al denaro perso, mancano anche i contributi figurativi che in questo periodo sono molto importanti per tante persone perché potrebbero consentire loro di valorizzare i calcoli e condizioni ai fini della pensione.

Ci sono, inoltre, da acquisire certezza circa i finanziamenti che nella Legge finanziaria 2020 sono previsti per le Aree di crisi industriale complessa. Dalla lettura della Gazzetta ufficiale si intuisce che il governo ha fatto lo spacchettamento delle aree di crisi complesse. Lazio, Sardegna e Sicilia stanziando circa 10 milioni di euro. Tutto qui? Non è molto, ma se è poco come vanno utilizzati? Perché le istituzioni e i sindacati, se hanno notizie precise del denaro stanziato non ci mettono a conoscenza di quello che realmente sarà disponibile?

C'è la necessità, intanto, di un nuovo accordo quadro che comprenda i 12 mesi di deroga più i mesi persi individualmente da molti disoccupati. Questo si deve fare nel più breve tempo possibile perché ci siamo stufati di aspettare mesi e mesi prima che ci danno questa miseria di mobilità. Abbiamo anche delle proposte da fare a tutte le istituzioni, presidente della Provincia, politici, sindacato. A questo proposito vale la pena rammentare a tutti noi disoccupati, quanto accadde nel 2015. Vertenza Frusinate venne a sapere che a Livorno e Piombino c'era uno strumento molto importante per i disoccupati che avevano perso il lavoro, messo a disposizione dal governo e si chiamava "Area di crisi complessa". Durante un consiglio provinciale Vertenza Frusinate propose ai presenti e a tutte le istituzioni questo strumento utile per il territorio; ci sono voluti molti passaggi prima che ci dichiarassero area di crisi industriale complessa.

Dopo circa due anni di continue battaglie e assemblee permanenti, che ci sembrarono eterni, finalmente ottenemmo questo riconoscimento del nostro territorio. Anche parte della provincia di Frosinone fu dichiarata ”Area di crisi complessa" e a luglio 2016 arrivò la prima proroga della mobilità per quelli che avevano meno di 50 anni. Questo riconoscimento al nostro territorio permise, poi, il 9 maggio 2017 che fosse approvata la proroga della mobilità per gli altri disoccupati. Adesso come allora da Livorno e Piombino, c'è un ulteriore novità per le aree di crisi complessa come la nostra.

Il 6 dicembre 2019 è stato approvato un ordine del giorno che impegna il governo italiano ad istituire una Zona Economica Speciale ZES. L’istituzione di Zone Economiche Speciali (ZES) appaiono quanto mai opportune per permettere l’adozione di regimi fiscali e tariffari adeguati anche a quelle aree del paese che richiedono un rilancio economico e produttivo, su questo ulteriore strumento, con la serietà dovuta e l'impegno di tutti noi, ci si può lavorare sopra e utilizzarlo come abbiamo fatto nel 2015 con l'area di crisi complessa.
Abbiamo prontamente scritto all'assessore Di Berardino di questa novità, la zona ZES (zona economica speciale) chiedendogli se anche noi possiamo usufruire di questo strumento. Ad oggi non abbiamo avuto risposte.
Forse si tratta di studiare una rielaborazione di questo strumento (già bocciato più volte) che renda utilizzabili le agevolazioni della ZES non solo nelle zone colpite da calamità naturale, ma anche in quelle caratterizzate da perdurante condizione di disagio sociale e da carenza di occupazione, nonché da desertificazione industriale.

La nostra storia sembra destinata ripetersi.

Vorrei sempre ricordarvi che se la nostra area di crisi complessa non è attrattiva e virtuosa, dipende maggiormente dai disoccupati che non fanno abbastanza nel chiedere alle istituzioni TUTTE di svolgere il proprio lavoro, ossia proteggere il proprio territorio e non il proprio orticello.

La delusione che ci procura la mancanza di ogni iniziativa per l’avvio delle cosiddette “POLITICHE ATTIVE” è angosciante perché ci priva di ogni prospettiva futura. Ci lascia in un limbo senza speranza.

Si dice sempre che di denaro per le politiche attive ce n'è tantissimo, ma ora non è questa la sede per ripetere l’ennesimo elenco. Quello che manca è una volontà politica che diventi irreversibile iniziativa che pensi e progetti un futuro per il proprio territorio.

Crediamo che non esista un territorio in Italia più dimenticato e se volete più tradito dai suoi eletti come il frusinate. Non é una bestemmia, è la constatazione della mancanza di guida e di cura in cui vivono i cittadini di questa provincia. Basterebbe impegnarsi seriamente per i problemi reali cominciando dalla bonifica della Valle del Sacco, a partire dai 53 milioni di euro a disposizione del territorio e si creerebbero tantissimi posti di lavoro.

Altrove ci si muove diversamente: sono in arrivo 150 milioni di euro in 2 anni, i primi 50 milioni già nel 2020, per le aree di crisi complessa di Taranto, lo prevede un emendamento dei relatori alla manovra corretto da un subemendamento M5S. Previsti anche 100 milioni l’anno per due anni per le agevolazioni per l’attrazione degli investimenti privati sul Mezzogiorno, questi finanziamenti erano dell'area di crisi complessa di Torino, sono stati spostati nell'area di Taranto, perché la politica locale e tutte le istituzioni hanno fatto squadra.

Risulta rifinanziato il Bonus assunzione Sud manovra 2020, (questo bonus è stato conquistato da Vertenza Frusinate quando c'era l'assessore al lavoro Lucia Valente) nel 2017 quando fummo ricevuti in regione: 8060 euro di sgravio per ogni nuova assunzione di disoccupati a tempo indeterminato, anche nel 2020 nelle Regioni: Molise, Campania, Calabria, Abbruzzo, Sicilia, Puglia e Sardegna, ma nel Lazio non si hanno notizie se ancora ancora esiste di questo bonus, avranno spostato pure questo oppure no?

Che fine hanno fatto questi provvedimenti?

L’Italia continua ad essere uno dei maggiori finanziatori del bilancio dell’Unione Europea ma non è in grado di ottenere e spendere adeguatamente le risorse comunitarie, nel 2018 l’Italia ha complessivamente versato nelle casse di Bruxelles la somma di 17 miliardi (con il +23,1 per cento rispetto all’anno precedente), mentre dall’Unione abbiamo ricevuto in totale nel 2018 la somma di 10,1 miliardi. 7 miliardi di euro sono rimasti nelle casse della comunità europea, possibile che i politici del territorio non sono capaci di intercettare quel denaro proveniente dalla comunità europea per la green economy?

Quando noi "TUTTI" riusciremo a capire che, agendo insieme, siamo come un vento potente che riesce a direzionare le bandiere, qualsiasi tipo di colore esse siano, allora saremo molto avanti....

Quando ognuno di noi penserà con la propria testa, abbandonerà l'egoismo, si dedicherà un po' agli altri meno fortunati, uscirà dalle "gabbie mentali" della solita politica e soprattutto non delegherà più nessuno e ci metterà la faccia, saremo molto avanti...

Quando riusciremo a capire che, anche se una persona lavora, non c'è la fa a vivere dignitosamente perché la ricchezza non è distribuita equamente? Sono decenni che è in atto una crescente diseguaglianza sociale, quasi tutta la ricchezza prodotta è andata soltanto al 10% del popolo, mentre il resto e anche la classe media continuano ad arrancare...

 

 

 

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