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ASL RM5: Vogliamo Trsparenza e Partecipazione

Trasparenza e Partecipazione nei lavori della Conferenza dei Sindaci della ASL Roma 5

ASL RM51 minIl Comitato Salute ed Ambiente Asl Roma 5, ha chiesto un incontro informale al Presidente della Conferenza dei Sindaci Asl Roma 5, Sindaco di Guidonia dott. Barbet, che ha acconsentito. Gli abbiamo esposto tutte le nostre preoccupazioni in merito alla TRASPARENZA dell'organo da lui presieduto. Dottrina alla mano, gli abbiamo chiesto di dotare l'organo di un regolamento dei lavori, per disciplinare la presenza del pubblico. Gli abbiamo fatto notare che era molto importante curare l'informazione verso il pubblico anche con i mezzi informatici a disposizione, riservando uno spazio apposito ai lavori della Conferenza dei Sindaci.

Il dott. Barbet ha recepito le nostre istanze ed anzi ha promesso un incontro formale con le associazioni e i comitati rappresentativi dei cittadini, che sul territorio della Asl Roma 5 si occupano di sanità, per mettere a punto gli interventi necessari a garantire la PARTECIPAZIONE dei cittadini.

Dato il carattere conoscitivo dell'incontro informale, abbiamo necessariamente rimandato a quell'occasione l'esposizione dei problemi che affliggono i cittadini dal punto di vista dei servizi sanitari, con la speranza di veder realizzata quanto prima questa collaborazione tra cittadini e istituzioni anche in questo campo.

Addì, 24 luglio 2021 Stefano Fabroni
Presidente Comitato Salute ed Ambiente Asl Roma 5

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ASL RM5: Subito piano programmatico per rilancio della sanità pubblica

 SANITA'. VOCI DAL TERRITORIO

 I cittadini si aspettano dalla Conferenza dei Sindaci della Asl Roma 5 atti concreti e formali, e non apparenti.

di Stefano Fabroni*
ASL RM51 minCari amici concittadini, dopo la manifestazione organizzata recentemente da alcuni sindaci del territorio della ASL Rm5, alla quale non abbiamo partecipato come Comitato Salute ed Ambiente ASL Roma 5 per i motivi che abbiamo spiegato già in precedenza e cioè perché ci sembrava che avesse toni e contenuti divisivi e soprattutto non risolutivi per i problemi comuni a tutta la ASL suddetta siamo venuti a conoscenza che per il 21 luglio p.v. è stata convocata la conferenza dei sindaci della nostra ASL da noi insistentemente richiesta con l'intenzione, finalmente, di discutere dei gravi problemi sanitari dei nostri territori e distretti!

Innanzitutto ci sembra doveroso sottolineare che questa presa di posizione tardiva, da parte dei sindaci, sia stata dovuta soprattutto alle continue pressioni che noi abbiamo esercitato, anche nei loro confronti, nel corso di lunghi anni e che finora avevano dato esito soltanto ad un loro pesante silenzio imbarazzante! Ovviamente, cercheremo di poter partecipare, come uditori, a questa conferenza, in quanto dovrebbe essere perlomeno aperta online alle associazioni ed ai comitati dei cittadini. Staremo a vedere se ce lo permetteranno! E comunque anche se così non fosse confidiamo che il presidente della conferenza dei sindaci vorrà mettere a disposizione dei cittadini la registrazione della riunione con il relativo verbale.

Auspichiamo, con forza, che non si tratti del solito teatrino pre-elettorale, e che questa Conferenza dei Sindaci sia un primo passo verso una vera presa d'atto della tragicità incostituzionale che, quotidianamente, 500.000 cittadini sono costretti a subire nel fondamentale ambito della sanità pubblica, ma soprattutto, invitiamo energicamente i nostri primi cittadini a chiedere insieme a noi in Regione Lazio, che sia redatto ed approvato, immediatamente, un piano programmatico, condiviso in precedenza anche da sindacati e terzo settore civico, che rilanci subito la sanità pubblica della intera Asl, senza il quale non sarà possibile risolvere le criticità del solo polo ospedaliero Colleferro/Palestrina all’ordine del giorno della Conferenza dei Sindaci.

I FONDI CI SONO. NON HANNO ALTRE SCUSE DI SORTA! SI TRATTA SOLAMENTE DI SCELTE E VOLONTÀ POLITICHE, COME SEMPRE SUCCEDE!
Consci del fatto che tutto ciò non sarà sufficiente se i responsabili di tanto sfacelo non saranno chiamati a risponderne, attendiamo di vedere quali sindaci avranno il coraggio di presentare a questa riunione della Conferenza dei Sindaci una mozione di sfiducia verso i vertici della Asl e della Regione, compiendo così atti concreti e formali, e non apparenti.
I cittadini non sono più disposti a dare credito alle solite chiacchiere in politichese.

Addì, 19 luglio 2021

*Stefano Fabroni
Presidente Comitato Salute ed Ambiente Asl Roma 5

 

 

 

 

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ASL RM5: No alla scissione

 SANITA'. VOCI DAL TERRITORIO

Qual è in modo trasparente almeno la posizione dei Sindaci di Colleferro e Palestrina? 

ospedaleColleferro 460 minLa manifestazione indetta dai Sindaci del comprensorio per sabato 10 luglio 2021 a Colleferro è stata decisa sulla base di presupposti non condivisibili, che non ci consentono di aderire.

Intanto è una chiara dimostrazione di quali siano i rapporti di forza dei Sindaci nei confronti della cittadinanza, che viene invitata ad aderire con un appello pubblicato su Fb solo tre giorni prima della manifestazione. Nessun coinvolgimento nella fase di preparazione di comitati, associazioni, forze sindacali, sociali, gli stakeholder territoriali, ma una decisione presa dall’alto e calata verso il basso, dove data, luogo e richieste sono state semplicemente comunicate.

Vogliamo conoscere il documento sulla base del quale i Sindaci hanno proclamato la manifestazione, i punti che sono stati considerati problematici o irrinunciabili, gli atti richiesti e non adottati, i tempi di risposta e ogni altro elemento utile a comprendere con chiarezza i motivi per i quali veniamo invitati a sostenere la loro iniziativa.

È stato deciso di manifestare a Colleferro, anziché davanti la Regione, contro la Direzione generale della Asl Rm5, l’organo di direzione amministrativa, che risponde del proprio operato alla Giunta regionale, l’organo esecutivo di decisione politica per eccellenza, chiamato a realizzare gli obiettivi programmatici e gli atti di indirizzo del Consiglio regionale.

Premesso che il Direttore generale è sottoposto alla valutazione dei Sindaci, il “bersaglio” della protesta doveva essere innanzitutto l’Assessore alla sanità, la Giunta regionale e il Presidente della Regione. E’ a loro che vanno chiesti chiarimenti sul modo di operare della Direzione aziendale, posto che il diretto interessato si rifiuta di interloquire.

Nemmeno è condivisibile il fatto che la manifestazione sarebbe stata decisa dai Sindaci solo dopo i gravi fatti accaduti al Pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro.
Alcuni cittadini hanno inviato alla stampa le loro dolorose testimonianze e hanno con coraggio raccontato cosa significhi avere bisogno del pronto soccorso e non poter essere immediatamente e adeguatamente assistiti in modo dignitoso.
Testimonianze che da anni abbiamo portato all’attenzione dei Sindaci e di tutti gli organi di rappresentanza, denunce non solo cadute nel vuoto e ripetutamente smentite dal Sindaco di Colleferro, autore di una informazione rassicurante sui rapporti con la Regione, fatti “di collaborazione costruttiva tesa a tutelare la salute pubblica”. Evidentemente il confronto costruttivo non ha dato i suoi frutti migliori e il famoso “patto dei Sindaci” non ha rivoluzionato le politiche locali, come avevano promesso.
Quanto al dialogo tra comitati e cittadini abbiamo sempre trovato, dietro una futile ostilità preconcetta e pregiudiziale, la precisa volontà di non contrapporsi con serietà alle scelte politico-sanitarie della Regione, che impongono duri sacrifici alle nostre comunità a vantaggio della Capitale.

Quanto ai Sindaci (quali?) del comprensorio (della valle del Sacco?) chiediamo ancora una volta di conoscere le richieste che i Sindaci del territorio della Asl Rm5 hanno portato in senso alla Conferenza in materia socio-sanitaria e i motivi del mancato accoglimento.
In merito alla proposta di scissione dalla Asl Rm 5, posto che Colleferro e Palestrina costituiscono il Polo unico ospedaliero, vorremmo conoscere in modo trasparente almeno la posizione di entrambi i Sindaci.
L’assessore alla sanità, D’Amato, nella seduta del Consiglio regionale del 23 settembre 2020 ha affermato che non vi è nessuna iniziativa di carattere legislativo relativa a cambi di competenza territoriale dei Comuni interessati e del Comune di Colleferro dall’ambito dell’Asl Rm5 a quello della Asl Rm6, peraltro rimessa al voto di competenza della Regione.
Quali sarebbero questi immensi vantaggi, posto che l’indirizzo politico della Regione a cui deve uniformarsi la Asl Rm6 è lo stesso in materia di sanità pubblica?
L’ospedale di Velletri appartiene alla Asl Rm6 e circa un anno fa ha visto, a seguito di un provvedimento “temporaneo”, la chiusura intanto dei reparti di pediatria, ginecologia e ostetricia. Cosa cambierebbe o meglio quali sarebbero i vantaggi per chi abita a Colleferro o a Gorga?
Quali garanzie sono state chieste e date ai Sindaci, anche in materia di disponibilità delle finanze pubbliche, dal momento che proprio in questi giorni sarebbero stati deliberati dalla Regione 27 milioni di euro per la ristrutturazione complessiva dell’ospedale di Velletri?
Molti dei nostri ospedali sono spesso al centro della città: sono punto di riferimento di un vasto bacino e non è più possibile mantenerli in questo stato di debolezza, ma la scissione non è la risposta giusta per il territorio.

Colleferro, 9 LUGLIO 2021
Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale
FB Comitato Libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”
Coordinamento territoriale Cell. 349055850 – 333776788 - 3357663418
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Vita breve della ASL RM5 e Ospedale di Colleferro

Le Associazioni, i Comitati e Cittadinanzattiva sono pronti per incontrare la Regione Lazio e per iniziare a metà settembre, se necessario, una protesta con un presidio fisso a Tivoli, davanti la sede della ASL RM5.

logocomitatoospedalecolleferroDi fronte al rischio di una nuova ripresa del coronavirus chiediamo sicurezza per tutto il personale sanitario e servizi garantiti alla cittadinanza. Non vogliamo che si ripeta nel comprensorio territoriale - un bacino di circa 120 mila abitanti - quanto accaduto durante l’emergenza: il “blocco” delle prestazioni ambulatoriali e ospedalieri, a fronte della cronica carenza di personale per tutti i profili, di posti letto, di una risonanza magnetica e di un’automedica con “dottore” a bordo.

L’ospedale di Anagni non è stato riaperto, il Valmontone Hospital è stato chiuso e quello di Palestrina è stato trasformato in Covid: per la cura di altre gravi e diffuse patologie, i cittadini si sono ritrovati improvvisamente senza un’assistenza alternativa e accessibile.

Per il ripristino del regime ordinario si registrano lentezze e disservizi: i tempi di attesa delle liste superano i 150 giorni e 1 anno e mezzo per gli esami diagnostici di base. Non c'è un piano per il loro abbattimento, come non c’è il blocco delle richieste, non c’è nemmeno un calendario per l’ampliamento degli orari dei servizi e degli ambulatori.

I cittadini di Segni rispondono con la protesta: le Autorità, tra cui il Sindaco, non intervengono a difesa dei diritti dei malati.

Per dare maggiore sicurezza e certezza ai cittadini, l ’Assemblea dei Sindaci dei Comuni del distretto sociosanitario doveva confrontarsi con la Regione, con la ASL RM5 e con i rappresentanti eletti e avere un ruolo attivo, come previsto dai decreti governativi. Per i Sindaci, primi cittadini e prime Autorità sanitarie del territorio, con gli Assessori di settore, non è stata ritenuta una priorità.

Li abbiamo visti alle inaugurazioni, come accaduto all’ospedale L.P. Delfino di Colleferro: “La terapia intensiva sarà ‘velocemente’ portata entro il 28 marzo a 9 posti letto e 2 di subintensiva”, annuncia il Sindaco Sanna, anche se poi c’è stato un ulteriore slittamento di due mesi. Il problema, come sanno molto bene Sindaco e Assessore alla sanità, non sono i tempi di consegna, bensì l’assegnazione di nuovo personale.

Vale ricordare che fino a circa 5 anni fa l’UTIC di terapia intensiva cardiologica dell’ospedale di Colleferro era un centro qualificato e di riferimento per l’elettrostimolazione (pace-maker). Negli ultimi anni tutti gli interventi per il suo inserimento sono stati eseguiti presso l’ospedale di Tivoli, dove i pazienti sono stati trasferiti da Colleferro (privo di emodinamica). Oggi per le procedure salvavita (infarto) i pazienti vengono indirizzati al policlinico Tor Vergata di Roma (nemmeno a Tivoli, a causa della distanza).

La mancanza di personale costringe a tenere chiuso “ l’ambulatorio” chirurgico di oculistica, inaugurato a luglio. Vedremo cosa succederà del laboratorio chemioterapico.

Dopo una decina di anni di completa disorganizzazione manageriale, la ASL RM5, che non è più interessante per i giovani medici specializzati, è stata costretta a ricorrere a costose prestazioni aggiuntive e occasionali, da luglio a dicembre, per ordinarie guardie, sedute operatorie e attività ambulatoriali di preospedalizzazione , chiamando chirurghi a gettone e ingaggiando 20 neolaureati a contratto (non affiancati da colleghi anziani durante il servizio) da assegnare ai 5 Pronto soccorso degli ospedali di Tivoli, Guidonia, Colleferro, Palestrina, Monterotondo, Subiaco e per i Dea di I livello.

Poi “scopriamo” che dal 1 agosto la ASL RM5 non esegue interventi di chirurgia su minori di 18 anni e che in tutta l’Azienda non c’è la chirurgia pediatrica! Mancano infermieri e anestesisti? D ecisione non comunicata alla cittadinanza e non legata ad una direttiva scientifica nazionale. Le famiglie vengono “obbligate” ad andare Roma (spesso dal privato convenzionato) per curare i propri figli o per necessità di un certo livello e per tutte le altre attività diagnostiche minori (broncoscopia, CPRE terapeutico, nutrizioni parentali).

Il progetto sanitario regionale, che conta sull’appoggio politico di Sindaci e Assessori taciturni e disinteressati, vuole la definitiva trasformazione della Provincia in una colonia subordinata alla Capitale per far diventare i suoi abitanti cittadini di serie B. La Regione spinge verso l’accorpamento ospedaliero a Roma e il potenziamento delle strutture private convenzionate, che sostituiscono sempre di più quelle pubbliche: ha fretta di completare l’opera di smantellamento della sanità pubblica e degli ospedali della ASL RM5 e delle altre realtà provinciali.

Paradossali le disfunzioni del Polo ospedaliero unico Colleferro-Palestrina per l’ ortopedia e i reparti materno-infantili. In pratica i pazienti traumatizzati, che necessitano del gesso, vengono trasportati dall’ospedale di Palestrina a Colleferro e riportati indietro. I pazienti invece che necessitano di intervento vengono trasferiti dall’ospedale di Palestrina a quello di Colleferro o di Tivoli e in pochi giorni destinati presso le strutture di riabilitazione.

Con la trasformazione dell’ospedale di Palestrina in Covid, i famosi 4 reparti neonatali non sono stati riassegnati a Colleferro, ma all’ospedale di Tivoli: una violazione dell’Atto aziendale e del Polo unico che il Tavolo dei Sindaci ha subìto senza protestare.

La famosa “giornata storica” dell’ottobre 2019, nella quale i Sindaci del comprensorio si sono seduti allo stesso Tavolo a difesa del Polo unico, si è rivelata effimera: gli atti e gli incontri con gli Enti sovraordinati sono state le promesse non mantenute del Sindaco Sanna.

Né si sono indignati del fatto che il servizio ambulatoriale ginecologico e ostetrico (e pediatrico?) aperto solo 2 giorni a settimana presso l’ospedale di Colleferro venga propinato come “potenziamento”!

Dopo anni di annunci il Pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro sarà ampliato, ma non ci sono medici sufficienti per le turnazioni, soprattutto di notte. I pazienti in attesa di visita (l’altro giorno ve ne erano 45) vi possono rimanere anche molto a lungo prima di essere “appoggiati” in reparto o trasferiti in altri ospedali. Senza trascurare che per alcune patologie ed emergenze arrivare al Bambin Gesù o al S. Camillo, nel centro di Roma, potrebbe essere tardi.

Pochi servizi, pochi macchinari, poco personale, pochi posti letto con gravi disagi per i pazienti sono frutto di una razionale scelta politica: le risorse non mancano. Il nuovo piano per l’edilizia sanitaria assegna una quota rilevante all’ammodernamento di strutture private/convenzionate (Gemelli e Campus biomedico) e prevede la costruzione di 5 nuovi ospedali: la stessa Regione che ne ha visti chiudere 16, che ha lasciato altri inutilizzati, non ha voluto investire su quelli ancora aperti!

Tutto ciò è ben noto ai Sindaci, agli Assessori alla sanità e ai soggetti politici che abbiamo eletto: situazione che sta bene a loro, non a noi.

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

Colleferro, 21.8.2020

 

 

 

 

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