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Un messaggio per l'On. Enrico Letta

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Lettera aperta al sindaco di Taranto in occasione della visita dell'on. Letta.

 

bambini e acciaio 700 min

 

Buongiorno, Sindaco,

oggi per lei è una giornata impegnativa: il segretario del suo partito verrà a Taranto e lei lo accoglierà come la carica che riveste impone.

Anche noi avremmo voluto esserci, per strada, avremmo voluto esporre il messaggio che portiamo sempre nei nostri viaggi, per fare conoscere l’angoscia che i tarantini hanno vissuto e vivono tuttora: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”. Avremmo voluto che questo messaggio lo avesse letto, anche solo di passaggio l’onorevole Letta per fargli ricordare che anche lui, negli anni in cui era presidente del Consiglio, è stato sordo e cieco e non ha fatto nulla per tutelare la salute dei tarantini.

Purtroppo, la zona è interdetta a manifestazioni, anche se esclusivamente simboliche, anche se sono in difesa della salute dei nostri figli. In questo momento storico, dopo la sentenza del processo “ambiente svenduto” pensavamo che il popolo tarantino avesse almeno il diritto di protestare, e noi ci distinguiamo per le nostre iniziative sempre pacifiche, e portiamo con noi le foto dei nostri figli che chiamiamo “angeli”, nella speranza che sia davvero così, che in qualche posto più giusto, più a misura della loro innocenza, ci siano ancora e che attendano giustizia. Questa “interdizione” la viviamo come l’ennesima censura, come se nulla fosse cambiato. Infatti non lo è, le immagini dei fumi di giorno e di notte che emette quella fabbrica sono raccapriccianti, e oggi ancora più insopportabili alla luce della vergognosa inchiesta a carico dell’ex procuratore Capristo.

Tuttavia, non possiamo accettare che l’onorevole Letta se ne vada senza sapere quanto soffrono i cittadini di Taranto; e allora, visto che noi non potremo farlo, chiediamo a lei di parlargli di Ambra, una delle bambine che è morta di leucemia, di Miriam, di Benedetta, di Elio, di Alessandro, di Rebecca, di Alex, di Vincenzo, di Federica, e delle tante vittime di un “sistema” che per troppi anni ha offeso un diritto che sembrerebbe non valere per i tarantini: il diritto fondamentale alla salute. Non sappiamo di cosa discorrerete nelle ore che passerà con l’onorevole Letta, ma noi vorremmo che gli parlasse di quei bambini, di cosa sognavano per il loro futuro, di come erano belli, e di quanto è ingiusto che siano morti; gli dica che questo non deve accadere più e che non bastano le scuse per perdonare chi poteva fare e nulla ha fatto. Gli dica che quella fabbrica deve essere chiusa subito, smantellata, che tutta la zona deve essere bonificata in tempi brevi, come minima parte di risarcimento al popolo tarantino. Gli dica che in questa città dovrebbero arrivare le migliori e più moderne apparecchiature per l’individuazione e la prevenzione dei tumori e che il diritto ad avere cure adeguate deve diventare un mantra per le Istituzioni preposte alla salvaguardia della nostra salute.

Viviamo un’emergenza sanitaria che abbiamo sopportato per troppo tempo, è arrivato il momento che lo Stato si prenda carico dei feriti che questa guerra silenziosa ha prodotto.

Lei è il sindaco di Taranto, quindi sia per una volta la voce di coloro che voce non hanno mai avuto. Parli come un padre che ha le stesse nostre paure.

Grazie.

bambini e acciaio 700 min

Associazione Genitori tarantini e.t.s.

 

 

 

 

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A che punto è la notte

 CRONACHE&COMMENTI

 Le allucinazioni non mancano

di Aldo Pirone
LuigiDiMaio 350 260Luigi Di Maio non è mai stato un’aquila. Quando nel 2018 il M5S vinse le elezioni, proclamò che, finalmente, nasceva la “Repubblica dei cittadini” e si paragonò a De Gasperi. Pochi mesi dopo annunciò dal balcone di Palazzo Chigi la “fine della povertà” perché il governo gialloverde aveva varato il “reddito di cittadinanza”, per altro benemerito ma non tale da seppellire definitivamente il disagio sociale. Mentre lui da capo politico di pentastellati declamava e proclamava, Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio nel governo Conte 1, annichiliva rapidamente i grillini dimezzandoli e doppiandoli un anno dopo alle elezioni europee. Di Maio per tale strabiliante risultato aveva gentilmente concesso al “Bauscia” meneghino la postazione del Viminale occupata in quanto ministro dell’Interno: un disastro, per il M5s e per gli italiani assennati. Da cui ci salvò il mojito assunto in quantità industriale al Papeete da Salvini nell’agosto ’19, con il conseguente suicidio politico in “plein air”.

Oggi “Gigino” nel dare dimostrazione della sua sapienza politica “cia rioca”, come si dice a Roma. Le scuse chieste per aver messo alla gogna il sindaco di Lodi e la ministra Guidi a suo tempo, più che di ravvedimento, come lo magnificano i portavoce dell’establishment, sono segno di confusione mentale e di ricordi assai imprecisi. Sta di fatto che la lettera dimaiana al “Foglio” è presentata come una “svolta” antigiustizialista del M5S. In Italia i rappresentanti di lorsignori quando non sanno come difendersi usano buttare la palla in tribuna. Nella fattispecie fanno un miscuglio terrificante di cose diverse: gogna mediatica, pulsioni giustizialiste e populiste, prescrizione, riforma della giustizia ecc.. Ciò serve solo a far dimenticare e negare che in Italia esiste da anni una gigantesca “questione morale” nei partiti e nella classe politica, oltre che in altri gangli della società. A Di Maio, che in cuor suo non ha rinunciato alla leadership dei pentastellati e che vede il cambiamento del Movimento in direzione moderata e rassicurante per lorsignori, è sembrato naturale e necessario lanciare segnali confusi proprio sul terreno più controverso della nascita e della vita del M5S: il giustizialismo politico-mediatico non separato dalla voglia di giustizia. Ma la lettera al “Foglio” – il quotidiano di Ferrara è il più azzeccato per il “pentimento” – non è solo l’ammissione di un errore personale e collettivo è, a veder bene, anche un piccolo siluro lanciato alla barca di Conte in questo momento costretta al surplace. Infatti, il porto cui è diretta è sequestrato dal figlio di Casaleggio che tiene in cassaforte l’elenco degli iscritti al Movimento grillino, mentre il “garante” Grillo è tramortito dagli effetti del suo video sul figlio Ciro, detto lo “scarrafone”, e Di Battista, l’altro aquilotto grillino “contro”, sta fuori ma pure dentro bombardando i suoi ex da Tv e librerie. Insomma, un vero momentaccio per i cinquestelle.

E’ vero che, come dice Travaglio, Conte ha dato il suo placet al “pentimento” di Di Maio, ma l’ha derubricato al riconoscimento di un errore personale e non di più perché l’iniziativa ha rinfocolato le polemiche interne ai “grillini”, ha approfondito quelle con gli esterni fuoriusciti o che stanno ancora sulla soglia. Insomma la lettera di “Gigino” non aiuta Conte a disincagliare la barca pentastellata. Tutt’altro. E l’ex premier lo sa.

Anche dalle parti del Pd, però, le allucinazioni non mancano. Letta era andato da Draghi per fare le sue rimostranze sulla tassa di successione malamente respinta da “Supermario”, ma, a quanto pare, deve averne subito i rimbrotti sulle sue recenti polemiche anti Salvini. Tant’è che ne è uscito trasformato come se gli fosse apparsa la Madonna. “In Salvini ho trovato un volto vero, tutt’altro che finto. – ha detto ieri - In politica si incontrano molte maschere. Ma sappiamo entrambi che abbiamo una responsabilità sulle spalle: aiutare l’Italia ad uscire da questa crisi e far sì che le riforme che dobbiamo fare funzionino. Poi alle elezioni ci divideremo, ma credo che stiamo gestendo con responsabilità questa fase”. Mancava che gli cantasse la canzone di Mina “E’ un uomo per me”.

Qualcuno avverta Letta che la mattina a stomaco vuoto è meglio bere caffè, latte o tè che superliquori.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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