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Quando il mostro è papà

Latina tragedia Capasso daGoogle 350 260 mindi Arianna Rossi - La prima volta che ho visto il papà litigare con la mamma avevo cinque anni, stavo dormendo ma alcuni rumori provenienti dal salotto di casa mi svegliarono, mi alzai e cercai di andare verso il luogo da cui provenivano quei suoni e vidi che la luce delle lampade illuminava mamma e papà.
Erano in piedi l’uno di fronte all’altra, mamma muoveva le mani nervosamente mentre papà urlava, le voci si confondevano, non capivo bene cosa dicessero, parlavano di qualcosa che papà aveva fatto. Ad un certo punto ho sentito il mio nome e mamma ha indicato la mia stanza. Avevo paura di essere scoperta così tornai silenziosamente a letto, chiusi gli occhi e mi tappai le orecchie con le mani per non sentire le loro urla.

Il giorno dopo tornando a casa da scuola ho inciampato in due grosse valigie, papà si stava mettendo il giubbotto, io indossavo quello rosa che mi aveva regalato lui a Natale, lo zaino delle Winx sulle spalle, mi ha fatto una carezza e probabilmente parlava mentre mi guardava negli occhi ma all’improvviso le mie orecchie avevano smesso di sentire. Dopo quella volta papà non è più tornato a casa, non mangiava con noi e non dormiva nemmeno con la mamma, mi mancava ma la mamma sorrideva di nuovo, era tanto tempo che non lo faceva.

Io continuavo a vedere papà ma quell’uomo non era più il mio papà, quando andavamo al cinema non mi comprava più i pop corn, non mi teneva più la mano mentre passeggiavamo, non mi spingeva più sull’altalena e a cena passava tutto il tempo al telefono urlando contro non so chi; era strano perché ogni volta che tornavo a casa trovavo la mamma a piangere vicino alla finestra.
Il suo telefono non faceva che squillare ma lei non rispondeva mai, lo prendeva in mano, guardava il display e lo posava sul tavolo della cucina accanto al cesto della frutta, la sua suoneria è stata l’unico suono che ha abitato la casa per molti giorni.

Un pomeriggio mamma mi ha portato in cameretta e messo i cartoni animati alla tv, mi ha chiesto di restare lì e non uscire per nessun motivo poi ha chiuso la porta. Rimasi sola per molto tempo e ad un certo punto uscii perché dovevo fare la pipì ma in bagno trovai la mamma che si tamponava il naso con l’asciugamano, aveva le labbra rosse e il lavandino era tutto sporco, si voltò a guardarmi e aveva un occhio più grande di un altro, chiuso e tutto nero.
Dopo quel giorno non ho più visto papà, la mamma stava meglio ed io ho dimenticato tutto come se lo avessi sognato e svegliandomi non lo ricordassi più.
Una mattina mentre dormivo ho sentito tre colpi forti, ho pensato che la mamma mi stesse facendo la torta al cioccolato per colazione e le fossero cadute le uova per terra, contenta scesi dal letto, misi le ciabattine di Minnie e andai in cucina ma arrivata in salotto vidi la mamma stesa sul pavimento, i suoi bei capelli biondi erano sporchi di uno strado liquido rosso, era dello stesso colore di quello che aveva sporcato il lavandino giorni prima, aveva gli occhi aperti che mi fissavano. Papà era sul divano, aveva la testa tra le mani, piangeva, c’era la sua pistola accanto a lui, la riconobbi subito perché mi ci aveva fatto giocare qualche volta quando tornava a casa da lavoro. “Papà”, ha alzato lo sguardo, si è alzato, è venuto verso di me e mi ha presa in braccio, mi ha messa a letto, rimboccato le coperte e mentre mi accarezzava la testa mi diceva: “Chiudi gli occhi, vedrai che quando li riaprirai, sarai in un luogo molto più bello di questo”, “Ti voglio bene papà” e mi addormentai.

Non ho più riaperto gli occhi, non ho mai visitato il luogo di cui papà mi aveva parlato ma mi sono trovata in un altro posto, in un’altra casa, indossavo le ciabattine di Minnie, c’era la mamma e c’era il papà però non litigavano più…

 
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