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Genitori Tarantini scrivono a Ursula von der Leyen e Mario Draghi

GENITORI TARANTINI

Lettere inviate a UE e Governo Italiano con 61 fotografie. Testi integrali

 

Lettera con documentazione fotografica a Presidente e Commissari Unione europea su emissioni di Acciaierie d'Italia

Gentilissima Presidente Ursula von der Leyen,
Egregio Commissario Frans Timmermans,
Egregio Commissario Virginijus Sinkevičius,

11Ilva 390 minCi permettiamo di inviarVi alcune immagini fotografiche realizzate da semplici abitanti della città di Taranto, negli ultimi tre mesi perché crediamo che Voi, per le importanti cariche politiche che rappresentate nella Comunità europea, dobbiate essere messi a conoscenza del fatto che lo Stato italiano, attraverso il proprio Governo, ad oggi non si è per nulla impegnato a dare seguito alla condanna inflittagli dalla Corte Europea del Diritti Umani (CEDU) in data 24 gennaio 2019, con la quale si ordinava di porre in esecuzione nel più breve tempo possibile il piano ambientale approvato dalle autorità nazionali. Una sentenza sovranazionale che, secondo noi, lo Stato italiano non ha tenuto nella debita considerazione.

Le immagini fotografiche che inviamo alla Vostra attenzione dimostrano in maniera inconfutabile quanto, a tutt’oggi, la salubrità dell’ambiente e la salute dei cittadini di Taranto siano ancora sotto minaccia continua.
Tuttavia, lo Stato italiano ha inteso entrare in società con la multinazionale franco-indiana ArcelorMittal con un esborso di denaro pubblico pari a 1.080.000.000 di euro, raggiungendo un accordo che prevede, tra le altre cose, un incremento della produzione a carbone fino a oltre 6.000.000 di tonnellate all’anno (attualmente, la produzione dell’acciaieria tarantina è intorno ai 3.300.000 t/anno), oltre a ulteriori 2.000.000 t/anno da produrre per mezzo di un forno elettrico di certo non alimentato con energie rinnovabili. Tutto ciò in netto contrasto con la dichiarata intenzione della Comunità europea di abbattere significativamente le emissioni di CO2, nei prossimi anni.

Ci preme sottolineare che malattie inerenti l’apparato cardiocircolatorio, quello respiratorio, quello renale e tutti i tumori conosciuti dalla scienza medica presentano percentuali superiori (spesso, insopportabilmente superiori) alla media regionale di riferimento, senza distinzione di sesso, età, condizione economica e lavorativa.
Un esempio per tutti, le malattie contratte dal feto durante la gestazione, secondo i dati, sarebbero del 45% in più rispetto alla media regionale (fonte: Ministero della Salute – Studio SENTIERI 2014).

Chiediamo a Voi, illustri rappresentanti della nostra comunità, come l’Europa unita possa accettare tale realtà. Chiediamo come si possa rimanere insensibili di fronte alle sofferenze di bambini che si ammalano, soffrono e in molti casi muoiono per emissioni altamente inquinanti; come si possa accettare che ai bambini di Taranto venga impedito di giocare negli spazi a verde della città; come si possa accettare che sia stato per molto tempo loro negato il diritto allo studio a causa di un vento che spargeva su Taranto il minerale di ferro. Vi chiediamo come si possa accettare la continua minaccia all’ambiente da parte di questa mostruosa fabbrica di veleni. Vi chiediamo se per Voi davvero Taranto è in quell’Europa democratica, unita, moderna di cui tutti parlano e che tutti apprezzano.

Vi chiediamo, infine, se anche per Voi, come per noi, “tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”.

Nel pregarVi di inviarci risposte esaurienti nei tempi che la preoccupazione per i nostri figli e per l’ambiente impongono, distintamente salutiamo.

Associazione Genitori tarantini - ets

 

Invio immagini fotografiche con richiesta di risposte ai quesiti proposti ai rappresentanti del Governo

On. Dott. Mario Draghi,
On. Dott. Roberto Cingolani,
On. Dott. Giancarlo Giorgetti,
On. Sig. Andrea Orlando,
On. Dott. Roberto Speranza,

ci pregiamo inviare alcuni scatti fotografici riguardanti lavorazioni dell’azienda Acciaierie d’Italia, effettuati da differenti zone della città di Taranto, durante gli ultimi 3 mesi. Ci sono pervenuti tramite numerosi cittadini (non ambientalisti) che vigilano perché oramai stufi di questa insopportabile realtà alla quale siamo costretti.
A tale riguardo, vogliamo formulare alcuni quesiti, per i quali gradiremmo ricevere risposte, visti i ruoli istituzionali di altissima responsabilità che voi attualmente rappresentate.

1 - Siete a conoscenza di quanti e quali inquinanti vengono emessi nell’aria per garantire la produzione a caldo dell’acciaieria tarantina?
2 - Siete a conoscenza di quanti e quali danni, spesso irreversibili, tali inquinanti procurano all’ambiente e alla cittadinanza tarantina?
3 - Chi è chiamato a pagare per questi danni, indiscutibilmente prodotti da una acciaieria che sembra essere nelle grazie anche di questo governo, al pari dei precedenti?
4 - Con riferimento alla chiusura delle aree di produzione a caldo di Genova e Trieste, come intendete giustificare la continuazione della produzione di acciaio per mezzo del carbone, a Taranto, visto che la situazione attuale evidenzierebbe una sorta di razzismo ambientale?
5 - Con riferimento alla sentenza di colpevolezza dello Stato italiano da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), datata 24 gennaio 2019, cosa concretamente è stato fatto, ad oggi, per adempiere alla condanna?
6 - Quando il fondamentale diritto alla salute dell'individuo, tutelato dalla Repubblica italiana anche come interesse della intera collettività, così sbandierato da tutte le Istituzioni in questo periodo di pandemia, potrà essere garantito, protetto, difeso anche a Taranto al pari delle altre comunità della nostra nazione?
7 - Potete affermare, senza ombra di dubbio, di riuscire a garantire anche ai tarantini quella pari dignità sociale richiamata nella prima parte della Costituzione italiana?
8 - Quando potremo tornare a credere in Istituzioni della Repubblica italiana che tengano realmente in considerazione che “tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”?

In attesa di esaurienti risposte, distintamente salutiamo.

Associazione Genitori tarantini - ets

 

 

 

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Un messaggio per l'On. Enrico Letta

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Lettera aperta al sindaco di Taranto in occasione della visita dell'on. Letta.

 

bambini e acciaio 700 min

 

Buongiorno, Sindaco,

oggi per lei è una giornata impegnativa: il segretario del suo partito verrà a Taranto e lei lo accoglierà come la carica che riveste impone.

Anche noi avremmo voluto esserci, per strada, avremmo voluto esporre il messaggio che portiamo sempre nei nostri viaggi, per fare conoscere l’angoscia che i tarantini hanno vissuto e vivono tuttora: “Tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”. Avremmo voluto che questo messaggio lo avesse letto, anche solo di passaggio l’onorevole Letta per fargli ricordare che anche lui, negli anni in cui era presidente del Consiglio, è stato sordo e cieco e non ha fatto nulla per tutelare la salute dei tarantini.

Purtroppo, la zona è interdetta a manifestazioni, anche se esclusivamente simboliche, anche se sono in difesa della salute dei nostri figli. In questo momento storico, dopo la sentenza del processo “ambiente svenduto” pensavamo che il popolo tarantino avesse almeno il diritto di protestare, e noi ci distinguiamo per le nostre iniziative sempre pacifiche, e portiamo con noi le foto dei nostri figli che chiamiamo “angeli”, nella speranza che sia davvero così, che in qualche posto più giusto, più a misura della loro innocenza, ci siano ancora e che attendano giustizia. Questa “interdizione” la viviamo come l’ennesima censura, come se nulla fosse cambiato. Infatti non lo è, le immagini dei fumi di giorno e di notte che emette quella fabbrica sono raccapriccianti, e oggi ancora più insopportabili alla luce della vergognosa inchiesta a carico dell’ex procuratore Capristo.

Tuttavia, non possiamo accettare che l’onorevole Letta se ne vada senza sapere quanto soffrono i cittadini di Taranto; e allora, visto che noi non potremo farlo, chiediamo a lei di parlargli di Ambra, una delle bambine che è morta di leucemia, di Miriam, di Benedetta, di Elio, di Alessandro, di Rebecca, di Alex, di Vincenzo, di Federica, e delle tante vittime di un “sistema” che per troppi anni ha offeso un diritto che sembrerebbe non valere per i tarantini: il diritto fondamentale alla salute. Non sappiamo di cosa discorrerete nelle ore che passerà con l’onorevole Letta, ma noi vorremmo che gli parlasse di quei bambini, di cosa sognavano per il loro futuro, di come erano belli, e di quanto è ingiusto che siano morti; gli dica che questo non deve accadere più e che non bastano le scuse per perdonare chi poteva fare e nulla ha fatto. Gli dica che quella fabbrica deve essere chiusa subito, smantellata, che tutta la zona deve essere bonificata in tempi brevi, come minima parte di risarcimento al popolo tarantino. Gli dica che in questa città dovrebbero arrivare le migliori e più moderne apparecchiature per l’individuazione e la prevenzione dei tumori e che il diritto ad avere cure adeguate deve diventare un mantra per le Istituzioni preposte alla salvaguardia della nostra salute.

Viviamo un’emergenza sanitaria che abbiamo sopportato per troppo tempo, è arrivato il momento che lo Stato si prenda carico dei feriti che questa guerra silenziosa ha prodotto.

Lei è il sindaco di Taranto, quindi sia per una volta la voce di coloro che voce non hanno mai avuto. Parli come un padre che ha le stesse nostre paure.

Grazie.

bambini e acciaio 700 min

Associazione Genitori tarantini e.t.s.

 

 

 

 

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"Con noi, a Roma, per i nostri figli"

AMNESTY INTERNATIONAL

Appello dei Genitori tarantini ad Amnesty International

GenitoriTarantini logo minEgregio Emanuele Russo,

il mondo intero riconosce il valore delle azioni e delle manifestazioni che Amnesty International promuove da tanti anni.

Arrivi all’Organizzazione che Lei presiede in Italia il saluto di Taranto, la cui intera provincia, ma in particolare il capoluogo, vive una drammatica situazione oramai da decenni.

Sottomessa alla continua minaccia, troppo spesso mortale, di impianti industriali altamente inquinanti, sostenuti indegnamente dallo stesso Stato italiano, Taranto continua a versare lacrime e sangue ininterrottamente dall’ormai lontano 1965.

Sembra una esagerazione, ma valgano, a conferma, i dati dello Studio S.E.N.T.I.E.R.I., commissionato dal Ministero della Salute (in particolare, quelli riguardanti i bambini di Taranto):

- mortalità infantile: +21% oltre la media regionale;

- età da 0 a 14 anni: + 54% di incidenza di tumori;

- eccesso di mortalità: + 20% entro il primo anno di vita;

- malattie iniziate in gravidanza: +45%.

Sono dati già di per sé spaventosi, ma che diventano anche insopportabili se riferiti ad una repubblica democratica quale è la nostra.

L’area di produzione a caldo, principale imputata della drammatica situazione sanitaria tarantina, messa sotto sequestro senzachi siamo amnesty 390 min facoltà d’uso dalla magistratura tarantina nel 2012, ha goduto dell’intervento dei vari governi italiani che, con una pioggia di decreti, ha consentito il proseguimento dell’attività inquinante, tuttora sotto sequestro, a scapito della salute e della salubrità ambientale, con incomprensibili schiaffi alla Costituzione italiana.

Come in una atroce gara al massacro, i governi di questi ultimi anni hanno prodotto ben 12 decreti a favore tutti della produzione.

Ancor di più ferisce ed umilia il differente trattamento riservato a cittadini dello stesso Stato, ma di differenti luoghi. Nel 2005, l’area di produzione a caldo venne per sempre chiusa, a Genova, perché incompatibile con la vita e la salute di cittadini e lavoratori. Grazie ad un accordo di programma, vennero tutelati tutti i lavoratori coinvolti nella chiusura.

Come già sopra accennato, anche la Magistratura tarantina individuò nella stessa produzione a carbone il principale problema per la salute e la vita dei tarantini, ordinando il sequestro senza facoltà d’uso dell’intera area a caldo (anno 2012). Da quel momento, il Governo dell’epoca intese definire di “interesse nazionale” quella produzione.

Addirittura la Corte costituzionale, nel 2013, concesse allo Stato di trovare, in un tempo di 36 mesi, un bilanciamento tra diritto alla produzione e diritto alla salute! Una vera pugnalata a quella Carta costituzionale che individua quale unico diritto fondamentale quello alla salute ed impone alle attività economiche di non esercitare in contrasto con l’utilità sociale e di non recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La produzione a carbone, però, deve essere considerata “strategica per la nazione” solo a Taranto, visto che nel 2020 la stessa è stata definitivamente chiusa anche a Trieste. Un evidente esempio di razzismo ambientale!

Nel frattempo, una sentenza sovrannazionale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, datata 24 gennaio 2019, ha ritenuto lo Stato italiano colpevole di non aver tutelato la salute dei tarantini, condannandolo ad intervenire nel più breve tempo possibile per porre rimedio alla situazione ancora in essere.

Per il più grande processo ambientale mai svolto in Italia, denominato “Ambiente svenduto” e che vede alla sbarra politici e proprietari e dirigenti della gestione “Riva” (1995-2021), i pubblici ministeri, in queste ultime settimane, hanno chiesto condanne che per molti imputati arrivano fino a 28 anni di reclusione.

L’attuale gestione dell’acciaieria tarantina, tuttora retta da commissari governativi, è stata affidata alla multinazionale francoindiana ArcelorMittal, insensibile alle istanze della popolazione tarantina e alle leggi che regolano il lavoro in Italia.

Tuttavia, nonostante la strafottenza dei dirigenti di Arcelormittal, questa multinazionale viene deliberatamente sostenuta dalErriDeLuca 350 min Governo italiano che è entrato nella società con una prima trance di 400 milioni di euro del popolo, versata quest’anno, alla quale si aggiungeranno ulteriori 680 milioni di euro (sempre del popolo italiano), nel 2022. Così, per mantenere in piedi questa fabbrica che cade a pezzi, è stato previsto il raddoppio dell’attuale produzione a caldo, con prevedibile ulteriore aggravamento della situazione sanitaria e ambientale del territorio tarantino, con buona pace della sentenza della CEDU. Tutto questo mentre i nostri figli continuano ad ammalarsi, a soffrire e, in troppi casi, a morire!

A febbraio di quest’anno, il TAR di Lecce, dando ragione ad un’ordinanza del sindaco di Taranto, ha ordinato lo spegnimento dell’area di produzione a caldo dell’acciaieria tarantina.

Contro tale sentenza, ArcelorMittal, i commissari governativi e in ultimo anche il Ministero della Transizione ecologica (!) si sono rivolti al Consiglio di Stato che deciderà in merito il 13 maggio p.v.

Si tratterà di decidere, in definitiva, se la salute, la vita stessa dei tarantini potrà continuare ad essere sacrificata sull’altare della produzione inquinante o se finalmente si potrà tornare a considerare la salute come bene primario ed irrinunciabile dell’essere umano.

Ebbene, il 12 e il 13 maggio noi saremo a Roma per due giorni di manifestazioni, in attesa della sentenza del Consiglio di Stato. Saremo a Roma, sostenuti anche da personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, perché non un altro bambino abbia ad ammalarsi, a soffrire e a morire per gli interessi di pochi.

Perché “tutto l’acciaio del mondo non vale la vita di un solo bambino”.

Vorrei, quindi, invitare Lei, gli attivisti e i sostenitori di Amnesty International ad essere al nostro fianco, al fianco dei nostri figli, nelle piazze di Roma.

12 maggio, dalle ore 08;30 alle ore 13;30 in piazza San Silvestro

13 maggio, dalle ore 08;30 alla ore 13;30 in piazza Montecitorio.

Grazie.

Cinzia Zaninelli

Presidente Associazione Genitori tarantini - ets

 

 

 

 

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Genitori tarantini incontrano il Prefetto di Taranto

Associazione Genitori Tarantini

Incontro col Prefetto della provincia di Taranto per Piano di Evacuazione

COMUNICATO STAMPA

Acciaio non vale bambino 390 minUna delegazione dell’associazione Genitori tarantini è stata ricevuta ieri, 17 marzo, dal Prefetto della provincia di Taranto, dottor Demetrio Martino.

L’associazione Genitori tarantini ha ritenuto di dare spazio di intervento anche a Aldo Schiedi, lavoratore Ilva in as, e a Andrea Nobile, presidente dell’Erav di Monteparano (Emergenza Radio Amatori Volontari).

Il principale tema dell’incontro è stato il “Piano di evacuazione esterno alle grandi industrie”, davvero poco conosciuto dalla maggioranza dei cittadini.

Pur nella cordialità dell’incontro, poche davvero sono state le novità riportate dal prefetto Martino, in quanto, per quanto riguarda l’acciaieria, in caso di incidente rilevante non sono previste zone di rischio esterne al perimetro dell’azienda. Chiaramente, i delegati hanno fatto notare che in caso di incidente rilevante all’interno dell’insediamento industriale in una particolare giornata di forte vento da nord-ovest (quello che fa scattare le precauzioni da wind day), nessuno potrebbe essere in grado di assicurare che i quartieri della città, a partire dai Tamburi, non verrebbero coinvolti. Anche se tale evenienza potrebbe risultare remota, non è del tutto scartabile (questa è la filosofia dell’incidente rilevante). Il prefetto ha assicurato che in tale caso, entrerebbe in funzione la task force, coadiuvata dalla Prefettura, composta da Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, operatori sanitari, vigili urbani, Comune di Taranto, in numero sufficiente per combattere l’emergenza. E’ previsto, ha aggiunto inoltre, l’intervento di ulteriori forze anche dalla vicina Basilicata, qualora se ne presenti la necessità.

Alla domanda se le vie di fuga sono sufficienti, il dottor Martino ha risposto affermativamente.

Purtroppo, i tarantini, messi sotto pressione da decenni di insicurezza per la propria salute, sono psicologicamente portati a pensare al peggio e non sono informati sulle norme precauzionali da adottare in caso di eventi particolari. Per questa ragione, la delegazione ha chiesto al Prefetto di portare a conoscenza dei cittadini tutti queste norme comportamentali, compilando (sulla scorta di quanto già fatto dallo stesso dottor Martino, quando era Prefetto di Reggio Calabria) un vademecum da inviare alle famiglie tarantine. Il Prefetto ha promesso di muoversi in tal senso.

 

 

 

 

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Alla richiesta, una volta passata la pandemia che blocca un po’ tutte le attività, di esercitazioni di evacuazione per la popolazione, il prefetto si è dichiarato d’accordo.

Aldo Schiedi ha ricordato la tromba d’aria del novembre 2012 che solo per un caso fortunato non provocò un incidente rilevante di grande portata, del quale sarebbe stato testimone, compreso il panico che avvolse i lavoratori, nonostante già preparati da precedenti simulazioni di evacuazione della fabbrica. “Il corposo numero di lavoratori posti in cassa integrazione straordinaria, ordinaria e da Covid,” ha continuato Schiedi, “ha comportato e comporta un ulteriore e notevole scarsa manutenzione degli impianti, già di per sé decrepiti e malfunzionanti. Per questa ragione, l’attenzione degli preposti a questa possibile evenienza dovrebbe essere portata al massimo livello. Anche le attività di prevenzione all’interno della fabbrica, a detta di colleghi, sono drasticamente diminuite, in particolar modo nell’area a caldo. Proporrei esercitazioni di questo tipo estese anche alle ditte appaltatrici, ogni qualvolta presiedono ad attività lavorative su impianti a loro sconosciuti:”

Andrea Nobile ha posto l’accento sulla mancanza di corsi di formazione per i volontari delle associazioni di Protezione civile, escludendo in tal modo forze operative di sostegno, in caso di necessità.

Il prefetto ha voluto ricordare che dal 2019, secondo le rilevazioni, non si sono verificati sforamenti di elementi inquinanti provenienti dall’acciaieria (in base ai limiti di legge, secondo noi insopportabilmente superiori rispetto ai limiti riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) e che la qualità dell’aria, come certificato dall’Arpa Puglia, è buona.

Per quanto riguarda la qualità dell’aria, si è chiesto al prefetto Martino di interessarsi anche della qualità del terreno e delle superfici in genere, vera minaccia per i piccoli tarantini, portati a conoscere il mondo attraverso le mani e la bocca.

Infine, prima dei saluti, tutti si sono ritrovati concordi a lavorare affinché aumenti la qualità della vita, vero termometro di una nazione democratica.

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Genitori Tarantini scrivono ai sindacati

GENITORI TARANTINI ets. Associazioni

Lettera aperta dell'Associazione Genitori Tarantini - ets ai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici

Ai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici.

foto ilva con dedica 390 min"L’uguaglianza, la libertà, la democrazia, lo sviluppo, la conoscenza, la giustizia, la salute, la pace sono i valori che contano nel progresso umano e che non dobbiamo solo lasciare all’ideologia, ma viverli quotidianamente".

«Cari rappresentanti dei lavoratori,

l’incipit di questa nostra lettera è affidato ad un pensiero di Luciano Lama. Non a caso, il leader sindacale, scomparso 25 anni fa, richiama diritti contenuti nella nostra Carta costituzionale definendoli “valori”, nella piena consapevolezza che la Costituzione italiana non parla di pesi, ma, appunto, di valori.

E’, quindi, assolutamente iniqua, da parte vostra, questa continua difesa dei livelli occupazionali, quando questi vanno contro ogni diritto sia dei lavoratori che dei cittadini.

La vostra politica sindacale, plasmabile a seconda delle necessità, si è ultimamente vestita di ambientalismo e rispetto della salute. Vesti troppo leggere per essere resistenti alla verità.

Parlare di benessere psico-fisico dei cittadini e di salubrità ambientale, oggi, appare fuori tempo massimo, soprattutto in una azienda che non rispetta, a tutt’oggi, i parametri minimi di tali diritti. Pure, voi non riuscite a slegarli dall’onnipresente vostro unico cruccio: l’occupazione.

Quanto vi è sembrata “pesante” la chiusura della produzione a caldo a Genova, prima, e successivamente a Trieste? Quanto vi è sembrato, e vi sembra, importante che la stessa produzione a carbone sia attualmente assicurata esclusivamente dal sito tarantino? Quali reali azioni, al di là di denunce agli organi competenti che non sappiamo quale seguito abbiano avuto, avete messo in campo per tutelare la salute dei dipendenti dell’acciaieria tarantina? Quanto conta, per voi, il rischio che si assumono gli stessi dipendenti, i cui interessi dovrebbero da voi essere tutelati, nel prestare la propria opera su impianti fatiscenti, vetusti, al limite del collasso?

No, per voi il mantra è “occupazione, occupazione, occupazione”. Va bene l’ambiente, ma dobbiamo tutelare l’occupazione. Va bene la salute dei cittadini, ma dobbiamo tutelare l’occupazione.

La domanda, per dirla alla Lubrano, nasce spontanea: si possono tutelare ambiente e salute con una produzione a caldo in funzione? Dopo Genova e Trieste, sembrerebbe di no.

Perché, dunque, vi ostinate a difendere l’indifendibile? Perché, alla stregua degli industriali (fino a qualche tempo fa, definiti padroni), vi impegnate in esercizi di allarmismo, paventando chissà quali pericoli, dopo la sentenza del Tar di Lecce sull’ordinanza sindacale di spegnimento dell’area a caldo?

Esattamente come noi, voi conoscete le reali ragioni che fanno dell’acciaieria tarantina un asset strategico per la nazione, in costante perdita economica. Le elenchiamo, già prevedendo vostre considerazioni contrarie.

1 – Pagamento dei debiti contratti con le banche (Banca Etruria, in primis) e con i fornitori, durante la gestione commissariale dell’impianto (parole di Carlo Calenda, in una puntata di Report);

2 – Tempi velocissimi di consegna agli industriali del Nord rispetto a ordinativi commissionati ad acciaierie cinesi o indiane;

3 – Dilazione dei pagamenti più ampie rispetto a Cina e India;

4 – Spese di spedizione e consegna nettamente inferiori, sempre rispetto ad acciaierie di altre nazioni.

Queste sono le principali ragioni per le quali i tarantini, senza distinzione di sesso, età e occupazione, continuano ad ammalarsi, soffrire e, in troppi casi, morire.

Voi, però, ci fate sapere che la chiusura della produzione a caldo procurerà disoccupazione anche negli altri siti italiani. Questa è la posizione dei Sindacati rispetto all’ambiente e alla salute dei cittadini. Troppa ipocrisia, signori.

Da cittadini, da rappresentanti dei lavoratori dovreste essere realmente dalla parte della Costituzione italiana e di ciò che questa garantisce.

Il lavoro deve essere svolto in salute, in un ambiente salubre, in sicurezza e con dignità: quattro elementi totalmente trascurati, nell’acciaieria tarantina. In assenza di questi diritti, non si può parlare di lavoro, ma semplicemente di schiavitù. Ed essere rappresentanti di schiavi non dovrebbe fare onore a nessuno per il semplice fatto che solo uno schiavo può rappresentare altri schiavi.

“I padroni non considerano il lavoratore un uomo, lo considerano una macchina, un automa. Ma il lavoratore non è un attrezzo qualsiasi, non si affitta, non si vende. Il lavoratore è un uomo, ha una sua personalità, un suo amor proprio, una sua idea, una sua opinione politica, una sua fede religiosa e vuole che questi suoi diritti vengano rispettati da tutti e in primo luogo dal padrone.” (Giuseppe Di Vittorio, 1892-1957, sindacalista)»

 

 

 

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