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Per l’8 marzo, festa della donna

8 marzo

iol8ognigiorno 350 minLa strada verso la parità di genere in Italia è ancora in salita, i numeri non lasciano spazio alle interpretazioni. Ma le italiane sono pronte e i tempi sono maturi.

È necessario mettere al centro la persona, consentendo a ciascuno di realizzarsi nella pienezza del proprio valore, perché donne e uomini insieme ricomincino a sperare e a proiettarsi verso il futuro.
Serve una visione complessiva accompagnata dalla consapevolezza che questa sfida si può vincere solo se affrontata insieme.
Gli strumenti legislativi, necessari, devono però essere accompagnati da processi di tipo produttivo, culturali e sociali all’interno di una strategia complessiva.

Dobbiamo avere la capacità di immaginare un sistema sociale in cui le politiche di investimento sulla famiglia e sull’inclusione delle donne nel mon-do del lavoro siano capaci di tenere insieme i tempi della vita personale con i tempi della comunità, diventa indispensabile quindi potenziare le norme per poter conciliare gli spazi per il lavoro e quelli di cura personale al fine di restituire all’uomo uno spazio nella vita privata e alla donna uno spazio in quella pubblica dando finalmente realizzazione ad una relazione più autentica se non addirittura equa nella distribuzione di ruoli e compiti.

Investire inoltre sulle donne in campo professionale deve essere una priorità per lo sviluppo dell’Italia, i dati ci informano che i Paesi più sviluppati sono quelli dove vi è minore disparità di genere, il lavoro delle donne fa aumentare il PIL e tutto questo rappresenta, sicuramente una convenienza economica pubblica oltre che soggettiva.

Realizzare una società giusta a misura dei nostri desideri è doveroso.

Italia Viva lo sta facendo facendo, il primo provvedimento fortemente voluto che sancisce con chiarezza il posizionamento sociale del Partito Renziano è stato proprio il Family Act che riscrive il sistema Welfar, sì!, perché occorre maggiore attenzione alla vita concreta delle donne che da sempre si sono fatte carico dei bisogni della famiglia per mancanza di servizi adeguati.
Si tratta di una vera e propria azione educativa che Italia Viva mette in campo quotidianamente che parte dall’estirpare le radici dei tanti e troppi stereotipi che sono alla base di ogni discriminazione e violenza contro le donne.

Le donne nel nostro Paese devono potersi sentire libere di fare scelte per-sonali e di realizzazione di sé sia in ambito familiare che lavorativo. Apriamo la strada perché questo sia possibile.

Tutti noi viviamo le difficoltà di una quotidianità precaria e affannata, da donna impegnata in politica, nel lavoro e con una famiglia, posso dire di aver incontrato, sicuramente maggiori difficoltà rispetto ad un mio coetaneo con il pizzetto, da quelle propriamente organizzative al pregiudizio diffuso. Per questo ritengo e mi batto con forza perché la vera battaglia di civiltà, è quella educativa, un invito e un appello a tutte le donne di qualsiasi estrazione e credo politico ad essere unite perché si arrivi, in un futuro prossimo, alla pienezza nella realizzazione della Persona. E’ il mio modo di ricordare l’8 marzo, per le donne che lottano che combattono che soffrono che costruiscono che sognano, per coloro che soffrono che vivono nella paura che cadono ma che si rialzano, tutte le donne vincono.

 

 Valentina Calcagni Coordinatrice Provinciale Frosinone Italia Viva

 

 

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'Luce' e il suo messaggio per l'8 marzo

LUCE LucianaRomoli minLuciana Romoli - Siamo di nuovo all'8 marzo, e non accettiamo caramelle né dagli sconosciuti né da Trenitalia.
Per favore anche quest'anno niente auguri, oggi ricordiamo il sacrificio di tante di noi che si sono sacrificate per la famiglia, per il lavoro e per il sociale e per tenere tutto questo ed altro insieme.

Ancora una volta un grazie a tutte voi, e a tutte quelle che ci hanno insegnato la strada della liberazione, troppe per ricordarle tutte.
Rita Levi Montalcini diceva alle sue ricercatrici "la vita è un esperimento. Non va mai vissuta nel disimpegno. Dobbiamo pensare in modo diverso se vogliamo che l'umanità si salvi. Ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto".

Sono tante le nostre differenze: di età, di esperienze e di speranze; più importanti sono le cose che ci accomunano: gli impegni, la tenacia, la solidarietà e il desiderio di un mondo migliore. E un mondo migliore è possibile se saremo capace di rimanere unite nella lotta per la libertà per tutte le donne del mondo.
Oggi e sempre.

Luce (Luciana Romoli Baglioni)

 

 

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L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone

Non una di meno 350 260 min

L'Associazione Oltre l'Occidente ha aderito all'appello della USB.

 Lunedì 4 marzo alle ore 17.30, presso la sede della Federazione USB di Frosinone in Via Marittima 217 incontro di organizzazione della giornata.

 

APPELLO SCIOPERO GENERALE DELL’8 MARZO MANIFESTAZIONE PIAZZA VI DICEMBRE COMUNE DI FROSINONE UNIAMO LE LOTTE

Come lavoratrici e lavoratori, delegate e delegati sindacali, ci impegniamo a sostenere e organizzare lo sciopero del prossimo 8 marzo, lanciato in Italia da "Non Una di Meno".
Lo facciamo dalle fabbriche, dalle scuole, dai centri commerciali e dai luoghi della grande distribuzione, dagli ospedali, dalle cooperative a cui sono appaltati i servizi in tutti questi settori.
Negli ultimi anni abbiamo visto da vicino in che modo l’attacco padronale al salario e ai diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e le politiche di precarizzazione imposte dai governi di ogni colore, in Italia e in tutto il mondo, si siano abbattuti sulle donne: stipendi più bassi, turni di lavoro ingestibili per chi è costretta a occuparsi anche del lavoro domestico e di cura, mansioni più dequalificate, maggior ritmo e carico di lavoro, molestie sessuali che rendono ancora più insopportabile la condizione di lavoro. Tutto questo è parte dell’organizzazione del lavoro in tutti gli ambiti.

biancoenero 350 minGli attacchi contro le donne e contro la loro libertà sono l’altra faccia della privatizzazione e dell’abbattimento del welfare che colpisce tutto il lavoro rendendolo più povero e precario. In tutto il mondo, però, le donne stanno lottando e l’8 marzo sciopereranno ancora una volta. Questo sciopero riguarda anche noi, perché mostra chiaramente che la violenza maschile e quella razzista sono parte integrante delle politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro.

Questo sciopero è necessario, perché ci dà la possibilità di unire le forze, di andare al di là delle divisioni di categoria, delle discriminazioni sessuali e del razzismo che ci dividono sui posti di lavoro. Questo sciopero è urgente, perché non possiamo tacere di fronte alle politiche di questo governo che sta colpendo duramente, con una violenza senza precedenti, proprio le donne, i lavoratori e i migranti.

A Frosinone avere più servizi pubblici significa avere una società nella quale le donne hanno più tempo libero e più libertà. Impedire che il bilancio Comunale continui a tagliare servizi significa difendere le donne e i lavoratori precari. Le scelte di salasso economico e di aumento delle tasse degli enti locali chiamati ad immolarsi sull’altare del pareggio di bilancio, la chiusura di gran parte dei servizi pubblici, la mancanza di turn over, colpiscono duramente centinaia di lavoratori e soprattutto lavoratrici, impegnate nei servizi sociali, nell’assistenza domiciliare, nei servizi culturali e di cura della città: ore di lavoro tagliate, salari sempre più bassi, un sistema di appalti che non garantisce i diritti, non assicura agli utenti un servizio di qualità e costa di più rispetto all’internalizzazione dei servizi. Tutto ciò inoltre grava sulle tasse dei cittadini.

Pertanto si chiedono risposte urgenti e un impegno politico deciso per porre fine a questo sistema perverso e nocivo per i diritti e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici. NO ai tagli lineari del 20% che l’amministrazione Comunale di Frosinone si appresta a mettere in atto con la prossima approvazione del bilancio Comunale. Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche, religiose, politiche e i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione. L’8 marzo in piazza per difendere il territorio di Frosinone, i servizi, la salute, il lavoro, per far sentire la voce di chi in questi anni di crisi ha pagato tutto con aumento dello sfruttamento del lavoro e con l’aumento delle tasse.
Frosinone 27/02/2019

Coordinamento Provinciale USB Frosinone

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L'8 marzo non solo mimose di Famiglia Futura

famigliafutura 350 260 mindi Chiara Alessandrini - Venerdì 23 gennaio 2018, presso la casa della cultura di Frosinone si è svolto l’evento organizzato dall’associazione famiglia futura di Ceccano dal titolo “8 marzo non solo mimose”. L’associazione, attiva nel sociale Sul nostro territorio e non solo, da anni si occupa del tema riguardante La violenza di genere in particolare quella sulle donne.

L’evento di oggi ha visto protagoniste diverse scuole del territorio che hanno partecipato al progetto dell’associazione cercando di raccontare la DONNA in mille sfaccettature, riflettendo allo stesso tempo sul forte problema sociale del dramma delle violenza subita.

Tanti sono stati gli interventi che si sono susseguiti durante la mattina; molte le figure istituzionali presenti tra cui anche il prefetto emerito sua eccellenza Dott. Piero Cesari che ha invitato i ragazzi a riflettere sul tema della donna nella Costituzione facendo riferimento agli articoli 37 e 4, mettendo in evidenza la PASSIONE con la quale le donne negli anni, anche storicamente parlando, si sono contraddistinte.

Le scuole sono state premiate da importanti donne che si sono distinte nel sociale e non solo : Professoressa Tiziana Cerroni (professoressa di educazione fisica e istruttrice, giudice e dirigente del settore femminile di ginnastica artistica e trampolino elastico) Giovanna Santodonato (allenatrice di baseball, sport generalmente declinata al maschile) Dott. ssa Gemma Gemmiti (fondatrice della casa editrice Gemma Edizioni), Prof. Margherita Savà Pullano (presidente della università delle tre età di Frosinone), Dott.ssa Lucia Fabi (scrittrice e professoressa), Dott.ssa Franca Marzella (dirigente ASL, responsabile del servizio salute mentale donne), e da Micaela Conti (studentessa della classe 2A del liceo linguistico e scientifico di ceccano, giocatrice come difensore centrale di calcio), dottoressa Gabriella Sarandrea (presidente e allenatrice presso la scuola di scherma di Frosinone). Le alunne della scuola di scherma hanno effettuato sul palco una piccola esibizione: un incontro di scherma vero e proprio tutto al femminile, che ha appassionato ed incuriosito l’intero pubblico.

Una pluralità di eccellenze che Famiglia Futura ha particolarmente ringraziato con un ulteriore premio, una creazione artigianale realizzata nel nostro territorio.

L’associazione Famiglia Futura ha cercato di illustrare, insieme alle scuole che hanno partecipato, gli aspetti più rilevanti del problema della violenza sulle donne e la pluralità di attività svolte nel corso degli anni.

Un evento davvero significativo quello di oggi che ha particolarmente sensibilizzato e fatto riflettere i tanti partecipanti presenti in sala.

Gli studenti si sono contraddistinti in maniera particolare facendo emergere proprio il messaggio di questa giornata: La comunicazione è l’arma vincente nel contrasto agli episodi di violenza domestica e di genere.

Un plauso quindi va a questa associazione che cerca di sensibilizzare alla prevenzione partendo dall’educazione dei ragazzi, e a tutte le scuole e i professori per la calorosa partecipazione e per tutti i lavori realizzati.

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Studenti, Spi-Cgil e 8 marzo

Teatro Spi Studentidi Fausta L’Insognata Dumano - La location questa volta è l'Auditorium comunale che diventa teatro per ospitare gli studenti delle scuole superiori di Frosinone. “Sensibilizzare alla diversità di genere, al valore e al rispetto nella società contemporanea” organizzato dallo SPI-CGIL
Per chi fosse perplesso chiariamo subito che i pensionati della Cgil hanno sempre creato un ponte con i giovani, molto più della Cgil-scuola, questo duole dirlo, ma nella nostra realtà con il riordino territoriale la Cgil-scuola senza un segretario a Frosinone non è più riferimento, ma questa è un'altra storia.
Lo Spi da sempre l'abbiamo visto a fianco degli studenti. Dopo i saluti di Guido Tomassi, Fernanda DI Mambro e Ailanda Giraldi dello Spi-Cgil lo spettacolo teatrale: “Suona solo per me” ...teatro, provocazione teatrale, ma tanto coinvolgimento. Valerie Freiberg, la regista, cattura studenti e docenti, tutti con il fiato sospeso e l'acqua in gola, un silenzio tombale, silenzio che rimane come atmosfera per almeno dieci minuti dopo. Solo usciti fuori qualche studente all'unisono dice “Prof, ma a casa tua ci fai venire ancora o hai paura adesso?”
Uno spettacolo che le prof donne dovrebbero vedere almeno tre volte.... la prima per soffocare di ansia e paura, sentendosi la prof idealista; la seconda per assaporare ogni passaggio, ogni battuta; la terza per capire in quale contesto scolastico, quale target di studenti sono i protagonisti. Spettacolo avvincente, con qualche ma .... che provo a narrarti con il mio punto di vista da docente.
Una sera d'estate durante gli esami di maturità 4 studenti piombano a casa di una prof idealista, che vive sola (potrei essere io) per festeggiare a sorpresa il suo compleanno. Prof che aprono la casa agli studenti ci sono, ma dio, neanche la prof più sfigata la sera del suo compleanno sta sola. All'inizio è una festa, ma poi la serata si fa cupa e ostile, gli studenti lottano per scopi nobili utilizzando la meschinità.
Le ragioni che li spingono a tentativi di inganno sono comprensibili in una società che offre ben poco ai giovani, una società che comunica ai giovani che la raccomandazione funziona, che i corrotti vanno avanti, l'immoralità della politica, il clientelismo, parentopoli, il fascino dei soldi ...sta bene a predicare la prof idealista, a combattere contro i mulini a vento come Don Chisciotte. Bisogna corrompere la prof per strappare un buon voto, ricorrendo a tutte le forme, degenerando in violenza.
Con l' acqua in gola assisti, attorno a te gli studenti, sei la prof idealista, ti sei immedesimata in ogni particella, ti senti lei ricattata e delusa .Ma....cominciano i ma volevano dapprima corromperti con un tablet , lo sa anche lo studente più sprovveduto che il 99 per cento dei docenti con il bonus di RENZI ha comprato il tablet ...Ti senti la prof braccata ...ma anche la prof più libertaria aprendo agli studenti tira fuori al massimo una bottiglia per un brindisi ...ti senti braccata, ma....ascolta i discorsi dei 4 studenti sebbene liceali, quando parlano tirano fuori discorsi di strategie psicologiche, manco fossero laureandi in psicologia. Ti senti braccata, bella la complicità di solidarietà che nasce tra l'unica studentessa del gruppo e la prof.
Squarciata nello stomaco assisti senza parole al finale. Esci fuori.... un silenzio tombale, interrotto da ''Prof paura.....? Sorridi, ''la nostra storia è stata bella, finisce qua, ognuno a casa sua, ah siccome so disordinata, non ho mai in consegna la chiave di casseforti con i plichi dei compiti.
Uno spettacolo che fa discutere e fa riflettere , i giovani sono il prodotto degli adulti, “per curare i giovani bisogna prima curare gli adulti”.

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8 marzo, da Anagni con rabbia

mimose di Antonella Necci - Partiamo subito dal punto che mi ha spinto, stavolta, a scrivere per l'otto Marzo: l'ultimo articolo, in ordine di tempo, ma magari mentre sto scrivendo ne starà già programmando un altro, di quel Franco Ducato, conte del Piglio, corrispondente per alessioporcu.it e forse anche residente nella Città dei Papi.

Premetto che Franco Ducato o soffre di bipolarità oppure è semplicemente un nome fittizio per "nascondere" sotto giornalistiche spoglie una serie di amici bontemponi legati ad Alessio Porcu, ma ancora di più dall'antipatia per il sindaco Fausto Bassetta. A testimonianza di quanto affermo ci sono i diversi stili e tagli giornalistici che escono sempre sotto il suo nome.

Prendiamo gli argomenti che più lo appassionano in questo momento: la caccia alle streghe che secondo lui si sta mettendo in atto nella pigra e catartica città di Anagni per scoprire la sua reale identità, e chi sarà il successore dell'ingegner Salvatori come dirigente dei Lavori Pubblici e dell'Ufficio tecnico del Comune di Anagni.

Bene, nell'articolo carnevalesco, nel quale "istigava" l'amministrazione anagnina a scoprire la sua reale identità, il giornalista Franco Ducato faceva bella mostra delle sue abilità dialettiche, e anche didattiche, spiegando per filo e per segno i motivi della sua delusione nei confronti dell'amministrazione che lui stesso dichiara di aver votato(non fa, stavolta, il nome di Bassetta, in un moto di cavalleresca delicatezza. Tanto lo aveva massacrato altrove...)
In quell'articolo, tanto di cappello. Nel senso: Bravo Ducato, sei stato limpido e lineare nel discorso, come solo un vero giornalista, abile del mestiere sa essere. Caratteri essenziali, dignità nell'offesa, arguzia nell'istigare tutti a capire chi si nasconde sotto alla maschera di Conte del Piglio e, infine, accento didattico nel bacchettare chi, secondo te si è lasciato avvinghiare dalle maglie gattopardesche dell'amministrazione anagnina, subendone le lentezze se non i clientelismi, anche a causa di una naturale propensione all'onestà. Sempre Fausto Bassetta nella sua testa.

L'altro punto che non fa dormire Franco Ducato è l'enigma dell'ufficio tecnico. L'amministrazione avrà fatto bene a far scadere il contratto-Salvatori o avrà sbagliato?
Ora, prima di commentare quanto scritto dal Ducato, devo precisare, da non-anagnina, da non-votante, da "esterna", che a nominare ing. Salvatori, nella città dei Papi, si scatena una contorta reazione di diffidenza. I volti si oscurano, le bocche tacciono.
Ora, mi domando e dico, sempre da "esterna", perchè non aspettare per giudicare l'architetto Pulcini, che per quel poco che ho conosciuto mi sembra una persona seria e lavoratrice, potrà mai osare fare peggio? Secondo me, no. E Anagni ci ha guadagnato. Scusate se è poco.

E ora giungo finalmente al punto che mi ha fatto perdere le staffe.
Il giornalista Franco Ducato, nell'ultimo articolo sulla questione dell'ufficio Tecnico, parla di telenovela. Fa riferimento a questa per indicare ed accattivarsi, crede lui, il pubblico femminile. Rincara la dose confrontando le telenovele dei nostri giorni con i fotoromanzi che le nostre mamme leggevano.

LE NOSTRE MAMME????

Franco Ducato, per tua norma e regola ti ricordo che utilizzare simili mezzucci per indicare il pianeta femminile è da maschilisti puri. Anni di emancipazione femminile buttati nelle ortiche di un giornalista, che in questo articolo è sceso davvero in basso, anche nello stile, a riprova che questo Ducato qui è il più scadente tra i giornalisti che si firmano con lo stesso nome.

Signor Ducato voglio ricordare che a casa mia, né io né mia madre abbiamo mai letto fotoromanzi o visto telenovele, e che prima di additare simile spazzatura come appartenente prettamente all'universo femminile, sarebbe il caso di usare maggiore sensibilità.
Infine io stessa, come donna, mi ritengo offesa di essere additata come un essere dotato di intelligenza di serie B, visto che il signor Ducato, nel nominare simili media, fa espressamente riferimento alle donne.
Le ricordo, signor Ducato, che anche il Frosinone si trova in B, ma sta facendo molto male ai suoi avversari!
Signor Ducato, la invito a riconsiderare i termini di riferimento quando si rivolge al mondo femminile e, se le è possibile, a scrivere articoli con maggiore fondamento di verità.
E se proprio non ci riesce, per una naturale propensione al gossip, faccia scrivere gli articoli a quello "bravo".......lei resti a guardare.

 
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8 marzo, da Anagni con rabbia

mimose di Antonella Necci - Partiamo subito dal punto che mi ha spinto, stavolta, a scrivere per l'otto Marzo: l'ultimo articolo, in ordine di tempo, ma magari mentre sto scrivendo ne starà già programmando un altro, di quel Franco Ducato, conte del Piglio, corrispondente per alessioporcu.it e forse anche residente nella Città dei Papi.

Premetto che Franco Ducato o soffre di bipolarità oppure è semplicemente un nome fittizio per "nascondere" sotto giornalistiche spoglie una serie di amici bontemponi legati ad Alessio Porcu, ma ancora di più dall'antipatia per il sindaco Fausto Bassetta. A testimonianza di quanto affermo ci sono i diversi stili e tagli giornalistici che escono sempre sotto il suo nome.

Prendiamo gli argomenti che più lo appassionano in questo momento: la caccia alle streghe che secondo lui si sta mettendo in atto nella pigra e catartica città di Anagni per scoprire la sua reale identità, e chi sarà il successore dell'ingegner Salvatori come dirigente dei Lavori Pubblici e dell'Ufficio tecnico del Comune di Anagni.

Bene, nell'articolo carnevalesco, nel quale "istigava" l'amministrazione anagnina a scoprire la sua reale identità, il giornalista Franco Ducato faceva bella mostra delle sue abilità dialettiche, e anche didattiche, spiegando per filo e per segno i motivi della sua delusione nei confronti dell'amministrazione che lui stesso dichiara di aver votato(non fa, stavolta, il nome di Bassetta, in un moto di cavalleresca delicatezza. Tanto lo aveva massacrato altrove...)
In quell'articolo, tanto di cappello. Nel senso: Bravo Ducato, sei stato limpido e lineare nel discorso, come solo un vero giornalista, abile del mestiere sa essere. Caratteri essenziali, dignità nell'offesa, arguzia nell'istigare tutti a capire chi si nasconde sotto alla maschera di Conte del Piglio e, infine, accento didattico nel bacchettare chi, secondo te si è lasciato avvinghiare dalle maglie gattopardesche dell'amministrazione anagnina, subendone le lentezze se non i clientelismi, anche a causa di una naturale propensione all'onestà. Sempre Fausto Bassetta nella sua testa.

L'altro punto che non fa dormire Franco Ducato è l'enigma dell'ufficio tecnico. L'amministrazione avrà fatto bene a far scadere il contratto-Salvatori o avrà sbagliato?
Ora, prima di commentare quanto scritto dal Ducato, devo precisare, da non-anagnina, da non-votante, da "esterna", che a nominare ing. Salvatori, nella città dei Papi, si scatena una contorta reazione di diffidenza. I volti si oscurano, le bocche tacciono.
Ora, mi domando e dico, sempre da "esterna", perchè non aspettare per giudicare l'architetto Pulcini, che per quel poco che ho conosciuto mi sembra una persona seria e lavoratrice, potrà mai osare fare peggio? Secondo me, no. E Anagni ci ha guadagnato. Scusate se è poco.

E ora giungo finalmente al punto che mi ha fatto perdere le staffe.
Il giornalista Franco Ducato, nell'ultimo articolo sulla questione dell'ufficio Tecnico, parla di telenovela. Fa riferimento a questa per indicare ed accattivarsi, crede lui, il pubblico femminile. Rincara la dose confrontando le telenovele dei nostri giorni con i fotoromanzi che le nostre mamme leggevano.

LE NOSTRE MAMME????

Franco Ducato, per tua norma e regola ti ricordo che utilizzare simili mezzucci per indicare il pianeta femminile è da maschilisti puri. Anni di emancipazione femminile buttati nelle ortiche di un giornalista, che in questo articolo è sceso davvero in basso, anche nello stile, a riprova che questo Ducato qui è il più scadente tra i giornalisti che si firmano con lo stesso nome.

Signor Ducato voglio ricordare che a casa mia, né io né mia madre abbiamo mai letto fotoromanzi o visto telenovele, e che prima di additare simile spazzatura come appartenente prettamente all'universo femminile, sarebbe il caso di usare maggiore sensibilità.
Infine io stessa, come donna, mi ritengo offesa di essere additata come un essere dotato di intelligenza di serie B, visto che il signor Ducato, nel nominare simili media, fa espressamente riferimento alle donne.
Le ricordo, signor Ducato, che anche il Frosinone si trova in B, ma sta facendo molto male ai suoi avversari!
Signor Ducato, la invito a riconsiderare i termini di riferimento quando si rivolge al mondo femminile e, se le è possibile, a scrivere articoli con maggiore fondamento di verità.
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8 marzo: Pensiero e lotta, come nella sana tradizione femminista

il genio delle donne 350 260 2017di Fiorenza Taricone - L’8 marzo è pensiero e lotta, come nella sana tradizione femminista. Credo che questo 8 marzo 2017 sia un 8 marzo veramente diverso, per la consapevolezza che le donne in Italia e nel mondo hanno raggiunto. Sul territorio, come Consigliera di Parità della provincia di Frosinone ho diffuso, e lo faccio anche su queste pagine, parte del Comunicato concordato dalla Rete Nazionale con la Consigliera nazionale di parità, Franca Bagni Cipriani. Risulta evidente dal Comunicato che la violenza di genere è considerata un problema strutturale della società e che la sua radice risiede anche nelle discriminazioni di genere presenti in diversi ambiti della vita quotidiana di moltissime donne, quindi anche in ambito lavorativo.
Nella sua parte iniziale, si ribadisce che le discriminazioni nell’ambito del lavoro come la disparità salariale, la segregazione formativa, lo sfruttamento delle donne nel lavoro nero, la forte presenza di stereotipi culturali continuano a determinare disparità di genere nella ripartizione delle responsabilità professionali e familiari, molestie sessuali sui luoghi di lavoro, ricatto della precarietà, forte presenza di licenziamenti per maternità.
Questo 8 marzo 2017 sarà certamente ricordato non come la serata trascorsa in pizzeria con le amiche, o molto peggio nei locali a vedere gli spogliarelli maschili, evasione scambiata come liberazione sessuale, ma come adesione motivata anche solo interiore allo sciopero globale proposto da Non una di meno. L'iniziativa nasce dalle donne argentine che hanno deciso di incrociare le braccia l'8 marzo: se le nostre vite non valgono, noi non produciamo. Ci fermiamo per esprimere dissenso e disobbedienza, per rifiutare ogni forma di violenza sessista, razzista, di sfruttamento e oppressione.
Come ha scritto l’UDI(Unione Donne in Italia) di Napoli, lo sciopero "globale" delle donne parte dall'idea della sottrazione di ogni tipo di gesto quotidiano da parte delle donne. Il lavoro materiale e immateriale compiuto dalle donne è, infatti, una dimensione di tale portata che, se si ferma, il mondo va a rotoli. La violenza perpetrata su ogni donna si manifesta politicamente solo se diventa visibile attraverso lo sguardo dell'altra. La violenza maschile può essere combattuta solo se ogni altra può combattere con noi.

Una diffusa esasperazione oltre alla riflessione

Il segno caratteristico del femminismo fin dalla sua nascita è stato chiaro: senza una riflessione sulla libertà interiore ed esteriore, il femminismo non sarebbe nato; quel bisogno di libertà che il 26 novembre scorso ha risuonato forte nella grande manifestazione di Roma; quella stessa libertà che continua per fortuna a non far morire lo spirito critico in un’epoca di appiattimento culturale e di omologazione; sulla spinta della libertà, la rete nazionale e internazionale delle donne ha continuato a tenere vivo il legame fra riproduzione, cura e lavoro produttivo, una catena che senza le donne si spezzerebbe, mettendo a repentaglio un mondo già messo a dura prova dallo scempio dell’ambiente, dalle guerre, e da dimostrazioni di potenza che abbassano solo la qualità della vita.8marzo 2017
Per le donne, del resto la globalizzazione è una scoperta antica, perché la condizione femminile è stata sempre trasversale, con denominatori comuni: la sottovalutazione di un genere rispetto all’altro, anche quando veniva spacciato per amore; il sistema che tanti anni fa era chiamato patriarcale, dato per morto, ma che invece è vivo e vegeto, non mette d’accordo ciò che dice con ciò che fa. Molti si dicono, infatti, convinti che le donne siano un valore aggiunto in tanti settori, compresa l’economia; poi, però, l’occultamento, la sotto valutazione, la differenza salariale continuano ad avere la meglio. La contraddizione in larghi strati della società civile e anche politica che l’empowerment delle donne sia fattore di sviluppo per la società e per l’economia ha raggiunto ormai la divaricazione massima: molti sono convinti che sia un dato reale, ma la sterzata non viene data. C’è sicuramente una diffusa esasperazione quindi, oltre alla riflessione, che ha spinto all’elaborazione della piattaforma dello sciopero elaborata da Non una di meno; essa dimostra quanto nessun aspetto della condizione femminile sia isolato, ma messo in rete, in un sistema di interdipendenza, perché sarà così che il mondo potrà sopravvivere: interdipendente e cooperante.
1 La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne. 2 Senza l’effettività dei diritti non c’è giustizia, né libertà autentica per le donne. 3 Sui corpi e sulla salute, sul piacere decidono le donne. 4 Se le vite delle donne, non valgono, allora non si produce. 5 Le donne vogliono essere libere di muoversi e di restare. 6 Si sciopera affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’Università. 7 Si sciopera perché la violenza e il sessismo sono elementi strutturali della società, perché il femminismo diventi una lettura complessiva dell’esistente, per costruire spazi politici e fisici trans femministi e antisessisti nei territori. 8 Si sciopera contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista.

 
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8 marzo – Giornata internazionale delle Donne - #nonunadimeno

per8marzo 350 260da Consulte e Associazioni* - Mercoledì 8 marzo 2017, ore 20,00 invitiamo la Cittadinanza ad assistere alla proiezione del film “7 Minuti”, con ingresso libero e gratuito, al Multisale Ariston di Colleferro.
In occasione della Giornata Internazionale delle Donne, la Consulta le Donne di Colleferro, Consulta delle Donne Montelanico, Associazione Culturale Segni Onlus e Amnesty International, si trovano nuovamente a unire le forze per collaborare ed invitano i Cittadini a partecipare all’iniziativa.
Il film proposto è ‘‘7 Minuti’’ con la regia di Michele Placido e racconta l’esperienza di donne che devono scegliere per sè e soprattutto per gli altri, accettando il duro giudizio della vita. Tra giustizia sociale e diritti civili il film è di grande attualità. "Si fa presto a perdere tutto se si abbassa la guardia, anche solo per sette minuti!".
Quest'anno abbiamo voluto mettere l'attenzione sul mondo del lavoro al femminile cercando di coinvolgere, in questa giornata, quanto più possibile uomini e donne di ogni età dei nostri territori.
C’è la consapevolezza che non può bastare un solo giorno per affermare le lotte per i diritti delle donne e del lavoro, ma il significato di queste iniziative è quello di valorizzare l’identità di ogni persona, i rapporti tra uomini e donne, il rispetto delle differenze, in tutti gli aspetti della vita, compreso il lavoro. Quello che ci preme è portare avanti l’impegno culturale e la battaglia civile per una società più giusta e più uguale.
Anche quest’anno nulla di questo si sarebbe potuto realizzare se non ci fosse stata nuovamente la generosità del titolare del Multisale Ariston, Daniele Mandova, che ha da subito accolto il nuovo progetto e dato il suo contributo anche nella scelta del film da proporre.
L’invito è aperto anche agli uomini, che ci auguriamo siano numerosi, per sottolineare l’importanza di condividere una iniziativa culturale che deve coinvolgere che è vicino alle donne tutti i giorni. Vogliamo trasformare questa iniziativa in “una festa per un futuro comune”, ricordando le conquiste sociali raggiunte dalle donne, ma anche le tante forme di disuguaglianza e violenza di cui le donne nel mondo sono vittime.
I partecipanti sono invitati ad indossare qualcosa di nero e di fucsia, che sono i colori di questo 8 marzo e della manifestazione #NONUNADIMENO
Ringraziamo la cittadinanza per la partecipazione: vi aspettiamo!.
*Consulta le Donne di Colleferro, Consulta delle Donne Montelanico, Associazione Culturale Segni Onlus, Amnesty International


Colleferro, 3.3.2017

 
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Giornata della donna a Giuliano di Roma

8marzo GiulianodiRomadi Lucia Fabi - Oggi siamo qui, molto numerose, in questa sede istituzionale, non per festeggiare la donna, ma per parlare della giornata internazionale della donna.

La Locandina che avrete letto è eloquente: - Fiori + Diritti.

Che senso il ha gesto di regalare fiori se non è accompagnato dalla sensibilità, dalla delicatezza, dall’attenzione verso i diritti e dalla consapevolezza dell’uguaglianza fra i sessi?
Quanti datori di lavoro l’8 marzo si danno pensiero di offrire la mimosa alle loro dipendenti, dimenticando invece di tutelarle da rischi, preservarle dalle malattie, pagarle secondo contratto o di non licenziarle se rimangono incinte?

Quanti mariti, compagni, amici, oggi fanno la fila dai fiorai per ostentare un bel bouquet e il giorno seguente in casa alzano la voce, impongono scelte senza discutere e a volte usano violenza sulle loro compagne?
Dunque fiori si, ma solo se se ne comprende il vero significato.
La donna oggi, ha bisogno di diritti ancora negati, ha bisogno di raggiungere, finalmente, la parità fra i sessi.
Basta con l’emarginazione sociale!

Cosa significa l'8 marzo

L’8 marzo sta a significare le lunghe lotte, il lungo cammino che le donne hanno intrapreso per ottenere le conquiste finora raggiunte e oggi, purtroppo, rimesse in discussione.
Ma gli obbiettivi non sono stati del tutto raggiunti. Ancora esistono forme di sfruttamento nel lavoro e in casa, ancora c’è disparità fra i sessi, ancora c’è difficoltà delle donne nell’inserimento del mondo del lavoro, ancora c’è prevaricazione e violenza nei loro riguardi.
Nella storia delle donne ci siamo dentro tutte perché ognuno di noi ha dato il proprio contributo. C’è chi ha lottato, chi ha manifestato, chi si è confrontata apertamente in dibattiti aspri e spesso violenti, ma ci sono state anche donne che in silenzio e con il loro esempio hanno ugualmente contribuito a creare una coscienza di genere.
In quest’ultimo caso si tratta di una moltitudine di donne rimaste nell’ombra, cadute nell’oblio generale, dimenticate e sottratte al ricordo.
Donne semplici, umili, che con coraggio e dignità e a volte sacrificando la loro vita hanno contribuito a costruire una società migliore, determinando la conquista di quei diritti che oggi riteniamo inalienabili ma che sono scaturiti dalla loro esistenza.
Il mio è un intervento che ci toccherà da vicino, che non volerà alto perché ritengo doveroso, in questa circostanza, dare visibilità alle nostre madri, alle nostre nonne che, non sono state delle suffraggette, ma il loro esempio, in una vita trascorsa tra sacrifici, prevaricazioni e diritti negati, ha contribuito a farci prendere coscienza che, anche noi come donne, abbiamo il diritto di essere considerate soggetti attivi della società.

Storie di donneGiuliano 8 marzo 16

Nel secolo passato a Giuliano, la povertà era in ogni casa e le nostre nonne attraverso sacrifici impensabili ai nostri giorni, hanno sostenuto un ruolo primario nell’assicurare sostentamento alla numerosa prole.
Nel loro piccolo mondo, in una collettività chiusa e bigotta, attraverso lavori umili, pesanti, quasi mai retribuiti, hanno dato il loro contributo alla storia dell’emancipazione della donna.
Quando agli inizi del secolo scorso, inizia l’esodo verso le Americhe e partono solo gli uomini, loro rimangono da sole a mandare avanti le famiglie con mille problemi da risolvere giornalmente.
In seguito molte spose con figli partiranno per ricongiungere la famiglia, fiduciose di trovare un mondo migliore, ma non è difficile immaginare le loro sofferenze.
Donne che al massimo, erano arrivate a piedi a Ceccano, di colpo si trovarono in una realtà totalmente nuova, senza conoscere lingua, usi e costumi.
Immaginiamo la disperazione, le lacrime versate in silenzio, le umilazioni subite e la struggente nostalgia, non solo del paese nativo così lontano e irraggiungibile, ma nostalgia anche di quei disagi vissuti a Giuliano che, seppur gravosi, non avevano mai avuto quel sapore amaro e sconfortante di quelli che stavano provando in terra straniera.
Durante il periodo della guerra 1940-1944 tutte le donne giulianesi si rimboccarono le maniche e si adattarono a convivere con le mille difficoltà che la guerra comportava.
Donne che hanno pianto padri, fratelli, mariti, figli morti in guerra;
Madri straziate dal dolore per la perdita di figli morti, fatti prigionieri o dispersi. Il mio pensiero va a Lisandrina, una madre coraggio, che per anni si trascinò nelle speranza di avere notizie dei suoi giovani figli dispersi in guerra ed alla fine si trovò di fronte a delle piccole cassette che contenevano i pochi resti dei suoi cari.
Ancora donne, con mariti o familiari incarcerati dai tedeschi senza alcun motivo e pensiamo a zia Giannina Cutonilli e a Eva Anticoli con marito e madre imprigionati a Regina Coeli, nei momenti in cui si consumava il massacro delle Fosse Ardeatine.
Donne ridotte allo stremo dalla fame che con coraggio, contravvenendo al costume dell’epoca che le voleva rinchiuse in casa, reagirono con coraggio, indomite di fronte al pericolo per assicurare un pezzo di pane ai loro figli.
A questo proposito è doveroso ricordare 3 donne:
Giulia Sperduti, di 39 anni, sposata con 5 figli;
Maria Cesira Carinci, coniugata Capogna, di anni 45, madre di 7 figli:
Agata Carinci nubile, che il 9 luglio 1944 trovarono la morte per lo scoppio di una mina nelle campagne delle paludi pontine mentre raccoglievano le spighe lasciate sul suolo dai mietitori. Si trattava di una modesta quantità di chicchi di grano, ma vitali per assicurare il cibo ai loro figli.
Donne sulle quali è passato un oblio totale. Donne coraggio, martiri di guerra e sul lavoro. Perché non ricordarle? Perchè non dare loro un degno riconoscimento?
Caro sindaco, care amministratrici, i pubblici amministratori di solito si preoccupano di intitolare vie , piazze, edifici, a personaggi illustri, sempre uomini e quando sono donne sono religiose, ma chi pensa alle nostre donne che si sono sacrificate per un alto e nobile scopo? Forse perché il solo fatto di essere donne non dà loro il diritto di essere ricordate?
E che dire della violenza che colpì le donne durante il passaggio delle truppe di spedizione francese, comunemente chiamati marocchini, che fecero scempio sul corpo e sulla psiche delle donne ?
Quando nel dopoguerra le condizioni di vita migliorarono, diverse ragazze giulianesi per assicurare un sostegno alle proprie famiglie , scelsero di andare a servizio a Roma presso famiglie benestanti.
In alcuni casi però, si verificò che questa nuova forma di emancipazione, portò sulla loro pelle ancora sorprusi da parte dei datori di lavoro che pretesPartecipazione 8 marzo 16 a Giulianoero da loro “prestazioni particolari”, causando ulteriori dolori e sofferenze.
Chi invece, negli anni ’50 aveva scelto di lavorare in fabbrica, ed è il caso di Savina, al rientro a casa nel pomeggio, dopo una giornata lavorativa stressante, doveva sopportare gli scherni delle vicine di vicolo che la ridicolizzavano perchè ritornava presto, facendo finta di non sapere che la stessa si alzava alle 4 di mattina per essere in orario con il turno di lavoro.
Accennavo prima all’arretratezza in cui si trovava la nostra comunità. Questo elemento, oltre a non favorire l’ingresso di nuove idee, non permetteva alle donne il pieno inserimento nella società e un barlume di emancipazione.
Pochissime erano le donne alfabetizzate e ciò favoriva a relegarle in ruoli di subaltenità.
Un ricordo va a Clara Anticoli che rivedo seduta sull’uscio di casa intenta e leggere un libro o una rivista che sporadicamente arrivava a Giuliano dal momento che non esisteva ancora un’edicola.
Sua figlia Rosina mi ha raccontato che sua madre aveva ereditato l’amore per la lettura dalla madre Peppa, anche lei un’accanita lettrice.
Dai miei ricordi poche altre donne emergono per il gusto e piacere del leggere. Tra queste merita di essere ricordata Rosa Capodaglio che, sapendo appena leggere e scrivere, era una curiosa e appassionata lettrice.
Dovremo aspettare gli anni ‘ 60 con l’estensione dell’obbligo scolastico, quando le nuove generazioni avranno l’accesso massiccio all’istruzione e molte donne prenderanno diplomi e lauree.
In sintesi, questa la storia delle donne di Giuliano: alcune sconosciute, semplici, rimaste nell’ombra. Non sono state sulle barricate, non hanno partecipato a cortei o a manifestazioni perché non era ancora nato in loro quello spirito di condivisione della lotta, ma l’aver sofferto, l’aver vissuto con coraggio e l’aver, a modo loro reagito e lottato, ha fatto si che sono state determinanti per l’acquisizione nelle future generazioni di una coscienza protesa al riscatto e all’uguaglianza fra i generi.

 
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