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Situazioni difficili e controverse nelle lezioni on line

La libertà d'insegnamento è sacrosanta

lezioni online 350 mindi Antonella Necci - Il Garante della Privacy non ha dubbi: sul trattamento dei dati della didattica online, scuole e università “dovranno rispettare presupposti e condizioni per il legittimo impiego di strumenti tecnologici nel contesto lavorativo, limitandosi a utilizzare quelli strettamente necessari, comunque senza effettuare indagini sulla sfera privata o interferire con la libertà di insegnamento”.

Attraverso una nota ufficiale, inviata ai ministri dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e per le pari opportunità e la famiglia, il Garante delle pari opportunità ha chiarito che non occorre “sottovalutare i rischi, suscettibili di derivare dal ricorso a un uso scorretto o poco consapevole degli strumenti telematici”.

La nota cita l’atto di indirizzo prodotto dallo stesso Garante pochi giorni fa, nel quale si spiega che viene da sé che “le istituzioni scolastiche e universitarie dovranno assicurarsi (anche in base a specifiche previsioni del contratto stipulato con il fornitore dei servizi designato responsabile del trattamento), che i dati trattati per loro conto siano utilizzati solo per la didattica a distanza. Saranno, in tal senso, utili specifiche istruzioni, tra l’altro, sulla conservazione dei dati, sulla cancellazione – al temine del progetto didattico – di quelli non più necessari, nonché sulle procedure di gestione di eventuali violazioni di dati personali.

L’Autorità vigilerà sull’operato dei fornitori delle principali piattaforme per la didattica a distanza, per assicurare che i dati di docenti, studenti e loro familiari siano trattati nel pieno rispetto della disciplina di protezione dati e delle indicazioni fornite dalle istituzioni scolastiche e universitarie”.

“Con riferimento al trattamento dei dati degli studenti svolti dalle piattaforme quali responsabili del trattamento stesso, si ricorda che esso deve limitarsi a quanto strettamente necessario per la fornitura dei servizi richiesti ai fini della didattica on line, senza l’effettuazione di operazioni ulteriori, preordinate al perseguimento di finalità proprie del fornitore. L’ammissibilità di tali operazioni dovrà, infatti, essere valutata di volta in volta”.

Viene quindi giudicato “inammissibile” l’eventuale “condizionamento, da parte dei gestori delle piattaforme, della fruizione dei servizi di didattica a distanza alla sottoscrizione di un contratto o alla prestazione – da parte dello studente o dei genitori – del consenso al trattamento dei dati connesso alla fornitura di ulteriori servizi on line, non necessari all’attività didattica”.

Nell’atto di indirizzo si sottolinea che i dati personali dei minori “meritano una specifica protezione relativamente ai loro dati personali, in quanto possono essere meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze e delle misure di salvaguardia interessate nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali”. Tale protezione dovrebbe, in particolare, riguardare l’utilizzo di tali dati a fini di marketing o di profilazione e, in senso lato, la relativa raccolta nell’ambito della fornitura di servizi ai minori stessi.

Al fine di garantire la trasparenza e la correttezza del trattamento, le istituzioni scolastiche e universitarie devono assicurare "la trasparenza del trattamento informando gli interessati (alunni, studenti, genitori e docenti), con un linguaggio comprensibile anche ai minori, in ordine, in particolare, alle caratteristiche essenziali del trattamento, che deve peraltro limitarsi all’esecuzione dell’attività didattica a distanza, nel rispetto della riservatezza e della dignità degli interessati”.

Infine, “nel trattare i dati personali dei docenti funzionali allo svolgimento della didattica a distanza, le scuole e le università dovranno rispettare presupposti e condizioni per il legittimo impiego di strumenti tecnologici nel contesto lavorativo (artt. 5 e 88, par. 2, del Regolamento, art. 114 del Codice in materia di protezione dei dati personali e art. 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300) limitandosi a utilizzare quelli strettamente necessari, comunque senza effettuare indagini sulla sfera privata (art. 113 del citato Codice) o interferire con la libertà di insegnamento”.

Secondo il sindacato autonomo Anief, l’analisi del Garante del trattamento dei dati personali conferma la linea intrapresa da tempo: il trattamento dei dati non deve oltrepassare il principio di mero utilizzo funzionale allo scopo, il trattamento dei dati del personale tutto, docente e Ata: nella circostanza del corpo docente, è anche bene rispettare l’autonomia d’insegnamento, costituzionalmente garantita, la quale non può essere messa da parte, a partire dalla scelta delle piattaforme e dei software telematici utili alla didattica a distanza.

Nonostante l'atto di indirizzo del Garante sia stato pubblicato il 30 marzo 2020 in G. U., si fatica ancora a respingere le manie di protagonismo di alcuni dirigenti scolastici, i quali, giustificando il loro operato con la pressante lamentela delle famiglie che desiderano una parvenza di normalità attraverso le videoconferenze, tentano di imporre strumenti online dove il loro controllo sulla libertà d’insegnamento sia possibile.
Non riescono, I dirigenti, a gestire il personale scolastico senza metodi coercitivi, piegandosi, di contro, a tutte le bizzarre richieste di famiglie che, non sapendo gestire la loro progenie, pensano bene di trovare un capro espiatorio su cui riversare le proprie incapacità.

Negli anni e attraverso la loro innegabile esperienza, i docenti hanno sperimentato i più disparati casi di genitori: quelli da manuale, quelli che amano pensare di essere eterni Peter Pan, quelli che necessitano di una pausa di riflessione da loro stessi, gli opportunisti, i privi di criteri e valori, i primi della classe, i deboli ed indulgenti, i tradizionalisti, i progressisti, i menefreghisti.
Casi umani che i docenti hanno conosciuto e con i quali, con abnegazione nei confronti del proprio operato, hanno trovato un canale comunicativo.

Tanti di loro ricercavano un contatto con i singoli docenti con un unico desiderio: demandare alla scuola la risoluzione alle proprie inettitudini, alla propria irresponsabilità, alla propria mancanza di empatia genitoriale.
Il personale docente ha saputo, o almeno ha provato, a risolvere senza giudicare, senza opportunismi, senza rendicontazione di lavoro straordinario, ma solo per amore nei confronti dell'utenza e del proprio innegabilmente bel mestiere, situazioni difficili e controverse.

In questi giorni di didattica a distanza, perciò, il controllo di madri frustrate e di dirigenti scolastici poco adeguati, rende difficile una già difficile comunicazione, dove studenti disorientati e costretti ad un uso eccessivo di applicazioni, non sente più, al di là di quel freddo schermo, quel docente che riusciva a capirli solo da un semplice sguardo. Capirli come a volte, genitori troppo presi dalle loro carriere che le attuali piattaforme comunicative inaridiscono, non riuscivano a fare, una volta tornati a casa.

 

 

 

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Si fa presto a dire "Didattica a Distanza"

Una riflessione.

didattica a distanza 350 minDa una mail ricevuta da Antonella Necci - La DaD (didattica a distanza) si esplicita in formule variegate e diversificate. La video conferencing è solo una di esse.

Un docente può produrre materiali, selezionarne di esistenti, adattarli secondo un percorso o anche secondo ‘suggestioni’ didatticamente significative.

Il video conferencing, nello specifico, porta con sé una serie di problematiche, tutte essenzialmente riconducibili alla privacy e alla mancanza di adeguata sperimentazione pregressa rispetto, per esempio, al feedback da parte degli studenti (tempi di attenzione, accessibilità alle piattaforme, disponibilità dei device), ma anche rispetto alla percezione della stessa come effettiva ‘didattica’ (e come didattica ‘effettiva’).

La Scuola e le scuole erano complessivamente impreparate a un’emergenza sanitaria di queste proporzioni. In realtà, il più delle volte la Scuola è impreparata da anni anche alla presenza di normali presidii igienico-sanitari come carta e sapone.
Allora, invece di mettere l’accento su piattaforme che funzionano o meno, docenti più o meno vecchi, scuole più o meno pronte a rispondere alle criticità, mettiamo l’accento, piuttosto, su anni di ‘disinvestimento’ sulla scuola pubblica, sull’uso di tecnologie solo a voce sbandierate, su un aggiornamento del personale docente quasi inesistente e lasciato in mano alle tasche e all’iniziativa dei singoli.

Vedo colleghi docenti di scuole di ogni ordine e grado letteralmente massacrarsi per non abbandonare i propri studenti, confrontarsi con realtà che nessuno ha mai spiegato loro e sentirsi un senso di responsabilità oltre ogni, e diciamolo, lecita aspettativa.

Allora leggo di hacker sulle piattaforme, di mamme che spiano le lezioni dei figli, di lezioni che girano sui gruppi whatsapp dei genitori.
Un titolo di studio non fa un docente. Un docente è professionalità, ricerca, confronto, buon senso, studi pedagogici e didattici, attenzione, cura. E se anche la scuola è un servizio pubblico e come tale se ne deve poter indicare un tasso di gradimento, non mi sembra che altri servizi pubblici siano mai stati attaccati frontalmente e da più fronti come la Scuola Pubblica.

Il giudizio bisogna darlo a posteriori, quando gli studenti di oggi saranno gli uomini di domani e magari ricorderanno con molta più indulgenza dei loro genitori e dei demolitori a prescindere quella prof. che faceva fatica a modificare le impostazioni dell’audio o che gridava troppo per paura di non essere sentita.

Eroi, anche gli insegnanti. Sempre con i ragazzi e per i ragazzi. E, in molti casi per fortuna, anche con quei genitori che li apprezzano.

Quello che qui allego è la mail-sfogo di un docente che, portavoce di tanti nelle sue attuali condizioni, chiede a gran voce chiarezza.
Chiarezza nella definizione del suo ruolo. Ora più che mai. Chiarezza nella definizione di programmi adatti alla didattica a distanza. Chiarezza nella definizione dei termini di valutazioni congrue e pertinenti. Pertinenti a cosa ci si deve aspettare da un'utenza sollecitata da fattori e distrattori mai consoni ed adeguati al dialogo educativo. E dunque, infine, chiarezza su cosa oggi si intende per dialogo educativo.

 

 

 

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