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Class Action contro Acciaierie d’Italia Holding S.p.A.

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Per bloccare le condotte che provocano danni ingiusti alla salute dei residenti

di ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI -ets
FIRMATARI CLASS ACTION 390 minIn seguito alla recente entrata in vigore della riforma della class action, è stata introdotta nel codice di procedura civile una norma che consente di ottenere l’inibitoria di comportamenti illeciti da parte delle imprese su ricorso di soggetti aventi interessi omogenei.

Abbiamo deciso di avvalerci di tale norma e di promuovere un’azione inibitoria collettiva contro Acciaierie d’Italia Holding S.p.A., Acciaierie d’Italia S.p.A. e contro ILVA S.p.A., al fine di ottenere la cessazione delle loro condotte che provocano danni ingiusti ai residenti, per la lesione del diritto alla salute e del diritto al tranquillo svolgimento della vita familiare causati dall’inquinamento da parte di impianti tuttora non rispettosi delle norme di qualità ambientali.

L’iniziativa è sorta all’interno della nostra associazione Genitori Tarantini ETS che, non avendo la legittimazione a proporla in proprio, ha cercato e trovato il sostegno di persone fisiche, coraggiose ed altruiste, da tempo impegnate nella lotta che condividiamo, le quali hanno deciso di agire in proprio spendendo il loro nome.

Il nostro immenso ringraziamento va dunque a: Cinzia Zaninelli, Massimo Castellana, Simona Peluso, Aurelio Rebuzzi, Salvatore Magnotta, Emilia Albano, Giuseppe D’Aloia, Antonella Coronese, Serena Battista, Giuseppe Roberto e il piccolo Andrea Simon.
La competenza per territorio è del Tribunale di Milano, dove hanno sede legale le imprese avversarie.

I nostri legali, avv.ti Maurizio Rizzo Striano ed Ascanio Amenduni, hanno pertanto proposto nel luglio scorso, ai sensi dell’art. 840 sexiesdecies cod. proc. civ., anche in via propedeutica alla class action risarcitoria, un giudizio di inibitoria chiedendo, in via principale, al fine di prevenire l’aggravarsi dei danni, la chiusura dell’area a caldo.

In via subordinata, ove la richiesta della chiusura non venisse accolta, gli Avvocati Rizzo Striano e Amenduni hanno chiesto al giudice di imporre il rispetto del diritto al clima, ordinando uno stringente piano di abbattimento delle emissioni dei gas ad effetto serra di cui gli impianti dell’ILVA sono i maggiori diffusori in Italia. Non si comprende infatti il motivo per cui nel PNIEC l’abbattimento è previsto per tutti gli impianti a combustione di carbone mentre nulla si dice con riguardo a quelli dell’ILVA.

Il premier Draghi ha affermato proprio qualche giorno fa che stiamo andando verso la catastrofe climatica e che occorre fare di più. Ci aspettiamo, quindi, che il Governo intervenga in giudizio per sostenere ed appoggiare le nostre richieste: lo imporrebbe un minimo di coerenza tra dichiarazioni e azioni concrete.
Il giudice relatore della causa sarà il Presidente della sezione impresa del Tribunale di Milano, dott. Angelo Mambriani, il quale ha fissato l’udienza di discussione davanti al Collegio in Camera di Consiglio per il giorno 2 dicembre 2021, ore 12;15.

Esaurita la fase inibitoria, e all’esito della stessa, è nostra intenzione di farci promotori di separata class action risarcitoria, alla quale potranno aderire tutti coloro che sono residenti in Taranto e comuni limitrofi, al fine di ottenere il ristoro dei danni individuali. A tal proposito daremo istruzioni su come aderire tramite web (non vi sono spese a carico di chi aderirà).
Come associazione Genitori Tarantini ci impegneremo a dare tutto il nostro sostegno ai nostri amici e compagni di lotta, sperando che l’iniziativa susciti solidarietà e condivisione da parte della cittadinanza affinché la città di Taranto e la sua provincia siano definitivamente liberate dalla schiavitù industriale che continua ad avvelenare noi, i nostri figli, il nostro ambiente, mietendo vittime innocenti.

 

Il Decreto fissativo

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I lavoratori Whirlpool: «Siamo l'Italia che resiste»

IL LAVORO PRIMA DI TUTTO

Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali

di Rossana Germani
LavoratoriWhirlpool 390 minDisattendendo gli accordi con il governo, Confindustria e con le organizzazioni sindacali, la Whirlpool ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo degli operai di via Argine del sito di Napoli. Ma come dice bene Beppe Provenzano: “Non si possono accettare licenziamenti quando sono previsti ammortizzatori per accompagnare il rilancio del sito”. La multinazionale americana ha infatti rifiutato, inspiegabilmente, di usufruire delle 13 settimane di cassa integrazione aggiuntiva offerta dal governo. Le 13 settimane pagate dallo Stato avrebbero dato un'altra boccata d'ossigeno ai lavoratori e del tempo utile al Governo per trovare una soluzione, anche se questa è una Vertenza che dura da più di due anni. 26 mesi di tira e molla con licenziamenti annunciati e rimandati, con proposte e false soluzioni che hanno visto i lavoratori napoletani attuare mille proteste, manifestazioni e richieste di incontri al MiSE per cercare di mantenere il loro posto di lavoro.

Ricordiamo che questa vicenda è iniziata a seguito dell'accordo siglato nell'ottobre del 2018 dai vertici della multinazionale americana con il governo e i sindacati. Con questo accordo, dietro ingenti incentivi fiscali e ammortizzatori sociali, la Whirlpool si impegnava ad attuare un piano di ripresa e sviluppo per tutti e sei i siti italiani.

La Vertenza vera e propria è iniziata nel maggio del 2019 dopo un incontro in cui ai rappresentanti dei lavoratori venne mostrata una slide con una semplice ma significativa croce rossa su Napoli che simboleggiava la chiusura del loro sito. E a quella croce rossa loro, da quel giorno, hanno risposto con una spunta verde sulla loro maglia, sul loro cappello, sul loro calendario e sul loro libro. Quella frase e quel simbolo stampati ovunque "Napoli non molla✅" sono la risposta alla politica economica, affarista e opportunista di quella fredda multinazionale.

Dopo l'annuncio di licenziamento, i lavoratori che erano riuniti in assemblea avviano l'ennesima manifestazione dirigendosi questa volta verso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dove il presidente del consiglio Draghi era andato per una visita istituzionale. Gli operai, con i loro rappresentanti sindacali chiedono impegno serio da parte del governo e chiedono risposte precise al premier. Senza fare promesse inutili Draghi afferma che il comportamento di Whirlpool è inaccettabile e lo definisce un grave sgarbo nei confronti del Governo e dei lavoratori.

Si impegna in primo luogo a cercare di convincere la multinazionale americana a ritirare la procedura di licenziamento già annunciata e, insieme al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, proverà a mettere su una soluzione alternativa.

La vicenda Whirlpool, come hanno sempre sostenuto e preannunciato i lavoratori napoletani, avrebbe dato un brutto esempio che altre realtà nel resto d'Italia avrebbero seguito. E così, proprio in questi giorni, dopo lo sblocco dei licenziamenti, cominciamo ad assistere ad un brutto spettacolo. In una settimana abbiamo visto licenziare via mail 152 lavoratori della Gianetti Fad Wheel, azienda di lavorazione metalli di Ceriano Laghetto (Monza), e, stessa sorte e sempre via mail, è annunciata ai 422 della GkN di Campi Bisenzio.
Ma l'unione fa la forza e così, proprio in queste ore, gli operai accomunati da questa ingiustizia stanno organizzando manifestazioni di protesta in varie zone d'Italia. Intanto sabato 24 a Firenze manifesteranno gli operai della GKN contro la decisione annunciata di licenziamento collettivo.

Voglio concludere questo articolo con le dichiarazioni che mi hanno rilasciato alcuni operai della Whirlpool di via Argine che ho conosciuto personalmente e per i quali provo profonda stima e rispetto perché nonostante tutto mantengono una forte dignità e rispetto verso tutti anche nelle loro manifestazioni. La distribuzione gratuita di centinaia di bottiglie di acqua durante il blocco autostradale ne è un piccolo esempio.

Così Vincenzo Accurso, uno dei rappresentanti RSU dei lavoratori napoletani, afferma: «Le nostre due vertenze sono simili, e rappresentanti del decadentismo del sistema lavoro del nostro Paese e sono punta di diamante di una lotta che insorge per difendere dal basso i diritti dei lavoratori italiani.
Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali.
Siamo l'Italia che resiste».

Italia Orofino, la donna simbolo della Vertenza Whirlpool aggiunge: «Se si permette alle aziende non in crisi come la nostra di licenziare immaginiamo cosa succederà tra qualche mese. E tutto questo permesso dal governo dei migliori!»

E Francesco Petricciuolo incalza: «Un governo, "ostaggio" di una multinazionale, mette in discussione la tenuta sociale del paese azzerando i principi dei costituenti su cui si è fondata la nostra democrazia, il lavoro. Ci aspettiamo che il governo dei "migliori" comprenda la gravità dell'atteggiamento della multinazionale e trovi misure per contrastare chi fa del "neoliberismo" l'alibi per scaricare la propria responsabilità sociale».

 

Whirlpool min

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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Le due Italie

CRONACHE&COMMENTI

La sfiducia presentata dai camerati della Meloni contro il ministro della salute Speranza

di Aldo Pirone
RobertoSperanza minStamane in Senato si sono, per l’ennesima volta, rimanifestate le due Italie. Da una parte, quella dei cialtroni, degli scappati di casa, dei mentitori di professione, dei mestatori sulla pelle dei cittadini e sulle disgrazie della Nazione, dei vigliacchi che dicono tutto e il contrario di tutto pur di dare addosso al “rosso” e lucrare qualche consenso o, come nel caso in questione, per morderlo nell’orto del vicino e del proprio simile. Dall’altra parte, l’Italia che ha come stella polare il bene comune, l’interesse collettivo, la salute dei propri cittadini.

Il caso in questione è la sfiducia presentata con varie mozioni dai camerati della Meloni e affini contro il ministro della salute Speranza. Bastava ascoltarli gli sfiduciatori per rendersi conto di quale rischio mortale avrebbe corso l’Italia tutta se in questi mesi di pandemia fossero stati loro a tenere in mano le redini del governo. Un rischio ancora ben presente e da scongiurare, che, poi, è il vero nocciolo della battaglia politica democratica nel tempo presente e il compito precipuo di uno schieramento progressista nonostante sia malfermo, pieno di buchi ideali e incerto nei suoi riferimenti sociali. Tra i maggiori e più rappresentativi epigoni di questa Italia vigliacca, miserevole e piccina, gli onorevoli, si fa per dire, Paragone e La Russa i cui sgangherati discorsi ci hanno mostrato una volta di più il livello politico di simile genia, degna erede dei repubblichini di Salò, eredità, per altro, rivendicata a raucedine spiegata dal camerata La Russa.

Di fronte a costoro il ministro Speranza che ha demolito punto per punto le accuse contraddittorie, le bugie vere e proprie, le ignominie di cui è fatto oggetto da tutta la destra e sotto sotto dal loro amico Renzi da quando regge il ministero della salute. Un discorso di verità, scandito dai fatti e da una dignità sconosciuta ai suoi critici. Un’altra Italia che con tutti i suoi limiti, ritardi, contraddizioni è comunque ispirata da ben altri valori e che tenta di perseguire obiettivi di interesse pubblico e generale rispetto a quelli corporativi di lorsignori e della destra (Salvini, Berlusconi e Meloni) apparentemente divisa dall’opportunismo del momento ma unita negli intenti di fondo riassunti da una parola: menefreghismo; dell’interesse pubblico, dei più deboli e del prossimo in generale.

L’ascolto del discorso di Speranza va consigliato vivamente a un giornalista, anche qui si fa per dire, come Massimo Gilletti dedito non a ricercare notizie ma a rovistare tra i rifiuti delle illazioni e delle manipolazioni presentate come scoop. Ultimamente ha accusato Speranza di essere un “muro di gomma” su cui rimbalzano le sue invereconde intemerate che lui chiama domande. Il conduttore televisivo, com’è noto, preferisce i saltimbanchi. Il muro del ministro Speranza c’è, ma è quello della serietà, della verità e della dignità.

Cose del tutto sconosciute al Giletti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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1901. “Ai Turati d’Italia”

 STORIE DEL FRUSINATE. Rubrica


Quando Bernardo Nardone polemizzò con Filippo Turati

di Romeo Fraioli
FilippoTurati 390 minNel giugno 1901, i deputati socialisti, ispirati da Filippo Turati, votarono a favore del governo Giolitti nonostante il disaccordo con la direzione del partito. Arturo Labriola, in una lettera all’Avanti!, chiese in seno al partito una discussione chiarificatrice anche per rispettare la mozione votata nel Congresso nazionale di Reggio Emilia, sfavorevole ad accordi con forze politiche di estrazione monarchico-borghese. Nel luglio dello stesso anno la Critica Sociale pubblicava un articolo dello stesso Turati, in cui l’esponente socialista proponeva la piattaforma riformista in linea diretta con l’indirizzo politico seguito dal nuovo governo. Contemporaneamente la reazione della borghesia alla diffusione del socialismo spinse le autorità governative a mettere in atto una feroce repressione delle forze operaie e socialiste che mirava soprattutto alla dissoluzione delle strutture organizzative della classe operaia. L’Avanti!, La Luce e La Propaganda resero pubbliche, in questo primo periodo del governo Giolitti, le discriminazioni cui furono sottoposti gli operai delle leghe di Isola del Liri, del Polverificio di Fontana Liri e delle altre unità industriali, mentre i proprietari fondiari riuscivano a indebolire la resistenza dei braccianti, complici le autorità, organizzando contro di loro, i coloni e le guardie campestri.

In Terra di Lavoro il prefetto Sciacca impedì la vendita de La Luce. Nel Cassinate, a Roccasecca e a Fondi i primi numeri del foglio socialista rimasero negli uffici postali senza che fossero consegnati ai destinatari; a Capua venne proibito un comizio di Ciccotti con Nardone e Farina; a Sora una circolare del sottoprefetto invitò i consigli direttivi di circoli e associazioni varie a rivelare il numero dei soci, le loro generalità e perfino i giornali che leggevano; a Fontana Liri gli operai del Polverificio vennero interrogati dai carabinieri perché rendessero noti i nomi di chi leggeva la stampa socialista, mentre in qualche occasione alcuni giornali furono addirittura sequestrati. In ogni comune i socialisti avevano assodato che le autorità di polizia avevano preteso dagli ufficiali postali la lista di coloro ai quali il foglio socialista veniva indirizzato.

Queste intimidazioni costrinsero Bernardo Nardone, con un articolo apparso su La Luce, a polemizzare aspramente con Filippo Turati che, appoggiato anche dall’Avanti!, aveva affermato come nell’Italia di Giolitti vi fosse ormai una maggiore libertà. A questa affermazione rispondeva Nardone, denunciando le condizioni dei socialisti di Terra di Lavoro, specialmente di quelli del Sorano, spiati in ogni loro atto: «Ai Turati d’Italia - Il serafico Turati, seguito dall’Avanti, afferma con grande sicurezza che in Italia oggi - imperante Giolitti, il manipolatore cioè dei pasticci-delitti del 1892 - v’è libertà; e solo per questo, in buona fede, egli sostiene che bisogna appoggiare il Ministero liberale (!). E se è vero che in Italia v’è libertà, siccome la provincia di Terra di Lavoro, per sua fortuna, fa parte anch’essa del bel paese; così anche in questa sventurata provincia dovrebbe respirarsi liberamente.
Ma a me col dovuto rispetto alla opinione di Turati, Bissolati, ecc. non pare che godiamo oggi, più di ieri, una qualsiasi libertà in Italia, almeno - volendo dimenticare tanti gravi strappi ad essa in tante parti d’Italia - relativamente alla provincia di Terra di Lavoro: a meno che della libertà, Turati a Milano e Bissolati a Roma, non abbiano diverso concetto da quel che ne abbia io: consisterà forse per loro la libertà semplicemente nel non vedere al Ministero Pelloux o Sonnino? O nel fatto che essi, ma forse essi soli vengano lasciati liberi di viaggiare ed operare a loro bell’aggio?
Io in verità non so se a Milano il Turati - giacché è bene notarlo - Turati giudica della libertà da Milano, donde quasi mai esce - ed a Roma il Bissolati, vengano sorvegliati, molestati dalla P.S., come avviene generalmente a tutti i nostri compagni, ed anche ai semplicemente amici in quasi tutti i paesi di Terra di Lavoro; i quali vengono spiati cretinescamente in ogni loro atto; io non so in verità se quei nostri autorevoli compagni, quando escono dalle loro città, vengano pedinati, come è accaduto sempre, e specialmente ora, a me, che non posso muovere un passo, quando mi reco nel circondario di Sora, senza avere alle calcagna diverse spie di variabile conio; io non so insomma se ad essi sia avvenuta mai - parlo del periodo degli amori ministeriali - che in qualunque paese, come a me proprio in questi giorni, ad Isola del Liri, a Sora, ad Arpino, siano stati preceduti e seguiti da un inutile per quanto buffo apparato di forze, scaglionate sui diversi punti - con alla testa un misero delegato - capo, ed alla coda la servetta di un imbecille di Sottoprefetto dalla faccia di bronzo, se non dalla barba di rame, quasi si andasse alla caccia dei famosi Chiavone e Musolino; io non so infine se i miei egregi compagni tutto ciò lo ritengano come la maggiore esplicazione della vantata libertà, che impone al liberal Giolitti di offrire, a spese dell’Erario, in cambio dell’appoggio al Ministero, la dovuta scorta d’onore a ciascun socialista un tempo ritenuto pericoloso, ma oggi elemento prezioso, indispensabile alla vita della libertà, pardon ... del Ministero!
Io non so inoltre se essi, tutti i Turati d’Italia per tutto questo, che è semplicemente, oltre che ridicolo e buffo, anche indecente e dannoso - si anche dannoso; perché lo scopo vero di tanto zelo è appunto quello di additarvi alle popolazioni ignoranti come pericoloso, sorvegliato, un qualunque delinquente insomma, e togliervi così gli affari, e farvi capitolare per fame - abbiano sentito mai, o sentano partire dalla loro anima, una volta fiera e ribelle, una protesta qualsiasi e senza ritenersi impulsivi, anarcoidi ... abbiano fatto sentire, ove di diritto, la loro voce.
Che se tutto ciò essi avessero sopportato o sopportassero, e nello stesso tempo inneggiassero ancora alle libertà giolittiane, io malinconicamente dovrei conchiudere allora che ormai in Italia è perduto per i maggiori del nostro partito ogni senso di libertà. Né a smentirmi potrebbero valere i soliti argomenti: «Ma ci si è concessa la libertà di organizzare gli operai, i contadini» in primo luogo perché non si è iniziata solo sotto questo Ministero l’organizzazione delle leghe; in secondo luogo, perché questo movimento proletario è il portato necessario del glorioso ostruzionismo e con seguente vittoria elettorale, e non certo una generosa concessione ministeriale; ma specialmente poi, perché quella famosa libertà di organizzazione è semplicemente una spudorata menzogna del Ministero ingannatore, quando a giovani professionisti, che potrebbero essere anche propagandisti ed organizzatori, si impedisce perfino di andare liberamente a pranzo e a dormire, e di avvicinare un qualsiasi operaio!
Vengano, vengano un po’ questi Catoni del socialismo italiano ad Arpino, ad Isola del Liri, a Sora, a Piedimonte ecc. e vengano ad organizzare, essi, che sono ministeriali, essi che non sono gl’impulsivi, gli anarcoidi, e ci vengano a dimostrare col fatto che abbiamo torto.
Allora soltanto lealmente ciascuno di noi potrebbe ricredersi; ma fintanto che essi parlano di libertà rimanendosene nei paesi, dove la libertà è stata conquistata dal Popolo, che la difende, e confondono i loro voti con quelli di un Rosano, di un Di Laurenzana, di un Grossi, non hanno diritto di insultare molto alla leggera quelli che, mantenendosi fedeli ai princìpi ed alla tattica del Partito Socialista, questa tattica e questi princìpi vogliono che rimangano alti e rispettati». (Bernardo Nardone, 2La Luce2, 11 ago. 1901).

La reazione dei riformisti casertani alla polemica sollevata da Nardone nei confronti di Turati non si fece attendere: nel settembre 1901, in una riunione preparatoria del I° Congresso provinciale del partito, gli stessi condannarono la linea fino allora seguita da La Luce, dimissionando Nardone dal comitato di redazione; ma La Propaganda pubblicò immediatamente una lettera in cui Nardone affermava che La Luce sarebbe stata ripubblicata sotto la sua diretta responsabilità politica e sotto il controllo del comitato campano-sannita e che, viste le pressioni esercitate nei suoi confronti dalle Sezioni, sarebbe rientrato nel gruppo redazionale. Invece, la vittoria delle posizione di Enrico Ferri al Congresso tenutosi a Santa Maria Capua Vetere il 24 novembre 1901 determinò l’orientamento del nuovo gruppo redazionale de La Luce.

La frattura esistente tra le diverse anime del Partito socialista portò alla crisi delle sue strutture territoriali. Domenico Santoro, in un articolo su La Propaganda, recriminò contro le lotte interne che, a seguito dell’emarginazione dei gruppi antiriformisti e intransigenti, avevano determinato la morte della Federazione provinciale e de La Luce. Per questi motivi Nardone si distaccò dalla sezione napoletana del Partito socialista per formare, in opposizione, l’Unione socialista napoletana. Il 28 febbraio 1902 venne nominato redattore del nuovo giornale Il Sovversivo di Napoli e nel marzo dello stesso anno fu eletto componente della commissione del Circolo autonomo “Aurora”. Immediatamente espulso dalla Sezione socialista napoletana, l’Unione lo candidò al Consiglio provinciale per il mandamento di Montecalvario, non riuscendo però ad eleggerlo. (Cfr. Carmine Cimmino, Democrazia e socialismo in Terra di Lavoro, pp. 145-146).

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Acciaierie d’Italia aprirà a Taranto una nuova fase?

Il Governo prova a disinnescare l'arroganza di Arcelor Mittal

Accordo Arcelor Mittal – invitalia

Ministero delleconomia e delle Finanze minSul dossier ex Ilva vanno registrate alcune novità che si sono determinate nella giornata di ieri e che rappresentano un significativo passo in avanti nell’intera vicenda.

E’ stato raggiunto l’accordo tra la multinazionale Arcelor Mittal ed Invitalia, società controllata dal Ministero dell’Economia, finalizzato alla costruzione di una partnership pubblico-privata per il rilancio del gruppo siderurgico che prenderà il nome di Acciaierie d’Italia Holding.

Si è giunti all’intesa con la sottoscrizione di un aumento di capitale pari a 400 milioni di euro da parte di Invitalia che diventa così socio con una partecipazione del 38% del capitale azionario e con il 50% dei diritti di voto. Sempre da parte di Invitalia ci sarà, entro maggio 2022, un secondo investimento nel capitale di ulteriori 680 milioni, il che porterà la partecipazione della società pubblica nel capitale del nuovo soggetto al 60%, mentre Arcelor Mittal dovrà investire fino a 70 milioni per conservare una partecipazione pari al 40% e il controllo congiunto sulla società.

Una nota di Arcelor Mittal spiega che Acciaierie d’Italia Holding “opererà in modo autonomo e avrà propri piani di finanziamento indipendenti da Arcelor Mittal”. Tutto questo però, in base all’accordo, è subordinato al verificarsi di determinate condizioni sospensive: “la modifica del piano ambientale in vigore per tenere conto delle modifiche del piano industriale; la revoca di tutti i sequestri penali riguardanti lo stabilimento di Taranto; l’assenza di misure restrittive nell’ambito dei procedimenti penali in cui Ilva è imputata nei confronti di Acciaierie d’Italia Holding o di sue società controllate”. Nel caso queste condizionalità non dovessero verificarsi Acciaierie d’Italia non sarebbe obbligata a perfezionare l’acquisto dei rami d’azienda di Ilva “e il capitale in essi investito verrebbe restituito”.

 

 

 

 

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Vuoti e Distanze in una Italia in crisi

Tempo di crisi 

 "Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia..."

di Tania Castelli
PierPaoloPasolini 350 min"Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso... Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come." Pier Paolo Pasolini.

È sconfortante vedere quanto facilmente e velocemente si sia avverata la previsione di Pasolini. Decenni di scandali e collusioni, esagerati privilegi mentre si pretendono enormi sacrifici alla popolazione, leggi ad personam e personalismi narcisistici hanno portato dalla "paura della politica" innescata dalla strategia della tensione tra gli anni '70 e '80 fino "all'antipolitica" degli ultimi tempi.

Il motivo di tanta distanza tra Paese reale e Politica va ricercato in alcuni fattori socioeconomici come l'appiattimento economico e culturale delle classi economicamente meno agiate che hanno nuovamente difficoltà ad accedere ai cosiddetti "ascensori sociali". Ma anche la qualità dell'attuale classe politica e della comunicazione da essa praticata genera disinteresse e diserzione delle urne elettorali. Osservando ad esempio la semplificazione mediatica di problemi complessi per nascondere l'incapacità di esprimere concetti politici ed azioni programmatiche e di governo efficaci, si ha un'idea delle caratteristiche qualitative di alcuni schieramenti, in particolare quelli populisti e sovranisti. Vero è che la legge elettorale in vigore e il sistema delle liste elettorali bloccate portano alla composizione del parterre parlamentare attuale in cui le alleanze programmatiche, lo vediamo proprio nell'attuale crisi di governo, sono talmente difficili da non assicurare stabilità e governabilità al Paese. L'ultima crisi di governo, poi, risulta poco comprensibile ai più sia per una (voluta?) comunicazione poco chiara sia per quel tanto trascurato buonsenso popolare che, in piena pandemia, si aspetterebbe invece stabilità ed efficacia di azione governativa per risolvere le gravi emergenze immediate.

Quali forze è possibile mettere in campo per evitare tutto ciò? Come riavvicinare gli elettori al dibattito politico perché ne sianoCambiamosistema 390 min nuovamente arbitri e protagonisti attivi? Fortissimi segnali arrivano dai giovani, categoria da sempre inascoltata in Italia e invece fondamentale nella società in quanto ne rappresenta la continuità e l'evoluzione futura. I vari movimenti sociali nati proprio tra i giovanissimi e gli studenti danno il polso delle istanze della società che si evolve a cui la classe politica deve porgere ascolto e saper rispondere adeguatamente. Un esempio ne è il movimento ecologista Fryday for Future ispirato da Greta Thunberg, che chiede una controtendenza nei processi produttivi inquinanti, più consapevolezza nei consumi e l'utilizzo di energie a basso impatto ambientale per creare un nuovo sistema sociale più sano e anche più etico. Oppure le proteste studentesche volte al miglioramento del sistema scolastico, universitario e di ricerca al fine di esercitare il diritto allo studio mediante il quale creare una società futura migliore. O ancora la difesa dei luoghi deputati all'arte ed alla cultura che da decenni vengono trascurati e non valorizzati, fino a subire il completo fermo da circa un anno a causa della pandemia. Segnali che la classe politica non sembra cogliere, forse nella errata convinzione di non dover ascoltare chi al momento "non produce" o (peggio) non può ancora votare.

Bene farebbe la nostra classe politica a riscoprire la vocazione di servizio alla popolazione e le forze democratiche e progressiste in particolare dovrebbero ritrovare al più presto unitarietà e forza propulsiva per opporsi al rigurgito destrorso che invece si presenta all'elettorato come la risposta efficace ai problemi nazionali pur essendo strumento degli interessi oligarchici delle lobby che lo sostiene. Per fare ciò è necessario rimettere le persone al centro del dibattito politico, sociale, sindacale e culturale ponendosi innanzitutto in ascolto delle istanze e delle necessità del Paese. Un Paese chiamato presto ad affrontare sfide difficilissime quali ad esempio i rischi dello sblocco dei licenziamenti e degli sfratti, il risanamento del SSN, la crescita del tasso di inoccupazione e disoccupazione, l'aumento dei "nuovi poveri" o il potenziale calo del gettito fiscale dovuto alla chiusura delle attività produttive ed alla delocalizzazione all'estero.

 

 

 

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Violenza di genere in Italia: leggi insufficienti, pregiudizi e...

Violenza sulle donne

Leggi insufficienti, pregiudizi e scarso numero di case rifugio

di Tania Castelli 

Numeroantiviolenza 390 minTroppo spesso, in Italia, viene affiancata l'espressione "tragedia annunciata" ai casi di violenza di genere. Quasi sempre infatti questi crimini vengono preceduti da escalation violente, ripetutamente denunciate a forze dell'ordine che inspiegabilmente non intervengono se non quando ci "scappa il morto". Anzi: la morta. Negli ultimi giorni ben tre donne hanno perso la vita per mano di uomini. Di queste una, Jessica Novaro, 29 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola in pieno petto per aver difeso la madre dalle violenze del compagno di quest'ultima. Le donne muoiono anche per questo.

Perchè una denuncia per maltrattamenti abbia effetti in una causa di divorzio è necessario un referto medico del pronto soccorso ospedaliero con prognosi di almeno 21 giorni. Ma tutti i danni psicologici che le donne subiscono prima, durante e dopo la violenza maschile sono sempre molto difficili da provare in tribunale.

E se una donna non vuole allontanarsi dal soggetto maltrattante dove può trovare riparo prima di fare una brutta fine? Le case rifugio italiane sono ancora pochissime, ricevono scarsi fondi statali, devono ricorrere alle donazioni private oltre che all'opera instancabile di operatori sociali, avvocati, psicologi, medici volontari.

Anche nei casi di stalking la legge italiana sembra non proteggere le vittime. Nel nostro Paese è infatti difficile dimostrare non solo il dolo ma anche il danno quando l'azione persecutoria non trascende in violenza fisica. Altrettanto complicato è poi ottenere e far rispettare un provvedimento restrittivo contro il proprio stalker. Senza contare che anche in questo caso troppo spesso le denunce non sortiscono effetto se non quando so arrivi alla violenza fisica.

infografica violenza donne 500 min

La legge contro il Revenge porn è stata approvata con netto ritardo e solo dopo anni di strenua lotta da parte della madre di una vittima, suicidatasi per questo. Una legge scritta, discussa ed approvata in tutta fretta e che presenta molte criticità soprattutto nei casi in cui le immagini vengano diffuse per gioco, vanto o perversione da persone non legate sentimentalmente alle vittime. Senza contare la difficoltà di dimostrare il dolo oltre alle controverse disposizioni giuridiche internazionali in materia di diritto all'oblio e cancellazione dei contenuti sui social.

In tema di violenza sessuale molto è stato realizzato grazie alle lotte femminili delle nostre coraggiose nonne e madri, però la nostra giurisprudenza non ha ancora fatto il salto di qualità necessario per adeguarsi alle leggi internazionali ed alla conferenza di Istanbul. Questo perché non ha ancora provveduto alla revisione dell’articolo 609-bis del codice penale in modo che ogni atto sessuale non consensuale venga punito. La legge attuale non focalizza, infatti, l’elemento del consenso al di là dei casi in cui si abbia anche violenza o minaccia, per cui non rende precipuo il diritto di autodeterminazione e di scelta di ogni persona umana. Emblematico il caso Genovese che ha brutalmente stuprato una ragazza dopo averla drogata ed ubriacata, inibendone preventivamente ogni possibilità di scelta e di difesa.

Cosa manca ancora per costruire una società contraria, se non addirittura libera, alla violenza di genere? Maggiori interventi culturali ed educativi in cooperazione tra famiglia, scuola, istituzioni, social media, mezzi di informazione e divulgazione sicuramente sarebbero utilissimi. Ma è ancora necessario promulgare leggi più efficaci e complete, che non diano adito a personali interpretazioni da parte di chi dovrebbe, invece applicarle per combattere questo esecrabile fenomeno.

La strada è stata segnata dai costituenti e dai legislatori moderni, ma è ancora lontana la meta. Purtroppo.

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Storie in centrifuga

“Storie in centrifuga - Napoli non molla”.  Un segno dei tempi questo libro di Lorenzo Rossomandi e Rossana Germani, illustrato da Carlo Di Camillo. Edito da Temperatura Edizioni e già nelle librerie al costo di 15.00 euro. Da oggi è il Libro del mese di UNOeTRE.it

Le viole dItalia raccontate in unabbazia 400 min2Perchè è un segno dei tempi questo libro?  Dopo molto tempo, finalmente, nelle librerie, un libro che narra di lotte attuali di lavoratrici e lavoratori. Ringraziamo Lorenzo Rossomandi e Rossana Germani* che fanno parte del gruppo delle Sardine Creative ed hanno preso e portato a termine questa importante iniziativa: raccontare la lotta che ha impegnato le maestranze della Whirpool di Napoli ha il segno dell'attenzione all'oggi ed alla sua drdammaticità per chi perde il lavoro. Non è una rievocazione, non un ricordo di imprese degli anni settanta nel secolo scorso. E' attualità vera e viva dei nostri giorni in piena crisi da pandemia del Covid 19.

Dopo due decenni, quasi, di monotono lavaggio del cervello che voleva convincerci che gli operai non c'erano più, che ormai il conflitto sociale era del tutto sparito, questo libro ci riporta con i piedi per terra, il lavoro manca, i lavoratori perdono diritti e chi si deve arricchiere lo fa sempre più in maniera egoistica e spregiudicata.

Questo, racconta il libro "Storie in centrifuga". E come lo fa?
Ecco come lo descrive nella bella prefazione Edegardo Iozia:«Un libro che si legge d'un fiato, perché appassionante, parla di vite vere , di sentimenti profondi, di valori desueti, come l'onore, la parola data, l'impegno, il sacrificio e la lotta. Un libro che definirei di amore tradito e di lotta per difendere con tutto sé stessi la dignità del lavoro che in zone poverissime determinano la differenza tra onestà e criminalità per fame!
Ma il carattere, la forza, la determinazione delle lavoratrici della
Whirlpool (le guerriere n.d.r.) e dei lavoratori è tale che qualcosa dovrà succedere di buono . . .e questo libro cerca di aiutare affinché ciò accacla!
Napoli non molla!»

UNOeTRE.it invita i suoi lettori ad acquisatrlo e a leggerlo, perchè è storia vera dei giorni nostri. IM

Buona lettura

 

*Lorenzo Rossomandi, scrittore, musicista, a tempo perso imprenditore; Rossana Germana, Ragioniera disoccupata, della redazione di CiesseMagazine e redattrice di UNOetre.it

 

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Italia batte Germania 12 a 1

Per fortuna non sono stati conteggiati Salvini, Sgarbi, Briatore, Santanché e loro fans “libertari”

no mask nodistanza 360 mindi Aldo Pirone - Dopo l’indimenticabile 4-3 nel mundial messicano del 1970 e il 2-0 in quello tedesco nel 2006, la nostra nazionale sabato ha annichilito i teutonici. Il campo era ristretto ma significativo: la Bocca della verità a Roma. Qui il raduno degli scimuniti negazionisti del Covid 19 e creduloni di ogni altra balla antiscientifica, pericolosi a sé e agli altri, ha registrato la partecipazione di soli 1.500 dementi. A Berlino, il 29 scorso, erano stati ben 18.000. Dunque un 12-1 travolgente per gli azzurri. Anche prendendo in considerazione il rapporto deficienti-popolazione (Italia 60 milioni, Germania 82) il risultato sarebbe comunque e di gran lunga favorevole agli eredi di Cesare, Dante, Cavour, Mazzini e Garibaldi.

Nel girone dei minus habens vi sono state partite nei giorni scorsi anche a Parigi e a Londra, ma l’incontro fra alemanni e azzurri era atteso con trepidazione. L’Italia voleva vendicare il lontano massacro delle legioni romane per opera di Arminio nella selva di Teutoburgo, mentre i tedeschi il più recente voltafaccia dell’8 settembre e l’insurrezione partigiana del 25 aprile.

La sconfitta subìta brucia ai teutonici ancor di più perché avvenuta nel campo a loro favorevole dell’ordine, dell’ubbidienza, della responsabilità e della disciplina. Qui la Germania è considerata tradizionalmente imbattibile. Invece, quei 18.000 di Berlino contro i 1.500 di Roma hanno ribaltato l’immagine dei tedeschi che non credevano di avere in casa così tanti cretini fra dissociati e neonazisti. Da noi, invece, era opinione comune che fra neofascisti, imbecilli e quaquaraquà il numero sarebbe stato più alto.

Per fortuna non sono stati conteggiati Salvini, Sgarbi, Briatore, Santanché e loro fans “libertari”, refrattari a mascherine e distanziamento, altrimenti il risultato sarebbe stato più equilibrato in favore della Germania.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Il Grande Patto per l’Italia: Noi al timone e voi ai remi della barca

Bonomi il gaglioffo

CarloBonomi mindi Aldo Pirone - Il Presidente della Confindustria ormai sembra il Bartali del “l’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”. Solo che il grande “Ginaccio”, da campione qual era, se lo poteva permettere. Ieri, intervistato dal direttore della Stampa Massimo Giannini, ha fatto la sua rentrée agostana. La musica di Bonomi è sempre quella da quando è stato eletto: tutto fermo, nessuna risposta, niente di niente da parte del governo. “Questa politica – ci tiene a ripeterlo – fa più male del Covid 19”. Naturalmente per politica s’intende il governo che non gli ha permesso, almeno finora, di immergere le mani nella marmellata dei soldi stanziati per l’emergenza pandemia. Anche se qualche sbavatura non è mancata (cancellazione di saldo 2019 e acconto 2020 dell’Irap indiscriminata e altre cosucce minori).

L’intervista è lunga e spazia su tante cose economiche e no. Esilarante la risposta sui mancati rinnovi dei Contratti per 10 milioni di lavoratori. “Noi vogliamo rinnovi contrattuali agganciati agli aumenti di produttività”, dice. Chissà quanta produttività hanno da farsi riconoscere i lavoratori della sanità privata che aspettano da 14 anni il rinnovo del contratto. In sostanza il Presidente di Confindustria, come un Salvini qualsiasi, vuole dare del governo un’immagine di gente che ad agosto è stata in panciolle mentre lui, uomo del fare per eccellenza, è già al lavoro nel caldo agostano in maniche di camicia dietro la scrivania “Eccoci qua - esordisce -, come promesso, Confindustria è aperta dalla scorsa settimana. Non è come la politica che se n’è andata in ferie”. Bonomi non perde neanche l’occasione per ripetere la scempiaggine sugli aiuti a pioggia, le cui gocce sono cadute abbondanti anche sulle imprese. Evidentemente non legge le dichiarazioni dei suoi innumerevoli vicepresidenti. Uno di loro, Emanuele Orsini, con delega al credito, alla finanza e al fisco nella gerarchia direttiva confindustriale, ha commentato tre giorni fa la richiesta di domande registrate per accedere al Fondo Garanzia varato da Conte con il Decreto liquidità di aprile convertito in legge il 5 giugno. “Il traguardo di un milione di domande al Fondo di Garanzia – ha detto Orsini - conferma la grande utilità di uno strumento che in questi mesi ha rappresentato una risposta concreta ed efficace per le imprese che si sono trovate a fronteggiare un'emergenza di liquidità senza precedenti". Evidentemente in Confindustria non tutti la pensano come il salviniano Presidente. E meno male!

Bonomi ripete un giudizio assai negativo sul governo Conte. “Non è in grado di ristabilire la fiducia”, dice, “Chiediamo di smetterla con il cinema degli ultimi mesi”. Però, ai cinematografari Carlo il gaglioffo chiede di fare un “Grande Patto per l’Italia”, “dimostriamo che ci sentiamo tutti sulla stessa barca”. Poi l’immancabile chiusura sentimentale: “L’industria italiana è invidiata e ammirata in tutto il mondo. E’ paradossale che questo sentimento non si coltivi in Italia. Noi imprenditori amiamo profondamente il nostro Paese: vorremmo solo essere ricambiati con lo stesso amore”. Ovvero, dateci i soldi senza tanti controlli e tante storie.

Noi al timone e voi ai remi della barca. Come sempre. E zitti.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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