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Colleferro: ultima udienza al Consiglio di stato contro inceneritori

Nota-documento del 2.4.2019 dal Comitato residenti Colleferro - Si avvia a conclusione il processo sugli inceneritori “gemelli” di Colleferro e il prossimo 30 maggio il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla richiesta della regione Lazio di rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Il ricorso è stato promosso a dicembre 2015 dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.

Quali atti sono intervenuti dopo l’ultima udienza del 15 novembre 2018?

Premesso che gli inceneritori - dove si bruciava il CDR (combustile derivato da rifiuto) di tutta la regione, esclusa la provincia di Frosinone - sono “fermi” e spenti, uno da dicembre 2016 e l’altro da gennaio 2017, e che la battaglia dei cittadini e delle realtà ambientaliste ha dato il colpo finale ai 2 impianti, obsoleti e improduttivi, la Giunta regionale deve deliberarne la chiusura definitiva.

Gli inceneritori non possono essere riattivati e il sito di colle Sughero non può essere reindustrializzato e venduto (il prezzo dovrebbe comprendere gli ingenti costi di risanamento), perché è sotto procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente.

Un elemento fondamentale ai fini dell’assunzione dei costi della bonifica e/o della vendita degli impianti è l’individuazione del responsabile della contaminazione, a cui le Amministrazioni coinvolte non avevano provveduto, e alle quali il Comitato residenti Colleferro ha inviato una diffida con richiesta di adempiere ed emanare il relativo provvedimento.

Il 2.11.2018 la Città metropolitana di Roma Capitale ha risposto al Comitato che Lazio Ambiente spa “ha proceduto ad effettuare notifica, ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs 152/06, in data 21/03/2016 (ns. prot. 49569 del 23/03/2016) – che si rimette in allegato, dichiarandosi responsabile della potenziale contaminazione e procedendo con le operazioni di messa in sicurezza (emungimento della falda), dando seguito a quanto stabilito dal citato articolo.” Non sappiamo tuttavia quale sia lo stato dell’arte e se siano stati adottati tutti i provvedimenti per individuare e bloccare la fonte della contaminazione, su cui attendiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

In preparazione dell’udienza al Consiglio di Stato, il Comitato residenti Colleferro ha consegnato ai legali la documentazione prodotta a difesa della salute e dell’ambiente, tra cui la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio ad adempiere per l’individuare il responsabile della contaminazione, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente, la Legge di stabilità regionale 2019.

Nel recente Accordo quadro per il risanamento del SIN (Sito di Interesse Nazionale) bacino del Fiume Sacco, firmato tra Regione e Ministero dell'Ambiente, per avviare le prime caratterizzazioni, bonifiche e interventi prioritari da completare entro dicembre 2023, colle Sughero non c’è.

Tra l’altro l’8 maggio scadrà l’AIA, se non viene presentata e approvata una nuova istanza da parte della società.

Le vicende di EP Sistemi spa e Lazio Ambiente spa, proprietarie degli impianti – facenti capo ad una società di proprietà della regione – sono riassunte nell’art. 21 della L.R del 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), che autorizza la Giunta regionale alla dismissione delle azioni di Lazio Ambiente spa e a definire gli indirizzi per un progetto di riconversione industriale da parte dell’organo amministrativo della stessa società.

Riconversione industriale che, secondo la Delibera della Giunta Regionale n. 614 dell’ottobre 2018, dovrà avvenire attraverso la realizzazione di un compound, termine elegante per indicare un presidio industriale “miracoloso”, in funzione dal 2021, che “tratterà (almeno) 500mila tonnellate l'anno di Fos e scarti per il recupero di materie prime seconde” e tutti gli impianti regionali di TM (trattamento meccanico) e TMB (trattamento meccanico biologico) trasferiranno a Colleferro le lavorazioni successive!

La Regione – Presidente Zingaretti e Assessore Valeriani – è costretta alla riconversione degli inceneritori e, allo stesso tempo, dismette le quote societarie e affida a Lazio Ambiente spa la progettazione del compound per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB. E nella valle del Sacco e a Colleferro dovremmo essere favorevoli!?

E’ singolare il fatto che di “riconversione” in un compound e di “dismissione” degli inceneritori si parla anche nelle recenti Linee strategiche per il nuovo Piano rifiuti, ma nulla si dice in merito alla loro chiusura e alla revoca del revamping con annesso stanziamento di 12,6 milioni di euro spesi dalla Pisana, questione ancora poco chiarita.

Azzerati gli inceneritori la valle del Sacco si ritroverà, nel territorio comunale di Colleferro, oltre al compound, anche il consorzio Minerva con altri 4 impianti industriali! Al degrado ambientale pregresso, dovuto a cave, cementificio, centrale turbogas, discarica, traffico ferroviario, veicolare, autostrada, Casilina e TAV, si aggiungerà un “innovativo” presidio industriale e lo sbancamento di via Palianese!

Evidente il motivo per il quale nessun Consiglio comunale in questi anni ha voluto votare una moratoria ambientale!

A contrastare vecchie e nuove emergenze ambientali e sanitarie legate ai rifiuti restano i cittadini!

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 2.4.2019

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Colleferro: ultima udienza al Consiglio di Stato contro inceneritori

comitatoresidenticolleferro 350 260COLLEFERRO: ULTIMA UDIENZA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO INCENERITORI

Si avvia a conclusione il processo sugli inceneritori “gemelli” di Colleferro e il prossimo 30 maggio il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla richiesta della regione Lazio di rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA).

Il ricorso è stato promosso a dicembre 2015 dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.

Quali atti sono intervenuti dopo l’ultima udienza del 15 novembre 2018?

Premesso che gli inceneritori - dove si bruciava il CDR (combustile derivato da rifiuto) di tutta la regione, esclusa la provincia di Frosinone - sono “fermi” e spenti, uno da dicembre 2016 e l’altro da gennaio 2017, e che la battaglia dei cittadini e delle realtà ambientaliste ha dato il colpo finale ai 2 impianti, obsoleti e improduttivi, la Giunta regionale deve deliberarne la chiusura definitiva.

Gli inceneritori non possono essere riattivati e il sito di colle Sughero non può essere reindustrializzato e venduto (il prezzo dovrebbe comprendere gli ingenti costi di risanamento), perché è sotto procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente.

Un elemento fondamentale ai fini dell’assunzione dei costi della bonifica e/o della vendita degli impianti è l’individuazione del responsabile della contaminazione, a cui le Amministrazioni coinvolte non avevano provveduto, e alle quali il Comitato residenti Colleferro ha inviato una diffida con richiesta di adempiere ed emanare il relativo provvedimento.

Il 2.11.2018 la Città metropolitana di Roma Capitale ha risposto al Comitato che Lazio Ambiente spa “ha proceduto ad effettuare notifica, ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs 152/06, in data 21/03/2016 (ns. prot. 49569 del 23/03/2016) – che si rimette in allegato, dichiarandosi responsabile della potenziale contaminazione e procedendo con le operazioni di messa in sicurezza (emungimento della falda), dando seguito a quanto stabilito dal citato articolo.” Non sappiamo tuttavia quale sia lo stato dell’arte e se siano stati adottati tutti i provvedimenti per individuare e bloccare la fonte della contaminazione, su cui attendiamo la sentenza del Consiglio di Stato.

In preparazione dell’udienza al Consiglio di Stato, il Comitato residenti Colleferro ha consegnato ai legali la documentazione prodotta a difesa della salute e dell’ambiente, tra cui la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio ad adempiere per l’individuare il responsabile della contaminazione, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata approvata dal Ministero dell’Ambiente, la Legge di stabilità regionale 2019.

Nel recente Accordo quadro per il risanamento del SIN (Sito di Interesse Nazionale) bacino del Fiume Sacco, firmato tra Regione e Ministero dell'Ambiente, per avviare le prime caratterizzazioni, bonifiche e interventi prioritari da completare entro dicembre 2023, colle Sughero non c’è.

Tra l’altro l’8 maggio scadrà l’AIA, se non viene presentata e approvata una nuova istanza da parte della società.

Le vicende di EP Sistemi spa e Lazio Ambiente spa, proprietarie degli impianti – facenti capo ad una società di proprietà della regione – sono riassunte nell’art. 21 della L.R del 28 dicembre 2018, n. 13 (Legge di Stabilità regionale 2019), che autorizza la Giunta regionale alla dismissione delle azioni di Lazio Ambiente spa e a definire gli indirizzi per un progetto di riconversione industriale da parte dell’organo amministrativo della stessa società.

Riconversione industriale che, secondo la Delibera della Giunta Regionale n. 614 dell’ottobre 2018, dovrà avvenire attraverso la realizzazione di un compound, termine elegante per indicare un presidio industriale “miracoloso”, in funzione dal 2021, che “tratterà (almeno) 500mila tonnellate l'anno di Fos e scarti per il recupero di materie prime seconde” e tutti gli impianti regionali di TM (trattamento meccanico) e TMB (trattamento meccanico biologico) trasferiranno a Colleferro le lavorazioni successive!

La Regione – Presidente Zingaretti e Assessore Valeriani – è costretta alla riconversione degli inceneritori e, allo stesso tempo, dismette le quote societarie e affida a Lazio Ambiente spa la progettazione del compound per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita da tutti i TM e TMB. E nella valle del Sacco e a Colleferro dovremmo essere favorevoli!?

E’ singolare il fatto che di “riconversione” in un compound e di “dismissione” degli inceneritori si parla anche nelle recenti Linee strategiche per il nuovo Piano rifiuti, ma nulla si dice in merito alla loro chiusura e alla revoca del revamping con annesso stanziamento di 12,6 milioni di euro spesi dalla Pisana, questione ancora poco chiarita.

Azzerati gli inceneritori la valle del Sacco si ritroverà, nel territorio comunale di Colleferro, oltre al compound, anche il consorzio Minerva con altri 4 impianti industriali! Al degrado ambientale pregresso, dovuto a cave, cementificio, centrale turbogas, discarica, traffico ferroviario, veicolare, autostrada, Casilina e TAV, si aggiungerà un “innovativo” presidio industriale e lo sbancamento di via Palianese!

Evidente il motivo per il quale nessun Consiglio comunale in questi anni ha voluto votare una moratoria ambientale!

A contrastare vecchie e nuove emergenze ambientali e sanitarie legate ai rifiuti restano i cittadini!

Ina Camilli

Rappresentante Comitato residenti Colleferro

Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

Colleferro, 2.4.2019

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Ospedale Colleferro: attesa sentenza del Consiglio di Stato

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro”. Coordinamento territoriale - Vogliamo rassicurare tutti che cittadini, Comitato residenti Colleferro e gruppo Consulta le Donne con il sostegno del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale sono costituiti in giudizio al Consiglio di Stato nel ricorso contro la Regione Lazio, la Asl Roma 5, il Ministero della Salute e il Comune di Palestrina, che nel 2015 hanno “trasferito” i reparti di ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro a quello di Palestrina.

I “famosi” comitati , dopo aver spinto in tutti i modi i Comuni di Colleferro, Gorga, Valmontone, Anagni, Artena, Segni, Montelanico, Paliano e Carpineto Romano a presentare appello in sede giurisdizionale, hanno, a loro volta, depositato l’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno delle ragioni dei Comuni appellanti.

Sulla vicenda processuale dell’ospedale di Colleferro è del tutto assente la dovuta informazione ai cittadini e il Sindaco di Colleferro, Sanna, non vuole farci sapere – chissà perché poi - che sul contenzioso dei reparti materno-infantili il Consiglio di Stato ha pronunciato un’ordinanza. Invece di aggiornarci sugli sviluppi si permette di fare allusioni sui comitati nel social.

Il Consiglio ha disposto che, prima della sentenza definitiva, la Asl e la Regione Lazio (che ha lasciato scadere i termini senza produrre la documentazione) devono depositare 2 relazioni per verificare se, a seguito del “trasferimento” dei reparti materno-infantili si sia verificata una riduzione dell’offerta sanitaria, con riferimento al Pronto soccorso con 10 posti letto, all’unità di anestesia e rianimazione con 6 posti letto, alla terapia intensiva e cardiologica h 24, al laboratorio analisi, sale operatorie e navette h 24, alle consulenze pediatriche e reparti specialistici di otorinolaringoiatra, urologia, nefrologia-dialisi all’unità di anestesia e rianimazione.

Ci lascia molto perplessi l’affidamento delle relazioni di “verificazione”, da cui dipendono le sorti del ricorso - direttamente alle “controparti”. La Asl Roma 5 infatti ha provveduto a depositarla e, come prevedibile, ha descritto un quadro esageratamente positivo al punto che il trasferimento non ha dato luogo ad alcuna riduzione dell’offerta sanitaria.

Aver delegato alla Regione e alla Asl questa analisi lascia poco spazio a un esito favorevole e all’accoglimento del ricorso. Non capiamo perché tale scelta non sia stata contestata dai Comuni appellanti, visto l’evidente conflitto di interessi della ASL. come parte in causa e come “verificatore”. Ancora meno comprendiamo perché i Comuni non abbiano chiesto di nominare un proprio consulente che potesse formulare le proprie osservazioni tecniche.

Spetta ai Sindaci dare conto della reale situazione dei servizi sanitari, depositando una relazione e lo stesso farà il Comitato per mettere in rilievo l’inadeguatezza del livello assistenziale, che non è in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza, e la mancanza di misure idonee a garantire l’efficienza del Sistema sanitario nazionale, ribadendo quanto sostenuto nell’appello.

La nostra battaglia legale poggia sulla difesa del fondamentale diritto costituzionale dei cittadini a curarsi, sulle criticità sanitarie della valle del Sacco e sulle rinunce a cui sono stati costretti gli abitanti del territorio a seguito del suddetto “trasferimento”.

I “famosi” comitati hanno anche il “merito” di aver letteralmente costretto le Amministrazioni locali, dopo una lunga e martellante campagna di sensibilizzazione durata 5 mesi, a ricorrere al Consiglio di Stato e ad accedere agli strumenti legali a disposizione. Ricordiamo infatti che i Comuni non avevano presentato istanza di prelievo per sollecitare la fissazione dell’udienza al Consiglio di Stato, come disposto dalla sentenza del TAR!

Non ha giovato peraltro alla strategia processuale la decisione dei Comuni di sostituire il legale per ricorrere in appello al Consiglio di Stato “in ragione del prezzo più basso offerto per l’incarico”. Al Sindaco sarà sembrato sempre troppo alto, visto che considera buttati i soldi (nostri) spesi in difesa dell’ospedale, come ha avuto modo di scrivere su FB.

Il legale che è stato sostituito aveva ottenuto risultati assolutamente rilevanti (trasposizione del ricorso straordinario dal Capo dello Stato al TAR, accoglimento dell’istanza cautelare e fissazione della discussione del merito in tempi brevissimi) e ciò fa supporre che avesse buone possibilità di vincere in appello!

Come preannunciato, abbiamo inoltre deciso di agire anche in sede civile verso la Asl che nel 2015 in merito all’offerta sanitaria si era impegnata ad incontrare i Sindaci, a garantirla e a fornire “alla cittadinanza tutte le informazioni del caso”.

L’impegno è rimasto lettera morta e quindi abbiamo deciso di agire anche civilmente per la riassegnazione dei reparti neonatali.

L' Asl Roma 5 è commissariata da 15 mesi: la Regione non ha mai motivato l'adozione di questo provvedimento e i Sindaci non hanno mai chiesto conto dell'assegnazione di una gestione non a tempo pieno (il Commissario straordinario è il Direttore generale della Asl Roma 4, caso unico in tutto il Lazio).

La Conferenza dei sindaci dell'Asl Roma 5 non si riunisce quasi mai, neanche per contestare le carenze più gravi del Lazio: rapporto posti letto-residenti pari a un quarto dello standard nazionale (0,8 ogni mille residenti invece dei 3,2 previsti) e assenza di strumenti diagnostici (mancanza assoluta di risonanza magnetica e medicina nucleare).

E’ “merito” dei cittadini e dei comitati se vinceremo la battaglia perché non abbiamo mai mollato la presa sui Sindaci!

Colleferro, 26 aprile 2019

Gabriella Collacchi, Portavoce e Ina Camilli, Coordinatore del Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale

 

 

 

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Attesa sentenza Consiglio di Stato su inceneritori di Colleferro

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli - Il 15 novembre 2018 si è tenuta l'udienza di appello al Consiglio di Stato sulla questione del rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) all’esercizio degli inceneritori di colle Sughero, promosso dal Comune di Colleferro e ad adiuvandum da comitati e associazioni di Colleferro, in qualità di ricorrenti al TAR del Lazio, contro Regione Lazio, Lazio Ambiente spa, Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare.
L’udienza si è conclusa con un rinvio in attesa delle decisioni della Regione sull’utilizzo degli impianti o sulla loro dismissione.

Infatti, nonostante la recente Deliberazione d’indirizzo della Giunta regionale (26.10. 2018, n. 614) sulla “Individuazione di soluzioni di riconversione della tipologia di impiantistica di Lazio Ambiente spa”, manca al momento il formale atto di rinuncia o revoca e la Regione non ha prodotto - in sede di udienza - alcun provvedimento in tal senso.
In ogni caso, qualsiasi attività o riutilizzo del sito di colle Sughero, sottoposto a procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente, dovrà essere autorizzata dal Ministero dell’Ambiente. E ciò anche nel caso della vendita di Lazio Ambiente spa, proprietaria dell’immobile.
Il Consiglio di Stato aveva precedentemente disposto l’acquisizione di ulteriori documenti ed elementi istruttori e fissato l’udienza al 15 novembre 2018. Il Comune di Colleferro ed altre associazioni hanno presentato memorie e prodotto documenti.

In particolare, il Comitato residenti Colleferro ha depositato la richiesta di VIS (Valutazione di impatto sanitario), lo specifico parere pro veritate redatto da ISDE, la diffida alla Regione Lazio, le osservazioni contrarie al rilascio dell’AIA, l’istanza di riconvocazione della Conferenza dei servizi, la richiesta di chiusura del procedimento amministrativo di riesame dell’AIA, la copia del verbale della Conferenza dei Servizi sulla bonifica di colle Sughero, da cui risulta che la caratterizzazione del sito dove è stato rinvenuto il cromo esavalente non è stata mai approvata dal Ministero dell’Ambiente.
A questo punto l’auspicio che consentirebbe al territorio di chiudere la questione inceneritori – dove si bruciava il CDR da rifiuto di tutta la Regione, tranne la provincia di Frosinone - è l’adozione e la pubblicazione da parte della Regione della revoca dell’AIA, del revamping e l’avvio delle operazioni di bonifica da parte del Ministero dell’Ambiente. E chi pagherà la bonifica? Lazio Ambiente spa, ovvero la Regione, ovvero noi cittadini! Non vale la norma chi inquina paga!
Questo quadro di interventi è però reso difficoltoso dal procedere incerto e spesso contraddittorio della Regione che da un lato ha deciso la dismissione degli inceneritori e dall’altro ha assegnato a Lazio Ambiente spa la progettazione di un nuovo presidio industriale per eseguire processi di lavorazione ed estrarre risorse dai rifiuti in uscita dai TMB. Non meno contraddittoria la s

La Regione vuole compiacere il territorio con i termini di “riconversione” e “dismissione” degli inceneritori e, allo stesso tempo, progetta un nuovo presidio industriale dedicato al trattamento dei rifiuti urbani da realizzare sempre a Colleferro e possibilmente nello stesso sito del quartiere Scalo!
Addirittura questo presidio avrà un ruolo centrale nel nuovo Piano di gestione dei rifiuti, contro ogni prevedibile e dichiarata opposizione dell’area vasta della valle del Sacco, gravata dal “fattore di pressione”! Solo a Colleferro c’è una elevata concentrazione di fonti inquinanti: discarica, turbogas, cementificio, cava, Tav, traffico veicolare, autostradale, ferroviario, fiume Sacco.
Un annuncio politicamente scorretto e inaccettabile per una comunità che ha lottato tenacemente per la chiusura degli inceneritori e per rivendicare, attraverso tutte le battaglie intraprese, il diritto all’autodeterminazione!

Quali iniziativa ha assunto il Comune di Colleferro per difendere il proprio territorio e pretendere il ruolo da protagonista e non di ratifica di decisioni altrui?
Infatti, la Deliberazione del 26 ottobre scorso è un mero atto d’indirizzo, al quale non è neppure allegato, come previsto, lo studio di fattibilità: è una relazione che contiene l’aggiornamento del fabbisogno impiantistico regionale, sulla base dell’attuale situazione e dei prossimi anni.
E’ noto che la Regione non potrà disporre di un nuovo Piano di Gestione dei rifiuti prima della fine del 2019 e nel tempo occorrente all’avvio del nuovo polo industriale (3 anni) deve gestire l’ordinario e far fronte alla situazione con gli impianti esistenti.
Ugualmente controversa è la decisione della Regione di provvedere ad uno nuovo bando per la cessione delle quote di Lazio Ambiente spa entro il 2019, senza alcuna garanzia di salvaguardia dei livelli occupazionali, addirittura degli stipendi!
La Regione vuole affidare a Lazio Ambiente spa, invece che al Consorzio Minerva, la realizzazione del nuovo polo per il trattamento dei rifiuti (FOS, metano, bioful)? Una strategia economica che contrasta con l’ipotesi della vendita della società. Chi comprerebbe, un soggetto privato? E cosa comprerebbe? Un impianto di cui la stessa Commissione europea, nella Comunicazione del 26 gennaio 2017, prevede esplicitamente la “moratoria” di nuovi forni, spegnimento di quelli datati e decommissioning (spegnimento graduale) di quelli in eccesso?
Gli inceneritori, almeno quelli, sono fermi, ma è stata riaperta la discarica. Tutto il resto, come nel porto delle nebbie, cammina e arretra nello stesso momento.

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Colleferro, 23.11.2018
Contrada Fontana degli Angeli, 00034 Colleferro – Roma

 

 

 

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Sostenere l’appello al Consiglio di Stato contro gli inceneritori

Colleferro Termovalorizzatori 350 260di Ina Camilli* - Il Comune di Colleferro ricorre al Consiglio di Stato contro la sentenza del TAR del Lazio che non si è pronunciato sull’annullamento della Determinazione regionale, la quale ha esteso la durata decennale dell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) dei due inceneritori di colle Sughero di proprietà di Lazio Ambiente (8.10.2015, n. G. 12095), senza avviare il procedimento di riesame dell’AIA.
Diamo quindi la nostra adesione all’appello per proseguire uniti nella battaglia e ringraziamo la stampa locale, come fonte preziosa di informazione, per il suo contributo alla comunicazione.
Il ricorso alla giustizia amministrativa è sicuramente uno degli strumenti più efficaci per contrastare il rilascio dell’AIA, che, se concessa, consentirà ai due inceneritori e al sistema di rifiuti, basato su discariche e TMB, di restare in vita per altri 20 anni.
Nel frattempo la Regione ha deciso il futuro di Lazio Ambiente spa – una questione dai risvolti preoccupanti – e con l’operazione di ricapitalizzazione ha stanziato 12.600.000 € da destinare in parte al revamping per l’ammodernamento degli impianti (Deliberazione n. 573, 4.10.2016).
La decisione del Comune, che avevamo auspicato e sollecitato, giunge dunque a pochi giorni dalla scadenza del termine utile (23 maggio), quando ormai avevamo perso quasi del tutto la speranza.
Tale decisione permette ai comitati e alle associazioni intervenuti ad adiuvandum nel ricorso al TAR di partecipare anche a questo giudizio, dove potranno far valere i loro diritti e l’interesse a sostenere le ragioni dell’Amministrazione comunale.

Coerenza e continuità di una battaglia

La scelta della Giunta Sanna (liste civiche e PD) di portare avanti la battaglia amministrativa contro gli inceneritori è coerente con gli impegni presi e si inquadra nel complesso scenario politico ed amministrativo della valle del Sacco, estremamente compromesso sotto il profilo sanitario e ambientale.
La strada del TAR è irrinunciabile e va perseguita fino in fondo, ma l’esito e i tempi non brevi impongono di indirizzare gli sforzi verso le altre azioni possibili, che devono essere parte di una strategia complessiva e inclusiva, su tutti i piani e ad ogni livello, di cui al momento non vediamo la trama e il coinvolgimento dal basso.
Sul piano dell’indirizzo politico, oltre alla Giunta, deve pronunciarsi il Consiglio comunale, che si è limitato a riconoscere gli inceneritori incompatibili con il territorio che li ospita.
Sull’esempio di Patrica, Anagni, Ferentino e Roccasecca il Consiglio dovrebbe approvare “una mozione unitaria per chiedere al Presidente Zingaretti una moratoria dei Comuni della valle del Sacco non concedendo nessuna autorizzazione o potenziamento per nuovi impianti di smaltimento (discariche) e nessun revamping degli inceneritori esistenti”, come invece prevede il piano industriale di Lazio Ambiente spa.
Il Consiglio dovrebbe dichiararsi favorevole ad impianti di recupero e riciclo e per il compostaggio di comunità ed approvare un ordine del giorno per inserire nel PUCG norme di divieto alla collocazione ed esercizio di nuovi impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti, norme rinforzate sul piano territoriale dalla sigla di un protocollo di intesa con le altre Amministrazioni comunali confinanti e limitrofe.
Il Consiglio dovrebbe dichiarare la sua contrarietà alla proposta regionale di ATO Unico, in corso di approvazione, che con la competenza esclusiva della gestione dei flussi di rifiuti e con la soppressione dell’ “autosufficienza” nell’ambito dei sub-ATO, consente ai rifiuti indifferenziati di circolare liberamente ed essere trattati e smaltiti negli impianti di tutta la Regione.
Questo significa che il soccorso impiantistico non sarà più legato a situazioni emergenziali o di conclamato deficit impiantistico, ma la regola sarà la sussidiarietà territoriale, sempre dovuta, violando le direttive europee e il Testo unico ambientale.
L’attuale Piano rifiuti invece prevede che questi vengano trattati e smaltiti, come regola principale, all'interno dei sub-ATO, nel rispetto dei principi di prossimità ed “autosufficienza”.

Un Ambito locale autonomo e autosufficiente per tutti i Comuni della Valle del Sacco...

L’alternativa all’ATO unico regionale è la costituzione di un Ambito locale autonomo fondato sull’autosufficienza territoriale ed esteso a tutti i Comuni della Valle del Sacco.
Sul piano amministrativo, il Comune di Colleferro deve avvalersi dello strumento della Conferenza di Servizi per perseguire i suoi obiettivi. Per farlo dovrebbe, per citare degli esempi, chiedere il DPTR (Documento di pianificazione territoriale regionale); la validità delle garanzie finanziarie; una Relazione tecnica da parte di Lazio Ambiente spa; la verifica delle prescrizioni autorizzatorie dettate nel 2009; la verifica di impatto ambientale; la valutazione di impatto sulla salute, rispetto all’aumento del 25% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori; l’allineamento alle direttive europee per il passaggio dal CDR (combustibile derivato da rifiuti) al CSS (combustibile solido secondario); l’accertamento dell’origine e della presenza del cromo esavalente, chiedendo una certificazione ad Arpa Lazio; la caratterizzazione del sito poiché incluso nel perimetro del SIN Bacino del fiume Sacco.
Lo stanziamento regionale previsto per il risanamento dei due inceneritori (12.600.000 €) anziché al revamping dovrebbe essere destinato totalmente alla riconversione industriale degli impianti, dismettendo definitivamente l’attività di incenerimento dei rifiuti.
Una istruttoria completa e integrata da nuove Osservazioni da parte del Comune impedirebbe il ricorso al famoso “sbocca Italia”, che riconosce gli inceneritori come infrastrutture strategiche nazionali, e farebbe emergere elementi utili per l’eventuale richiesta di revoca dell’AIA.
Il “Comune di Colleferro deve favorire la partecipazione diretta di quello di Genazzano in Conferenza dei Servizi” e di altri Comuni (aggiungiamo noi).
Si chieda un incontro al Ministro dell’Ambiente Galletti ed al Presidente Zingaretti sulla gestione del ciclo contenuta nel nuovo Piano regionale rifiuti e sugli effetti che produrrà nella valle del Sacco.
La compromissione delle matrici ambientali aria, acqua e suolo nella Valle del sacco è tale che non sono sostenibili ulteriori impatti derivanti da impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti; nonostante l’improvvido ed estemporaneo intervento del Ministro Lorenzin, reso esclusivamente per sostenere la campagna elettorale del candidato sindaco a Frosinone Ottaviani, è ben nota e certificata la grave situazione riguardo lo stato di salute della popolazione in Valle del Sacco.
E basterebbe la sola presenza del rinnovato SIN Bacino del Fiume Sacco a segnalare i rischi sanitari che i cittadini sopportano da tempo.
Il nuovo rapporto di "Sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco", rapporto tecnico delle attività 2013-2015, si conclude così: "La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti”.
Sul piano sociale un passo avanti sarà la costituzione dell’Osservatorio ambientale e del “Tavolo tecnico di confronto con le associazioni ambientaliste per poter, congiuntamente, collaborare e affrontare il tema della gestione dei rifiuti e degli impianti connessi, tenendo bene a mente la salvaguardia dei lavoratori» (http://www.cronachecittadine.it/colleferro-la-posizione-del-sindaco-sanna-edellass-allambiente-calamita-sul-testo-dei-rifiuti-e-degli-inceneritori-no-al-revamping/).

*Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro

 
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